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domenica 17 maggio 2026

"Madame Clicquot" (2023) #SpiegazioneTitolo

 Certamente non il più complesso dei titoli da "spiegare", ma vi è sicuramente qualcosa da dire a riguardo.

Innanzitutto si tratta di uno di quegli innumerevoli casi, come molti già sono stati trattati su questo blog, in cui il totolo con cui è stato distribuito in Italia, è un triste adattamento semplicizzato.

Si passa infatti da "Widow Clicquot" (Vedova Clicquot) in originale, ad appunto un banalissimo, ma più immediato, "Madame Clicquot", (Signora Clicquot).  

E tanto per intenderci e ribadire, non è questo blog che vuole dare dei sempliciotti agli italiani, quanto semmai il contrario, sembra il settore del doppiaggio a volerglielo dare, al netto delle problematiche di labiale, quando invece probabilmente il pubblico meriterebbe più rispetto e sofisticatezza.

Tornando al titolo, la seconda parte non è altro che il nome, più precisamente il cognome del marito, del quale ella era rimasta vedova.

In originale però viene rispettato anche un'altro aspetto decisamente rilevante, ossia il fatto che il marchio con cui iniziò ad essere distribuito lo champagne dopo la morte del marito, e che rimane tuttoggi uno dei più importanti a livello mondiale, venne chiamato proprio "Vueve Clicquot", ossia "Vevoda Clicquot" in francese, un calzante e geniale modo per stabilire sin da subito chi vi fosse dietro al progetto, oltre che un nome originale ed intrigante, con una innegabile punta di macabro ma anche di tributo.

Si perde dunque tutto quest'ultimo aspetto di fedeltà all'opera nel banale adattamento in italiano, oltre che non permettere al nostro pubblico di fare immediatamente il collegamento con la nota casa produttrice di vini. 

giovedì 14 maggio 2026

Perchè gli schermi si misurano in pollici?

 Lo schermo è la porta tramite la quale accediamo al mondo della cinematografia, che sia un cellulare, supporto sul quale la generazione Z tende a consumare la maggior parte dei contenuti multimediali, film compresi, che un computer portatile, più proprio della generazione dei Millennials, od un televisore, più tipico della generazione ancora precedente, si parlerà comunque di tutti questi schermi, in termini di "pollici".

Il perchè risale addirittura un secolo fa, erano infatti gli anni '20 quando furoro perfezionati i primi prototipi di televisori, principalmente per mano di statunitensi ed anglosassoni. Venne da solo il fatto che essi utilizzassero unità di misura tipiche della loro cultura, come il pollice, anzichè il sistema metrico decimale, meno antiquato e più funzionale, ed in uso in quasi tutto il resto del mondo.

Il pollice è tuttavia per noi una cifra quasi tonda, circa due centimetri e mezzo, più precisamente 254 millimetri, e diventa il dato in base al quale vengono catalogati e spesso scelti, quasi tutti i televisori.
Indica infatti in tutti questi oggetti la diagonale del loro schermo.
Per intendersi, sia nel caso di un cellulare da 6,3 pollici, che in quello di un computer portatile da 15,6 pollici, che in quello più classico e per fortuna con cifre pari, dei televisori, si sta parlando sempre della diagonale dello schermo, e non di quella totale dell'oggetto comprensiva di cornici.

Tuttavia viene naturale domandarsi come mai questa unità di misura per noi astrusa e certamente implementabile, si sia diffusa cosi tanto in tale settore e come possa essere rimasta in uso fino ai giorni nostri, e la risposta è che per quanto riguarda il primo fatto ha inciso molto la presenza di ditte americane nella realizzazione e diffusione dei primi televisori, con tanto di successo globale ed esportazione in un po' tutto il mondo.
Mentre per il secondo fatto è stato un semplice caso di "oramai è cosi", simile al più ecclatante di tutti, quando si parla di modernità e tecnologia, ossia quello della tastiera "Querty", non affatto la più funzionale, che infatti fu scelta proprio per non il fatto di non esserlo, ma che è rimasta fino ai giorni nostri perchè sarebbe troppo complesso abbandonarla da parte di milioni, od ad oggi più probabilmente miliardi, di persone.


martedì 12 maggio 2026

Quali sono i film a basso costo di maggior successo?

 Un film a basso costo, in inglese "Low budget film", che poi non è nemmeno cosi tanto inglese come espressione dato budget è una parola che è arrivata a loro dal latino, è un'opera realizzata con dei costi di produzione considerati irrisori per il settore.

Vi sono alcuni generi che si prestano maggiormente alla cosa, come per esempio l'horror, ed infatti molti casi eclatanti di pellicole girate con un investimento di pochissime migliaia di dollari, ma che hanno poi avuto un successo straordinario e planetario, vengono proprio da li.

Per citarne due, "The Blair Witch Project", film di quasi 30 anni fa ormai, fu realizzato con poco più di 20.000 dollari, ed ottenne un risultato al botteghino di 10.000 volte superiore, incassandone infatti più di 200 milioni. 
Stessa sorte, stesso genere, stesse cifre iniziali, e stesse proporzioni finali, per un'altro film divenuto famosissimo non solo tra gli appassionati dell'horror, ma a livello mondiale, è Paranormal Activity, uscito quasi 20 anni fa, che trasformò i soli 15.000 dollari di budget, in quasi 200 milioni di incassi.

