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mercoledì 7 ottobre 2026

Lion (2016) #Recensione

 Lion è un film indo-australiano, girato in entrambe le nazioni, che parla della storia di un bambino di nome Saroo, poi scopertosi essere in realtà scritto Sheru e significare "Leone", che si addormenta in un treno in una stazione ferroviaria, risvegliandosi a più di mille chilometri da casa e finendo a dover vivere per strada, fino al momento in cui..

Detta così la trama sembra realmente povera e forzata, simile al primo capitolo di Rambo, tuttavia è basata su di una storia vera, ed il non voler svelare altro a riguardo è naturalmente voluto.
Il film è infatti nel suo insieme un mezzo capolavoro, mezzo perchè non riesce del tutto a concretizzare la propria profondità, da intendersi solo a livello cinematografico.
Lo stesso pensiero deve essere stato fatto da molti addetti alla critica, perchè ha ricevuto 6 candidature agli Oscar, ma nessuna statuetta. 

Per il resto.. merita solo elogi.
Molto bene la recitazione di tutto il cast, in particolare gli acclamati per la prestazione : Dev Patel, nei panni del protagonista cresciuto, e Nicole Kidman, nei panni della madre adottiva. (Rivelazione purtroppo inevitabile).
Bene la sceneggiatura, e tutta la fotografia in generale, dagli scenari, alle inquadrature, ai colori.
Ottimi anche i costumi, anch'essi elogiati dagli addetti ai lavori.
In generale tutti aspetti che proprio perchè riusciti, non si fanno notare, non sono invasivi, come accade per la musica quando di un ottimo bassista non se ne nota la presenza ma se ne noterebbe l'assenza. 
Unico appunto tecnico, la durata, certe scene sembrano volutamente allungate, altre più riassunte, il risultato è una durata di circa 2 ore che col senno di poi lo fanno sembrare come un film di 90 minuti mancato, o un mancato colossal di 3 ore. 

La storia di base come detto è basata su fatti reali, tratti dal libro del vero Saroo, e sono innegabilmente eventi che scatenano una vasta gamma di emozioni, fortunatamente raccontati a dovere nella pellicola, senza troppe romanzature, nonostante di fatto esse non manchino, nè vengano negate.

Il risultato dunque è un film eccellente, se non eccezionale, che merita di essere visto e che può essere consigliato a chiunque, e se questo post sembra più scarno di altri, o quantomeno troppo riassuntivo per il livello di elogio che viene fatto all'opera, è solo per non rischiare di svelare troppo sul maggior numero di aspetti possibili, e lasciar godere maggiormente l'opera allo spettatore. 

domenica 4 ottobre 2026

"Two people exchanging saliva" (2024) #Recensione

Si tratta di un cortometraggio franco-americano che mostra un mondo distopico in cui addirittura un semplice bacio può essere punito severamente.

La trama è quella di una commessa in un negozio di prodotti di bellezza, che come tutto il mondo intorno a se è costretta a sottostare a queste disposizioni, come il controllo dell'olfatto (che deve essere pessimo), ed il pagamento di qualsivoglia oggetto o prestazione, in schiaffi, come nuova forma di "moneta".
Naturalmente non tutte le regole verranno rispettate, ed ella stessa si recherà a comprare del dentifrico al mercato nero.

Per quanto il titolo e la suddetta spiegazione dello svolgimento, possano sembrare comici, il corto è invece molto serio, con l'aggiunta del bianco e nero per tutta l'opera, che lo fa sembrare ancora più cupo.

Eccellenti tutti gli aspetti tecnici, gli scenari, le inquadrature, ed anche la recitazione all'altezza.
Accettabili sulla carta, ma non particolarmente intriganti di fatto, le trovate distopiche, mentre invece non particolarmente bene per quanto riguarda l'opera in se e per se, che rimane piuttosto insipida nel suo insieme e non trasmette, ne coinvolge molto durante la visione, in una sorta di attesa del colpo di scena che non arriva mai.

Acclamato dalla critica, è stata infatti persino canditato agli Oscar come miglior corto dell'anno, rimane però un corto guardabile da tutti ma probabilmente apprezzabile da pochi, forse per la sua sofisticatezza, forse per la sua incapacità di parlare ad un pubblico più vasto. 

giovedì 1 ottobre 2026

"Truth in numbers?" (2010)

 Anche in questo caso non una vera e propria recensione, ma più una segnalazione per i possibili appassionati di un argomento del genere.

E l'argomento è : Wikipedia, l'enciclopedia online per eccellenza, che ormai non ha più bisogno di presentazioni.

"Truth in numbers?, Everything according to Wikipedia" è il titolo per esteso, e si tratta di un documentario riguardante tale enciclopedia.

