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martedì 18 agosto 2026

"Paolo il caldo" (1973) #AnalisiTitolo

 Il nome del film è stato ripreso direttamente dal romanzo su cui è basato, quindi non vi è stata nè traduzione da altre lingue, nè adattamenti vari che avrebbero potuto sminuirlo.

Tuttavia rimane un titolo piuttosto strano, come prima impressione appare un po' demenziale ma allo stesso tempo abbastanza ermetico da renderlo parzialmente intrigante.

La spiegazione sta probabilmente nel fatto che il protagonista, tale Paolo appunto, è di natura/animo molto "caliente", soprattutto riguardo a quella che nel film è chiamata sensualità, ma ancor meglio potrebbe essere chiamata sessualità.
Elemento accentuato anche letteralmente quando in una scena, per un amore che gli era stato tolto, finisce per avere la febbre.

Da segnalare anche come "Paolo il freddo", uscito l'anno successivo, non sia un'altro capitolo della saga, ma una parodia firmata Franco e Ciccio.

venerdì 14 agosto 2026

"Kung Fury" (2015)

 Il gioco di parole nel titolo svela già molto riguardo al tenore dell'opera, che comunque si distingue per assurdità ed originalità.

Senza volerne fare una vera e propria recensione, vi sono un paio di aspetti, all'interno della già particolare opera, che probabilmente risaltano per il loro essere ancora più singolari.

Il primo è che si tratti di una pellicola finanziata tramite "Crowdfunding", ossia quelle piattaforme dove viene esposta un'idea da parte solitamente di un imprenditore che però non possiede i fondi necessari per realizzarla, ed il contributo di sconosciuti viene raccolto per poter diventare, in caso venga raggiunta la cifra asupicata, il budget per realizzarla effettivamente. 
Questo film aveva infatti l'asticella a 200.000 dollari, e ne furono raccolti tramite quel sito addirittura oltre 600.000.

La seconda è il fatto che, il suddetto budget non fosse comunque sufficiente a far permettere al regista grandi spostamenti fisici e spese simili, tanto che tutte le scene che sembrano girate a Miami, negli Stati Uniti, sono invece state create al computer nella sua casa in Svezia.
Una scena in particolare fa capire il livello di dedizione e di assurdità della cosa, ed è quella in cui egli, possedendo una sola uniforme da poliziotto, abbia filmato e montato l'attacco di 60 persone, girando 60 scene distinte, in cue veniva attaccato da una singola comparsa e poi montandole tutte insieme. 

In sostanza un'opera a suo modo interessante, della durata di soli 30 minuti, e che può essere un divertente passatempo per un dopocena con amici. 

martedì 11 agosto 2026

Che cosa significa "Troupe".

 La parola "Troupe" è comunemente usata sia nel mondo francofono che in quello anglofono per indicare un gruppo di persone atte ad eseguire una qualche messa in scena, quella che in italiano si chiamerebbe una "Compagnia", per esempio teatrale.

Ha come significato anche quello di "Truppa", a livello militare, ma è nel settore cinematografico che la cosa inizia a differire tra le varie lingue. In inglese infatti, per intendere l'insieme degli addetti ai lavori in ruoli chiave, ma secondari rispetto a regista ed attori, si usa il temine "Crew", per esteso "Film crew", mentre in italiano la forma maggiormente utilizzata per intendere tale gruppo di persone, è appunto proprio "Troupe", "Troupe cinematografica".

Si tratta nello specifico di una serie di figure professionali qualificate nel loro singolo settore che vengono assunte dalla produzione per agire all'unisono o anche in fasi diverse, nei diversi momenti della realizzazione dell'opera.

Una caratteristica tipica di una Troupe cinematografica è quella di non avere un numero fisso di partecipanti, come invece avviene magari per regista e produttore che sono nella maggior parte dei casi unità singole.
Si tratta in sostanza di tutti gli addetti ai lavori che svolgano una mansione determinante per la realizzazione del film e che hanno studiato nel settore in cui la svolgono, come per esempio il fonico o l'attrezzista, a differenza di tutti coloro che partecipano al film senza una preparazione specifica, come a volte avviene per alcune comparse, oppure non siano necessariamente legati a delle produzione cinematografiche, come per esempio addetti alle pulizie dei locali usati o addetti al trasporto merci o persone per la realizzazione dell'opera.

venerdì 7 agosto 2026

Si dice "Televisione" o "Televisore"?

Non il più cinematografico degli argomenti, ma pur sempre legato al settore in qualche modo, e comunque un buon ripasso della basi di cultura generale moderna.

