martedì 27 ottobre 2026

Che cosa è il "Girato"?

 Nel mondo del cinema la parola "girato" sta a significare la totalità del materiale che è stato impresso sulla pellicola durante le riprese di un film. 

Tale parola è probabilmente stata scelta proprio per la natura dei supporti, le bobine, attorno alle quali veniva avvolta la pellicola. Esse andavano infatti girate perchè ciò accadesse, inizialmente addirittura a mano.

Tutto il girato viene dunque, una volta che si è terminato di "girare le riprese", immagazzinato per poi avere due sostanziali utilizzi. 
Il primo, il più rilevante, quello di permetterne una selezione fatta da regista e tecnici, che con la fase di montaggio completeranno la realizzazione dell'opera.
Il secondo, un po' piu moderno, è quello di andare a ripescare a posteriori, anche a distanza di mesi o anni, qualcosa di "tagliato" dalla versione finale, per poter essere allegato alla vendita in un qualche supporto digitale, come ad esempio un Dvd.
 
Curiosa, ma non potrebbe di fatto essere altrimenti, è la meticolosità con cui si catagloghi tale materiale, tanto che esiste anche come definizione l'espressione "girato giornaliero", ossia l'insieme di tutto ciò che è stato ripreso in quel determinato giorno, che verrà poi stoccato, ma non prima di aver indicato molteplici elementi che lo caratterizzano.
Viene sempre allegato infatti il "Bollettino di Edizione", che indica il luogo dove sia stato girato il materiale, ed inoltre se si tratti di scene catalogate come "Buone", "Riserve" o "Scarti". Contiene spesso anche indicazioni rilevanti per il suo futuro montaggio.

sabato 24 ottobre 2026

"Il sogno di Armando" (2012) #Recensione

 Terzo capitolo di questa sconclusionata saga sui corti nostrani non particolarmente recenti :

In questo caso ad opera del regista napoletano Luca Miniero, ben conosciuto per alcuni suoi lavori molto noti come "Benvenuti al Sud" e "Benvenuti al Nord". 

E' la storia di un bambino che sogna il mare, lo sogna fortemente, tanto da parlarne a tutti ed addirittura da realizzare una piccola barca a vela. Con la quale però non potrà far altro che andar per campi, perchè come tutti gli ricordano, e ricordano anche a favore di telecamera, nella terra dove si trova, il mare non c'è.

La qualità è molto alta, l'opera è infatti estremamente ben fatta, ed anche se della durata di soli 4 minuti (più altrettanti di canzone finale), riesce a far passare messaggi importanti, ed a stimolare anche qualche riflessione.

Benissimo le inquadrature, gli scenari, i tagli, i colori, un po' tutta la fotografia ed un po' tutti gli aspetti tecnici, che appaiono eccellenti se non eccezionali, ma non era il caso di aspettarsi niente di meno da un regista di professione, oltre che un livello di recitazione generale ottimo.

La sorpresa più grande è però legata alla ragione del "corto", non si tratta infatti di un lavoro cinematografico fine a se stesso, o di un esercizio di stile, come capita per la maggior parte dei cortometraggi, ma è di fatto tutta una lunga pubblicità, per un marchio di pasta, chiamato proprio "Pasta Armando", come il protagonista, il quale come detto non troverà il mare, e finira per aprire la propria azienda per la produzione di pasta, derivata proprio dal grano di quei campi che sognava fossero acqua. 

In sostanza un lavoro meritevole di essere visto, che veicola molti messaggi mentre di fatto cerca di far mera pubblicità ad un marchio, guardabile da tutti e consigliabile certamente ad altrettanti.

mercoledì 21 ottobre 2026

"Per qualche minuto in più" (2015) #Recensione

 Secondo capitolo di una improvvisata e scollegata saga di corti : "Per qualche minuto in più" è un cortometraggio, anzi cortissimometraggio, di soli 4 minuti effettivi, scritto e diretto da Domenico Bruzzese.

Vede protagonisti 4 ragazzi, ed ha delle ben chiare tinte grottesche. Si tratta infatti sostanzialmente di una sola scenetta tragicomica, legata alla figura del cliente che arriva a ridosso dell'orario di chiusura dell'esercizio, in questo caso una farmacia.

