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giovedì 12 marzo 2026

"Dallas Buyers Club" (2013) #Recesione

 Si tratta di un film che più americano non potrebbe essere, girato infatti interamente negli Stati Uniti d'America, con attori americani, tratta vicende più o meno reali accadute sul suolo americano, a loro volte intrise di elementi tipici della cultura statunitense come la monta dei tori negli stati dove viene praticata.

La trama è quella di un uomo molto attivo sessualmente, dichiaratamente etero convinto, che si ritrova ad essere diagnosticato come infetto dal virus dell'H.I.V., al tempo (il film si svolge temporamente nella seconda metà degli anni '80) ritenuto una prerogativa del mondo omosessuale.

Il film ha alcuni aspetti eccelenti, e molti deludenti.

Partendo dà ciò che si può elogiare, il primo elemento non è in discussione, ed è la recitazione all'altezza di tutto il cast, ma nello specifico la straordinaria prestazione del duo Matthew McConaughey, come protagonista, e Jared Leto, ai quali è valsa la candidatura, e poi la vittoria, agli Oscar dell'anno successivo, nei rispettivi ruoli.
La gestazione del film è stata molto lunga ed è curioso scoprire che McConaughey fu scelto anche per le sue origini texane, e quindi in grado di rappresentare, anche a livello di accento, quelle del protagonista.
Mentre Leto ricevette alcune critiche per aver recitato nella parte di un uomo transgender, alle quali rispose che se ad un etero non dovesse essere permesso di interpretare un personaggio gay, questo priverebbe il mondo gay del poter interpretare personaggi etero.

Ora passiamo ai molteplici aspetti deludenti :
Innanzitutto per quanto la colonna sonora non suoni invasiva od inappropriata, appare proprio insipida e poco ricercata.
Il film di per se inoltre è un po' tutto una continua suspence per dei colpi di scena memorabili ed ecclatanti che mai arrivano realmente, nonostante vi siano scene ben fatte e che sorprendono, non è mai veramente eccitante seguire e parteggiare per i personaggi.
La sue quasi due ore scorrono abbastanza bene e non appare di durata eccessiva, tuttavia il passo è abbastana lento in generale.
Non approfondisce niente, non si termina il film con una conoscienza maggiore del mondo dell'H.I.V., nè del mondo della tossicodipenza, nè del mondo della omosessualità, solo un senso maggiore di consapevolezza di alcuni rischi, ma è tutto tranne che informativo su tali argomenti.
Male anche gli aspetti scientifici, che infatti hanno fatto ricevere al film diverse accuse di voler divulgare della pseudoscienza.
E per ultimo l'aspetto più deludente, forse persino irritante, il fatto che, per una pellicola che vorrebbe in sostanza trattare una storia veria, la autenticità dei fatti è davvero basilare.
Il vero protagonista infatti non era etero, ma apertamente bisessuale, non odiava gli omosessuali, come dichiarato nel film, non cavalcava tori, ma si limitava a bazzicare tale mondo, non aveva atteggiamenti violenti contro amici e forze dell'ordine, etc..

In conclusione un film che è stato premiato per quello che meritava, ossia la recitazione dei propri attori di punta, che vale la pena ribadire essere stata eccellente, e per il miglior trucco, nonostante il badget irrisorio per una produzione hollywoodiana.
Budget stesso, che è stato incassato 10 volte al botteghino, anche questo meritatamante, perchè nonostante sia un film con molti aspetti deludenti, non è di per se un pessimo lavoro.

domenica 8 marzo 2026

The Joe Rogan Experience - Charlie Sheen #Recensione

 Come detto più volte nei post precedenti, Joe Rogan conduce un podcast al cui interno vengono intervistate personalità più o meno note, tra le quali anche membri del mondo cinematografico.

E' stato questo il caso quando come ospite è stato invitato Charlie Sheen.
Ormai non più all'apice del successo, anzi probabilmente all'estremo opposto, l'attore si è comunque distinto per essersi prestato alle domande per tutte le quasi 3 ore di intervista, e per aver risposto in maniera interessante e coinvolgente, mantenendo inoltre una compostezza e dignità che gli erano venute a mancare negli ultimi anni, in cui era finito in riabilitizzazione per problemi di alcol e droghe.