Non è raro che il mondo del cinema venga chiamato con l'espressione "Grande schermo", per ovvie ragioni. Altrettanto possibile è sentir associare la televisione all'espressione "Piccolo schermo", ed anche in questo caso la spiegazione è sufficientemente intuitiva.

E' dunque difficile imbattersi in qualcuno che abbia confuso tali termini o li abbia usati in maniera impropria.
Cosa diametralmente opposta a quello che accade con "Televisione" e "Televisore".

La prima parola è infatti tutto il mondo di ciò che viene trasmesso sui canali televisivi, in senso figurato quindi l'entita televisione, e non viene quasi mai sostituito impropriamente dal secondo termine in questione.
Secondo termine che è invece semplicemente lo strumento, il congegno che possediamo e posizioniamo solitamente in stanze come il soggiorno, sul quale poter visionare pellicole o programmi televisivi, ed è spessissimo, quasi costantemente, confuso con "la Televisione".

In negozio possiamo dunque acquistare un "televisore", non una "televisione", e sul "televisore" potremo guardare i programmi e simili, che vengono realizzati dalla "televisione".

martedì 4 agosto 2026

"Playing God" (2024) #Recensione

Si tratta di un cortometraggio italo-francese di soli 9 minuti, realizzato con la tecnica dello stop-motion, e che ha stupito a tal punto, soprattutto la critica, da essere nominato e premiato in diverse rassegne cinematografiche in questi due anni.

Il protagonista è una piccola scultura di argilla dalla forma umana, che viene modellata e rimodella insistentemente dal suo scultore, in una incessante ricerca della perfezione. Accanto, sul resto del tavolo, si trovano numerosi tentativi falliti di realizzare lo stesso progetto.

Il corto è decisamente coinvolgente e colpisce per il fatto di trattare tematiche cosi profonde con uno stile e degli elementi insoliti ed inaspettati.

Molte belle ed intriganti le inquadrature e nel suo piccolo tutta la scenografia, ottimo perchè costantemente incalzante il passo, mentre sulla durata poco da dire, difficile contestarla azzardando altre possibili opzioni. 

In sostanza 9 minuti di cinematografia ben fatti e ben spesi se ci si trova a guardarli, da consigliare un po' a tutti perchè l'investimento per la visione è tale da non essere un rischio per un possibile spettatore.

sabato 1 agosto 2026

"Vincent" (1982) #Recensione

 "Vincent" è un cortometraggio realizzato ormai quasi mezzo secolo fa dal noto regista americano Tim Burton.

Non è una rarità, dato che egli era uso dedicarsi da giovane alla creazione di filmati brevi, spesso con la tecnica dello "stop-motion", che è anche quella usata per questo lavoro.

La durata dell'opera è di soli 6 minuti, nei quali sono narrati alcuni momenti della vita di un persionaggio di nome Vincent, nella pratica un bambino di 7 anni, che vive momenti di difficoltà interiore e di parziale distacco dalla realtà, che non riesce ad apprezzare le piccole cose della vita come una bella giornata, e che si conclude con egli ancora turbato dai propri demoni interiori.

Lo stile è considerato ufficialmente "gotico", che poi sarà anche un po' il marchio di fabbrica delle produzioni successive del regista.

Altre caratteristiche sono il fatto di essere tutto in bianco e nero, scelta ovviamente voluta e non forzata dall'epoca, il fatto che vi sia una costante alternanza tra scene e musice allegre e leggere ad altre agghiaccianti e grottesche, il fatto che sia narrato in rima, e il fatto che gli adulti siano tutti estremamente alti, come spesso capita di pensare da bambini, ma che in questo caso non vengano mai mostrati i loro volti.

Da segnalare che il corto sia raccontato interamente da una voce fuori campo, quella di Vincent Price, noto attore ormai di una certa età al tempo della realizzazione, che è anche la persona che il piccolo Vincent desidera impersonare nell'opera, nonostante la madre tenti continuamente di riportarlo nella realtà.

Vincent Price che, nomen omen, è stato probabilmente con il proprio compenso, il maggior responsabile del budget di 60.000 dollari per la produzione.

In sostanza un'opera che anche vista la durata è obbgligatorio venga vista da tutti gli appassionati del genere e fans del regista, ma che per gli altri rimane probabilmente soltanto un corto abbastanza ambiguo e forse in parte insipido.

martedì 28 luglio 2026

Nessun triangolo, ma molta tristezza..

 Dopo tanto analizzare il film ed il suo titolo, è probabilmente il caso di fare menzione dell'evento che ha scosso e segnato più di tutto la produzione del film.