Uscendo dal sovracitato genere che tante sorprese di questo tipo ha regalato, viene considerato un ottimo esempio della cosa il film "Clerk", diretto ed in piccola parte interpretato da Kevin Smith, che poi lavorerà con attori del calibro di Matt Damon, che fu girato verso la metà degli anni '90 in un anonimo negozio del New Jersey, con soli 30.000 dollari, e che finì per incassarne 3 milioni.

Un ultimo esempio molto citato, anche perchè permette di spaziare da un estremo all'altro della cinematografia, è quello di "Gola Profonda", film porno che come tale non avevano mai varcato i confini del proprio genere, ma che diventò invece quasi per tutti, tanto da venire distribuito ben oltre le aspettative e riscuotendo un successo senza precedenti, passando dai 20.000 dollari di costo, a probabilmente addirittura 600 milioni di incassi, come dichiarano alcune fonti. 

sabato 9 maggio 2026

"Madame Clicquot" (2023) #Recensione

 Si tratta di un film uscito abbastanza di recente che narra le vicende vere di una donna francese di nome Barbe-Nicole Clicquot Ponsradin, vissuta a cavallo tra il 1700 ed il 1800.

La trama riprende i fatti salienti della sua vita, partendo senza tanto girarci intorno dalla morte del marito quando lei aveva soltanto 27 anni, per poi mostrare continui flashback dei loro momenti insieme, durante tutto il film.
Ella si troverà quindi sola, in una società dove erano gli uomini gli unici incaricati di gestire gli affari, ed in una nazione in guerra, quella francese con a capo Napoleone nel pieno delle sue campagne.
Saranno però le altre campagne, quelle materiali, dove con il tentativo imperterrito di mantere attivi e sotto il proprio controllo i vigneti del marito, ed il suo/loro sogno, dove cercherà il riscatto.

Di fatto otterrà molto di più, una volta superate infatti le molteplici difficoltà iniziali, e l'ostilità di alcuni collaboratori, nonché i pregiudizi di gran parte di chi era a conoscenza della sua "missione", ella andrà oltre l'obiettivo preventivato di portare avanti il sogno del marito, ne porterà infatti avanti uno proprio, che la farà passare alla storia, grazie anche ai quasi 90 anni di vita vissuta a lavorare duramente ed a sperimentare, come una delle persone più influenti in assoluto nel mondo della produzione del vino, specialmente dello Champagne, con tecniche ed accorgimenti che vengono ammirati ed utilizzati ancora oggi.

Ella visse infatti ben 62 anni oltre il marito, abbastanza da poter veder finire la guerra ed abbastanza da potersi costruire una nuova vita dopo la tragedia, sia lavorativamente, che econimicamente, che sentimentalmente, invece di cedere sotto il peso del dolore e delle avversità come sarebbe accaduto ad altri, a molti probabilmente.

Il film scorre molto bene, ed i suoi 90 minuti sembrano adatti, forse anche pochi.
Benissimo la fotografia, gli scenari ed i colori infatti sono eccezionali.
Bene anche la recitazione da parte di un po' tutti, senza eccellenze e senza prestazioni indegne.

Tuttavia, l'opera in se e per se delude. Era una storia talmente interessante e reale che poteva essere raccontata in maniera più avvincente, più coinvolgente, mentre appare un po' insipida nel suo insieme.
Come detto sopra è una pellicola che ha un sacco di aspetti egregiamente riusciti, ma che non sembra trasmettere a pieno la profondità delle vicende che narra, rimane dunque consigliabile soltanto a degli appassionati del settore vinicolo e poco più.

martedì 5 maggio 2026

Frank Sinatra, cantante o attore?

 Capita di giocare a qualche gioco da tavolo dove serva, o sia utile, una certa conoscenza generale, anche di temi più ricreativi e moderni, rispetto alla storia ed alla geografia.

Capita quindi che un personaggio famoso venga associato alla sua immagine più classica ed alle sue prestazioni più iconiche.

Ma può capitare anche che di un volto estremamente noto non se ne conoscano tutte le sfaccettature e tutti i talenti, ed il risultato è che qualcuno potrebbe averlo associato nella propria mente, o solamente usare la cosa a proprio favore nel gioco, ad una persona che si è distinta in un modo diverso, in un settore diverso.

Può accadere dunque che un pilastro della musica pop e jazz statunitense come Frank Sinatra, venga associato in paesi come il nostro quasi esclusivamente alla figura di cantante. "Ruolo" in cui ha certamente brillato, sia in termini di numeri, con gli oltre 150 milioni di copie vendute, sia in termini di fama, avendo intrattenuto rapporti addirittura con i presidenti del proprio paese.

Tuttavia, e qui sorge il problema nello scenario di gioco da tavolo sovradipinto, Sinatra è stato molto di più.
In particolare proprio nel mondo del cinema, dove non è stato affatto una comparsa.
Attivo per oltre 30 anni, più altri 10 in maniera più sporadica, si è infatti distinto in maniera notevole, tanto di ottenere diversi premi Oscar.
Ecco quindi che per qualcuno potrebbe essere "Frank Sinatra l'attore", mentre il resto del tavolo ride, e deride chi lo considera tale, a causa del fatto che essi lo conoscono esclusivamente per il suo ruolo di cantante.

venerdì 1 maggio 2026

"Jane Austen's period drama" (2024) #Recensione

 Recentemente è avvenuta l'assegnazione dei premi Oscar a Los Angeles, e nella categoria cortometraggi ha vinto un corto francesce, a discapito di questo piccolo capolavoro britannico.

Si tratta di un cortometraggio di 12 minuti, in piena epoca nobiliare inglese, dove a corte si consuma un dramma, legato ad una inspiegabile inizialmente e controversa poi, perdita di sangue da parte della protagonista..

