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martedì 11 agosto 2026

Che cosa significa "Troupe".

 La parola "Troupe" è comunemente usata sia nel mondo francofono che in quello anglofono per indicare un gruppo di persone atte ad eseguire una qualche messa in scena, quella che in italiano si chiamerebbe una "Compagnia", per esempio teatrale.

Ha come significato anche quello di "Truppa", a livello militare, ma è nel settore cinematografico che la cosa inizia a differire tra le varie lingue. In inglese infatti, per intendere l'insieme degli addetti ai lavori in ruoli chiave, ma secondari rispetto a regista ed attori, si usa il temine "Crew", per esteso "Film crew", mentre in italiano la forma maggiormente utilizzata per intendere tale gruppo di persone, è appunto proprio "Troupe", "Troupe cinematografica".

Si tratta nello specifico di una serie di figure professionali qualificate nel loro singolo settore che vengono assunte dalla produzione per agire all'unisono o anche in fasi diverse, nei diversi momenti della realizzazione dell'opera.

Una caratteristica tipica di una Troupe cinematografica è quella di non avere un numero fisso di partecipanti, come invece avviene magari per regista e produttore che sono nella maggior parte dei casi unità singole.
Si tratta in sostanza di tutti gli addetti ai lavori che svolgano una mansione determinante per la realizzazione del film e che hanno studiato nel settore in cui la svolgono, come per esempio il fonico o l'attrezzista, a differenza di tutti coloro che partecipano al film senza una preparazione specifica, come a volte avviene per alcune comparse, oppure non siano necessariamente legati a delle produzione cinematografiche, come per esempio addetti alle pulizie dei locali usati o addetti al trasporto merci o persone per la realizzazione dell'opera.

venerdì 7 agosto 2026

Si dice "Televisione" o "Televisore"?

Non il più cinematografico degli argomenti, ma pur sempre legato al settore in qualche modo, e comunque un buon ripasso della basi di cultura generale moderna.

Non è raro che il mondo del cinema venga chiamato con l'espressione "Grande schermo", per ovvie ragioni. Altrettanto possibile è sentir associare la televisione all'espressione "Piccolo schermo", ed anche in questo caso la spiegazione è sufficientemente intuitiva.

E' dunque difficile imbattersi in qualcuno che abbia confuso tali termini o li abbia usati in maniera impropria.
Cosa diametralmente opposta a quello che accade con "Televisione" e "Televisore".

La prima parola è infatti tutto il mondo di ciò che viene trasmesso sui canali televisivi, in senso figurato quindi l'entita televisione, e non viene quasi mai sostituito impropriamente dal secondo termine in questione.
Secondo termine che è invece semplicemente lo strumento, il congegno che possediamo e posizioniamo solitamente in stanze come il soggiorno, sul quale poter visionare pellicole o programmi televisivi, ed è spessissimo, quasi costantemente, confuso con "la Televisione".

In negozio possiamo dunque acquistare un "televisore", non una "televisione", e sul "televisore" potremo guardare i programmi e simili, che vengono realizzati dalla "televisione".

martedì 4 agosto 2026

"Playing God" (2024) #Recensione

Si tratta di un cortometraggio italo-francese di soli 9 minuti, realizzato con la tecnica dello stop-motion, e che ha stupito a tal punto, soprattutto la critica, da essere nominato e premiato in diverse rassegne cinematografiche in questi due anni.

Il protagonista è una piccola scultura di argilla dalla forma umana, che viene modellata e rimodella insistentemente dal suo scultore, in una incessante ricerca della perfezione. Accanto, sul resto del tavolo, si trovano numerosi tentativi falliti di realizzare lo stesso progetto.

Il corto è decisamente coinvolgente e colpisce per il fatto di trattare tematiche cosi profonde con uno stile e degli elementi insoliti ed inaspettati.

Molte belle ed intriganti le inquadrature e nel suo piccolo tutta la scenografia, ottimo perchè costantemente incalzante il passo, mentre sulla durata poco da dire, difficile contestarla azzardando altre possibili opzioni. 