L'attrice Charlbi Dean, che nell'opera interpreta eccellentemente il personaggio di "Yaya", è deceduta poco dopo il termine delle riprese, all'età di soli 32 anni. 

Sudafricana di nascita, ottiene sin dall'adolescenza i primi contratti da modella, proprio come il ruolo che interpreta nel suddetto film, per poi passare in età adulta alla recitazione, partecipando ad alcune produzioni e finendo in quella di "Triangle of sedness" dove sembrava aver trovato il ruolo che la avrebbe finalmente lanciata.

Tuttavia il sogno si spezza, si infrange a causa di una assurda infezione batterica, spesso causata dal contatto con la bocca di animali, magari domestici, che la porta ad un ricovero immediato ed ad una morte prematura.

Il tutto però è stato sfortunatamente possibile soltanto a causa del fatto che la stessa Charlbi era stata vittima di un precedente terribile ricovero, all'età di 18 infatti era stata coinvolta in un tremendo incidente stradale che le aveva causato numerevoli fratture, anche vertebrali, altri traumi di vario genere, e l'asportazione della milza da parte dei chirurghi per salvarle la vita.
Assenza della milza che si rileverà purtroppo determinante e fatale durante la contrazione dell'infezione.

Molta tristezza dunque per una giovane vita spezzata e per una ragazza dotata di molteplici talenti, a cui il destino ha riservato non una ma due situazioni di salute tragiche ed in giovane età, che non è riuscita a superare.
Rimane la consapevolezza ed il piacere del fatto che a giudicare dalla strada fatta e dai traguardi ottenuti, abbia vissuto i suoi anni di vita a pieno. 


sabato 25 luglio 2026

"Triangle of sadness" (2022) #AnalisiTitolo

 Il titolo è stato lasciato in originale nella versione in italiano, e come viene spiegato in parte nel film, si riferisce ad un parte specifica del corpo umano, quella tra gli occhi, dove si formano spesso rughe, e che nel mondo della chirurgia estetita può essere modificata grazie al botulino.

Nella storia trattata nella pellicola, tale parte del corpo del protagonista è corrucciata a causa di questioni economiche e sociali che sta vivendo in quel momento.

Come titolo in se e per se non appare particolarmente sofisticato o adatto, a meno che non si voglia vederci qualcosa di più e collegarlo ad ulteriori aspetti dell'opera.

Tutte speculazioni naturalmente ma, (Il film è diviso in 3 parti, 3 scenari ben distinti) oltre che essere collegato alla prima parte per la spiegazione che da l'opera stessa, lo si può volendo collegare anche alla seconda, forse forzatamente, ma dove tutte le difficoltà marittime di navigazione nel picco di concitazione, potrebbero essere associate a quello che è da decenni il luogo più complicato per eccellenza nel settore, il triangolo delle Bermuda, almeno nell'immaginario collettivo.
Per la terza scena invece, quando ormai i progatonisti sono diventati 3, legati da una indecifrabile relazione di odio amore e distacco, condita con del tradimento e delle manipolazioni, vi è un senso intrinseco di insoddisfazione e quindi tristezza nel 3 protagonisti, oltre che poter essere catalogate come tristi molte delle azioni che essi scelgono di compiere. 

mercoledì 22 luglio 2026

"Triangle of sadness" (2022) #Recensione

 Si tratta di un film piuttosto recente che ha ricevuto ben 3 candidature ai premi Oscar.

La trama è divisa in tre parti, ma al di la di quando venga fatta questa divisione sullo schermo, vi sono tre momenti ben distinti, che adesso appariranno inevitabilmente come degli spoiler : il primo è quello della vita da modelli da parte dei due protagonisti, il secondo si svolge su una barca ed ha dei nuovi protagonisti, il terzo segue la stessa regola ed è ambientato su di un'isola "deserta".

Ecco rovinato quasi per intero il film al lettore.. fortunatamente però quest'opera è molto di più.
Vi è infatti una lunga lista di aspetti da elogiare ; partendo dalla recitazione di un po' tutto il cast, credibile ed ispirata, passando alla scelta degli attori, appropriati ed all'altezza, fino agli scenari adatti, ed alle eccellenti inquadrature.
Due elementi però meritano dei complimenti dedicati, il primo è la scena delle citazioni, tra il capitano ed il suo ospite, entrambi visibilmente ed eccessivamente ubriachi, che sfocia in una situazione surreale in cui i due si chiudono nella cabina del primo e continuano a scambiarsi citazioni usando il microfono in filodiffusione su tutta la nave, il tutto condito da mare mosso, vomito diffuso, e dichiarazioni mendaci di affondamento. Scena isterica ma eccezionale.
Altro elemento sorprendente in positivo è stata la colonna sonora, estremamente audace nelle sue scelte, atte a creare forte contrasto tra la parte uditiva e quella visiva, ma di certa sorpresa e stimolazione per lo spettatore. 

