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venerdì 26 giugno 2026

"Air" (2023) #Recensione

 "Air" è un misto tra un biopic ed un docupic, narra infatti i fatti reali accaduti nel momento in cui l'azienda americana produttrice di scarpe "Nike" e la giovanissima promessa del basket americano Michael Jordan si incontrano, ed iniziano una sorta di collaborazione.

La trama non è appunto nient'altro che le vicende, pubbliche, aziendali e personali, che si sono succedute in quelle settimane, ed il modo il cui le hanno vissute i vari protagonisti che hanno permesso di raggiungere un accordo tra le due parti, viste e raccontate sia dalla parte dell'azienda che da parte della famiglia Jordan.

Il film aveva dalla sua un buon potenziale di sorpresa, dato che certamente in pochi sono a conoscenza di come si siano svolte le cose, ed aveva a disposizione anche la grandissima capacità hollywoodiana di mettere sullo schermo storie di idoli americani romanzandole in maniera intrigante.
Per non parlare del cast che era stato radunato per recitarvici, quantomeno a livello di budget, dai protagonisti Matt Damon e Ben Affleck, fino a Jason Bateman e Chris Tucker.

Tuttavia la pellicola fallisce praticamente in tutti i possibili aspetti.
Risulta infatti abbastanza vuota e poco sorprendente, passino i fatti reali, ma la storia di un contratto per una scarpa non riesce da sola a riempire un'intero film di argomenti, aneddoti, colpi di scena, ed intrighi. 

Male anche la recitazione, da parte di un po' tutti. Ben Affleck ha dimostrato in passato eccellenti doti di sceneggiatore, ma non è mai stato considerato un attore eccezionale, quindi rimane abbastanza sui suoi livelli mediobassi, benino Jason Bateman ma che comunque non risalta in positivo, mentre sorprende in negativo Matt Damon, appesantito nella forma e nello spirito, che regala una prestazione decente, ma lontana dai livelli a cui ha abituato.

Non ha funzionato nemmeno la costellazione di riferimenti audio e video agli anni '80, speficicamente il 1984, anno della firma di tale contratto, che appaiono pensati bene, ma per un film di altro livello, risultando in questo caso soltanto eccessivi, stucchevoli, e notevolmente ruffiani.

Poco da dire su regia, colonna sonora, e scenografia, che appaiono passabili, ma va segnalata la cosa che più sorprende in assoluto, la totale assenza di Michael Jordan, sia di quello reale, che di un personaggio che lo interpreti, è infatti completamente assenta dalla pellicola la sua figura. 

In sostanza un film di quelli che vengono comunemente definiti "americanata", dove viene tentato di dire che oltre al campione dello sport, c'è una storia da raccontare su di un campione delle vendite, e cosi via... trasformando inevitabilmente tutta la popolazione americana in campioni di qualcosa.

lunedì 22 giugno 2026

Lars Von Tier finalmente ce l'ha fatta ad ammalarsi.

 Lars Von Tier è un regista danese noto per moltissimi aspetti, dentro e fuori dal cinema.

La parte cinematografica è già stata abbastanza trattata, spiegando come egli sia noto sia per aver realizzato capolavori come Melancholia, ma anche per scelte singolari ed eccentriche come fondare una nuova corrente cinematografica basata su di un manifesto vero e proprio, chiamata Dogma 95.

Altrettanto particolare però è stata la sua vita privata fino a questo momento, della quale non ha mai nascosto i fatti salienti, e spesso controversi, trovandosi anzi spesso in prima persona a commentare vicende molto personali.

Cresciuto ateo, decise di convertirsi al cristianesimo a circa 40 anno, scelta inusuale, salvo poi procedere con lo sposarsi e divorziare, ben due volte.

Ancor più assurda è stata la sua relazione con il proprio corpo e la propria mente, egli infatti ha sempre ammesso di avere diverse fobie, èincapace di volare, ed anche per gli spostamenti via terra è costretto ad usare treni od auto di compagnie specifiche.
A ciò si aggiunge il fatto che soffra fortemente di ipocondria, tanto da avere in maniera quasi costante, la convinzione di stare per morire di un qualche tumore o simili.