Lontani sono infatti i tempi del suo momento di maggiore notirietà per aspetti positivi, grazie a pellicole come "Hot Shots" o a serie televisive come "Due uomini e mezzo", ma ciò nonostante, anche grazie alle domande di Rogan ed alla sua gestione dell'intervista, è apparso il vecchio Charlie Sheen, con la mente lucida e la voglia di parlare di cose personali e cinematografiche.

Le domande infatti hanno svariato su moltissimi temi, da quelle riguardanti le riprese del colossal di successo "Apocalypse now", durante il quale l'attore, ancora bambino, si spostò per mesi con la famiglia all'estero, dato che il padre Martin Sheen era tra i protagonisti del film.
Passando a domande molto personali, riguardanti l'uso e l'abuso di droghe, ed i rapporti con il resto dei familiari.

Curiosa, se pur macabra, la coincidenza che per tutta la parte iniziale dell'intervista i due dialoghino e si confrontino riguardo all'assassinio del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, avvenuto per un colpo d'arma da fuoco sparato da lontano, il tutto mentre stava avvenendo in tempo reale, con le stesse modalità, l'assassinio del noto attivista Charlie Kirk, notizia che i due apprendono pochi minuti dopo in diretta.

In sostanza comunque una intervista molto ampia ma interessante, con tematiche di interesse specifico per un pubblico statunitense, ma anche molti aneddoti ed elementi riguardanti il mondo della cinematografia, a partire dalla presenza dello stesso Sheen, che almeno in questa performance sembra proprio valere la pena di consigliare. 

mercoledì 4 marzo 2026

"The Joe Rogan Experience" #Recensione

 Forse non proprio una recensione, ma più una descrizione, tanto per segnalarlo a coloro i quali ancora non fossero a conoscenza della sua esistenza, ed ancor più nello specifico per far sapere che al suo interno, tra le moltissime personalità più o meno famose che vengono intervistate, vi sono anche molti membri nel mondo cinematografico.

Joe Rogan possiede infatti da ormai più di 15 anni, un podcast di grandissimo successo, che ha ben presto varcato i confini statunitensi e che negli anni ha stretto contratti da centinaia di milioni di dollari per poter essere diffuso sulle più note piattaforme. 

Il formato è abbastanza classico, un invervistatore, una scrivania ed un intervistato, e non è mutato sostanzialmente quasi per niente nel corso degli anni, salvo la caratura degli ospiti che è andata man man crescendo.

Allo stesso tempo ha però una sua peculiarità nella durata, il suo podcast infatti raggiunge spesso le 3 ore e talvolta addirittura le 4.
Questo dato da solo fa capire bene la bravura di Rogan nel riuscire a mantenere alta e costante l'attenzione per tutto quel tempo, sia nello spettatore/ascoltatore che nell'interlocutore, fermo restando che chi non lo apprezza non riuscirà comunque a terminare le puntate.

La dicitura "spettatore/ascoltatore" è data dal fatto che al momento il suo podcast, o come vuole far interndere lui dal nome che gli ha dato, "l'esperienza", viene seguita principalmente su due piattaforme, quella audio di Spotify, e quella audio/video di Youtube.

Non tutto questo oro però ha sempre luccicato, vi sono infatti state negli anni diverse controversie, principalmente a causa di visioni personali dello stesso Rogan, dalle teorie sulle cospirazioni, fino alle sue posizioni politiche, che nel tempo sono si sono anche spostate consideravolmente.

In sostanza però una "eperienza" che vale la pena provare, e che per quanto possa apparire insormontabile inizialmente sbirciando la durata da una puntata, può darsi che, anche grazie specificamente all'ospite di turno, si trasformi in un lungo ma piacevole viaggio nella conoscenza. 

sabato 21 febbraio 2026

Non ci resta che piangere (1984) #Recensione

 "Non ci resta che piangere" è un film che ha compiutò già 40 anni e che nel tempo è passato dall'essere stato un grande successo al botteghino, al diventare un film di culto, di quelli che si deve aver visto della commedia italiana.
Tuttavia come spesso accade, nonostante furono tagliate tantissime ore di girato per quanto si erano divertiti gli attori sul set non riuscendo

a stare seri, non è tutto oro quello che luccica, o per dirlo meglio, non tutti hanno visto brillare questa pepita.