Assolutamente vietato aggiungere altro per non rovinare le numerosissime sorprese al suo interno. 
L'opera infatti, che descritta cosi può sembrare un noir aristocratico, è invece un continuo di comicità senza soluzione di continuità, con un ottimo passo ed una più che adeguata recitazione.
I giochi di parole sono cosi svariati ed ovunque, che non si riesce nemmeno a coglierli realmente tutti alla prima visione, altrettanto si può dire delle espressioni che sono cosi ben fatte e surreali che servirebbero più occhi per poterle notare tutte all'interno di alcune scene.

Molto bene, anzi benissimo, i costumi e le ambientazioni, appropriati per l'epoca e certamente non cosi semplici da reperire oggigiorno.
Bene come detto la comicità, ma forse ancor di più va elogiatà l'originalità, quella del tema e della sua stessa attuazione.

In conclusione una recensione particolarmente corta, ma per la sola scelta voluta di non voler svelare troppo su di uno dei migliori corti in circolazione, quantomeno tra quelli usciti recentemente.
Non rimane come consiglio, in questo caso, che augurarne una buona visione.

lunedì 27 aprile 2026

"Viaggio nella luna" (1902)

In originale : "Le voyage dans la Lune" è un film di inizio secolo ed uno dei primi in assoluto della storia.
E' infatti considerato il primo del proprio genere cinematografico, quello fantascientifico.

Si svolge tramite una serie di scene ben distinte, ma a vederlo con un occhio abituato alle pellicole moderne appare piuttosto confusionario, aspetto dato anche dal notevole fervore presente in molte di esse.

E' muto, naturalmente, data l'epoca, ma ha comunque una colonna sonora che è stata aggiunta successivamente, per tutta la sua breve durata. Si parla infatti comunque di un'opera di meno di 15 minuti, quelli che oggi lo farebbero esistere sostanto nella categoria dei cortometraggi.

E' stato realizzato principalmente grazie ad una sola persona Georges Méliès, che non ne è stato regista e produttore, ma ne ha anche realizzato il montaggio, la parte sonora, le scenografie, e l'adattamento basandosi su vari romanzi di successo.

Ebbe un successo globale, e come tanti grandi film, negli anni "subi" due dei classici che accadono alle grandi opere. Uno fu infatti il suo restauro, per cifre che potrebbero bastare per realizzare un film, ed il secondo fu un remake, uscito pochi anni dopo. 

venerdì 24 aprile 2026

"Vieni avanti cretino!" (1982) #SpiegazioneTitolo

 Innanzitutto, dopo tanto criticare, giustamente, anche su questo blog, le varie scelte di titoli per le opere nostrane e le traduzioni e gli adattamenti di quelli stranieri, è giusto complimentarsi con quello in questione, che per una commedia leggera, specialmente per una comica e un po demenziale, appare assolutamente ben scelto ed adeguato sotto tutti i punti di vista. Risulta infatti oggettivamente simpatico, orecchiabile, ermetico quanto basta, e non offensivo in qualche modo o scontato, oltre che in un certo senso pertinente con la trama.

Tuttavia, non è stato coniato per l'occasione, si riferisce infatti ad una frase pronunciata costantamente dal duo comico attivo molti anni prima, quando la televisione era ancora in bianco e nero, formato dallo storico Walter Chiari e da Carlo Campanini, era infatti quest'ultimo ad invitare l'altro ad entrare "in scena" usando quella frase, in molti dei loro sketch.
Volendo risalire maggiormente all'origine della frase, i sovracitati l'avevano ripresa a loro volta da un duo comico ancora precedente, dal nome "Fratelli De Rege".

La scelta di usarlo come titolo per una commedia di molti decenni dopo, non è dunque casuale o data soltanto dagli aspetti elogiabili già elencati di tale frase, ma anche dal fatto che sia stata un tributo all'avanspettacolo all'italiana, elemento che infatti è presente in molte delle scene del film.

domenica 19 aprile 2026

"Vieni avanti cretino" (1982) #Recensione

 E' un film che si avvia a compiere mezzo secolo, ma che viene ancora ricordato con affetto da un po' tutte le generazioni precedenti, Millennial compresa.

La trama non è ovviamente complessa, si tratta di tale Pasquale (Lino Banfi), che essendo appena uscito dal carcere dopo 2 anni di reclusione, si affida al cugino, dipendente di un ufficio di collocamento, per trovargli un lavoro.
Iniziano quindi una serie di scenette, indipendenti ma allo stesso tempo con collegamenti tra loro, legate alle sue nuove esperienze lavorative, le quali falliscono tutte miseramente e solitamente nell'arco di poche ore.

Il film è uno dei più noti della commedia all'italiana, con un po' tutti i crismi che si sono poi riversati, proprio dall'anno successivo in poi, all'interno dei "Cinepanettoni".
Sono presenti infatti tutti i temi classici, dal nudo quasi completo di qualche bella ragazza, al tema del sesso costantemente in sottofondo e non, alla cafonaggine, all'umorismo urlato, ed il tutto naturalmente condito dalla solita alluvione di doppisensi forzati.

Si possono elogiare : la durata, circa 90 minuti che non stancano, il passo, sostenuto e regolare, ed alcune scene riuscite piuttosto bene, come l'incontro con il prete amico d'infanzia.
Quasi tutto il resto però non regge il confronto con altri pilastri del cinema comico italiano degli stessi anni, uno su tutti quello con la saga di Fantozzi, sia per forma che per contenuti.

