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venerdì 27 marzo 2026

"Just Friends" (2005) #Recensione

 Si tratta di una commedia comico-romantica in pieno stile americano, girata tra Stati Uniti e Canada, e che ha avuto anche nel cast la suddivisione dei ruoli appannaggio delle due stesse nazionalità, con volti noti americani della commedia comico-demenziale, come Anna Faris e Chris Klein, e la loro controparte canadese altrettanto nota, Ryan Reynolds.

La trama è molto semplice, scontata volendo essere più critici, ma non appare troppo debole per quello che poi alla fine è, una umile commedia su una storia d'amore di lunghissima gestazione.

Bene la prestazione di un po' tutto il cast, anche se il livello recitativo di Anna Feris, appare un abisso sopra gli altri.
Sempre rimanendo sul cast, si può aggiungere che, nonostante fosse un po' appunto il genere cinematografico per cui venivano scelti di solito tali attori, la gran parte dei protagonisti di questa pellicola ricopre ruoli già visti, e per già visti si intende ruoli particolarmente simili in altri lavori di pochi anni prima.
Sia per Anna Faris, già persona svalvolata e dalle uscite surreali nella saga degli Scary Movie, sia per Ryan Reynolds, già latin lover un po' presuntuoso in Maial College, sia per Amy Smart, già ragazza attraente di paese abbandonata e poi cercata in The Butterly Effect, sia per Chris Klein, già bravo ragazzo in American Pie.
Un ultimo elemento sulla recitazione da sottolineare, è la discreta alchimia tra i personaggi dei due fratelli, molto credibili.

In sostanza un film un po' per tutti, senza troppe ambizioni, nonostante un cast abbastanza notevole, che regala qualche emozione, poche, e qualche sorriso, altrettanto pochi, ma che non irrita e non addormenta.
Accettabili ed appropriati anche il passo e la durata.

Di contro si potrebbe dire che non sia una di quelle pellicole invecchiate come il vino, in questi 20 anni dall'uscita infatti, alcune parole usate nel film, specialmente per descrivere l'omosessualità, non sono più socialmente accettate, e lo stesso Ryan Reynolds, dopo lo scandalo che ha coinvolto la moglie, non appare più come un volto onesto ed acqua e sapone come prima.                                   

lunedì 23 marzo 2026

"Misery" (1991) #Recensione

 Il film è notissimo a tutti coloro che sono cresciuti negli anni '90, dato che una volta uscito al cinema, è stato passato in televisione nella seconda metà della decade molteplici volte.

La trama è quella di uno scrittore talentuoso, che ha però raggiunto la notorietà più per una saga di racconti per la massa, che per le proprie opere che considera "d'autore".
Egli è solito ritirarsi in un piccolo albergo di montagna per terminare i suoi lavori, ed una volta finito l'ultimo libro a cui stava lavorando, riparte verso la città per festeggiare e pubblicarlo.
Tuttavia una tormenta di neve lo coglie di sorpresa, facendolo sbandare e... tutto il resto sarebbe svelare troppo.

Il film è davvero ben fatto nel suo insieme, passo lento ma voluto e quantomeno costante, stesso per gli scenari e le scenografie, appropriati e coerenti.

Molto bene la recitazione, soprattutto quella della coprotagonista Kathy Bates, che fu infatti acclamata dalla critica per la sua prestazione.
Anche quella di James Caen (nella parte dello scrittore) fu considerata all'altezza.

Bene la trama, semplice ma efficacie, e molto bene il taglio drammatico che è stato voluto dare all'opera.
Si tratta infatti quasi di un film horror, dove la suspence ed i colpi di scena, spesso violenti, sono tra gli aspetti più curati.

Male il finale, anzi gli ultimi 20 minuti per intero, iniziano infatti ad accadere tutta una serie di ingenuità surreali da parte di alcuni personaggi, lo sceriffo è uno di essi, e tutta una serie di forzature per rendere il finale più acceso, come per esempio lo scontro fisico finale.

Malissimo il titolo, da intendersi quello adattato nella versione italiana, è stato distribuito infatti come "Misery non deve morire", svelando, come già trattato spesso anche su questo blog, metà della trama.

giovedì 19 marzo 2026

"Asbestos is a bigger problem than we thought" (2026) #Recensione

 Come già trattato in passato, "Veritasium" è un canale di Youtube dedicato alla scienza ed alla fisica, creato e portato avanti da Derek Muller.
Purtroppo negli ultimi anni, a causa del sempre minor tempo da dadicarli da parte del suo fondatore, è passato in mani più generiche, quelle che oggi va di moda chiamare "Corporations".
Il risultato è una serie di compromessi da dover accettare nel continuare a visionarne i contenuti, tra i quali, per fare un esempio, il fatto che i titoli del video cambino nome del tempo, scelta che favorisce l'algoritmo di Youtube che li riconosce come nuovi filmati e li promuove nuovamente.