Sulla qualità dell'opera in se e per se si può dire poco, anche perchè probabilmente i mezzi per le riprese erano poco più che cellulari, lo stesso si può dire, o non dire, sul livello di recitazione dei 4 giovani, tutto troppo breve per dare eventuali giudizi, ma risulta comunque un'opera simpatica, che tratta un argomento classico con un'ottima vena ironica.

Nel loro piccolo anche gli aspetti puramente cinematografici appaiono ben pensati e ben realizzati, dai tagli ai dialoghi.

Nel suo insieme rimane abbastanza difficile da consigliare, perchè non è nulla di più di un decentemente realizzato e decentemente divertente video comico su Youtube, ma ha comunque raccolto il favore della critica, o almeno parte di essa, aggiudicandosi ben 4 premi di settore, in aspetti come la fotografia e la sceneggiatura, oltre ad aver vinto il primo premio al concorso 50 ore di Torino. 

sabato 17 ottobre 2026

"Io non ti conosco" (2013) #Recensione

Non si tratta di un film ma di un cortometraggio, di soli 8 minuti, che ne dica Wikipedia che invece ne indica 14 come durata, scritto, diretto ed interpretato (nel ruolo del protagonista) da Stefano Accorsi.

Difficile parlarne senza svelare troppo, anche perchè la lunghezza ed il fatto che tutta l'opera giri sostanzialmente intorno ad un solo concetto, non aiutano.

Volendoci provare, è la storia di una famiglia perfetta, padre, madre e figlia affiatati che interagiscono tra loro senza litigare, tuttavia i loro sentimenti si riveleranno imperfetti, ed il padre, il protagonista, dovrà prendere la tremenda decisione di come affrontare la cosa ed il futuro della famiglia stessa. 
Vista da fuori, la relazione dei genitori, poteva mostrare qualche elemento sospetto, come il fatto che la moglie chiedesse con costanza di "aprire il vino" al marito, ogni qualvolta lo vedeva, segno che l'alcol non era di compagnia ma dovesse ovviare a qualche vuoto, ma sarà un solo fatto a rivelare la profondità del problema in maniera inequivocabile.

Accorsi è certamente argomento di forte dibattimento per le sue qualità recitative, spesso ritenute sopravvalutate e spesso accusato di interpretare semplicemente se stesso in quasi tutte le pellicole a cui abbia preso parte.
Tuttavia in questo caso sorprende, se questa è stata davvero tutta farina del suo sacco, si può davvero definire un ottimo lavoro.

Promosso infatti, il corto, in quasi tutti i suoi aspetti, tecnici e non, bene la semplicità dei concetti e la loro esposizione, bene i dialoghi e la scelta dei personaggi, bene inquadrature, tagli, etc.. sorvolando solamente sulla recitazione perchè per un'opera così corta e visti gli aspetti cotroversi sovraelencati riguardo ad Accorsi, è meglio non commentare. 

Ad ogni modo sicuramente qualcosa di consigliabile, che apre gli occhi ed in parte la mente, e che si lascia guardare molto bene. 

mercoledì 14 ottobre 2026

"L'antidoto" (2005) #Recensione

 Si tratta di un film francese, uscito a 7 anni dal grande successo de "La cena dei cretini", con cui condivide diversi aspetti, tra i quali uno su tutti, il coprotragonista.

La trama è quella di un imprenditore francese di successo che tenta la scalata ad un'altra azienda, le cose sembrano andare bene, fino a che non insorge in lui un grave problema di balbuzie, legato all'ansia. 
Mandato da uno psichiatra scopre che si tratta di un qualcosa di legato alla propria infanzia, decide dunque di ricercare dentro di se e negli elementi fisici del proprio passato quale possa essere la chiave della sua problematica.
Nel mentre si imbatte in un contabile della propria azienda, ed una volta scoperto che la presenza di egli è sufficente a tamponare la balbuzie, decide di tenerlo al proprio fianco giorno e notte fino a che non avrà trovato una soluzione definitiva.

Per rimanere fortemente il linea con uno dei temi maggiormente presenti nel film, si potrebbe definire il risultato finale come nè carne nè pesce.
Un'opera che non appassiona, che non stimola riflessioni, e che non regala quasi nessun reale momento di ilarità, ma allo stesso tempo un'opera che non si prende troppo sul serio, che scorre bene, e che non ha reali ragioni per essere criticata aspramente.

Il problema principale sta semplicemente alla base, l'idea e la trama sono infatti quanto di più banale si potesse scrivere, a differenza proprio de "La cena dei cretini" che invece aveva un ottimo potenziale dato dal concetto di partenza. 