La trama è ovviamente quasi completamente incentrata sui due protagonisti, Roberto Benigni e Massimo Troisi, nei panni rispettivemente di maestro e bidello di una scuola.
I due si ritrovano fermi ad un passaggio a livello, ed imboccando una piccola strada secondaria per scansarlo, finiscono ad un casolare dove passeranno la notte.
Al loro risveglio, e non prima di alcune vicende che gli risultavano strane per l'epoca contemporanea, scoprono di essere finiti nel 1400, e di dover quindi fare i conti con usi, costumi e tradizioni del periodo.
Nascono tutta una serie di situazioni quindi, che li porteranno a giro per il piccolo borgo toscano in cui si trovano, ma anche molto oltre, fino addirittura all'incontro con Leonardo Da Vinci.

Il film come detto ottenne un eccellente riscontro di incassi, ed è stato consacrato nel tempo come una perla e pietra miliare della comicità italiana, ciò nonostante, non tutti i pareri, soprattutto della critica, furono uniformi.
La parte maggiormente contestata è stata la decisione dei due, che sono stati anche gli autori della sceneggiatura, di dirigersi da soli, risultando così un lavoro che a livello tecnico sarebbe potuto essere stato fatto meglio, da un regista esterno.
Per quanto riguarda il cast, l'unica candidatura ad un premio personale di settore fu quella a Paolo Bonacelli, per la parte molto minore di Leonardo Da Vinci. Premio che poi non vinse.
Per il resto è presente il Monni, che è un po' sempre troppo e solo Il Monni in tutti i film, e che quindi non aggiunge un qualcosa di particolare all'opera.

Di positivo si potrebbe salvare l'idea del nome del piccolo borgo toscano immaginario, tale "Frittole", nome simpatico ed orecchiabile, che sicuramente è rimasto nella mente della gente ben oltre la fine del film.
Di fatto però non vi fu molto di toscano nel film a parte la presenza dei suddetti attori, dato che la quasi totalità del luoghi in cui furono girate le scene si trovano nel Lazio, compreso il rinomato passaggio a livello di una della scene chiave e più famore del film.

In sostanza un film che soggettivamente o piace molto o piace poco, senza vie di mezzo, e che forse di un po' più oggettivo ha il fatto che la somma del valore dei due attori, non sia proprio stata accresciuta dall'essere l'uno accanto all'altro, ma che sia risultata soltanto la somma dei due singoli, che sono apparsi più come due entità che come un duo comico.

domenica 15 febbraio 2026

"Midori - La ragazza delle Camelie" (1992) #Recensione

 Si tratta di un film uscito ad inizi anni '90, basato su di una serie di cartoni della decade presecente.
Riguarda pienamente il mondo e la cultura giapponese, nel bene e nel male, con tutti i suoi clichè e stereotipi, e non può essere considerato propriamente un lungometraggio, data infatti la durata di soli 44 minuti è catalogato generalmente come "Mediometraggio".

La trama riguarda una giovanissima ragazza, che una volta persa la madre a causa di una infestazione di topi nella propria casa, finisce in maniera permanente in un gruppo di circensi, con i quali si sposterà, nonostante subisca da loro costanti violenze di vario tipo, sia fisiche che psicologiche, e nonostante la propria costante volontà di tornare a casa.

Il film è abbastanza coerente nelle proprie tematiche, ma proprio per il fatto di essere piuttosto sopra le righe, ed inusuale come anime, fù da prima proibito e poi lasciato essere divulgato ma con la restrizione ai minori di 18 anni, dettaglio che rimange in vigore tutt'oggi.

Sicuramente peculiare, sia per l'epoca che per l'attualità, sembra più aver suscitato scalpore per modi e scene dipinte in modo sfacciato, più che sofisticato, e le sue stesse tematiche non sono poi così divergenti ed originali rispetto ad un "La strada" di Fellini, di circa 40 anni prima. 

In sostanza un'opera che vale la pena vedere solo ed escluvamente se vi è alla ricerca di un qualcosa di provocatorio, o se si è profondi appassionati di anime e cultura giapponese in generale, o se si vuole addentrarsi in quella che è la storia del cinema giapponese senza necessariamente essere alla ricerca dei pezzi più pregiati di essa. 

mercoledì 11 febbraio 2026

"Swing Girls" (2004) #Recensione

 "Swing Girls" è una sorta di versione Giapponese basata sul genere musicale Jazz, del film americano uscito appena l'anno prima chiamato "School of Rock".
(Le similarità sono innumerevoli, ma non serve starle ad elencare)

La trama accade più o meno tutta all'interno di una scuola, un gruppo di studentesse giovanissime si ritrova prima nolente e poi volente a rimpiazzare il gruppo jazz ufficiale della scuola. Scoprendo appunto in se stesse una grande forza di volontà, ed una inaspettata passione per la musia Jazz.