Questo ultimo aspetto era essenziale da sottolineare per avvisare che il titolo di questo post ed il titolo del video in questione potrebbero non combaciare più in futuro.
Ed in generale tutta la premessa riguardo al canale era rilevante per anticipare come la qualità e l'originalità dei video si siano uniformate a quelli che sono gli standard del modo di comunicare di molti canali televisivi possieduti dalle nominate corporazioni.

Detto questo il video nello specifico riguarda un argomento molto importante e quasi sempre insabbiato a priori per volere politico e/o economico, quello dell'amianto, che in inglese è chiamato proprio "Asbestos". (Anche se forse sarebbe più sensato dire in greco). 

Il risulato è un documentario di quasi un'ora che vorrebbe approfondire tale argomento, sensibilizzare l'opinione pubblica, e dare anche nozioni tecniche che possano appassionare un utente esperto, purtroppo però non riesce in nessuno di questi aspetti.
L'approfondimento è infatti troppo legato ad eventi e regolamentazioni avvenute e presenti sul suolo americano, quindi davvero poco internazionale, per un problema che è invece globale.
La parte di spiegazioni a livello molecolare risulta non abbastanza intrigante o quantomeno di intrattenimento per un pubblico non esperto, appesantendo inutilmente la visione.
Mentre la parte di sensibilizzazione potrebbe anche aver funzionato, se non fosse stata cercata una direzione, anche con musiche e narcisismi vari inutili, troppo sensazionalistica e spettacolarizzata.

In conclusione un documentario che manca di coinvolgere pienamente, e che se pur snoccioli un certo numero di informazioni teniche specifiche fondate, allegando pure dati e studi, appare sconclusionato, forse anche per la vastità della scelta degli aspetti sull'argomento che vuole trattare.
Non viene dunque da consigliarlo, a differenza del nostrano episodio di Blunotte sull'argomento, presentato da Carlo Lucarelli, che invece ne tratta pochi aspetti e con un tempo a disposizione maggiore, risultando più guardabile, coinvolgente e sconvolgente. 

domenica 15 marzo 2026

Chi ha pronunciato la battuta "You talkin' to me?" ?

Rispondendo subito alla domanda, è stato l'attore americano Rober De Niro.

Attore ormai ottuagenario, che salvo la partecipazione in "The Irishman" di Martin Scorseze, insieme ad altri pilastri del cinema americano, è per sopraggiunta anzianità sparito dalle scene e quindi non è più conosiciuto dalle nuove generazioni come lo è stato per le precedenti.

Tuttavia, il suo successo rimarrà indelebile nel mondo del cinema occidentale, anche grazie a frasi come quella in questione, che lo hanno reso ancora più famoso, facendolo diventare cinematograficamente immortale.

Nello specifico la citazione proviene dal film "Taxi Driver" del 1976, pronunciata dal personaggio di Travis Bickle, un tassista appunto, iterpretato da Robert De Niro, durante un monologo con se stesso fatto allo specchio.
La pellicola ebbe un successo eccezionale, anche e soprattutto grazie alla presenza ed alla prestazione di De Niro come protagonista.

La frase però superò addirittura il successo del film, tanto che moltissimi la conoscono e la citano tutt'oggi, senza aver visto tale pellicola, o addirittura senza sapere nemmeno da quale film provenga.

Fu tradotta nel doppiaggio in italiano con "Ma dici a me?", e la sua gestazione è stata molto interessante, anche se non poi cosi rara nel mondo del cinema. 
Sembra infatti che nel copione fosse scritto soltanto di parlare con se stesso allo specchio, e durante il monologo De Niro abbia improvvisato quella frase, ripetendola più volte.

Il risultato è stato un tale successo, soprattutto negli anni, che l'istituto cinematografico americano, ha deciso di inserirla al decimo posto nella classifica delle più grandi citazioni di sempre. 


giovedì 12 marzo 2026

"Dallas Buyers Club" (2013) #Recesione

 Si tratta di un film che più americano non potrebbe essere, girato infatti interamente negli Stati Uniti d'America, con attori americani, tratta vicende più o meno reali accadute sul suolo americano, a loro volte intrise di elementi tipici della cultura statunitense come la monta dei tori negli stati dove viene praticata.

La trama è quella di un uomo molto attivo sessualmente, dichiaratamente etero convinto, che si ritrova ad essere diagnosticato come infetto dal virus dell'H.I.V., al tempo (il film si svolge temporamente nella seconda metà degli anni '80) ritenuto una prerogativa del mondo omosessuale.