In sostanza 9 minuti di cinematografia ben fatti e ben spesi se ci si trova a guardarli, da consigliare un po' a tutti perchè l'investimento per la visione è tale da non essere un rischio per un possibile spettatore.

sabato 1 agosto 2026

"Vincent" (1982) #Recensione

 "Vincent" è un cortometraggio realizzato ormai quasi mezzo secolo fa dal noto regista americano Tim Burton.

Non è una rarità, dato che egli era uso dedicarsi da giovane alla creazione di filmati brevi, spesso con la tecnica dello "stop-motion", che è anche quella usata per questo lavoro.

La durata dell'opera è di soli 6 minuti, nei quali sono narrati alcuni momenti della vita di un persionaggio di nome Vincent, nella pratica un bambino di 7 anni, che vive momenti di difficoltà interiore e di parziale distacco dalla realtà, che non riesce ad apprezzare le piccole cose della vita come una bella giornata, e che si conclude con egli ancora turbato dai propri demoni interiori.

Lo stile è considerato ufficialmente "gotico", che poi sarà anche un po' il marchio di fabbrica delle produzioni successive del regista.

Altre caratteristiche sono il fatto di essere tutto in bianco e nero, scelta ovviamente voluta e non forzata dall'epoca, il fatto che vi sia una costante alternanza tra scene e musice allegre e leggere ad altre agghiaccianti e grottesche, il fatto che sia narrato in rima, e il fatto che gli adulti siano tutti estremamente alti, come spesso capita di pensare da bambini, ma che in questo caso non vengano mai mostrati i loro volti.

Da segnalare che il corto sia raccontato interamente da una voce fuori campo, quella di Vincent Price, noto attore ormai di una certa età al tempo della realizzazione, che è anche la persona che il piccolo Vincent desidera impersonare nell'opera, nonostante la madre tenti continuamente di riportarlo nella realtà.

Vincent Price che, nomen omen, è stato probabilmente con il proprio compenso, il maggior responsabile del budget di 60.000 dollari per la produzione.

In sostanza un'opera che anche vista la durata è obbgligatorio venga vista da tutti gli appassionati del genere e fans del regista, ma che per gli altri rimane probabilmente soltanto un corto abbastanza ambiguo e forse in parte insipido.

martedì 28 luglio 2026

Nessun triangolo, ma molta tristezza..

 Dopo tanto analizzare il film ed il suo titolo, è probabilmente il caso di fare menzione dell'evento che ha scosso e segnato più di tutto la produzione del film.

L'attrice Charlbi Dean, che nell'opera interpreta eccellentemente il personaggio di "Yaya", è deceduta poco dopo il termine delle riprese, all'età di soli 32 anni. 

Sudafricana di nascita, ottiene sin dall'adolescenza i primi contratti da modella, proprio come il ruolo che interpreta nel suddetto film, per poi passare in età adulta alla recitazione, partecipando ad alcune produzioni e finendo in quella di "Triangle of sedness" dove sembrava aver trovato il ruolo che la avrebbe finalmente lanciata.

Tuttavia il sogno si spezza, si infrange a causa di una assurda infezione batterica, spesso causata dal contatto con la bocca di animali, magari domestici, che la porta ad un ricovero immediato ed ad una morte prematura.

Il tutto però è stato sfortunatamente possibile soltanto a causa del fatto che la stessa Charlbi era stata vittima di un precedente terribile ricovero, all'età di 18 infatti era stata coinvolta in un tremendo incidente stradale che le aveva causato numerevoli fratture, anche vertebrali, altri traumi di vario genere, e l'asportazione della milza da parte dei chirurghi per salvarle la vita.
Assenza della milza che si rileverà purtroppo determinante e fatale durante la contrazione dell'infezione.

Molta tristezza dunque per una giovane vita spezzata e per una ragazza dotata di molteplici talenti, a cui il destino ha riservato non una ma due situazioni di salute tragiche ed in giovane età, che non è riuscita a superare.
Rimane la consapevolezza ed il piacere del fatto che a giudicare dalla strada fatta e dai traguardi ottenuti, abbia vissuto i suoi anni di vita a pieno. 


sabato 25 luglio 2026

"Triangle of sadness" (2022) #AnalisiTitolo

 Il titolo è stato lasciato in originale nella versione in italiano, e come viene spiegato in parte nel film, si riferisce ad un parte specifica del corpo umano, quella tra gli occhi, dove si formano spesso rughe, e che nel mondo della chirurgia estetita può essere modificata grazie al botulino.

