"Amarcord" è un film di grande successo dei primi anni '70, diretto niente di meno che da Federico Fellini ed ambientato nella sua Rimini.
Ma dato che di un film del genere è certamente stato detto di tutto e di più, questo sarà un post un po' diverso dal solito, anzichè la solita recenzione.
Riguarderà soltanto alcune scene, che sono apparse a loro modo, se pur diverse tra loro, originali/interessanti/curiose :
La prima è la poesia sui mattoni, recitata dal muratore in cantiere : (sbobinata come è, in dialetto, ma certamente comprensibile)
Mio nono fava i matoni,
mio babo fava i matoni,
fazo i matoni anche mè,
ma la casa mia n'dov'è?
Sicuramente inaspettata, perchè non ci si aspetta di trovare un qualcosa di profondo ad ogni angolo di un film, nemmeno se si tratta di un'opera di Fellini, e altrettanto sicuramente, fa riflettere.
La seconda scena è quella della immensa nevicata che ricopre le case, e soprattutto le strade di Rimini.
La neve era ovviamente finta, anche se si rifaceva ad una delle grandi nevicate avvenute in città nella storia (Il film tuttavia fu girato interamente a cinecittà).
Vuoi per l'effetto sorpresa, nessuno poteva prevedere di vedere quei cumuli all'improvviso nel film, vuoi per l'aspetto dell'evento atmosferico che calma tutti gli animi (elemento talvolta usato nella cinematografia, come anche nel film "Magnolia" del 1999).
La terza scena, è quella finale, dopo che in molti frangenti durante l'opera si erano visti personaggi guardare in camera, cosa piuttosto inusuale e decaduta dai tempi dei film muti, si vede un personaggio rivolgersi al pubblico salutandolo direttamente e dicendo pure di andare a casa.
Naturalmente nota doverosa riguardante il titolo, ancora una volta, scelta azzeccatissima, piena di significato, orecchiabile, internazionale, scelta davvero eccezionale, ma ed essa è gia stato dedicato un intero altro post su questo blog.