Innanzitutto, dopo tanto criticare, giustamente, anche su questo blog, le varie scelte di titoli per le opere nostrane e le traduzioni e gli adattamenti di quelli stranieri, è giusto complimentarsi con quello in questione, che per una commedia leggera, specialmente per una comica e un po demenziale, appare assolutamente ben scelto ed adeguato sotto tutti i punti di vista. Risulta infatti oggettivamente simpatico, orecchiabile, ermetico quanto basta, e non offensivo in qualche modo o scontato, oltre che in un certo senso pertinente con la trama.
Tuttavia, non è stato coniato per l'occasione, si riferisce infatti ad una frase pronunciata costantamente dal duo comico attivo molti anni prima, quando la televisione era ancora in bianco e nero, formato dallo storico Walter Chiari e da Carlo Campanini, era infatti quest'ultimo ad invitare l'altro ad entrare "in scena" usando quella frase, in molti dei loro sketch.
Volendo risalire maggiormente all'origine della frase, i sovracitati l'avevano ripresa a loro volta da un duo comico ancora precedente, dal nome "Fratelli De Rege".
La scelta di usarlo come titolo per una commedia di molti decenni dopo, non è dunque casuale o data soltanto dagli aspetti elogiabili già elencati di tale frase, ma anche dal fatto che sia stata un tributo all'avanspettacolo all'italiana, elemento che infatti è presente in molte delle scene del film.
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