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sabato 21 febbraio 2026

Non ci resta che piangere (1984) #Recensione

 "Non ci resta che piangere" è un film che ha compiutò già 40 anni e che nel tempo è passato dall'essere stato un grande successo al botteghino, al diventare un film di culto, di quelli che si deve aver visto della commedia italiana.
Tuttavia come spesso accade, nonostante furono tagliate tantissime ore di girato per quanto si erano divertiti gli attori sul set non riuscendo

a stare seri, non è tutto oro quello che luccica, o per dirlo meglio, non tutti hanno visto brillare questa pepita.

La trama è ovviamente quasi completamente incentrata sui due protagonisti, Roberto Benigni e Massimo Troisi, nei panni rispettivemente di maestro e bidello di una scuola.
I due si ritrovano fermi ad un passaggio a livello, ed imboccando una piccola strada secondaria per scansarlo, finiscono ad un casolare dove passeranno la notte.
Al loro risveglio, e non prima di alcune vicende che gli risultavano strane per l'epoca contemporanea, scoprono di essere finiti nel 1400, e di dover quindi fare i conti con usi, costumi e tradizioni del periodo.
Nascono tutta una serie di situazioni quindi, che li porteranno a giro per il piccolo borgo toscano in cui si trovano, ma anche molto oltre, fino addirittura all'incontro con Leonardo Da Vinci.

Il film come detto ottenne un eccellente riscontro di incassi, ed è stato consacrato nel tempo come una perla e pietra miliare della comicità italiana, ciò nonostante, non tutti i pareri, soprattutto della critica, furono uniformi.
La parte maggiormente contestata è stata la decisione dei due, che sono stati anche gli autori della sceneggiatura, di dirigersi da soli, risultando così un lavoro che a livello tecnico sarebbe potuto essere stato fatto meglio, da un regista esterno.
Per quanto riguarda il cast, l'unica candidatura ad un premio personale di settore fu quella a Paolo Bonacelli, per la parte molto minore di Leonardo Da Vinci. Premio che poi non vinse.
Per il resto è presente il Monni, che è un po' sempre troppo e solo Il Monni in tutti i film, e che quindi non aggiunge un qualcosa di particolare all'opera.

Di positivo si potrebbe salvare l'idea del nome del piccolo borgo toscano immaginario, tale "Frittole", nome simpatico ed orecchiabile, che sicuramente è rimasto nella mente della gente ben oltre la fine del film.
Di fatto però non vi fu molto di toscano nel film a parte la presenza dei suddetti attori, dato che la quasi totalità del luoghi in cui furono girate le scene si trovano nel Lazio, compreso il rinomato passaggio a livello di una della scene chiave e più famore del film.

In sostanza un film che soggettivamente o piace molto o piace poco, senza vie di mezzo, e che forse di un po' più oggettivo ha il fatto che la somma del valore dei due attori, non sia proprio stata accresciuta dall'essere l'uno accanto all'altro, ma che sia risultata soltanto la somma dei due singoli, che sono apparsi più come due entità che come un duo comico.

mercoledì 18 febbraio 2026

Ed un lustro se ne andò..

Stavolta niente immagini di torte generate con l'A.I. per festeggiare i primi 5 anni del blog.

Invece, un abbastanza forzato tenativo di titolo sofisticato, ed un ancor più goffo giro di parole per dire che essendo "lustro" sinonimo di "lucido", è con gli occhi lustri, magari dati dall'alcol dei festeggiamenti, che è possibile dichiarare che oggi, questo piccolo blog ha compiuto 5 anni di età.

Nella realtà, niente di cosi commovente e festoso, ma certamente un po' di orgoglio, quantomeno per la costanza e la coerenza con se stesso.

Arrivederci tra un'altro lustro. 

domenica 15 febbraio 2026

"Midori - La ragazza delle Camelie" (1992) #Recensione

 Si tratta di un film uscito ad inizi anni '90, basato su di una serie di cartoni della decade presecente.
Riguarda pienamente il mondo e la cultura giapponese, nel bene e nel male, con tutti i suoi clichè e stereotipi, e non può essere considerato propriamente un lungometraggio, data infatti la durata di soli 44 minuti è catalogato generalmente come "Mediometraggio".

La trama riguarda una giovanissima ragazza, che una volta persa la madre a causa di una infestazione di topi nella propria casa, finisce in maniera permanente in un gruppo di circensi, con i quali si sposterà, nonostante subisca da loro costanti violenze di vario tipo, sia fisiche che psicologiche, e nonostante la propria costante volontà di tornare a casa.

Il film è abbastanza coerente nelle proprie tematiche, ma proprio per il fatto di essere piuttosto sopra le righe, ed inusuale come anime, fù da prima proibito e poi lasciato essere divulgato ma con la restrizione ai minori di 18 anni, dettaglio che rimange in vigore tutt'oggi.

Sicuramente peculiare, sia per l'epoca che per l'attualità, sembra più aver suscitato scalpore per modi e scene dipinte in modo sfacciato, più che sofisticato, e le sue stesse tematiche non sono poi così divergenti ed originali rispetto ad un "La strada" di Fellini, di circa 40 anni prima. 