Uscito nel 2010 analizza dunque un po' tutto il primo decennio della sua esistenza, e lo fa dal punto di vista di molte persone che ne sono state coinvolte volenti o nolenti, nonchè dal punto di vista degli addetti ai lavori, compreso in larga parte lasciare la parola al suo cofondatore e volto di riferimento da sempre, Jimmy Wales.
Ma lo fa anche, e questo forse è l'aspetto più interessante, in maniera molto critica, non mancano infatti opinioni e posizioni contrarie alle caratteristiche ed alla gestione di Wikipedia.

Il risultato è un documentario di circa 90 minuti che mostra diversi aspetti del "dietro le quinte", ma che lascia un po' con il senso di incompiuto e di volerne sapere di più... forse proprio per direzionare lo spettatore a documentarsi personalmente, magari su Wikipedia :).

domenica 27 settembre 2026

"Sotto il sole della Toscana" (2003) #Recensione

Si tratta di un film girato interamente in Italia, e come suggerisce il titolo quasi compeltamente in Toscana, con l'aggiunga di alcune scene a Roma ed a Posillipo.

La trama è quella di una scrittrice americana, apparentemente circondata da ottime amicizie, da un matrimonio stabile, e da una carriera più che decente, nonchè da un appartamento di proprietà in centro città.
Il tutto però si sgretola non appena viene informata per vendetta da parte di uno scrittore a cui ha lasciato una pessima recensione pubblica, che il marito la tradisce con costanza.
Il resto è una serie di decisioni impulsive che la porteranno in Toscana, dove cercherà di rifarsi una vita con tutti i crismi.

Il risultato è una commedia romantica senza troppe aspettative, ma che nel suo piccolo riesce ad essere di intrattenimento ed a rilasciare anche qualche ottima morale e riflessione sulla vita.

Bene la durata, il passo, i colpi di scena, la trama, gli scenari e le inquadrature, tutto al netto del fatto che non si tratti di niente di eccelso o particolarmente entusiasmante.

Decisamente poco realistica la parte di burocrazia italiana snella ed accondiscendente al momento del rogito, ma interessante il pensiero della protagonista nell'esclamazione "Ho comprato una casa senza avere una vita da viverci".

Il film è inoltre particolarmente pieno di riferimenti a Federico Fellini e di rifacimenti di scene dei suoi film, da quella della fontana in La dolce vita, alla protagonista che si trova a chiedere un passaggio in vespa per attraversare la citta, vestita di bianco.
A ciò, come tributo al nostro cinema, si aggiunge il cameo reiterato di Mario Monicelli, nei panni di un anziano signore che preferisce non comunicare verbalmente. 

In sostanza un'opera da guardare senza aspettative, e se magari la si approccia con un po di scetticismo ancora meglio, perchè il risultato sarà invece una pellicola che non irrita e non stanca, ma che regala invece alcune piacevoli sorprese, soprattutto a livello umano. 

mercoledì 23 settembre 2026

Una delle più grandi connessioni tra musica e cinema.

 I "New Found Glory" sono un gruppo pop-punk ancora attivo, e con all'attivo una quindicina di album, provenienti dalla Florida ma conosciuti sulla scena mondiale di tale genere musicale da ormai quasi 30 anni. 

La recente scomparsa del chitarrista Chad Gilbert sembra un ottimo momento per segnalare a coloro che fossero interessati o ad appassionati di curiosità, la profonda connessione che legava tale gruppo musicale al mondo del cinema. 

Innanzitutto, nel 2000, quando ancora cercavano di farsi conoscere, rilasciarono un EP, dal nome "From your screen to your stereo" (Dal tuo schermo al tuo stereo) con addirittura 7 tracce, cover di brani musicali appartenenti a colonne sonore di successo.
Tra di essi vi erano canzoni come "Everything i do" di Bryan Adams, presente nel film Robin Hood - Il principe dei ladri, e la canzone "My heart will go on" di Celine Dion, che fu la colonna portante della colonna sonora di Titanic.
Entrambe ovviamente riarrangiate in pieno stile movimentato tipico del pop-punk.

La cosa però non fu una uscita solitaria, ma una chiara dichiarazione di interesse per il mondo del cinema, o almeno per la parte musicale che lo circonda, tanto che, nel 2007, ed in questo caso si, all'apice della loro carriera, rilasciarono un "sequel", chiamato "From the screen to your stereo Part 2", che conteneva stavolta addirittura 12 canzoni, tra le quali "Iris" del Goo Goo Dools, presente nella pellicola "City of angels" del 1998, e "Kiss me", dell'omonimo film, dei Sixpence non the richer.