Il film ha alcuni aspetti eccelenti, e molti deludenti.

Partendo dà ciò che si può elogiare, il primo elemento non è in discussione, ed è la recitazione all'altezza di tutto il cast, ma nello specifico la straordinaria prestazione del duo Matthew McConaughey, come protagonista, e Jared Leto, ai quali è valsa la candidatura, e poi la vittoria, agli Oscar dell'anno successivo, nei rispettivi ruoli.
La gestazione del film è stata molto lunga ed è curioso scoprire che McConaughey fu scelto anche per le sue origini texane, e quindi in grado di rappresentare, anche a livello di accento, quelle del protagonista.
Mentre Leto ricevette alcune critiche per aver recitato nella parte di un uomo transgender, alle quali rispose che se ad un etero non dovesse essere permesso di interpretare un personaggio gay, questo priverebbe il mondo gay del poter interpretare personaggi etero.

Ora passiamo ai molteplici aspetti deludenti :
Innanzitutto per quanto la colonna sonora non suoni invasiva od inappropriata, appare proprio insipida e poco ricercata.
Il film di per se inoltre è un po' tutto una continua suspence per dei colpi di scena memorabili ed ecclatanti che mai arrivano realmente, nonostante vi siano scene ben fatte e che sorprendono, non è mai veramente eccitante seguire e parteggiare per i personaggi.
La sue quasi due ore scorrono abbastanza bene e non appare di durata eccessiva, tuttavia il passo è abbastana lento in generale.
Non approfondisce niente, non si termina il film con una conoscienza maggiore del mondo dell'H.I.V., nè del mondo della tossicodipenza, nè del mondo della omosessualità, solo un senso maggiore di consapevolezza di alcuni rischi, ma è tutto tranne che informativo su tali argomenti.
Male anche gli aspetti scientifici, che infatti hanno fatto ricevere al film diverse accuse di voler divulgare della pseudoscienza.
E per ultimo l'aspetto più deludente, forse persino irritante, il fatto che, per una pellicola che vorrebbe in sostanza trattare una storia veria, la autenticità dei fatti è davvero basilare.
Il vero protagonista infatti non era etero, ma apertamente bisessuale, non odiava gli omosessuali, come dichiarato nel film, non cavalcava tori, ma si limitava a bazzicare tale mondo, non aveva atteggiamenti violenti contro amici e forze dell'ordine, etc..

In conclusione un film che è stato premiato per quello che meritava, ossia la recitazione dei propri attori di punta, che vale la pena ribadire essere stata eccellente, e per il miglior trucco, nonostante il badget irrisorio per una produzione hollywoodiana.
Budget stesso, che è stato incassato 10 volte al botteghino, anche questo meritatamante, perchè nonostante sia un film con molti aspetti deludenti, non è di per se un pessimo lavoro.

domenica 8 marzo 2026

The Joe Rogan Experience - Charlie Sheen #Recensione

 Come detto più volte nei post precedenti, Joe Rogan conduce un podcast al cui interno vengono intervistate personalità più o meno note, tra le quali anche membri del mondo cinematografico.

E' stato questo il caso quando come ospite è stato invitato Charlie Sheen.
Ormai non più all'apice del successo, anzi probabilmente all'estremo opposto, l'attore si è comunque distinto per essersi prestato alle domande per tutte le quasi 3 ore di intervista, e per aver risposto in maniera interessante e coinvolgente, mantenendo inoltre una compostezza e dignità che gli erano venute a mancare negli ultimi anni, in cui era finito in riabilitizzazione per problemi di alcol e droghe.

Lontani sono infatti i tempi del suo momento di maggiore notirietà per aspetti positivi, grazie a pellicole come "Hot Shots" o a serie televisive come "Due uomini e mezzo", ma ciò nonostante, anche grazie alle domande di Rogan ed alla sua gestione dell'intervista, è apparso il vecchio Charlie Sheen, con la mente lucida e la voglia di parlare di cose personali e cinematografiche.

Le domande infatti hanno svariato su moltissimi temi, da quelle riguardanti le riprese del colossal di successo "Apocalypse now", durante il quale l'attore, ancora bambino, si spostò per mesi con la famiglia all'estero, dato che il padre Martin Sheen era tra i protagonisti del film.
Passando a domande molto personali, riguardanti l'uso e l'abuso di droghe, ed i rapporti con il resto dei familiari.