In sostanza un'opera che vale la pena vedere solo ed escluvamente se vi è alla ricerca di un qualcosa di provocatorio, o se si è profondi appassionati di anime e cultura giapponese in generale, o se si vuole addentrarsi in quella che è la storia del cinema giapponese senza necessariamente essere alla ricerca dei pezzi più pregiati di essa. 

mercoledì 11 febbraio 2026

"Swing Girls" (2004) #Recensione

 "Swing Girls" è una sorta di versione Giapponese basata sul genere musicale Jazz, del film americano uscito appena l'anno prima chiamato "School of Rock".
(Le similarità sono innumerevoli, ma non serve starle ad elencare)

La trama accade più o meno tutta all'interno di una scuola, un gruppo di studentesse giovanissime si ritrova prima nolente e poi volente a rimpiazzare il gruppo jazz ufficiale della scuola. Scoprendo appunto in se stesse una grande forza di volontà, ed una inaspettata passione per la musia Jazz.

Il film a dire il vero appare in diversi aspetti un po' una forzatura, trattandosi di un genere musicale abbastanza elitario rispetto ai grandi classici come pop e rock, appare difficile da credersi che un intero gruppo di ragazzi vi si dedichi appassionatamente ed incondizionatamente.
Lo stesso vale per la difficoltà che l'operazione richiede rispetto ai suddetti generi più semplici e diffusi.

Tuttavia la pellicola non ha nulla di criticabile sotto gli aspetti più tecnici, scorre infatti bene, non è di durata eccessiva, e anche le inquadrature sono buone. Meno forse i tagli e gli scenari che risultato soltanto passabili.

In sostanza un'opera che si potrebbe quasi riassumere come un insieme di colpi di scena poco entusiasmanti, che esce sospettosamente a ridosso di un lavoro simile che ha avuto un successo planetario, e che se fosse uscito oggi, avrebbe magari potuto ricevere delle critiche di "appropriazione culturale", dato che il Jazz viene considerata musica "nera". Lo stesso che forse accadrebbe a "The Commitments".

domenica 8 febbraio 2026

Wikipedia come database cinematografico?

 Su questo blog sono già stati trattati altri database ufficiali a tema cinema, come l'I.M.D.B., che sono una ottima risorsa per un pubblico interessato all'argomento e facilmente reperibili online.

Un'altro sito che ne condivide molte delle caratteristiche, è Wikipedia. 
Anch'esso ad un click di distanza, ed anch'esso basato su di un tipo di struttura, e di navigazione, ipertestuale.

Il risultato è che anche su Wikipedia è possibile reperire, senza mai perdersi, informazioni sul mondo della cinematografia.
Vi sono infatti pagine riguardanti praticamente ogni film di rilievo mai uscito, lo stesso vale per pagine e biografie di attori e registi.
La caratteristica di essere costantemente soggetta a revisione da parte degli utenti stessi, le permette inoltre di essere aggiornata ed attendibile.

Quindi si!, Wikipedia è un ottimo "database" cinematografico da poter usare a piacimento, e naturalmente gratuito.

mercoledì 4 febbraio 2026

La "Bubba Gump Shrimp Company" non è rimasta soltanto sullo schermo..

 La compagnia creata da Forrest Gump nell'omonimo film, fu veramente realizzata, ad opera della stessa casa produttrice del film, arrivando a contare decine di punti di ristorazione in tutti gli Stati Uniti d'America.

Non fu l'unica iniziativa a passare dallo schermo alla realtà riguardante tale pellicola, ma quello che la rende ancor più surreale è il fatto che l'attore che ha interpretato "Bubba", il vero iniziatore di tutta la "saga" dei gamberetti nel film, per scelta personale ha deciso di non volervici mettere mai piede.

Da sottolineare come la catena si sia espansa anche oltre i confini nazionali, ma forse più in paesi esotici, dato che la grande maggioranza del resto dei paesi anglofoni, chiama i gamberetti orgogliosamente "Prawns".


domenica 1 febbraio 2026

"Amarcord" (1973) Scene curiose

 "Amarcord" è un film di grande successo dei primi anni '70, diretto niente di meno che da Federico Fellini ed ambientato nella sua Rimini.

Ma dato che di un film del genere è certamente stato detto di tutto e di più, questo sarà un post un po' diverso dal solito, anzichè la solita recenzione.

Riguarderà soltanto alcune scene, che sono apparse a loro modo, se pur diverse tra loro, originali/interessanti/curiose : 

La prima è la poesia sui mattoni, recitata dal muratore in cantiere : (sbobinata come è, in dialetto, ma certamente comprensibile)

Mio nono fava i matoni,
mio babo fava i matoni, 
fazo i matoni anche mè, 
ma la casa mia n'dov'è?
 
Sicuramente inaspettata, perchè non ci si aspetta di trovare un qualcosa di profondo ad ogni angolo di un film, nemmeno se si tratta di un'opera di Fellini, e altrettanto sicuramente, fa riflettere.
 
La seconda scena è quella della immensa nevicata che ricopre le case, e soprattutto le strade di Rimini.
La neve era ovviamente finta, anche se si rifaceva ad una delle grandi nevicate avvenute in città nella storia (Il film tuttavia fu girato interamente a cinecittà).
Vuoi per l'effetto sorpresa, nessuno poteva prevedere di vedere quei cumuli all'improvviso nel film, vuoi per l'aspetto dell'evento atmosferico che calma tutti gli animi (elemento talvolta usato nella cinematografia, come anche nel film "Magnolia" del 1999).

La terza scena, è quella finale, dopo che in molti frangenti durante l'opera si erano visti personaggi guardare in camera, cosa piuttosto inusuale e decaduta dai tempi dei film muti, si vede un personaggio rivolgersi al pubblico salutandolo direttamente e dicendo pure di andare a casa.

Naturalmente nota doverosa riguardante il titolo, ancora una volta, scelta azzeccatissima, piena di significato, orecchiabile, internazionale, scelta davvero eccezionale, ma ed essa è gia stato dedicato un intero altro post su questo blog.