C'è inoltre un'altra connessione con il mondo del cinema, e proprio con il sovracitato Gilbert, ed è il fatto che egli avesse negli anni iniziato e mantenuto un progetto musicale solista, chiamato "What's Eating Gilbert", nome del gruppo chiaramente ripreso, come tributo, dalla fantastica pellicola di inizio anni novanta con Di Caprio e Depp : "What's eating Gilbert Grape", che in italiano fu adattato con un generico "Buon compleanno Mr Grape". 
Il riferimento è chiaramente al fatto che il cognome dell'uno fosse il nome proprio dell'altro, e poi, purtroppo, giungendo ai giorni attuali, il fatto che macabramente sia stato proprio il destino del chitarrista, il titolo originale infatti si domandava che cosa stesse mangiando dall'interno il personaggio del protagonsita del film, ed il nome del gruppo è diventato una connessione profetica al fatto che per il chitarrista si trattasse di fatto di un cancro. 

domenica 20 settembre 2026

"Novecento" #AnalisiTitolo

 Il titolo non deve molte spiegazioni a nessuno, ma contiene una curiosità linguistica che per gli appassionati del settore potrebbe risultare interessante.

Innanzitutto i complimenti d'obbligo per aver trovato un titolo semplice al punto giusto, orecchiabile ed internazionale quanto basta, ermetico ed intrigante a sufficienza, e soprattutto riassuntivo dignitosamente ed in una sola parola per una pellicola di oltre 5 ore.

Dopo di che è il momento di far notare che in lingua inglese sia stato diffuso con il titolo di "1900", e qui si incontra proprio la curiosità.
Infatti, mentre nel mondo anglofono è possibile abbreviare come da noi il nome delle decadi, nel caso uno voglia, in anni '60, anni '70 etc, non è stato fatto altrettanto per i secoli, ecco che quindi 1900 deve essere scritto per esteso.

Diversamente in Italia, sempre per convenzione linguistica e sempre rigorosamente con l'apostrofo per la forma più corretta, si possono abbreviare anche i numeri dei secoli dopo l'anno 1000, in '700, '800, ed in questo caso '900.
Da li poi la scelta stilistica di renderlo in lettere e non in numeri per quanto riguarda il titolo del film, ma tutto questo era per chiarire che si parla del ventesimo secolo, quello che va dal 1900, al... nel caso del film, il 1976.

giovedì 17 settembre 2026

"Novecento" (1976) #Recensione

 Il film è un colossal italiano, dalla durata di oltre 5 ore, con un cast internazionale di notevole valore e dal risultato decisamente eccellente.

La trama è quasi impossibile da riassumere degnamente, visto soprattutto il minutaggio dell'opera, ma si tratta sostanzialmente della vita di due bambini, poi ragazzi e poi adulti, nati nello stesso luogo e nello stesso giorno, ma in classi sociali diametralmente opposte, raccontata lungo il secolo 1900 ed attraverso tutti gli eventi che realmente sono accaduti in Italia in quei 3 primi quarti di secolo e che essi stessi (I due protagonisti) hanno vissuto, volenti ma ancor più spesso nolenti.

Il film è un capolavoro che attrae e coivolge lo spettatore, che non fa pesare la propria lunghezza e che racconta ed intreccia numerevoli storie umane e sociali, non permettendo mai di comprendere quale sarà il prossimo colpo di scena.

Bene la durata come detto, che però ha portato la pellicola ad essere divisa e proiettata in due atti, a distanza di 3 settimane al momento dell'uscita ufficiale nelle sale, ma che non li ha visti ottenere lo stesso successo.
Il primo è stato infatti visto da parecchi più spettatori, e viene decisamente da concordare con loro, le prime 2 ore di pellicola appaioni infatti originali, avvincenti, sorprendenti, mentre le successive 3 non sembrano altrettanto all'altezza, e tendono più a vivere di rendita ed inerzia delle prime 2.

Da sottolineare anche il cast, che poi è quello che in realtà ci si aspetta da un colossal, ma stupisce sempre vedere tutti insieme attori del calibro di Robert De Niro, Gerad Depardieu e Donald Sutherland, specialmente in un film che racchiude la quintessenza dell'italianità e della storia d'Italia, oltre che essere girato nelle campagne emiliane, recitato in emiliano, e diretto da Bernando Bertolucci.
Male, volendo rimanere in tema, Stefania Sandrelli, certamente fotogenica, ma che come un po' in tutto il resto della sua carriera, non ha dimostrato doti recitative all'altezza del resto dei colleghi, quantomeno certamente non in questo film.

Come immaginabile per un film di questo rilievo storico e cinematografico, di questa durata, e di questo successo, le cose da dire sarebbero ancora moltissime, tuttavia per rimanere nei canoni dei post brevi, si può concludere che sia un film meritevolissimo di essere visto, che stupisce in innumerevoli aspetti, e che con il suo passo costante non fa sentire la fatica della durata. Consigliatissimo, anzi, quasi da guardarsi d'obbligo.

Lion (2016) #Recensione