Curiosa, se pur macabra, la coincidenza che per tutta la parte iniziale dell'intervista i due dialoghino e si confrontino riguardo all'assassinio del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, avvenuto per un colpo d'arma da fuoco sparato da lontano, il tutto mentre stava avvenendo in tempo reale, con le stesse modalità, l'assassinio del noto attivista Charlie Kirk, notizia che i due apprendono pochi minuti dopo in diretta.

In sostanza comunque una intervista molto ampia ma interessante, con tematiche di interesse specifico per un pubblico statunitense, ma anche molti aneddoti ed elementi riguardanti il mondo della cinematografia, a partire dalla presenza dello stesso Sheen, che almeno in questa performance sembra proprio valere la pena di consigliare. 

mercoledì 4 marzo 2026

"The Joe Rogan Experience" #Recensione

 Forse non proprio una recensione, ma più una descrizione, tanto per segnalarlo a coloro i quali ancora non fossero a conoscenza della sua esistenza, ed ancor più nello specifico per far sapere che al suo interno, tra le moltissime personalità più o meno famose che vengono intervistate, vi sono anche molti membri nel mondo cinematografico.

Joe Rogan possiede infatti da ormai più di 15 anni, un podcast di grandissimo successo, che ha ben presto varcato i confini statunitensi e che negli anni ha stretto contratti da centinaia di milioni di dollari per poter essere diffuso sulle più note piattaforme. 

Il formato è abbastanza classico, un invervistatore, una scrivania ed un intervistato, e non è mutato sostanzialmente quasi per niente nel corso degli anni, salvo la caratura degli ospiti che è andata man man crescendo.

Allo stesso tempo ha però una sua peculiarità nella durata, il suo podcast infatti raggiunge spesso le 3 ore e talvolta addirittura le 4.
Questo dato da solo fa capire bene la bravura di Rogan nel riuscire a mantenere alta e costante l'attenzione per tutto quel tempo, sia nello spettatore/ascoltatore che nell'interlocutore, fermo restando che chi non lo apprezza non riuscirà comunque a terminare le puntate.

La dicitura "spettatore/ascoltatore" è data dal fatto che al momento il suo podcast, o come vuole far interndere lui dal nome che gli ha dato, "l'esperienza", viene seguita principalmente su due piattaforme, quella audio di Spotify, e quella audio/video di Youtube.

Non tutto questo oro però ha sempre luccicato, vi sono infatti state negli anni diverse controversie, principalmente a causa di visioni personali dello stesso Rogan, dalle teorie sulle cospirazioni, fino alle sue posizioni politiche, che nel tempo sono si sono anche spostate consideravolmente.

In sostanza però una "eperienza" che vale la pena provare, e che per quanto possa apparire insormontabile inizialmente sbirciando la durata da una puntata, può darsi che, anche grazie specificamente all'ospite di turno, si trasformi in un lungo ma piacevole viaggio nella conoscenza. 

domenica 1 marzo 2026

Chi è Joe Rogan?

 Joe Rogan è il nome d'arte, o meglio semplicemente l'abbreviazione con cui ha scelto di essere conosciuto, di Joseph James Rogan Jr. 
Noto principalmente al momento per il podcast da lui ideato e condotto, "The Joe Rogan Experience", che ha raggiunto un successo inimmaginabile ed ormai planetario.

Egli proviene però da altri ambienti, nato e cresciuto nella east-coast, inizia come comico, spostandosi successivamente sulla west-coast, dove prenderà parte a diverse serie televisive.

Sul piccolo schermo si sposterà da qualcosa di registrato a qualcosa in diretta, diventando prima intervistatore e poi anche commentatore per il circuito delle arti marziali miste.

Tornerà ad esibirsi come comico, ma verso la fine degli anni 2000 inizierà a dedicarsi a quella che oggi è la sua attività principale, il suo famosissimo podcast.

Non ha mai perso negli anni la propria eccezionale forma fisica, ancor più sorprendente se si considera che è alle soglie dei 60 anni, continuando ad allenarsi regolarmente, mentre ha cambiato recentemente e radicalmente la propria fede politica.

Quest'ultimo non è l'unico elemento per il quale ha suscitato controversie, le sue posizioni infatti sono state ritenute talvolta poco serie, come le sue difese delle teorie complottiste per esempio, altre volte molto progressiste come il matrimonio aperto a tutti, o troppo irresponsabili come lo schierarsi a favore del diritto di possedere armi.

La vita privata invece non è stata oggetto di quasi nessuna particolare attenzione, spostato, con 3 figli, di cui uno adottivo, non si è mai ritrovato in qualche grande scandalo hollywoodiano.

venerdì 27 febbraio 2026

"Room" (2015) #SpiegazioneTitolo

 Per chi abbia visto il film non c'è molto da spiegare, ma per tutti gli altri magari due parole possono aiutare a capirlo meglio (Il titolo), anche nel suo aspetto meramente linguistico.