Il film a dire il vero appare in diversi aspetti un po' una forzatura, trattandosi di un genere musicale abbastanza elitario rispetto ai grandi classici come pop e rock, appare difficile da credersi che un intero gruppo di ragazzi vi si dedichi appassionatamente ed incondizionatamente.
Lo stesso vale per la difficoltà che l'operazione richiede rispetto ai suddetti generi più semplici e diffusi.

Tuttavia la pellicola non ha nulla di criticabile sotto gli aspetti più tecnici, scorre infatti bene, non è di durata eccessiva, e anche le inquadrature sono buone. Meno forse i tagli e gli scenari che risultato soltanto passabili.

In sostanza un'opera che si potrebbe quasi riassumere come un insieme di colpi di scena poco entusiasmanti, che esce sospettosamente a ridosso di un lavoro simile che ha avuto un successo planetario, e che se fosse uscito oggi, avrebbe magari potuto ricevere delle critiche di "appropriazione culturale", dato che il Jazz viene considerata musica "nera". Lo stesso che forse accadrebbe a "The Commitments".

giovedì 22 gennaio 2026

"Buen Camino" (2025) #Recensione

 E' il "Nuovo film di Checco Zalone", come viene talvolta appellato in radio e televisioni senza che nemmeno ne venga riportato di fatto il titolo. Perchè l'Italia è cosi, il conformismo sfrenato vince spesso su tutto, moda e tradizioni seguite ciecamente, soprattutto sotto Natale, dove il pellegrinaggio al cinema è doveroso, ed il cinepanettone si guarda indipendentemente dal suo valore.

Pellegrinaggio che è anche il tema del film, Zalone, nei panni di un ricco imprenditore, o ancora meglio ricco ereditiero, si trova a dover affrontare delle difficoltà familiari, dalle quali non si può esimere delegandole come fa per un po' tutti gli altri aspetti non ricreativi della propria vita.
Nello specifico la figlia decide di intrapredendere il "Cammino di Santiago", un lunghissimo percorso da far solitamente a piedi, che porta fino a Santiago de Compostela in Spagna, e che può essere scelto per moltissime ragioni, da quelle più ovvie, come quelle religiose o spirituali, fino a quelle personali di vario genere.
Checco dunque, si troverà ad "inseguire" la figlia in questa sua "fuga", e successivamente ad accompagnarla, scoprendo anche alcune cose importanti su se stesso.

Il film è il più classico dei cinepanettoni, testimone ereditato dai vari "mostri sacri" del genere, da Jerry Calà alla più presente delle coppie del settore, quella formata da Christian De Sica e Massimo Boldi.
L'apoteosi del trash, come si richiede da copione, con battute forzate, battute scontate, battute urlate e battute già sentite.
Peccato perchè Zalone, all'anagrafe Luca Medici, di ha abituato a ben altro. Ossia molta più sofisticatezza nel suo umorismo dissacrante. Oltre che ad aver dato prova negli anni di essere anche ben altro, un eccellente musicista, cantautore, cabarettista, imitatore, etc..
Qui invece sceglie la strada più breve, anche se figurativamente nel film è la più lunga.
Lo dimostrano anche i pochi sforzi persino per trovare nomi, il protagonista si chiama infatti Checco Zalone, perchè anche questo aiuta a portare gente a vederlo.

Un film dunque che delude immensamente, specialmente chi ha veduto altre sue opere cinematografiche, che sembra fatto ed infiocchettato per massimizzare i profitti, e cosi è stato, come anche in passato per la stragrande maggioranza dei cinepanettoni, anche se probabilmente è ritenuto improprio chiamarlo cosi.
Ad ogni modo il botteghino ha parlato e parlato forte e chiaro, il film è campione di incassi di Natale, e probabilmente si porterà a casa molti altri record legati al profitto, ma rimane un'opera vuota, che lui si poteva risparmiare, e che non aggiunge niente alla sua carriera ed al suo curriculum, forse giusto qualcosa al suo conto in banca.