E' poco di quello che dichiare di essere, ossia poco commedia, essendo una serie di scenette alla fine piuttosto slegate tra loro, e poco comico, dato che le battute e le scene che fanno realmente ridere sono rarissime.

E' presente molta della slapstick comedy, rappresentata dalle classiche torte in faccia, camerieri maldestri, e simili.

In sostanza un film che delude un po' su tutti i fronti, specialmente se lo si guarda a distanza di cosi tanti anni e dopo averne sentito parlare cosi tanto.
Passabile Lino Banfi (all'anagrafe Pasquale Zagaria), che alla fine interpreta più o meno il solito personaggio di tutta la propria carriera, con tanto di nome omonimo in questo caso. 

mercoledì 15 aprile 2026

Buoncompleanno Fantascienza!

Il genere fantascientifico è uno dei più conosciuti ed apprezzati a livello cinematografico, ma nonostante sia la quintessenza della visione futuristica, non è nato di recente, affonda infatti le proprie radici nel passato, addirittura ad un secolo fa.

Si "festeggia" infatti in questo mese di aprile del 2026 il suo compleanno, ben 100 anni tondi tondi, da quello che è considerato il momento ufficiale di partenza di tale genere, ossia la prima rivista fantascientifica uscita negli Stati Uniti d'America nel 1926. 

Nasce appunto inizialmente come genere letterario per poi espandersi alle altre arti, con il nome che passa da Science Fiction, al più contratto Sci-Fi, nel mondo anglosassone, mentre da noi viene adattato intorno agli anni '50 in "Fantascienza", decade in cui il genere inizia anche a contaminare il mondo cinematografico a livello globale.

(La data di inizio rimane comunque in parte simbolica, dato che non è netta, vi erano già state opere con un simile tenore come ad esempio Frankenstein di Mary Shelley).

Alcune caratteristiche lo definiscono e lo fanno riconoscere più di altre, essendo tipiche e ricorrenti, come per esempio il fatto che la trama sia solitamente ambientata in un futuro piuttosto remoto, o in una zona remota, come ad esempio lo spazio o un altro pianeta. 

Alieni e robot sono altrettanto frequentemente presenti, spesso in maniera inizialmente non evidente, ed in alcuni casi proprio come protagonisti.

La tecnologia, ed inevitabilmente la stessa scienza, sono un'altro elemento, se non l'elemento per antonomasia, più presente e più approfondito.

Altra caratteristica quasi inevitabile è quella dei viaggi nel tempo, dato che tutte queste trame si collegano spesso ad altri momenti e non sempre si tratta di flashback.

In generale è un genere che stimola l'immaginazione, del creatore e dello spettatore, che trasporta altrove, ma che porta e lascia spesso a domande esistenziali perfettamente reali e pienamente umane. 

domenica 12 aprile 2026

Giocare a Friends, with your friends.


 
Esiste un "giuoco" di carte dedicato alla serie televisiva Friends, o meglio, probabilmente ne esistono parecchie versioni, ma quello in foto è quello che verrà preso in considerazione in questo post.
E' certamente molto essenziale, essendo della tipologia "domanda e risposta", e non offre modalità di conteggio dei punti, ne tantomeno mappe o tabelle.

Si tratta appunto di fare una domanda legata alla serie, ve ne sono 5 per carta, e per capire se sia corretta basta ruotare quest'ultima, sul retro infatti si trova una situazione del tutto speculare con le 5 risposte in ordine rispetto alle domande.
Il tutto condito su entrambi i lati, di tutte le carte, con immagini legate alla serie, solitamente veri e propri fotogrammi delle puntate.

Le carte sono moltissime, quindi il gioco potrebbe tecnicamente durare per ore, tuttavia essendo piuttosto ripetitivo e poco competitivo, almeno a livello pratico, dopo un po' risulta stancante anche per il più appassionato degli appassionati della serie.

Unico contro realmente rilevante è il fatto che, essendo già le carte piuttosto piccole, le domande e le risposte sono scritte in caratteri veramente piccolissimi, occorre perciò una vista eccellente, con o senza occhiali, ed in ogni caso anche questo aspetto tende un po' a stancare durante "la partita".

Per il resto, prodotto simpatico, ben fatto, che può far passare del tempo divertendosi, e che può diventare all'occorrenza un ottimo regalo per qualcuno che apprezza tale serie televisiva.

mercoledì 8 aprile 2026

"Juno" (2007) #Recensione

 La trama è estremamente semplice ma non banale o superficiale, si tratta di una ragazza adolescente che rimane in cinta da parte del proprio partner, non proprio fisso, e che decide di non tenere il bambino per se, ma di darlo in adozione.
Il risultato non sarà cosi scontato ma altrimenti non sarebbe semplicemente esistito il film.

Alcune cose sorprendono, a partire dalla scelta dei membri del cast, dove per una commedia cosi semplice e cosi incentrata sulla protagonista, stupisce davvero vedere presenti addirittura Michael Cera (Come compagno della protagonista), Jason Bateman (Come possibile futuro padre adottivo), Jennifer Garner (Futura madre adottiva), Allison Janney (Che annovera un Oscar in carriera come miglior attrice non protagonista), e J.K. Simmons (Nei panni del padre della protagonista). 

