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sabato 17 ottobre 2026

"Io non ti conosco" (2013) #Recensione

Non si tratta di un film ma di un cortometraggio, di soli 8 minuti, che ne dica Wikipedia che invece ne indica 14 come durata, scritto, diretto ed interpretato (nel ruolo del protagonista) da Stefano Accorsi.

Difficile parlarne senza svelare troppo, anche perchè la lunghezza ed il fatto che tutta l'opera giri sostanzialmente intorno ad un solo concetto, non aiutano.

Volendoci provare, è la storia di una famiglia perfetta, padre, madre e figlia affiatati che interagiscono tra loro senza litigare, tuttavia i loro sentimenti si riveleranno imperfetti, ed il padre, il protagonista, dovrà prendere la tremenda decisione di come affrontare la cosa ed il futuro della famiglia stessa. 
Vista da fuori, la relazione dei genitori, poteva mostrare qualche elemento sospetto, come il fatto che la moglie chiedesse con costanza di "aprire il vino" al marito, ogni qualvolta lo vedeva, segno che l'alcol non era di compagnia ma dovesse ovviare a qualche vuoto, ma sarà un solo fatto a rivelare la profondità del problema in maniera inequivocabile.

Accorsi è certamente argomento di forte dibattimento per le sue qualità recitative, spesso ritenute sopravvalutate e spesso accusato di interpretare semplicemente se stesso in quasi tutte le pellicole a cui abbia preso parte.
Tuttavia in questo caso sorprende, se questa è stata davvero tutta farina del suo sacco, si può davvero definire un ottimo lavoro.

Promosso infatti, il corto, in quasi tutti i suoi aspetti, tecnici e non, bene la semplicità dei concetti e la loro esposizione, bene i dialoghi e la scelta dei personaggi, bene inquadrature, tagli, etc.. sorvolando solamente sulla recitazione perchè per un'opera così corta e visti gli aspetti cotroversi sovraelencati riguardo ad Accorsi, è meglio non commentare. 

Ad ogni modo sicuramente qualcosa di consigliabile, che apre gli occhi ed in parte la mente, e che si lascia guardare molto bene. 

mercoledì 14 ottobre 2026

"L'antidoto" (2005) #Recensione

 Si tratta di un film francese, uscito a 7 anni dal grande successo de "La cena dei cretini", con cui condivide diversi aspetti, tra i quali uno su tutti, il coprotragonista.

La trama è quella di un imprenditore francese di successo che tenta la scalata ad un'altra azienda, le cose sembrano andare bene, fino a che non insorge in lui un grave problema di balbuzie, legato all'ansia. 
Mandato da uno psichiatra scopre che si tratta di un qualcosa di legato alla propria infanzia, decide dunque di ricercare dentro di se e negli elementi fisici del proprio passato quale possa essere la chiave della sua problematica.
Nel mentre si imbatte in un contabile della propria azienda, ed una volta scoperto che la presenza di egli è sufficente a tamponare la balbuzie, decide di tenerlo al proprio fianco giorno e notte fino a che non avrà trovato una soluzione definitiva.

Per rimanere fortemente il linea con uno dei temi maggiormente presenti nel film, si potrebbe definire il risultato finale come nè carne nè pesce.
Un'opera che non appassiona, che non stimola riflessioni, e che non regala quasi nessun reale momento di ilarità, ma allo stesso tempo un'opera che non si prende troppo sul serio, che scorre bene, e che non ha reali ragioni per essere criticata aspramente.

Il problema principale sta semplicemente alla base, l'idea e la trama sono infatti quanto di più banale si potesse scrivere, a differenza proprio de "La cena dei cretini" che invece aveva un ottimo potenziale dato dal concetto di partenza. 

Da segnalare il fatto che su PrimeVideo sia al momento disponibile solamente in versione doppiata, certo la scelta più comoda per il pubblico italiano, ma anche la meno sensata, il film infatti è in gran parte legato alla scelta dei vocabili ed alle incomprensioni nonchè alla comicità che essi generano, vederlo doppiato dunque toglie una fetta importante se non determinante al valore dell'opera.

In sostanza una pellicola che si guarda agevolemente fino alla fine, ma talmente insipida da essere difficile da consigliare. 

domenica 11 ottobre 2026

Lion (2016) #AnalisiTitolo : Quando l'Italia ci vuole mettere del suo..