Innanzitutto la versione doppiata in italiano mantiene quello originale, che significa ovviamente "Stanza".
Tuttavia il film si basa su di un romanzo scritto pochi anni prima, dal titolo omonimo, ma che in italiano era stato adattato con un assurdo "Stanza, letto, armadio, specchio".
 
Il perchè libro e film siano stati chiamati semplicemente "Room" è dato dal fatto che tutte le scene di reclusione si svolgono in un capanno, con letto e bagno, ma che in sostanza è composto da una sola stanza.
 
Da notare anche l'aspetto puramente linguistico, di come si parli di "Room" e non di "The room", proprio perchè il modo di parlare del bambino protagonista, adottato per complicità anche dalla madre, è spesso senza articoli. 

lunedì 23 febbraio 2026

"Trainspotting", Benvenuto negli "enta"..

 Certamente un traguardo più serio e più conosciuto rispetto a quello riguardante il blog, oggi infatti, il film capolavoro "Trainspotting", compie ufficialmente 30 anni dalla sua uscita. Era proprio il 23 Febbraio del 1996 quando fu proiettato per la prima volta nel Regno Unito.

Nel suo descrivere un mondo cosi lontano dalla stragrande maggioranza delle persone ottenne un successo inimmaginabile, anche per chi ne conosceva l'ottima base del libro di Irwine Welsh da cui è stato adattato.

I 4 protagonisti fittizzi, divennero quasi delle persone reali nella mente di molti, talmente tridimensionali da coinvolgere lo spettatore pienamente, nonostante l'argomento quasi surreale per una persona comune.

Il sequel è stato, molti anni dopo, senza mezze misure indegno, tanto che nei più grandi appassionati della pellicola, i 4 ragazzi sono ancora tuttoggi giovani, scapestrati e persi in problemi più grandi di loro. 

sabato 21 febbraio 2026

Non ci resta che piangere (1984) #Recensione

 "Non ci resta che piangere" è un film che ha compiutò già 40 anni e che nel tempo è passato dall'essere stato un grande successo al botteghino, al diventare un film di culto, di quelli che si deve aver visto della commedia italiana.
Tuttavia come spesso accade, nonostante furono tagliate tantissime ore di girato per quanto si erano divertiti gli attori sul set non riuscendo

a stare seri, non è tutto oro quello che luccica, o per dirlo meglio, non tutti hanno visto brillare questa pepita.

La trama è ovviamente quasi completamente incentrata sui due protagonisti, Roberto Benigni e Massimo Troisi, nei panni rispettivemente di maestro e bidello di una scuola.
I due si ritrovano fermi ad un passaggio a livello, ed imboccando una piccola strada secondaria per scansarlo, finiscono ad un casolare dove passeranno la notte.
Al loro risveglio, e non prima di alcune vicende che gli risultavano strane per l'epoca contemporanea, scoprono di essere finiti nel 1400, e di dover quindi fare i conti con usi, costumi e tradizioni del periodo.
Nascono tutta una serie di situazioni quindi, che li porteranno a giro per il piccolo borgo toscano in cui si trovano, ma anche molto oltre, fino addirittura all'incontro con Leonardo Da Vinci.

Il film come detto ottenne un eccellente riscontro di incassi, ed è stato consacrato nel tempo come una perla e pietra miliare della comicità italiana, ciò nonostante, non tutti i pareri, soprattutto della critica, furono uniformi.
La parte maggiormente contestata è stata la decisione dei due, che sono stati anche gli autori della sceneggiatura, di dirigersi da soli, risultando così un lavoro che a livello tecnico sarebbe potuto essere stato fatto meglio, da un regista esterno.
Per quanto riguarda il cast, l'unica candidatura ad un premio personale di settore fu quella a Paolo Bonacelli, per la parte molto minore di Leonardo Da Vinci. Premio che poi non vinse.
Per il resto è presente il Monni, che è un po' sempre troppo e solo Il Monni in tutti i film, e che quindi non aggiunge un qualcosa di particolare all'opera.

Di positivo si potrebbe salvare l'idea del nome del piccolo borgo toscano immaginario, tale "Frittole", nome simpatico ed orecchiabile, che sicuramente è rimasto nella mente della gente ben oltre la fine del film.
Di fatto però non vi fu molto di toscano nel film a parte la presenza dei suddetti attori, dato che la quasi totalità del luoghi in cui furono girate le scene si trovano nel Lazio, compreso il rinomato passaggio a livello di una della scene chiave e più famore del film.