La seconda cosa sorprendente, in positivo, ma forse non dovrebbe, in particolare dopo aver elencato il cast definendolo di ottimo livello, è proprio la recitazione di tutti gli attori, specialmente dato il fatto che l'opera sia cosi incentrata sulla protagonsita.
Eccellenti se non eccezionali sono state infatti le prestazioni di Janney su tutti, ed in parte quella di Simmons, mentre buone e credibili sono state quelle di Garner e Bateman, quest'ultimo davvero ben calzante nel suo ruolo.

E' questo dunque il momento di segnalare che anche, e forse più di tutti, è stata la recitazione di Ellen Page nei panni della protagonsita ad essere elogiata dalla critica e per la quale è stata anche candidata addirittura all'Oscar come miglior attrice. 
Statuetta che non si è poi concretizzata a differenza di quella come miglior sceneggiatura originale che fu invece vinta dal film.

Da menzionare la colonna sonora, che non ha prodotto niente di memorabile ma che ha creato in ogni scena la giusta atmosfera ed è apparsa ben fatta e molto appropriata. 

Di negativo il fatto che alla protagonista non sia stato fatto prendere nemmeno un chilo, rendendo la gravidanza forse un po' meno credibile, ed il fatto che il film nella sua interezza, nonostante il passo buono e costante, risulti abbastanza piatto, con un crescendo iniziale che si ferma dopo pochi minuti e si trascina fino alla fine più per inerzia che per colpi di scena. 

In sostanza un film come già scritto piu volte "semplice", senza ambizioni e che non si prende troppo sul serio, e che probabilmente proprio per questo è piaciuto sia a pubblico che critica, anche se col senno di poi, sembra essere piaciuto un po' troppo, dato che sia le candidature ai premi che il risultato al botteghino appaiono eccessivi. 

martedì 7 aprile 2026

"Il ragazzo di campagna" (1984) #Recensione

 Si tratta di un film storico/pilastro che più storico e pilastro non si può, del genere che viene comunemente catalogato come commedia comica all'italiana. 

Artemio un contadino della campagna lombarda, si trova a festeggiare in casa con la madre il proprio quarantesimo compleanno, momento nel quale realizza che ha passato tutta la propria vita nello stesso borgo, facendo le stesse cose.
Decide dunque di dare un cambio drastico al proprio futuro e di dirigersi in città, con se ha solo una valigia, i risparmi di tutta la vita, e grandi aspettative.
Si scontrerà però con la velocità e la superficialità di molti aspetti frenetici della città e delle persone che incontra. 

Dettà cosi può sembrare una storia quasi seria, ma è ovviamente condita dal tipico umorismo ed espressività surreali di Renato Pozzetto, protagonista assoluto del e nel film.
La trama è però anche il punto debole dell'opera, appare infatti davvero limitata, non che dovesse essere altrimenti, ma è realmente la storia di un non più giovane che dalla campagna cerca di spostarsi a vivere nella Milano degli anni '80.
Il film basa quindi tutto il proprio valore sui suddetti elementi legati alla collaudata figura di Pozzetto, che non interpreta altro che il solito personaggio, per di più sostanzialmente simile al vero se stesso.

Il risultato generale però è ottimo, il film scorre bene e coinvolge per quel che può fare, le scenette e le battute comiche sono coorenti, non urlate, non volgari, e quasi sempre non forzate.
Pozzetto rappresenta l'eroe buono, di sani principi, un po' troppo diretto e un po' sempliciotto, per cui parteggiare.
Intorno a lui moltissimi attori che non sono più attivi e purtroppo in molti casi nemmeno più in vita.
Per alcuni di loro questo film ha rappresentato addirittura il picco della propria carriera, come le due ragazze, quella che desidera e quella che rifiuta, quest'ultima si ritirerà dalle scene poco tempo dopo il grandissimo successo del film, rimanendo comunque attiva in questi ultimi anni agli eventi creati dagli appassionati dell'opera. 
Da notare come diverse battute del film abbiano avuto praticamente vita propria dopo la sua uscita, in particolare quella del "Taaac" che Pozzetto emette ad ogni elemento del proprio monologale che tocca, tanto da essere tuttora presente del linguaggio comune, con la consapevolezza in quasi tutti che sia una citazione, ma non altrettanta di sapere esattamente da che pellicola provenza con esattezza.

In sostanza un film semplice, che non vuole strafare e che non stanca od infastidische, da guardarsi da soli o in compagnia, o ancor più probabilmente per ottenere un po' di effetto nostalgia. 

sabato 4 aprile 2026

"Il lato positivo" (2012) #Recensione

 Si tratta di un film interamente e tipicamente statunitense, con tanto di fanatismo per il football americano e di dinamiche sociali tipiche d'oltreoceano, che riscosse un enorme successo di pubblico e di critica, con tanto di 8 canditature ai premi Oscar, il tutto nonostante il budget utilizzato fosse decisamente basso per le produzioni di livello nel mondo hollywoodiano. 

La trama è quella di un giovane rinchiuso in un istituto per persone con problemi mentali, il suo caso tuttavia non è neurologico ma solo psicologico, oltre che legale, e questo gli permette di uscirne nel giro di soli 8 mesi.
Tornato alla realtà ed alla "normalità", si trova ad affrontare la vita, o meglio la sua nuova vita, con maggiore consapevolezza di se e con una più chiara diagnosi riguardo a quello che lo aveva affetto fino ad allora, il bipolarismo.
Incontrerà ben presto una persona che saprà vedere oltre le sue stranezze e la sua impulsività, apprezzandolo per quello che è e sognando di poter construire un futuro con lui. 

Il risultato è un buon film, con un passo accettabile e qualche spunto interessante, ma allo stesso tempo 2 ore che contengono scene tirate troppo per le lunghe, e molte mancate opportunità.