Questo post ha il sottotitolo, in forte polemica con la classica cattiva abitudine italiana, già esposta in innumerevoli altri frangenti su questo blog, di spiegare e rovinare la trama negli adattamenti dei titoli di film stranieri.

Anche in questo caso infatti, non poteva essere fatto peggior danno al film se non spiegare che si tratti di una persona, il protaginista, che a metà dell'opera inizia la ricerca della casa dove è cresciuto, prima di essere adottato. 
In aggiunta, il titolo non usa nemmeno il termine "ricerca", troppo vago, ma bensì "verso", facendo intendere che la ricerca si concluda con un successo.

Comprensibile il voler aggiungere un qualcosa al semplice "Lion", per un pubblico, quello italiano che è cresciuto con "Lèon" il capolavoro con Jean Renò della prima metà anni '90, tuttavia il risultato come appena detto, è da ritenersi pessimo.

Note di curiosità, il fatto che "Lèon" sia stato inizialmente distribuito negli Stati Uniti come "The Professional", e come il protagonista, a differenza di quello che la versione italian lascia intendere, fosse di origini italiane. 

mercoledì 7 ottobre 2026

Lion (2016) #Recensione

 Lion è un film indo-australiano, girato in entrambe le nazioni, che parla della storia di un bambino di nome Saroo, poi scopertosi essere in realtà scritto Sheru e significare "Leone", che si addormenta in un treno in una stazione ferroviaria, risvegliandosi a più di mille chilometri da casa e finendo a dover vivere per strada, fino al momento in cui..

Detta così la trama sembra realmente povera e forzata, simile al primo capitolo di Rambo, tuttavia è basata su di una storia vera, ed il non voler svelare altro a riguardo è naturalmente voluto.
Il film è infatti nel suo insieme un mezzo capolavoro, mezzo perchè non riesce del tutto a concretizzare la propria profondità, da intendersi solo a livello cinematografico.
Lo stesso pensiero deve essere stato fatto da molti addetti alla critica, perchè ha ricevuto 6 candidature agli Oscar, ma nessuna statuetta. 

Per il resto.. merita solo elogi.
Molto bene la recitazione di tutto il cast, in particolare gli acclamati per la prestazione : Dev Patel, nei panni del protagonista cresciuto, e Nicole Kidman, nei panni della madre adottiva. (Rivelazione purtroppo inevitabile).
Bene la sceneggiatura, e tutta la fotografia in generale, dagli scenari, alle inquadrature, ai colori.
Ottimi anche i costumi, anch'essi elogiati dagli addetti ai lavori.
In generale tutti aspetti che proprio perchè riusciti, non si fanno notare, non sono invasivi, come accade per la musica quando di un ottimo bassista non se ne nota la presenza ma se ne noterebbe l'assenza. 
Unico appunto tecnico, la durata, certe scene sembrano volutamente allungate, altre più riassunte, il risultato è una durata di circa 2 ore che col senno di poi lo fanno sembrare come un film di 90 minuti mancato, o un mancato colossal di 3 ore. 

La storia di base come detto è basata su fatti reali, tratti dal libro del vero Saroo, e sono innegabilmente eventi che scatenano una vasta gamma di emozioni, fortunatamente raccontati a dovere nella pellicola, senza troppe romanzature, nonostante di fatto esse non manchino, nè vengano negate.

Il risultato dunque è un film eccellente, se non eccezionale, che merita di essere visto e che può essere consigliato a chiunque, e se questo post sembra più scarno di altri, o quantomeno troppo riassuntivo per il livello di elogio che viene fatto all'opera, è solo per non rischiare di svelare troppo sul maggior numero di aspetti possibili, e lasciar godere maggiormente l'opera allo spettatore. 

domenica 4 ottobre 2026

"Two people exchanging saliva" (2024) #Recensione

Si tratta di un cortometraggio franco-americano che mostra un mondo distopico in cui addirittura un semplice bacio può essere punito severamente.

La trama è quella di una commessa in un negozio di prodotti di bellezza, che come tutto il mondo intorno a se è costretta a sottostare a queste disposizioni, come il controllo dell'olfatto (che deve essere pessimo), ed il pagamento di qualsivoglia oggetto o prestazione, in schiaffi, come nuova forma di "moneta".
Naturalmente non tutte le regole verranno rispettate, ed ella stessa si recherà a comprare del dentifrico al mercato nero.