In sostanza un film che soggettivamente o piace molto o piace poco, senza vie di mezzo, e che forse di un po' più oggettivo ha il fatto che la somma del valore dei due attori, non sia proprio stata accresciuta dall'essere l'uno accanto all'altro, ma che sia risultata soltanto la somma dei due singoli, che sono apparsi più come due entità che come un duo comico.

mercoledì 18 febbraio 2026

Ed un lustro se ne andò..

Stavolta niente immagini di torte generate con l'A.I. per festeggiare i primi 5 anni del blog.

Invece, un abbastanza forzato tenativo di titolo sofisticato, ed un ancor più goffo giro di parole per dire che essendo "lustro" sinonimo di "lucido", è con gli occhi lustri, magari dati dall'alcol dei festeggiamenti, che è possibile dichiarare che oggi, questo piccolo blog ha compiuto 5 anni di età.

Nella realtà, niente di cosi commovente e festoso, ma certamente un po' di orgoglio, quantomeno per la costanza e la coerenza con se stesso.

Arrivederci tra un'altro lustro. 

domenica 15 febbraio 2026

"Midori - La ragazza delle Camelie" (1992) #Recensione

 Si tratta di un film uscito ad inizi anni '90, basato su di una serie di cartoni della decade presecente.
Riguarda pienamente il mondo e la cultura giapponese, nel bene e nel male, con tutti i suoi clichè e stereotipi, e non può essere considerato propriamente un lungometraggio, data infatti la durata di soli 44 minuti è catalogato generalmente come "Mediometraggio".

La trama riguarda una giovanissima ragazza, che una volta persa la madre a causa di una infestazione di topi nella propria casa, finisce in maniera permanente in un gruppo di circensi, con i quali si sposterà, nonostante subisca da loro costanti violenze di vario tipo, sia fisiche che psicologiche, e nonostante la propria costante volontà di tornare a casa.

Il film è abbastanza coerente nelle proprie tematiche, ma proprio per il fatto di essere piuttosto sopra le righe, ed inusuale come anime, fù da prima proibito e poi lasciato essere divulgato ma con la restrizione ai minori di 18 anni, dettaglio che rimange in vigore tutt'oggi.

Sicuramente peculiare, sia per l'epoca che per l'attualità, sembra più aver suscitato scalpore per modi e scene dipinte in modo sfacciato, più che sofisticato, e le sue stesse tematiche non sono poi così divergenti ed originali rispetto ad un "La strada" di Fellini, di circa 40 anni prima. 

In sostanza un'opera che vale la pena vedere solo ed escluvamente se vi è alla ricerca di un qualcosa di provocatorio, o se si è profondi appassionati di anime e cultura giapponese in generale, o se si vuole addentrarsi in quella che è la storia del cinema giapponese senza necessariamente essere alla ricerca dei pezzi più pregiati di essa. 

mercoledì 11 febbraio 2026

"Swing Girls" (2004) #Recensione

 "Swing Girls" è una sorta di versione Giapponese basata sul genere musicale Jazz, del film americano uscito appena l'anno prima chiamato "School of Rock".
(Le similarità sono innumerevoli, ma non serve starle ad elencare)

La trama accade più o meno tutta all'interno di una scuola, un gruppo di studentesse giovanissime si ritrova prima nolente e poi volente a rimpiazzare il gruppo jazz ufficiale della scuola. Scoprendo appunto in se stesse una grande forza di volontà, ed una inaspettata passione per la musia Jazz.

Il film a dire il vero appare in diversi aspetti un po' una forzatura, trattandosi di un genere musicale abbastanza elitario rispetto ai grandi classici come pop e rock, appare difficile da credersi che un intero gruppo di ragazzi vi si dedichi appassionatamente ed incondizionatamente.
Lo stesso vale per la difficoltà che l'operazione richiede rispetto ai suddetti generi più semplici e diffusi.

Tuttavia la pellicola non ha nulla di criticabile sotto gli aspetti più tecnici, scorre infatti bene, non è di durata eccessiva, e anche le inquadrature sono buone. Meno forse i tagli e gli scenari che risultato soltanto passabili.

In sostanza un'opera che si potrebbe quasi riassumere come un insieme di colpi di scena poco entusiasmanti, che esce sospettosamente a ridosso di un lavoro simile che ha avuto un successo planetario, e che se fosse uscito oggi, avrebbe magari potuto ricevere delle critiche di "appropriazione culturale", dato che il Jazz viene considerata musica "nera". Lo stesso che forse accadrebbe a "The Commitments".

domenica 8 febbraio 2026

Wikipedia come database cinematografico?

 Su questo blog sono già stati trattati altri database ufficiali a tema cinema, come l'I.M.D.B., che sono una ottima risorsa per un pubblico interessato all'argomento e facilmente reperibili online.