Da segnalare una nota curiosa, ossia la presenza di Martina Colombari, ex miss Italia e solitamente negli anni emblema della bellezza, che ricopre un ruolo inaspettato, quello della ex moglie del protagonista, che non nasconde i propri anni, e che infatti è stata difficilmente rinosciuta da coloro che non erano già informati della sua presenza. 

mercoledì 14 gennaio 2026

Veritasium - The most dangerous building in Manhattan #Recensione

 Veritasium è un ben noto ed ormai più che decennale canale di divulgazione scientifica su Youtube. 

E dato che Youtube ha in molti aspetti rimpiazzato, o comunque si è degnamente affiancato a certi canali e programmi documentaristici televisi classici, alcuni suoi video meritano una recensione, o quantomeno di essere diffusi quanto documentari da National Geographic della vecchia scuola.

E' il caso di questo interessante video/episodio/puntata, di poco più di mezzora di durata, nel quale viene raccontato di un difetto di realizzazione strutturale di uno dei più alti grattacieli di New York, che per mesi dalla sua scoperta ha impegnato e fatto soffrire progettisti e tecnici dato il realmente possibile rischio di crollo.

Nello specifico era stato costruito un palazzo molto atipico, in particolare nel modo in cui le colonne portanti alla base erano state posizionate (per poter ricostruire anche la chiesa sottostante nello stesso esatto orientamento in cui si trovata prima della demolizione), e questo ha portato alla scoperta che il vento, nel caso avesse colpio l'edificio a delle angolazioni precise, e che non erano state prese in considerazione in fase progettuale, avrebbe potuto portare al generarsi di forze non in grado di essere sostenute dalla struttura.

Senza svelare troppo, è molto interessante come la ricerca e l'attuazione del tentantivo di risolvere il problema siano state fatte senza essere rese pubbliche, cercando di evitare all'armismi, e come la scoperta di tali problematiche sia avvenuta quasi per caso, grazie ad una telefonata di uno studente dubbioso riguardo ai calcoli che aveva trovato sulla progettazione dell'edificio.

In sostanza un intrattenimento un po' per tutti, dalla durata e dal passo non stancanti, e realizzato con una certa dovizia di particolari, ache se purtroppo, un po' spettacolarizzato, aspetto questo poco scientifico, ma piuttosto comune specialmente se si parla degli Stati Uniti d'America.

mercoledì 7 gennaio 2026

"Perfetti Sconosciuti" (2016) #Recensione

 Si tratta di uno dei film italiani meglio riusciti degli ultimi anni, sia a detta del pubblico, che lo ha premiato con una notevole presenza nelle sale, che ancor di più secondo gli addetti ai lavori, dato che il concetto su cui si basa tutta l'opera è stato ripreso talmente tante volte da finire addirittura sul Guinness dei primati come film con il maggior numero di Remake della storia.
Anche la critica ha attribuito un ottimo valore all'opera, assegnandogli nastri e David, principalmente al lavoro d'insieme e non agli interpreti singoli.

La trama si svolge tutta in un appartamento, dove un gruppo di amici di lunga data si ritrova per una cena.
Oltre ai soliti convenievoli e battutine, spesso stucchevoli, come avviene di fatto nella vita reale, viene proposto di fare un gioco, che non è altro che lasciare il proprio telefono sul tavolo per tutta la durata della cena, ed ogni volta che arriverà una notifica, verrà reso pubblico a tutta la sala il contenuto del messaggio, o foto, o chiamata.
Il risultato è un intreccio di situazioni impreviste e complicate, mancanze di rispetto, di empatia, ma anche fastidi e privazioni nascosti e repressi, oltre al naturale complicarsi della vità ed al naturale instinto umano a complicarsela da soli.

Il risultato dell'opera invece appare davvero ottimo, e se mentre nella prima metà si assiste un po' alla solita pesante commedia italiana, con battute forzate, sarcarsmo mal usato, e soliti argomenti e tematiche, nella seconda il film sboccia in una piacevole sorpresa, dai contenuti umani, reali, profondi, anche macabri, ma certamente coingolventi.

Il film infatti coinvolge, appassiona, fa parteggiare e fa provare rabbia, emozioni suscitate sia dall'interessante trama (più che trama diciamo dall'originale concetto di base, la trama in se e per se infatti a tratti appare anche un po' forzata), sia dai ben posizionati e ben riusciti colpi di scena, ma anche dalla ottima recitazione di molti membri del cast, anche se la critica di settore non ha riconosciuto quasi nessun premio ai singoli, come detto.