Il titolo dunque forse non è stato il modo più empatico per segnalare come ormai da alcuni anni gli sia stata realmente diagnosticata una malattia degenerativa, il morbo di parkinson, tuttavia, sarebbe probabilmente stato lui stesso a rilanciare con qualche battuta leggendo il titolo di questo post, dato che in passato ha in prima persona dichiarato più volte che lui "di fobie ne ha da vendere".

venerdì 19 giugno 2026

Che cos'è il "Dogma 95"?

 Accennato in un altro post riguardante il cinema danese in maniera generale, è ora il momento di approfondire l'argomento.

Si tratta di un documento, in gergo tipico "un manifesto", con sole 10 regole e redatto in meno di un'ora, da sole due persone, i registi Lars Von Tier e Thomas Vinterberg, entrambi danesi, a cui poi se ne aggregarono immediatamente altri non appena venuti a conoscenza della cosa.

E' una serie di regole, da li il nome dogma, da seguire per realizzare un film. Si basano principalmente sulla riscoperta di tecniche semplici, essenziali, che non fanno uso di elementi moderni come gli effetti speciali, e che permettano di far risaltare la recitazione pura, i dialoghi, e le scelte personali registiche, senza che vengano coinvolti investimenti milionari e grandi produzioni. 

Il movimento durò solo 10 anni, infatti come ne fu ufficializzato l'inizio, ne fu ufficializzata anche la fine.
Furono prodotte una trentina di pellicole, che non avevano veri e propri nomi ma ci si riferiva ad esse con la parola Dogma, seguita dal numero di produzioni eseguite. 

Molti di questi lavori ricevettero critiche positive ed addirittura premi, nonostante come detto, vi fosse una totale assenza di tutto quello che era considerato moderno nella cinematografia, ma anche non proprio recente, veniva infatti proibita anche la presenza di una colonna sonora, elemento ormai costante nei film da quasi 100 anni.


martedì 16 giugno 2026

Chi sono i più grandi "Villains" della storia?

 Naturalmente per "storia" si intende quella del cinema, e per "Villains", al plurale, si intende un qualche personaggio che abbia ricoperto il ruolo di cattivo in plurime occasioni.

Sono dunque esclusi dalla lista, ancor di più dal podio, tutte quelle interpretazioni che sono rimaste legate ad una sola pellicola, ma sono invece prese fortemente in considerazione tutte quelle che si sono ripetute nell'arco di una eventuale saga o di qualche remake per esempio.

Il podio sovracitato dunque, un po' classicone ed un po' scontato, potrebbe essere costituito da : 

3 - Hannibal Lecter, personaggio a cui è stato dato inizio da Anthony Hopkins ne "Il silenzio degli innocenti", ma che si è poi protatto per ulteriori due pellicole, e che ha scatenato apprezzamenti, e naturalmente paure, un po' da tutte le parti, dalla critica al pubblico.
Personaggio rappresentate un cattivo in carne ed ossa, pienamente reale e credibile, a differenza di altri, anche in questa lista.

2 - The Joker, personaggio al limite tra la realtà ed il mondo fantastico, iniziato con il primo film con protagonista Batman negli anni '60, ha continuato ad essere considerato un cattivo di particolare interesse e fascino, anche tra gli addetti ai lavori. Tanto che le prestazioni di coloro che lo hanno interpretato si sono spesso rivelate eccellenti, con il culmine alla premiazione degli Oscar del 2020, dove Joaquim Phoenix vinse la statuetta.

1- Darth Vader, forse il cattivo per eccellenza, nella saga che più di tutte ha stimolato ed incassato nella storia del cinema. Difficile parlarne da profano, perchè gli episodi di Star Wars ed i loro personaggi o si odiano o si amano, ma va certamente riconosciuto che cosi sono andate le cose, ossia che il "villain" in questione sia probabilmente il più noto a livello mondiale, il più immediatamente riconoscibile, anche grazie ai suoi inconfondibili mantello e maschera, e che abbia rappresentato in 50 anni di cinema una "icona" della categoria. 

sabato 13 giugno 2026

E quale migliore "villain" di Peter Green

 Nel post precedente è stato visto che cosa significi ed in quali scenari si usi tale parola, in questo la assoceremo ad uno degli attori che più ne hanno rappresentato la categoria sul grande schermo, volenti o nolenti.