Per quanto il titolo e la suddetta spiegazione dello svolgimento, possano sembrare comici, il corto è invece molto serio, con l'aggiunta del bianco e nero per tutta l'opera, che lo fa sembrare ancora più cupo.

Eccellenti tutti gli aspetti tecnici, gli scenari, le inquadrature, ed anche la recitazione all'altezza.
Accettabili sulla carta, ma non particolarmente intriganti di fatto, le trovate distopiche, mentre invece non particolarmente bene per quanto riguarda l'opera in se e per se, che rimane piuttosto insipida nel suo insieme e non trasmette, ne coinvolge molto durante la visione, in una sorta di attesa del colpo di scena che non arriva mai.

Acclamato dalla critica, è stata infatti persino canditato agli Oscar come miglior corto dell'anno, rimane però un corto guardabile da tutti ma probabilmente apprezzabile da pochi, forse per la sua sofisticatezza, forse per la sua incapacità di parlare ad un pubblico più vasto. 

giovedì 1 ottobre 2026

"Truth in numbers?" (2010)

 Anche in questo caso non una vera e propria recensione, ma più una segnalazione per i possibili appassionati di un argomento del genere.

E l'argomento è : Wikipedia, l'enciclopedia online per eccellenza, che ormai non ha più bisogno di presentazioni.

"Truth in numbers?, Everything according to Wikipedia" è il titolo per esteso, e si tratta di un documentario riguardante tale enciclopedia.

Uscito nel 2010 analizza dunque un po' tutto il primo decennio della sua esistenza, e lo fa dal punto di vista di molte persone che ne sono state coinvolte volenti o nolenti, nonchè dal punto di vista degli addetti ai lavori, compreso in larga parte lasciare la parola al suo cofondatore e volto di riferimento da sempre, Jimmy Wales.
Ma lo fa anche, e questo forse è l'aspetto più interessante, in maniera molto critica, non mancano infatti opinioni e posizioni contrarie alle caratteristiche ed alla gestione di Wikipedia.

Il risultato è un documentario di circa 90 minuti che mostra diversi aspetti del "dietro le quinte", ma che lascia un po' con il senso di incompiuto e di volerne sapere di più... forse proprio per direzionare lo spettatore a documentarsi personalmente, magari su Wikipedia :).

domenica 27 settembre 2026

"Sotto il sole della Toscana" (2003) #Recensione

Si tratta di un film girato interamente in Italia, e come suggerisce il titolo quasi compeltamente in Toscana, con l'aggiunga di alcune scene a Roma ed a Posillipo.

La trama è quella di una scrittrice americana, apparentemente circondata da ottime amicizie, da un matrimonio stabile, e da una carriera più che decente, nonchè da un appartamento di proprietà in centro città.
Il tutto però si sgretola non appena viene informata per vendetta da parte di uno scrittore a cui ha lasciato una pessima recensione pubblica, che il marito la tradisce con costanza.
Il resto è una serie di decisioni impulsive che la porteranno in Toscana, dove cercherà di rifarsi una vita con tutti i crismi.

Il risultato è una commedia romantica senza troppe aspettative, ma che nel suo piccolo riesce ad essere di intrattenimento ed a rilasciare anche qualche ottima morale e riflessione sulla vita.

Bene la durata, il passo, i colpi di scena, la trama, gli scenari e le inquadrature, tutto al netto del fatto che non si tratti di niente di eccelso o particolarmente entusiasmante.

Decisamente poco realistica la parte di burocrazia italiana snella ed accondiscendente al momento del rogito, ma interessante il pensiero della protagonista nell'esclamazione "Ho comprato una casa senza avere una vita da viverci".

Il film è inoltre particolarmente pieno di riferimenti a Federico Fellini e di rifacimenti di scene dei suoi film, da quella della fontana in La dolce vita, alla protagonista che si trova a chiedere un passaggio in vespa per attraversare la citta, vestita di bianco.
A ciò, come tributo al nostro cinema, si aggiunge il cameo reiterato di Mario Monicelli, nei panni di un anziano signore che preferisce non comunicare verbalmente. 

In sostanza un'opera da guardare senza aspettative, e se magari la si approccia con un po di scetticismo ancora meglio, perchè il risultato sarà invece una pellicola che non irrita e non stanca, ma che regala invece alcune piacevoli sorprese, soprattutto a livello umano. 

"Io non ti conosco" (2013) #Recensione