I pochi aspetti negativi però influiscono non poco sull'opera, il primo è la durata, volutamente abbondante, 2 ore e mezzo, che non sembra combaciare perfettamente con i contenuti, nonostante il passo sia abbastanza buono e costante.
Il secondo è la vuotezza di alcune scene, misto al senso generale di opera incompiuta, dall'ottimo potenziale ma che non riesce a mantenere in modo costante il proprio livello di eccellenza.

Tornando dunque alle tre candidature agli Oscar, quella come miglior film appare un po' eccessiva, nonostante l'originalità diffusa di molti aspetti, al contrario di quella come miglior regista per Ruben Ostlund, che sembra come già detto adeguata per l'ottimo lavoro svolto, come anche quella per la migliore sceneggiatura originale, sempre per lo stesso Ostlung, che appare altrettanto meritata.

In sostanza un film non per tutti, che non piacerà a molti, e che pochi consiglieranno ad altri, ma che ha nelle sue scelte spesso sfrontate, e nella sua originalità generale, degli aspetti particolari ed interessanti.

domenica 19 luglio 2026

"Predestination" (2014) #Recensione

Nonostante l'apparenza hollywoodiana, si tratta di un film australiano, sovvenzionato e girato interamente in australia, dove si è svolta anche la prima proiezione, persino la coprotagonista è australiana.

La trama è piuttosto complessa, o almeno difficile da riassumere, ma è certamente da evidenziare come si punti molto sull'originalità della storia e sulla continua presenza di colpi di scena.
Meglio saltare dunque completamente ogni accenno ad essa per non rovinarne alcune parti, è comunque un thriller sci-fi come dichiarato ufficialmente, con notevoli tinte drammatiche se uno si appassiona alla intricatissima e surreale serie di eventi. 

Bene il cast, formato sostanzialmente da due attori, i quali ricoprono probabilmente quasi il 90% del tempo recitato sullo schermo. 
Non male appunto Ethan Hawke come protagonista, attore navigato e ben noto, che si è spessissimo trovato a ricoprire proprio questo esatto genere di ruolo, è stato infatti già attore principale nel capolavoro "Gattaca", e nel piuttosto deludente "The Purge", uscito poco prima del film trattato in questo post.
Tuttavia, dati un po' tutti questi aspetti, la sua recitazione, se pur all'altezza, non è risultata brillante o particolarmente ispirata, al contrario della sua coprotagonista, la giovane Sarah Snook, che è apparsa straordinaria, almeno in questa prestazione.
Le è stato infatti fatto ricoprire un doppio ruolo, sia da donna che da uomo, e per quanto in quello da uomo sia risultata parzialmente credibile, ed abbia recitato degnamente, è in quello femminile dove ha potuto essere maggiormente se stessa che ha potuto mostrare tutta la propria espressività.

Per il resto è un film di una durata adeguata, un po' meno di 100 minuti, con un passo ottimo e costante, infatti non stanca ne infastidisce per pochezza, ma allo stesso tempo non riesce particolarmente a coinvolgere, ed alcune scelte appaiono forzate, una su tutte la custodia di violino che fa fare sbalzi nel tempo, che sembra più pensata ed eseguita come se fosse un cartone animato, che un film di livello.

Il budget è stato abbastanza basso per le grandi produzioni a cui siamo abituati in occidente, soli 5 milioni di dollari, presumibilmente australiani, ed anche il risultato al botteghino non ha permesso veri guadagni, tuttavia la critica è stata piuttosto entusiasta, visti anche i molteplici premi ricevuti per la sceneggiatura e la recitazione della coprotagonista. 
Lo stesso o forse ancor di più si può dire per il pubblico, che sui maggiori siti di recensioni ha dimostrato di aver ampiamente apprezzato l'opera nel suo insieme.

Il suo insieme però è il misto di elementi ottimi e deludenti appena descritti, rimane dunque un'opera adatta ad un pubblico appassionato del genere, che difficilmente riesce a conquistare spettatori attratti solitamente da altri tipi di pellicole. 


giovedì 16 luglio 2026

Chi ha detto : "Prendo quello che ha preso lei!"?