Si tratta di Peter Green, scomparso circa sei mesi fa a soli 60 anni. 

Attore americano, cresciuto non lontano da New York, che ha vissuto un po' tutti gli aspetti più classici della vita difficile, sia per quanto riguarda quelli che possono capitare, che per quelli che uno si va a cercare.

Lasciò infatti la propria casa da adolescente, visse come un sensatetto per qualche anno, e sviluppò nel momento del suo maggior successo una dipendenza dalle droghe, specialmente l'eroina.

Probabilmente oltre che la genetica, anche il sovracitato complicato ed estremo modo di vivere ne segnò il fisico, rendendogli tra le altre caratteristiche un volto piuttosto incavato, elemento che può essere funzionale quando si deve rappresentare il cattivo della situazione. 

Sullo schermo ha appunto spesso ricoperto ruoli da "villain", con due su tutti, entrambi negli anni '90 ed addirittura nell'arco dello stesso anno.

Il primo è quello di Dorian Tyrell, personaggio interpretato nel film "The Mask", praticamente quasi il solo antagonista di tutta la pellicola, o almeno l'unico che rimane tale per tutta la durata.

Il secondo è quello di "Zed", personaggio iconico di un film pieno di personaggi iconici, in sella alla sua Harley, o meglio il suo "Chopper" come esigeva fosse chiamato, in Pulp Fiction.

In entrambi i casi sono state prestazioni eccellenti, di personaggi rimasti impressi nell'immaginario collettivo, anche se non protagonisti delle opere. 

mercoledì 10 giugno 2026

Che cosa significa "Villain"?

Innanzitutto è bene specificare che non significa "villano", anche se molti tratti posso poì coincidenzialmente risultare simili.

 "Villain" è infatti una parola in uso nella lingua inglese, specialmente nel mondo cinematografico, che non ha una esatta traduzione in italiano.

La ragione sta principalmente nel fatto che nella nostra lingua, l'antagonista principale in una pellicola è quasi sempre stato chiamato "il cattivo".

Ecco che "il cattivo del film" è dunque una frase un po' ingombrante che viene solitamente usata per riferirsi al malvaglio di turno, anche quando si sta parlando in maniera parzialmente indiretta di un'opera.

La traduzione letterale più vicina è dunque come detto "malvagio", e quella più pratica quando ci si rapporta ad un film è "cattivo", tuttavia la parola "villain" in lingua inglese è un qualcosa di leggermente più dedicato ed appropriato. 

Naturalmente anche l'inglese ha dei sinonimi, che rendon
o il concetto più vicino a quello in italiano, come per esempio "bad guy", o "baddy", e ne esiste anche una versione al femminile, che si sente meno spesso usare, ossia "villainess". 

domenica 7 giugno 2026

"The Attendant" (2012) #Recensione

 "The Attendant" è un modestissimo ma efficace cortometraggio girato in Irlanda del Nord, che descrive, in tutta la sua monotonia, la vita di un parcheggiatore, in quello che egli stesso definisce a più riprese come : "Il parcheggio più frequentato di tutto il nord Irlanda" ed "Il suo parcheggio", frasi che poi troveranno un senso verso il finale. 

In contrapposizione viene mostrata la vita della sua grande amica che lavora nella struttura adiacente al parcheggio, e del marito, che è invece flagellata da problemi lavorativi e finanziari a causa della situazione di quest'ultimo. 
Tuttavia come ama ripetere il parcheggiatore "Qualcosa si presenta sempre", nel senso che il futuro riserva costantemente ed inaspettatamente sorprese.

Il corto è semplicissimo nei concetti e nella sua realizzazione, ma davvero avvincente, fa infatti immedesimare e parteggiare, che poi è l'aspetto più ricercato dal e nello spettatore.

Consigliabilissimo a chi voglia e possa dedicare 12 minuti alla cinematografia senza troppo impegno.

"Air" (2023) #Recensione