Volendo elogiare due aspetti specifici dell'opera, molto bene lo sviluppo di tutte le tematiche sull'omosessualità, e ben pensata e ben fatta la scena finale, che nel suo piccolo sorpresende per semplicità.

In sostanza un film che senza troppe pretese ha fatto e sta facendo la storia, italiana e non, apparentemente, e che può essere tranquillamente consigliato ad un pubblico generico senza timore di far perdere tempo. 

giovedì 18 dicembre 2025

The Martian (2015) #Recensione

 "The Martian" è un film del 2015 che ha sofferto come innumerevoli altri della invidiabile nostra peculiariatà di essere distribuito con un titolo che ne svela l'elemento principale della trama, dato che in Italia il titolo è stato tradotto/adattato in "Sopravvissuto - The Martian".

Una volta che è stato chiaro a tutti che il protagonista non morirà, nonostante qualsiasi sorta di imprevisto possibilmente letale, lui non morirà, può essere descritto il resto della trama, ossia che un povero astronauta in missione, ferito e senza sufficienti provviste, verrà creduto morto e lasciato sul pianeta Marte, dove dovrà cavarsela con le proprie forze e conoscenze per anni, sperando di essere salvato un giorno da una delle missioni successive sul pianeta.

Il film aveva molto potenziale, dato che è basato su di un romanzo, dato che ha come protagonista Matt Damon, e soprattutto visto che veniva diretto e prodotto da Ridely Scott, che del mondo della fantascienza, visti dei suoi lavori come Alien e Blade Runner per dirne un paio, conosce un paio cose a riguardo del genere cinematografico in questione.

Purtroppo però il film nel suo insieme delude enormemente, forse a causa delle appena citate alte aspettative, forse perchè parte bene e si trasforma piano piano in una americanata, ma di fatto l'aspetto fantascentifico ed i suoi contorni intriganti di astrofisica, lasciamo presto spazio al vero tema principale, quello della azione in stile Mission Impossible, o Bourne Identity visto il protagonista.
Damon infatti in questa pellicola è più vicino ad un personaggio alla Bruce Willis in Die Hard che ad un Tom Hanks in Apollo 13, il film in generale, diventa quindi una serie di colpi di scena e momenti eroici, sempre più legati all'inverosimile ed alla forza fisica, che a trovate realmente geniali per catturare l'interesse dello spettatore.

Niente da dire sulla recitazione del cast, anche se alcuni sembrano stati scelti incomprensibilmente, o sugli scenari e le inquadrature, ma è il senso di come tutto, ben sottolineato dal livello dei dialoghi, diventi ben presto una serie di imprese disumane e surreali, roba da farlo scendere nel genere "americanata" senza riuscire a farlo risorgere del tutto nemmeno con elementi classici come il finale o la morale del film. 

2 ore e 22 minuti di decente intrattenimento quindi per chi apprezza il genere, ma per coloro che sono alla ricerca di un capolavoro senza tempo, come altri lavori dello stesso Scott, questo non è certamente uno di quelli.


venerdì 12 dicembre 2025

"Il Bi e il Ba" (1985) #Recensione

 "Il Bi e il Ba" è in film diretto da Maurizio Nichetti, ma scritto ed interpretato da Nino Frassica, con la presenza della prima moglie Daniela Conti in una parte minore.

La trama ha come protagonista un tale Antonino Scannapieco (Frassica), che dalla Sicilia decide di partire per Roma.
Raccolti i soldi sufficienti per tutto il viaggio, e poi sperperati appena giunto nella capitale, si mette alla ricerca di un fantomatico dottore, il quale riuscirà a risolvere il terribile problema della forfora che affligge i suoi amici.
Iniziano tutta una serie di scenette un po' tra il cabaret ed i film muti, che lo portano persino ad incontrare la sua ammiratissima conduttrice del telegiornale dell'epoca, Maria Giovanna Elmi.
 