Volendolo analizzare nel dettaglio occorre premettere che il film è pesantemente compromesso, se non rovinato, dal doppiaggio italiano, con la solita caterva di frasi inesistenti nel parlato comune, come "Ho sbracato, sono una smandrappata, e sei una peste", che possono andare bene in rarissimi contesti, spesso infantili, ma non in scene drammatiche tra adulti.

Detto questo si può passare agli Oscar, i quali sembrano assolutamente eccessivi, ancor più quello alla coprotagonista Jennifer Lawrence, l'unico ad essersi davvero materializzato nella serata della premiazione, che sembra essersi comportata in maniera adeguata, recitativamente parlando, ma non eccezionale. 

Anche tutti gli altri aspetti del film, compresi quelli più tecnici come scenografia e montaggio, appaiono buoni, ma niente di memorabile, rimane dunque una accettabile sceneggiatura, basata su una ottima idea, che altro non proveniva che da un romanzo di pochi anni prima.

Molto bene Bradley Cooper, meglio anche della Lawrence, bene De Niro, nei panni del padre di lui, ed accettabile tutto il resto del cast, ma rimane una pellicola da guardare senza troppe aspettative e certamente non meritevole di premi di altissimo livello, anche perchè la gran parte degli aspetti più profondi della mente umana, che il film vorrebbe trattare, rimangono in superficie, facendola finire per essere, volente o nolente, una commedia abbastanza ben riuscita ma nulla più.

mercoledì 1 aprile 2026

Quali attori famosi hanno chiamato i propri figli con titoli di film?

 E abbastanza diffusa, ed accade in moltissimi paesi, la pratica di chiamare i propri figli con nomi di personaggi famosi, vi sono infatti in giro per il mondo moltissimi "Diego", chiamati cosi perchè qualcuno in famiglia era un grande tifoso di Diego Armando Maradona, tanto per fare un esempio.

Ovviamente in quel caso si tratta di un nome che si amalgama bene con tutti i più classici e diffusi, e non è esclusivo di figli di appassionati di calcio. Tuttavia, quando si restringe il campo ai soli figli di celebrità hollywoodiane, e si cercano i casi più estremi, ecco che ci si imbatte in qualche nome che appare un po' eccessivo e limitante per i diretti interessati :

Il primo caso è quello di James Mathew Hanks, fratello di Tom, che ormai diversi anni fa, decise per i propri due figli due nomi abbastanza particolari, il primogenito ebbe probabilmente la sorte peggiore, e fu registrato all'anagrafe come "Forrest", nome proprio di uno dei personaggi meglio interpretati dal fratello, nel film "Forrest Gump", l'altro, fu chiamato "Wilson", nome per fortuna diffuso, ma che in questo caso fu scelto perchè era anche quello con cui il naufrago di Cast Away, personaggio nuovamente interpretato dal fratello, decise di chiamare il proprio "pallone di compagnia" nel film.

Peggio è andata al figlio di Michael Douglas, ormai più che trentenne, che subì in prima persona la forte passione del padre per il film "Il Padrino". Poteva infatti essere scelto per lui il semplice nome "Vito", come quello del protagonista, ma il padre, che fu talmente colpito dalla profondità della pellicola e dalla prestazione di Marlon Brando, decise di usare il nome per esteso, e chiamare il proprio figlio "Vito Corleone Douglas". Fortunatamente scelse per lo meno di omettere il "Don". 

Il caso più sorprendente di tutti tuttavia, anche se non ha avuto particolare risalto sui media occidentali, è stato quello di Russell Crowe, attore neozelandese, che poco dopo il termine delle riprese de "Il Gladiatore" (The Gladiator), film di cui fu il protagonista, ed ancor prima di sapere quanto sarebbe diventato un successo, fu talmente sorpreso dal valore qualitativo dell'opera e dal piacere di avervici preso parte, che decise di chiamare il proprio primogenito.... Massimo?, non sarebbe stato poi cosi male come nome, forse un po' troppo italiano per il mondo anglosassone ma.. oppure Decimo? un po' più particolare, ma pur sempre importante e ragionevole.. o magari Meridio? più raro e meno affascinante ma accettabile..  no, decise di chiamarlo proprio "Gladiator". Ed è cosi che quest'ultimo dovrà portarsi dietro per il resto della propria vita, salvo cambiamenti anagrafici volontari, il nome Gladiator Crowe.

venerdì 27 marzo 2026

"Just Friends" (2005) #Recensione

 Si tratta di una commedia comico-romantica in pieno stile americano, girata tra Stati Uniti e Canada, e che ha avuto anche nel cast la suddivisione dei ruoli appannaggio delle due stesse nazionalità, con volti noti americani della commedia comico-demenziale, come Anna Faris e Chris Klein, e la loro controparte canadese altrettanto nota, Ryan Reynolds.

La trama è molto semplice, scontata volendo essere più critici, ma non appare troppo debole per quello che poi alla fine è, una umile commedia su una storia d'amore di lunghissima gestazione.

Bene la prestazione di un po' tutto il cast, anche se il livello recitativo di Anna Feris, appare un abisso sopra gli altri.
Sempre rimanendo sul cast, si può aggiungere che, nonostante fosse un po' appunto il genere cinematografico per cui venivano scelti di solito tali attori, la gran parte dei protagonisti di questa pellicola ricopre ruoli già visti, e per già visti si intende ruoli particolarmente simili in altri lavori di pochi anni prima.
Sia per Anna Faris, già persona svalvolata e dalle uscite surreali nella saga degli Scary Movie, sia per Ryan Reynolds, già latin lover un po' presuntuoso in Maial College, sia per Amy Smart, già ragazza attraente di paese abbandonata e poi cercata in The Butterly Effect, sia per Chris Klein, già bravo ragazzo in American Pie.
Un ultimo elemento sulla recitazione da sottolineare, è la discreta alchimia tra i personaggi dei due fratelli, molto credibili.