Un'altro sito che ne condivide molte delle caratteristiche, è Wikipedia. 
Anch'esso ad un click di distanza, ed anch'esso basato su di un tipo di struttura, e di navigazione, ipertestuale.

Il risultato è che anche su Wikipedia è possibile reperire, senza mai perdersi, informazioni sul mondo della cinematografia.
Vi sono infatti pagine riguardanti praticamente ogni film di rilievo mai uscito, lo stesso vale per pagine e biografie di attori e registi.
La caratteristica di essere costantemente soggetta a revisione da parte degli utenti stessi, le permette inoltre di essere aggiornata ed attendibile.

Quindi si!, Wikipedia è un ottimo "database" cinematografico da poter usare a piacimento, e naturalmente gratuito.

mercoledì 4 febbraio 2026

La "Bubba Gump Shrimp Company" non è rimasta soltanto sullo schermo..

 La compagnia creata da Forrest Gump nell'omonimo film, fu veramente realizzata, ad opera della stessa casa produttrice del film, arrivando a contare decine di punti di ristorazione in tutti gli Stati Uniti d'America.

Non fu l'unica iniziativa a passare dallo schermo alla realtà riguardante tale pellicola, ma quello che la rende ancor più surreale è il fatto che l'attore che ha interpretato "Bubba", il vero iniziatore di tutta la "saga" dei gamberetti nel film, per scelta personale ha deciso di non volervici mettere mai piede.

Da sottolineare come la catena si sia espansa anche oltre i confini nazionali, ma forse più in paesi esotici, dato che la grande maggioranza del resto dei paesi anglofoni, chiama i gamberetti orgogliosamente "Prawns".


domenica 1 febbraio 2026

"Amarcord" (1973) Scene curiose

 "Amarcord" è un film di grande successo dei primi anni '70, diretto niente di meno che da Federico Fellini ed ambientato nella sua Rimini.

Ma dato che di un film del genere è certamente stato detto di tutto e di più, questo sarà un post un po' diverso dal solito, anzichè la solita recenzione.

Riguarderà soltanto alcune scene, che sono apparse a loro modo, se pur diverse tra loro, originali/interessanti/curiose : 

La prima è la poesia sui mattoni, recitata dal muratore in cantiere : (sbobinata come è, in dialetto, ma certamente comprensibile)

Mio nono fava i matoni,
mio babo fava i matoni, 
fazo i matoni anche mè, 
ma la casa mia n'dov'è?
 
Sicuramente inaspettata, perchè non ci si aspetta di trovare un qualcosa di profondo ad ogni angolo di un film, nemmeno se si tratta di un'opera di Fellini, e altrettanto sicuramente, fa riflettere.
 
La seconda scena è quella della immensa nevicata che ricopre le case, e soprattutto le strade di Rimini.
La neve era ovviamente finta, anche se si rifaceva ad una delle grandi nevicate avvenute in città nella storia (Il film tuttavia fu girato interamente a cinecittà).
Vuoi per l'effetto sorpresa, nessuno poteva prevedere di vedere quei cumuli all'improvviso nel film, vuoi per l'aspetto dell'evento atmosferico che calma tutti gli animi (elemento talvolta usato nella cinematografia, come anche nel film "Magnolia" del 1999).

La terza scena, è quella finale, dopo che in molti frangenti durante l'opera si erano visti personaggi guardare in camera, cosa piuttosto inusuale e decaduta dai tempi dei film muti, si vede un personaggio rivolgersi al pubblico salutandolo direttamente e dicendo pure di andare a casa.

Naturalmente nota doverosa riguardante il titolo, ancora una volta, scelta azzeccatissima, piena di significato, orecchiabile, internazionale, scelta davvero eccezionale, ma ed essa è gia stato dedicato un intero altro post su questo blog.


martedì 27 gennaio 2026

Chi era Brigitte Bardot

 Brigitte Bardot, all'anagrafe Brigitte Anne Marie Bardot, è stata una personalità dello spettacolo francese che ha dimostrato le proprie capacità in moltissimi settori e che con esse è andata ben oltre i confini nazionali, diventado famosa in tutto il mondo, o almeno in tutto quello occidentale.

Nata e cresciuta in francia, ha continuato a vivere li anche una volta raggiunto il successo, partendo dal ballo, si è poi affermata anche come modella, cantante, ed ovviamente come attrice.

Attiva principalmente negli anni sessante, dove diventa anche una icona della femminilità ed un sex simbol, si ritira dalle scene ad appena 40 anni, dedicando il successivo mezzo secolo principalmente all'attivismo politico, in particolare quello per i diritti degli animali.