Il titolo riporta uno dei modi imprecisi in cui viene spesso citata la frase, che più precisamente sarebbe, almeno nella versione italiana : "Prendo quello che ha preso la signorina", traduzione dell'originale : "I'll have what she is having", ed è stata pronunciata da Estelle Reiner nel film "Harry, ti presento Sally..".

Non c'è reale bisogno di far presente quanto abbia spopolato dopo l'uscita del film e quanto sia stata citata negli anni a seguire, tanto che l'istituto cinematografico americano l'ha inserita al 33esimo posto tra le citazioni cinematografiche più iconiche della storia, vi sono però un paio di aspetti curiosi riguardo a quella frase/scena che potrebbe invece valer la pena segnalare : 

Il primo è che Estelle Reiner non era altro che la madre del regista del film, Rob Reiners.
Il secondo è che lo stesso regista si sia trovato a dover spiegare sul set, recitandola in prima persona, la scena in cui Meg Ryan deve simulare un orgasmo durante una conversazione ad un tavolino di un ristorante, che è poi seguita dalla scena in cui viene pronunciata la frase della madre.
In sostanza quindi mettendosi nella piuttosto imbarazzante situazione di dover recitare un orgasmo, con tanto di gesti, urla, e pugni sul tavolo.. davanti alla propria madre.
Cosa che lui per primo ha raccontato simpaticamente descivendola come imbarazzante.

domenica 12 luglio 2026

Un documentario è un film?

Il "Documentario" è un vero e proprio genere cinematografico, talmente legittimo che ha la propria categoria di premio alla notte degli Oscar, da ormai quasi un secolo.

In totale contrasto con quelli che sono solitamente i canoni del cinema moderno, ossia la recitazione e spesso il distaccarsi notevolmente dal realismo, il documentario vuole invece "documentare" la realtà, verbo da cui prende il proprio nome, o di raccontare fatti, in molti casi passati.

Si considera a tutti gli effetti un film, dato che le caratteristiche per chiamarlo tale in passato c'erano tutte, dato che "Film" significa "Pellicola", ed essendo esso ripreso da comuni cineprese ed impresso su pellicole appunto.

Dove differisce però negli aspetti più tecnici è nella durata, solitamente più breve di un comune film, di fatto nonostante ne esistano molti di 90 minuti o oltre, ve ne sono anche altrettanti sotto i 60, cosa che per un film sarebbe rarissimo. 

Ha generalmente come differenza rispetto ad altri generi, di avere un carattere fortemente informativo, nozionistico, atto a fornire allo spettatore una grande quantità di notizie e curiosità in un tempo relativamente breve, riguardo ad un dato argomento, che ne è quindi il tema principale.

Un falso mito però è quello che il risultato sia sempre un'opera imparziale, opinione data dal fatto che un documentario sia spesso un elenco di fatti storici appurati o di affermazioni e dichiarazioni documentate, tuttavia non è proprio cosi, come per un articolo di giornale è comunque una narrazione da parte di un essere umano che esporrà inevitabilmente una vista dal proprio angolo di tutta la serie di fatti presenti. 

mercoledì 8 luglio 2026

"Sotto casa" (2011) #Recensione

 Brevissima recensione per un brevissimo corto, di appena 5 minuti, scritto e diretto da Alessio Lauria. 

Il contesto è quello della grande città, il protagonista torna dal lavoro e con sua immensa sorpresa trova parcheggio proprio sotto al palazzo dove abita, esattamente davanti al portone principale.

Questo aspetto è rilevante perchè tutta l'opera si basa proprio su tale dettaglio, e non lo nasconde, come non nasconde la propria gioia, o meglio dire serie di gioie, il protagonista.

Come prima cosa, appena sceso dall'auto, si gode il meritato momento di poter dire a chi gli domanda se stia uscendo, che è invece appena arrivato, dopo di che chiede alla compagna di scendere dall'appartamento per farle la sorpresa di mostrarle dove è riuscito a parcheggiare

E cosi via.. tutta una serie di scenette comiche ben unite tra loro, legate a questo dettaglio di sofferenza per chi vive in città senza parcheggio assegnato.

Sulla carta può sembrare banale e magari forzato, ma è invece un corto molto ben fatto, che fa sorridere e riflettere e che per quanto si possa dire solo da alcuni minuti di durata, appare davvero ben recitato, anche dai personaggi che fanno poco più che una comparsata. 

In sostanza è consigliabilissimo, sempre al netto di non guardarlo con troppe aspettative perchè si tratta pur sembre di un corto e di un corto girato con un budget decisamente limitato, ma comunque molto elogiabili originalità ed esecuzione.  

sabato 4 luglio 2026

Che cosa è un DVD?