In sostanza un film un po' per tutti, senza troppe ambizioni, nonostante un cast abbastanza notevole, che regala qualche emozione, poche, e qualche sorriso, altrettanto pochi, ma che non irrita e non addormenta.
Accettabili ed appropriati anche il passo e la durata.

Di contro si potrebbe dire che non sia una di quelle pellicole invecchiate come il vino, in questi 20 anni dall'uscita infatti, alcune parole usate nel film, specialmente per descrivere l'omosessualità, non sono più socialmente accettate, e lo stesso Ryan Reynolds, dopo lo scandalo che ha coinvolto la moglie, non appare più come un volto onesto ed acqua e sapone come prima.                                   

lunedì 23 marzo 2026

"Misery" (1991) #Recensione

 Il film è notissimo a tutti coloro che sono cresciuti negli anni '90, dato che una volta uscito al cinema, è stato passato in televisione nella seconda metà della decade molteplici volte.

La trama è quella di uno scrittore talentuoso, che ha però raggiunto la notorietà più per una saga di racconti per la massa, che per le proprie opere che considera "d'autore".
Egli è solito ritirarsi in un piccolo albergo di montagna per terminare i suoi lavori, ed una volta finito l'ultimo libro a cui stava lavorando, riparte verso la città per festeggiare e pubblicarlo.
Tuttavia una tormenta di neve lo coglie di sorpresa, facendolo sbandare e... tutto il resto sarebbe svelare troppo.

Il film è davvero ben fatto nel suo insieme, passo lento ma voluto e quantomeno costante, stesso per gli scenari e le scenografie, appropriati e coerenti.

Molto bene la recitazione, soprattutto quella della coprotagonista Kathy Bates, che fu infatti acclamata dalla critica per la sua prestazione.
Anche quella di James Caen (nella parte dello scrittore) fu considerata all'altezza.

Bene la trama, semplice ma efficacie, e molto bene il taglio drammatico che è stato voluto dare all'opera.
Si tratta infatti quasi di un film horror, dove la suspence ed i colpi di scena, spesso violenti, sono tra gli aspetti più curati.

Male il finale, anzi gli ultimi 20 minuti per intero, iniziano infatti ad accadere tutta una serie di ingenuità surreali da parte di alcuni personaggi, lo sceriffo è uno di essi, e tutta una serie di forzature per rendere il finale più acceso, come per esempio lo scontro fisico finale.

Malissimo il titolo, da intendersi quello adattato nella versione italiana, è stato distribuito infatti come "Misery non deve morire", svelando, come già trattato spesso anche su questo blog, metà della trama.

giovedì 19 marzo 2026

"Asbestos is a bigger problem than we thought" (2026) #Recensione

 Come già trattato in passato, "Veritasium" è un canale di Youtube dedicato alla scienza ed alla fisica, creato e portato avanti da Derek Muller.
Purtroppo negli ultimi anni, a causa del sempre minor tempo da dadicarli da parte del suo fondatore, è passato in mani più generiche, quelle che oggi va di moda chiamare "Corporations".
Il risultato è una serie di compromessi da dover accettare nel continuare a visionarne i contenuti, tra i quali, per fare un esempio, il fatto che i titoli del video cambino nome del tempo, scelta che favorisce l'algoritmo di Youtube che li riconosce come nuovi filmati e li promuove nuovamente.

Questo ultimo aspetto era essenziale da sottolineare per avvisare che il titolo di questo post ed il titolo del video in questione potrebbero non combaciare più in futuro.
Ed in generale tutta la premessa riguardo al canale era rilevante per anticipare come la qualità e l'originalità dei video si siano uniformate a quelli che sono gli standard del modo di comunicare di molti canali televisivi possieduti dalle nominate corporazioni.

Detto questo il video nello specifico riguarda un argomento molto importante e quasi sempre insabbiato a priori per volere politico e/o economico, quello dell'amianto, che in inglese è chiamato proprio "Asbestos". (Anche se forse sarebbe più sensato dire in greco). 

Il risulato è un documentario di quasi un'ora che vorrebbe approfondire tale argomento, sensibilizzare l'opinione pubblica, e dare anche nozioni tecniche che possano appassionare un utente esperto, purtroppo però non riesce in nessuno di questi aspetti.
L'approfondimento è infatti troppo legato ad eventi e regolamentazioni avvenute e presenti sul suolo americano, quindi davvero poco internazionale, per un problema che è invece globale.
La parte di spiegazioni a livello molecolare risulta non abbastanza intrigante o quantomeno di intrattenimento per un pubblico non esperto, appesantendo inutilmente la visione.
Mentre la parte di sensibilizzazione potrebbe anche aver funzionato, se non fosse stata cercata una direzione, anche con musiche e narcisismi vari inutili, troppo sensazionalistica e spettacolarizzata.

