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domenica 19 aprile 2026

"Vieni avanti cretino" (1982) #Recensione

 E' un film che si avvia a compiere mezzo secolo, ma che viene ancora ricordato con affetto da un po' tutte le generazioni precedenti, Millennial compresa.

La trama non è ovviamente complessa, si tratta di tale Pasquale (Lino Banfi), che essendo appena uscito dal carcere dopo 2 anni di reclusione, si affida al cugino, dipendente di un ufficio di collocamento, per trovargli un lavoro.
Iniziano quindi una serie di scenette, indipendenti ma allo stesso tempo con collegamenti tra loro, legate alle sue nuove esperienze lavorative, le quali falliscono tutte miseramente e solitamente nell'arco di poche ore.

Il film è uno dei più noti della commedia all'italiana, con un po' tutti i crismi che si sono poi riversati, proprio dall'anno successivo in poi, all'interno dei "Cinepanettoni".
Sono presenti infatti tutti i temi classici, dal nudo quasi completo di qualche bella ragazza, al tema del sesso costantemente in sottofondo e non, alla cafonaggine, all'umorismo urlato, ed il tutto naturalmente condito dalla solita alluvione di doppisensi forzati.

Si possono elogiare : la durata, circa 90 minuti che non stancano, il passo, sostenuto e regolare, ed alcune scene riuscite piuttosto bene, come l'incontro con il prete amico d'infanzia.
Quasi tutto il resto però non regge il confronto con altri pilastri del cinema comico italiano degli stessi anni, uno su tutti quello con la saga di Fantozzi, sia per forma che per contenuti.

E' poco di quello che dichiare di essere, ossia poco commedia, essendo una serie di scenette alla fine piuttosto slegate tra loro, e poco comico, dato che le battute e le scene che fanno realmente ridere sono rarissime.

E' presente molta della slapstick comedy, rappresentata dalle classiche torte in faccia, camerieri maldestri, e simili.

In sostanza un film che delude un po' su tutti i fronti, specialmente se lo si guarda a distanza di cosi tanti anni e dopo averne sentito parlare cosi tanto.
Passabile Lino Banfi (all'anagrafe Pasquale Zagaria), che alla fine interpreta più o meno il solito personaggio di tutta la propria carriera, con tanto di nome omonimo in questo caso. 

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