 Un DVD è un supporto fisico su cui è possibile scrivere un notevole quantitativo di dati (per l'epoca).

Inizia ad essere commercializzato verso la fine degli anni '90, in un mondo che aveva visto da poco le audio-cassette venire rimpiazzate dai CD, con quest'ultimi che stavano prepotentemente entrando anche nel mercato video, soprattutto quello delle copie pirata. 

Tuttavia un CD-ROM (Nome completo), poteva contenere in media circa 700-800 mb di dati, mentre un DVD-VIDEO (Nome completo), poteva contenerne nelle prime iterazioni, circa 4000.

Iniziarono dunque a spopolare specialmente nel mercato dell'home-video, che è quella fetta di persone che preferiva vedere le pellicole a casa propria, come accadeva fino a qualche anno prima con il noleggio del VHS, ma che adesso poteva godere anche di parecchio materiale extra.

Diventò infatti quasi la norma inserire nei DVD da parte delle produzioni cinematografiche, gli errori più divertenti durante le riprese, oppure alcune scene tagliate dalla versione finale, oppure un'intervista al regista, etc.. od in alcuni casi, anche tutti questi elementi insieme. 

I DVD avevano anche un livello di interazione immensamente più ampio, era infatti possibile impostare diverse tracce audio, magari per avere una lingua diversa, e lo stesso valeva per i sottotitoli, mentre il VHS constringeva generalmente a godere soltanto della scelta fatta a priori dalla casa di distribuzione. 

Questo nuovo formato fu una piccola rivoluzione, che portò a molte altre forme di supporto simili ed ancora più capienti, come i BLU-RAY che arrivavano a poter contenere anche 18000 mb, ma che dovette negli anni, e siamo arrivati ai giorni nostri, lasciare il passo alla forma più popolare di consumo di contenuti video al momento, lo streaming. 

mercoledì 1 luglio 2026

Che cosa è un "Proiettore"?

Per anni abbiamo tutti associato la parola "proiettore" ad un congegno che proiettasse immagini statiche che si trovavano su di un supporto analogico, chiamate spesso "diapositive". 

La tecnologia però ha fatto notevoli passi in avanti nel settore, ed al giorno d'oggi, con una spesa accessibile per un appassionato di cinema, è possibile crearsi a casa propria una decente sala cinematografica.

Il riferimento non è casuale, dato che la tecnica usata da ormai più di 100 anni nei cinema è praticamente la stessa, la proiezione di una immagine su di una superficie piatta, liscia, e solitamente di colore bianco.

Non si tratta infatti di cristalli liquidi che si accendono a comando, come accade per i televisori, ma appunto di un fascio di luce che proietta le immagini, da li il nome. 

Una differenza sostanziale rispetto alle sale però, è la fonte da cui provengono le immagini da proiettare, che infatti diversamente dalle pellicole cinematografiche e dalla diapositive, è infatti praticamente sempre in formato digitale, nella sua versione di partenza. 

Naturalmente questa era soltanto una infarinatura generale, o forse ancora di meno, di quello che è un videoproiettore, dato che ne esistono di varti tipi, ed anche tra quelli della stessa tipologia vi sono aspetti singoli e specifici a cui prestare attenzione prima dell'acquisto, come per esempio il picco di luminosità raggiungibile, che potrebbe creare problemi alla visione se la stanza non fosse completamente buia, oppure l'ampiezza che l'immagine proiettata può raggiungere, diventando troppo sgranata oltre un certo numero di pollici. 

venerdì 26 giugno 2026

"Air" (2023) #Recensione

 "Air" è un misto tra un biopic ed un docupic, narra infatti i fatti reali accaduti nel momento in cui l'azienda americana produttrice di scarpe "Nike" e la giovanissima promessa del basket americano Michael Jordan si incontrano, ed iniziano una sorta di collaborazione.

La trama non è appunto nient'altro che le vicende, pubbliche, aziendali e personali, che si sono succedute in quelle settimane, ed il modo il cui le hanno vissute i vari protagonisti che hanno permesso di raggiungere un accordo tra le due parti, viste e raccontate sia dalla parte dell'azienda che da parte della famiglia Jordan.

Il film aveva dalla sua un buon potenziale di sorpresa, dato che certamente in pochi sono a conoscenza di come si siano svolte le cose, ed aveva a disposizione anche la grandissima capacità hollywoodiana di mettere sullo schermo storie di idoli americani romanzandole in maniera intrigante.
Per non parlare del cast che era stato radunato per recitarvici, quantomeno a livello di budget, dai protagonisti Matt Damon e Ben Affleck, fino a Jason Bateman e Chris Tucker.

