"Non ci resta che piangere" è un film che ha compiutò già 40 anni e che nel tempo è passato dall'essere stato un grande successo al botteghino, al diventare un film di culto, di quelli che si deve aver visto della commedia italiana.
Tuttavia come spesso accade, nonostante furono tagliate tantissime ore di girato per quanto si erano divertiti gli attori sul set non riuscendo
a stare seri, non è tutto oro quello che luccica, o per dirlo meglio, non tutti hanno visto brillare questa pepita.
La trama è ovviamente quasi completamente incentrata sui due protagonisti, Roberto Benigni e Massimo Troisi, nei panni rispettivemente di maestro e bidello di una scuola.
I due si ritrovano fermi ad un passaggio a livello, ed imboccando una piccola strada secondaria per scansarlo, finiscono ad un casolare dove passeranno la notte.
Al loro risveglio, e non prima di alcune vicende che gli risultavano strane per l'epoca contemporanea, scoprono di essere finiti nel 1400, e di dover quindi fare i conti con usi, costumi e tradizioni del periodo.
Nascono tutta una serie di situazioni quindi, che li porteranno a giro per il piccolo borgo toscano in cui si trovano, ma anche molto oltre, fino addirittura all'incontro con Leonardo Da Vinci.
Il film come detto ottenne un eccellente riscontro di incassi, ed è stato consacrato nel tempo come una perla e pietra miliare della comicità italiana, ciò nonostante, non tutti i pareri, soprattutto della critica, furono uniformi.
La parte maggiormente contestata è stata la decisione dei due, che sono stati anche gli autori della sceneggiatura, di dirigersi da soli, risultando così un lavoro che a livello tecnico sarebbe potuto essere stato fatto meglio, da un regista esterno.
Per quanto riguarda il cast, l'unica candidatura ad un premio personale di settore fu quella a Paolo Bonacelli, per la parte molto minore di Leonardo Da Vinci. Premio che poi non vinse.
Per il resto è presente il Monni, che è un po' sempre troppo e solo Il Monni in tutti i film, e che quindi non aggiunge un qualcosa di particolare all'opera.
Di positivo si potrebbe salvare l'idea del nome del piccolo borgo toscano immaginario, tale "Frittole", nome simpatico ed orecchiabile, che sicuramente è rimasto nella mente della gente ben oltre la fine del film.
Di fatto però non vi fu molto di toscano nel film a parte la presenza dei suddetti attori, dato che la quasi totalità del luoghi in cui furono girate le scene si trovano nel Lazio, compreso il rinomato passaggio a livello di una della scene chiave e più famore del film.
In sostanza un film che soggettivamente o piace molto o piace poco, senza vie di mezzo, e che forse di un po' più oggettivo ha il fatto che la somma del valore dei due attori, non sia proprio stata accresciuta dall'essere l'uno accanto all'altro, ma che sia risultata soltanto la somma dei due singoli, che sono apparsi più come due entità che come un duo comico.