In conclusione un documentario che manca di coinvolgere pienamente, e che se pur snoccioli un certo numero di informazioni teniche specifiche fondate, allegando pure dati e studi, appare sconclusionato, forse anche per la vastità della scelta degli aspetti sull'argomento che vuole trattare.
Non viene dunque da consigliarlo, a differenza del nostrano episodio di Blunotte sull'argomento, presentato da Carlo Lucarelli, che invece ne tratta pochi aspetti e con un tempo a disposizione maggiore, risultando più guardabile, coinvolgente e sconvolgente. 

domenica 15 marzo 2026

Chi ha pronunciato la battuta "You talkin' to me?" ?

Rispondendo subito alla domanda, è stato l'attore americano Rober De Niro.

Attore ormai ottuagenario, che salvo la partecipazione in "The Irishman" di Martin Scorseze, insieme ad altri pilastri del cinema americano, è per sopraggiunta anzianità sparito dalle scene e quindi non è più conosiciuto dalle nuove generazioni come lo è stato per le precedenti.

Tuttavia, il suo successo rimarrà indelebile nel mondo del cinema occidentale, anche grazie a frasi come quella in questione, che lo hanno reso ancora più famoso, facendolo diventare cinematograficamente immortale.

Nello specifico la citazione proviene dal film "Taxi Driver" del 1976, pronunciata dal personaggio di Travis Bickle, un tassista appunto, iterpretato da Robert De Niro, durante un monologo con se stesso fatto allo specchio.
La pellicola ebbe un successo eccezionale, anche e soprattutto grazie alla presenza ed alla prestazione di De Niro come protagonista.

La frase però superò addirittura il successo del film, tanto che moltissimi la conoscono e la citano tutt'oggi, senza aver visto tale pellicola, o addirittura senza sapere nemmeno da quale film provenga.

Fu tradotta nel doppiaggio in italiano con "Ma dici a me?", e la sua gestazione è stata molto interessante, anche se non poi cosi rara nel mondo del cinema. 
Sembra infatti che nel copione fosse scritto soltanto di parlare con se stesso allo specchio, e durante il monologo De Niro abbia improvvisato quella frase, ripetendola più volte.

Il risultato è stato un tale successo, soprattutto negli anni, che l'istituto cinematografico americano, ha deciso di inserirla al decimo posto nella classifica delle più grandi citazioni di sempre. 


giovedì 12 marzo 2026

"Dallas Buyers Club" (2013) #Recesione

 Si tratta di un film che più americano non potrebbe essere, girato infatti interamente negli Stati Uniti d'America, con attori americani, tratta vicende più o meno reali accadute sul suolo americano, a loro volte intrise di elementi tipici della cultura statunitense come la monta dei tori negli stati dove viene praticata.

La trama è quella di un uomo molto attivo sessualmente, dichiaratamente etero convinto, che si ritrova ad essere diagnosticato come infetto dal virus dell'H.I.V., al tempo (il film si svolge temporamente nella seconda metà degli anni '80) ritenuto una prerogativa del mondo omosessuale.

Il film ha alcuni aspetti eccelenti, e molti deludenti.

Partendo dà ciò che si può elogiare, il primo elemento non è in discussione, ed è la recitazione all'altezza di tutto il cast, ma nello specifico la straordinaria prestazione del duo Matthew McConaughey, come protagonista, e Jared Leto, ai quali è valsa la candidatura, e poi la vittoria, agli Oscar dell'anno successivo, nei rispettivi ruoli.
La gestazione del film è stata molto lunga ed è curioso scoprire che McConaughey fu scelto anche per le sue origini texane, e quindi in grado di rappresentare, anche a livello di accento, quelle del protagonista.
Mentre Leto ricevette alcune critiche per aver recitato nella parte di un uomo transgender, alle quali rispose che se ad un etero non dovesse essere permesso di interpretare un personaggio gay, questo priverebbe il mondo gay del poter interpretare personaggi etero.

Ora passiamo ai molteplici aspetti deludenti :
Innanzitutto per quanto la colonna sonora non suoni invasiva od inappropriata, appare proprio insipida e poco ricercata.
Il film di per se inoltre è un po' tutto una continua suspence per dei colpi di scena memorabili ed ecclatanti che mai arrivano realmente, nonostante vi siano scene ben fatte e che sorprendono, non è mai veramente eccitante seguire e parteggiare per i personaggi.
La sue quasi due ore scorrono abbastanza bene e non appare di durata eccessiva, tuttavia il passo è abbastana lento in generale.
Non approfondisce niente, non si termina il film con una conoscienza maggiore del mondo dell'H.I.V., nè del mondo della tossicodipenza, nè del mondo della omosessualità, solo un senso maggiore di consapevolezza di alcuni rischi, ma è tutto tranne che informativo su tali argomenti.
Male anche gli aspetti scientifici, che infatti hanno fatto ricevere al film diverse accuse di voler divulgare della pseudoscienza.
E per ultimo l'aspetto più deludente, forse persino irritante, il fatto che, per una pellicola che vorrebbe in sostanza trattare una storia veria, la autenticità dei fatti è davvero basilare.
Il vero protagonista infatti non era etero, ma apertamente bisessuale, non odiava gli omosessuali, come dichiarato nel film, non cavalcava tori, ma si limitava a bazzicare tale mondo, non aveva atteggiamenti violenti contro amici e forze dell'ordine, etc..

In conclusione un film che è stato premiato per quello che meritava, ossia la recitazione dei propri attori di punta, che vale la pena ribadire essere stata eccellente, e per il miglior trucco, nonostante il badget irrisorio per una produzione hollywoodiana.
Budget stesso, che è stato incassato 10 volte al botteghino, anche questo meritatamante, perchè nonostante sia un film con molti aspetti deludenti, non è di per se un pessimo lavoro.