Tuttavia la pellicola fallisce praticamente in tutti i possibili aspetti.
Risulta infatti abbastanza vuota e poco sorprendente, passino i fatti reali, ma la storia di un contratto per una scarpa non riesce da sola a riempire un'intero film di argomenti, aneddoti, colpi di scena, ed intrighi. 

Male anche la recitazione, da parte di un po' tutti. Ben Affleck ha dimostrato in passato eccellenti doti di sceneggiatore, ma non è mai stato considerato un attore eccezionale, quindi rimane abbastanza sui suoi livelli mediobassi, benino Jason Bateman ma che comunque non risalta in positivo, mentre sorprende in negativo Matt Damon, appesantito nella forma e nello spirito, che regala una prestazione decente, ma lontana dai livelli a cui ha abituato.

Non ha funzionato nemmeno la costellazione di riferimenti audio e video agli anni '80, speficicamente il 1984, anno della firma di tale contratto, che appaiono pensati bene, ma per un film di altro livello, risultando in questo caso soltanto eccessivi, stucchevoli, e notevolmente ruffiani.

Poco da dire su regia, colonna sonora, e scenografia, che appaiono passabili, ma va segnalata la cosa che più sorprende in assoluto, la totale assenza di Michael Jordan, sia di quello reale, che di un personaggio che lo interpreti, è infatti completamente assenta dalla pellicola la sua figura. 

In sostanza un film di quelli che vengono comunemente definiti "americanata", dove viene tentato di dire che oltre al campione dello sport, c'è una storia da raccontare su di un campione delle vendite, e cosi via... trasformando inevitabilmente tutta la popolazione americana in campioni di qualcosa.

lunedì 22 giugno 2026

Lars Von Tier finalmente ce l'ha fatta ad ammalarsi.

 Lars Von Tier è un regista danese noto per moltissimi aspetti, dentro e fuori dal cinema.

La parte cinematografica è già stata abbastanza trattata, spiegando come egli sia noto sia per aver realizzato capolavori come Melancholia, ma anche per scelte singolari ed eccentriche come fondare una nuova corrente cinematografica basata su di un manifesto vero e proprio, chiamata Dogma 95.

Altrettanto particolare però è stata la sua vita privata fino a questo momento, della quale non ha mai nascosto i fatti salienti, e spesso controversi, trovandosi anzi spesso in prima persona a commentare vicende molto personali.

Cresciuto ateo, decise di convertirsi al cristianesimo a circa 40 anno, scelta inusuale, salvo poi procedere con lo sposarsi e divorziare, ben due volte.

Ancor più assurda è stata la sua relazione con il proprio corpo e la propria mente, egli infatti ha sempre ammesso di avere diverse fobie, èincapace di volare, ed anche per gli spostamenti via terra è costretto ad usare treni od auto di compagnie specifiche.
A ciò si aggiunge il fatto che soffra fortemente di ipocondria, tanto da avere in maniera quasi costante, la convinzione di stare per morire di un qualche tumore o simili.

Il titolo dunque forse non è stato il modo più empatico per segnalare come ormai da alcuni anni gli sia stata realmente diagnosticata una malattia degenerativa, il morbo di parkinson, tuttavia, sarebbe probabilmente stato lui stesso a rilanciare con qualche battuta leggendo il titolo di questo post, dato che in passato ha in prima persona dichiarato più volte che lui "di fobie ne ha da vendere".

venerdì 19 giugno 2026

Che cos'è il "Dogma 95"?

 Accennato in un altro post riguardante il cinema danese in maniera generale, è ora il momento di approfondire l'argomento.

Si tratta di un documento, in gergo tipico "un manifesto", con sole 10 regole e redatto in meno di un'ora, da sole due persone, i registi Lars Von Tier e Thomas Vinterberg, entrambi danesi, a cui poi se ne aggregarono immediatamente altri non appena venuti a conoscenza della cosa.

E' una serie di regole, da li il nome dogma, da seguire per realizzare un film. Si basano principalmente sulla riscoperta di tecniche semplici, essenziali, che non fanno uso di elementi moderni come gli effetti speciali, e che permettano di far risaltare la recitazione pura, i dialoghi, e le scelte personali registiche, senza che vengano coinvolti investimenti milionari e grandi produzioni. 