Da segnalare il fatto che su PrimeVideo sia al momento disponibile solamente in versione doppiata, certo la scelta più comoda per il pubblico italiano, ma anche la meno sensata, il film infatti è in gran parte legato alla scelta dei vocabili ed alle incomprensioni nonchè alla comicità che essi generano, vederlo doppiato dunque toglie una fetta importante se non determinante al valore dell'opera.

In sostanza una pellicola che si guarda agevolemente fino alla fine, ma talmente insipida da essere difficile da consigliare. 

domenica 11 ottobre 2026

Lion (2016) #AnalisiTitolo : Quando l'Italia ci vuole mettere del suo..

Questo post ha il sottotitolo, in forte polemica con la classica cattiva abitudine italiana, già esposta in innumerevoli altri frangenti su questo blog, di spiegare e rovinare la trama negli adattamenti dei titoli di film stranieri.

Anche in questo caso infatti, non poteva essere fatto peggior danno al film se non spiegare che si tratti di una persona, il protaginista, che a metà dell'opera inizia la ricerca della casa dove è cresciuto, prima di essere adottato. 
In aggiunta, il titolo non usa nemmeno il termine "ricerca", troppo vago, ma bensì "verso", facendo intendere che la ricerca si concluda con un successo.

Comprensibile il voler aggiungere un qualcosa al semplice "Lion", per un pubblico, quello italiano che è cresciuto con "Lèon" il capolavoro con Jean Renò della prima metà anni '90, tuttavia il risultato come appena detto, è da ritenersi pessimo.

Note di curiosità, il fatto che "Lèon" sia stato inizialmente distribuito negli Stati Uniti come "The Professional", e come il protagonista, a differenza di quello che la versione italian lascia intendere, fosse di origini italiane. 

mercoledì 7 ottobre 2026

Lion (2016) #Recensione

 Lion è un film indo-australiano, girato in entrambe le nazioni, che parla della storia di un bambino di nome Saroo, poi scopertosi essere in realtà scritto Sheru e significare "Leone", che si addormenta in un treno in una stazione ferroviaria, risvegliandosi a più di mille chilometri da casa e finendo a dover vivere per strada, fino al momento in cui..

Detta così la trama sembra realmente povera e forzata, simile al primo capitolo di Rambo, tuttavia è basata su di una storia vera, ed il non voler svelare altro a riguardo è naturalmente voluto.
Il film è infatti nel suo insieme un mezzo capolavoro, mezzo perchè non riesce del tutto a concretizzare la propria profondità, da intendersi solo a livello cinematografico.
Lo stesso pensiero deve essere stato fatto da molti addetti alla critica, perchè ha ricevuto 6 candidature agli Oscar, ma nessuna statuetta. 

Per il resto.. merita solo elogi.
Molto bene la recitazione di tutto il cast, in particolare gli acclamati per la prestazione : Dev Patel, nei panni del protagonista cresciuto, e Nicole Kidman, nei panni della madre adottiva. (Rivelazione purtroppo inevitabile).
Bene la sceneggiatura, e tutta la fotografia in generale, dagli scenari, alle inquadrature, ai colori.
Ottimi anche i costumi, anch'essi elogiati dagli addetti ai lavori.
In generale tutti aspetti che proprio perchè riusciti, non si fanno notare, non sono invasivi, come accade per la musica quando di un ottimo bassista non se ne nota la presenza ma se ne noterebbe l'assenza. 
Unico appunto tecnico, la durata, certe scene sembrano volutamente allungate, altre più riassunte, il risultato è una durata di circa 2 ore che col senno di poi lo fanno sembrare come un film di 90 minuti mancato, o un mancato colossal di 3 ore. 

La storia di base come detto è basata su fatti reali, tratti dal libro del vero Saroo, e sono innegabilmente eventi che scatenano una vasta gamma di emozioni, fortunatamente raccontati a dovere nella pellicola, senza troppe romanzature, nonostante di fatto esse non manchino, nè vengano negate.

Il risultato dunque è un film eccellente, se non eccezionale, che merita di essere visto e che può essere consigliato a chiunque, e se questo post sembra più scarno di altri, o quantomeno troppo riassuntivo per il livello di elogio che viene fatto all'opera, è solo per non rischiare di svelare troppo sul maggior numero di aspetti possibili, e lasciar godere maggiormente l'opera allo spettatore. 

Che cosa è il "Girato"?