Nella storia trattata nella pellicola, tale parte del corpo del protagonista è corrucciata a causa di questioni economiche e sociali che sta vivendo in quel momento.

Come titolo in se e per se non appare particolarmente sofisticato o adatto, a meno che non si voglia vederci qualcosa di più e collegarlo ad ulteriori aspetti dell'opera.

Tutte speculazioni naturalmente ma, (Il film è diviso in 3 parti, 3 scenari ben distinti) oltre che essere collegato alla prima parte per la spiegazione che da l'opera stessa, lo si può volendo collegare anche alla seconda, forse forzatamente, ma dove tutte le difficoltà marittime di navigazione nel picco di concitazione, potrebbero essere associate a quello che è da decenni il luogo più complicato per eccellenza nel settore, il triangolo delle Bermuda, almeno nell'immaginario collettivo.
Per la terza scena invece, quando ormai i progatonisti sono diventati 3, legati da una indecifrabile relazione di odio amore e distacco, condita con del tradimento e delle manipolazioni, vi è un senso intrinseco di insoddisfazione e quindi tristezza nel 3 protagonisti, oltre che poter essere catalogate come tristi molte delle azioni che essi scelgono di compiere. 

mercoledì 22 luglio 2026

"Triangle of sadness" (2022) #Recensione

 Si tratta di un film piuttosto recente che ha ricevuto ben 3 candidature ai premi Oscar.

La trama è divisa in tre parti, ma al di la di quando venga fatta questa divisione sullo schermo, vi sono tre momenti ben distinti, che adesso appariranno inevitabilmente come degli spoiler : il primo è quello della vita da modelli da parte dei due protagonisti, il secondo si svolge su una barca ed ha dei nuovi protagonisti, il terzo segue la stessa regola ed è ambientato su di un'isola "deserta".

Ecco rovinato quasi per intero il film al lettore.. fortunatamente però quest'opera è molto di più.
Vi è infatti una lunga lista di aspetti da elogiare ; partendo dalla recitazione di un po' tutto il cast, credibile ed ispirata, passando alla scelta degli attori, appropriati ed all'altezza, fino agli scenari adatti, ed alle eccellenti inquadrature.
Due elementi però meritano dei complimenti dedicati, il primo è la scena delle citazioni, tra il capitano ed il suo ospite, entrambi visibilmente ed eccessivamente ubriachi, che sfocia in una situazione surreale in cui i due si chiudono nella cabina del primo e continuano a scambiarsi citazioni usando il microfono in filodiffusione su tutta la nave, il tutto condito da mare mosso, vomito diffuso, e dichiarazioni mendaci di affondamento. Scena isterica ma eccezionale.
Altro elemento sorprendente in positivo è stata la colonna sonora, estremamente audace nelle sue scelte, atte a creare forte contrasto tra la parte uditiva e quella visiva, ma di certa sorpresa e stimolazione per lo spettatore. 

I pochi aspetti negativi però influiscono non poco sull'opera, il primo è la durata, volutamente abbondante, 2 ore e mezzo, che non sembra combaciare perfettamente con i contenuti, nonostante il passo sia abbastanza buono e costante.
Il secondo è la vuotezza di alcune scene, misto al senso generale di opera incompiuta, dall'ottimo potenziale ma che non riesce a mantenere in modo costante il proprio livello di eccellenza.

Tornando dunque alle tre candidature agli Oscar, quella come miglior film appare un po' eccessiva, nonostante l'originalità diffusa di molti aspetti, al contrario di quella come miglior regista per Ruben Ostlund, che sembra come già detto adeguata per l'ottimo lavoro svolto, come anche quella per la migliore sceneggiatura originale, sempre per lo stesso Ostlung, che appare altrettanto meritata.

In sostanza un film non per tutti, che non piacerà a molti, e che pochi consiglieranno ad altri, ma che ha nelle sue scelte spesso sfrontate, e nella sua originalità generale, degli aspetti particolari ed interessanti.

Che cosa significa "Troupe".