Proprio la politica però sarà uno dei terreni dove scatenerà il maggior numero di controversie, legate principalmente alle proprie posizioni riguardo all'immigrazione.

Muore a 91 anni nella sua Francia che tante soddisfazioni e critiche gli aveva riservato, di lei rimarranno ricordi indelebili nella cinematografia e nel mondo delle icone femminili più conosciute di sempre. 

domenica 25 gennaio 2026

Che cosa vuol dire "Checco Zalone"?

 Il titolo sembra ambiguo perchè viene usualmente dato per scontato che si tratti di un nome, d'arte o anagrafico ma pur sempre di un nome.

La spiegazione invece è molto diversa, perchè Checco Zalone, "nome d'arte" di Luca Pasquale Medici, è fatto per sembrare un nome ma è in realtà una espressione.

Luca Medici infatti, nato e cresciuto in Puglia, decise di adottare come nome per la sua carriera artistica "Checco Zalone" apparente contrazione di Franscesco Zalone, ma che proviene invece da un modo di dire tipicamente barese, ossia "Che cozzalone!", che significa una sorta di "Che tamarro!", e viene usato per descrivere una persona rozza ed eccentrica nei modi, gli stessi modi che poi egli porterà con i propri personaggi prima nel cabaret e poi al cinema, dimostrando quanto il nome fosse stato azzeccato.

giovedì 22 gennaio 2026

"Buen Camino" (2025) #Recensione

 E' il "Nuovo film di Checco Zalone", come viene talvolta appellato in radio e televisioni senza che nemmeno ne venga riportato di fatto il titolo. Perchè l'Italia è cosi, il conformismo sfrenato vince spesso su tutto, moda e tradizioni seguite ciecamente, soprattutto sotto Natale, dove il pellegrinaggio al cinema è doveroso, ed il cinepanettone si guarda indipendentemente dal suo valore.

Pellegrinaggio che è anche il tema del film, Zalone, nei panni di un ricco imprenditore, o ancora meglio ricco ereditiero, si trova a dover affrontare delle difficoltà familiari, dalle quali non si può esimere delegandole come fa per un po' tutti gli altri aspetti non ricreativi della propria vita.
Nello specifico la figlia decide di intrapredendere il "Cammino di Santiago", un lunghissimo percorso da far solitamente a piedi, che porta fino a Santiago de Compostela in Spagna, e che può essere scelto per moltissime ragioni, da quelle più ovvie, come quelle religiose o spirituali, fino a quelle personali di vario genere.
Checco dunque, si troverà ad "inseguire" la figlia in questa sua "fuga", e successivamente ad accompagnarla, scoprendo anche alcune cose importanti su se stesso.

Il film è il più classico dei cinepanettoni, testimone ereditato dai vari "mostri sacri" del genere, da Jerry Calà alla più presente delle coppie del settore, quella formata da Christian De Sica e Massimo Boldi.
L'apoteosi del trash, come si richiede da copione, con battute forzate, battute scontate, battute urlate e battute già sentite.
Peccato perchè Zalone, all'anagrafe Luca Medici, di ha abituato a ben altro. Ossia molta più sofisticatezza nel suo umorismo dissacrante. Oltre che ad aver dato prova negli anni di essere anche ben altro, un eccellente musicista, cantautore, cabarettista, imitatore, etc..
Qui invece sceglie la strada più breve, anche se figurativamente nel film è la più lunga.
Lo dimostrano anche i pochi sforzi persino per trovare nomi, il protagonista si chiama infatti Checco Zalone, perchè anche questo aiuta a portare gente a vederlo.

Un film dunque che delude immensamente, specialmente chi ha veduto altre sue opere cinematografiche, che sembra fatto ed infiocchettato per massimizzare i profitti, e cosi è stato, come anche in passato per la stragrande maggioranza dei cinepanettoni, anche se probabilmente è ritenuto improprio chiamarlo cosi.
Ad ogni modo il botteghino ha parlato e parlato forte e chiaro, il film è campione di incassi di Natale, e probabilmente si porterà a casa molti altri record legati al profitto, ma rimane un'opera vuota, che lui si poteva risparmiare, e che non aggiunge niente alla sua carriera ed al suo curriculum, forse giusto qualcosa al suo conto in banca.

Da segnalare una nota curiosa, ossia la presenza di Martina Colombari, ex miss Italia e solitamente negli anni emblema della bellezza, che ricopre un ruolo inaspettato, quello della ex moglie del protagonista, che non nasconde i propri anni, e che infatti è stata difficilmente rinosciuta da coloro che non erano già informati della sua presenza. 

"Just Friends" (2005) #Recensione