Il movimento durò solo 10 anni, infatti come ne fu ufficializzato l'inizio, ne fu ufficializzata anche la fine.
Furono prodotte una trentina di pellicole, che non avevano veri e propri nomi ma ci si riferiva ad esse con la parola Dogma, seguita dal numero di produzioni eseguite. 

Molti di questi lavori ricevettero critiche positive ed addirittura premi, nonostante come detto, vi fosse una totale assenza di tutto quello che era considerato moderno nella cinematografia, ma anche non proprio recente, veniva infatti proibita anche la presenza di una colonna sonora, elemento ormai costante nei film da quasi 100 anni.


martedì 16 giugno 2026

Chi sono i più grandi "Villains" della storia?

 Naturalmente per "storia" si intende quella del cinema, e per "Villains", al plurale, si intende un qualche personaggio che abbia ricoperto il ruolo di cattivo in plurime occasioni.

Sono dunque esclusi dalla lista, ancor di più dal podio, tutte quelle interpretazioni che sono rimaste legate ad una sola pellicola, ma sono invece prese fortemente in considerazione tutte quelle che si sono ripetute nell'arco di una eventuale saga o di qualche remake per esempio.

Il podio sovracitato dunque, un po' classicone ed un po' scontato, potrebbe essere costituito da : 

3 - Hannibal Lecter, personaggio a cui è stato dato inizio da Anthony Hopkins ne "Il silenzio degli innocenti", ma che si è poi protatto per ulteriori due pellicole, e che ha scatenato apprezzamenti, e naturalmente paure, un po' da tutte le parti, dalla critica al pubblico.
Personaggio rappresentate un cattivo in carne ed ossa, pienamente reale e credibile, a differenza di altri, anche in questa lista.

2 - The Joker, personaggio al limite tra la realtà ed il mondo fantastico, iniziato con il primo film con protagonista Batman negli anni '60, ha continuato ad essere considerato un cattivo di particolare interesse e fascino, anche tra gli addetti ai lavori. Tanto che le prestazioni di coloro che lo hanno interpretato si sono spesso rivelate eccellenti, con il culmine alla premiazione degli Oscar del 2020, dove Joaquim Phoenix vinse la statuetta.

1- Darth Vader, forse il cattivo per eccellenza, nella saga che più di tutte ha stimolato ed incassato nella storia del cinema. Difficile parlarne da profano, perchè gli episodi di Star Wars ed i loro personaggi o si odiano o si amano, ma va certamente riconosciuto che cosi sono andate le cose, ossia che il "villain" in questione sia probabilmente il più noto a livello mondiale, il più immediatamente riconoscibile, anche grazie ai suoi inconfondibili mantello e maschera, e che abbia rappresentato in 50 anni di cinema una "icona" della categoria. 

sabato 13 giugno 2026

E quale migliore "villain" di Peter Green

 Nel post precedente è stato visto che cosa significi ed in quali scenari si usi tale parola, in questo la assoceremo ad uno degli attori che più ne hanno rappresentato la categoria sul grande schermo, volenti o nolenti.

Si tratta di Peter Green, scomparso circa sei mesi fa a soli 60 anni. 

Attore americano, cresciuto non lontano da New York, che ha vissuto un po' tutti gli aspetti più classici della vita difficile, sia per quanto riguarda quelli che possono capitare, che per quelli che uno si va a cercare.

Lasciò infatti la propria casa da adolescente, visse come un sensatetto per qualche anno, e sviluppò nel momento del suo maggior successo una dipendenza dalle droghe, specialmente l'eroina.

Probabilmente oltre che la genetica, anche il sovracitato complicato ed estremo modo di vivere ne segnò il fisico, rendendogli tra le altre caratteristiche un volto piuttosto incavato, elemento che può essere funzionale quando si deve rappresentare il cattivo della situazione. 

Sullo schermo ha appunto spesso ricoperto ruoli da "villain", con due su tutti, entrambi negli anni '90 ed addirittura nell'arco dello stesso anno.

Il primo è quello di Dorian Tyrell, personaggio interpretato nel film "The Mask", praticamente quasi il solo antagonista di tutta la pellicola, o almeno l'unico che rimane tale per tutta la durata.

Il secondo è quello di "Zed", personaggio iconico di un film pieno di personaggi iconici, in sella alla sua Harley, o meglio il suo "Chopper" come esigeva fosse chiamato, in Pulp Fiction.

In entrambi i casi sono state prestazioni eccellenti, di personaggi rimasti impressi nell'immaginario collettivo, anche se non protagonisti delle opere. 

"Paolo il caldo" (1973) #AnalisiTitolo