Senza svelare se abbia successo nella sua ricerca del dottore, per non svelare troppo, si può dire che l'opera nel suo piccolo appare riuscita.
Per quanto riguarda la prestazione di Frassica, nonostante l'aspetto, baffo e capello, molto simile a Diego Abatantuono, ed alcune espressioni ed accenti che lo ricordano molto, il film non perde di originalità, e con il suo tipico stile di umorismo, trascina lo spettatore per 90 minuti, incentrati principalmente sui giochi di parole e storpiature della lingua, dello stesso, senza mai o quasi, scadere in qualcosa di linguisticamente troppo banale o patetico.
Un umorismo di fatto forzato, che poi alla fine riesce a non apparire tale ed a non stufare. 
 
Della recitazione dei personaggi poco si può dire, come della loro scrittura, stesso vale per la trama ed i colpi di scena che come detto sono estramemente semplici e si può tranquillamente dire anche banali.
Tuttavia rimane il senso di quello che volesse essere il film, ossia una semplice opera comica di scenette da cabaret, che però risultano ben amalgamate tra loro, e sono proprio queste basse pretese che gli permettono di trasmettere il messaggio che voleva essere trasmesso, e lo rendono meritevole di essere visto. 
 
 In sostanza un'opera per tutti, senza scene troppo scurrili, troppo provocatorie, troppo violente o troppo da adulti, cose che lo rendono un ottimo intrattenimento senza pensieri per tutta la famiglia.

lunedì 24 novembre 2025

Sleeper - Doppia identità (2018) #Recensione

 "Sleeper" (da non confondere con "Sleepers", il capolavoro del 1996 con Robert De Niro, Brad Pitt, Dustin Hoffman, Kevin Becon e molti altri) è un film piuttosto recente, che tratta le vicende di una coppia apparentemente anonima, ma che nasconde invece qualcosa, a se stessi ed al mondo.

La trama è molto semplice, una classica coppia americana, residente in un classico sobborgo americano, cerca di avere un figlio per consolidare la propria famiglia senza per il momento riuscirvi.
Il tutto però nasconde una sorpresa, che è difficile da definire spoiler, visto che in rinomato stile italiano al titolo originale è stata aggiunta una parte per la versione distribuita nel nostro paese, ossia "Doppia identità", che rivela leggermente, ma soltanto leggermente, la totalità della trama.
 
Per il resto il film è senza infamia e senza lode, difficile avere qualcosa di particolarmente critico da dire, visto che la trama era senza particolari ambizioni ed il definirla "semplice" non credo offenda nessuno, nemmeno gli autori, allo stesso modo il livello del cast e la scelta dei dialoghi non sembravano particolarmente ricercati, quindi era abbastanza prevedibile che non avrebbero stupito.

Altrettanto vale per le lodi, difficile trovare qualcosa di pienamente promosso o sorprendente in questo film, un po' tutti hanno fatto la loro parte nella realizzazione di questa pellicola che comunque rimane nel suo insieme piuttosto mediocre.
 
Volendo trovare un elemento da elogiare leggermente sopra gli altri ed uno da criticare, si potrebbe dire come la fotogenia della protagonista femminile abbia sicuramente aiutato nel catturare l'attenzione in molte scene, di contro la "trasformazione" della stessa da donna umile e apprensiva in un Rambo eccitato e pronto all'azione con armi in mano, è sembrata proprio una scelta diretta al pubblico americano.
 
In sostanza un film che ha un buon passo, anche costante, che nel suo scorrere bene non ha scene o elementi troppo inverosimili nè irritanti, e che nel suo non brillare in niente, potrebbe comunque essere un buon intrattenimento per un dopo cena sul divano senza troppe ambizioni.

sabato 15 novembre 2025

"Laughing and joking" (2013) Jimmy Carr #Recensioni

 "Laughing and joking" è uno spettacolo di più di 10 anni fa ormai, del comico inglese Jimmy Carr.
 
La durata è forse un po' oltre la media, 90 minuti, ma la densità di battute è decisamente altissima.
La ragione sta proprio nel suo stile, che anche in questo spettacolo non si smentisce, ossia di regalare tutta una serie di battute da una frase o poco più, non connesse tra loro, naturalmente una dopo l'altra, ad una velocità decisamente sostenuta.
 
Gli argomenti trattati sono i più svariati, e ce ne è sostanzialmente per tutti, dai più comuni come per esempio la religione, fino a cose un po' più di nicchia ma ben conosciute, come il veganismo.

Particolarmente ben riuscita è l'interazione con il pubblico, niente di nuovo per i suoi spettacoli, ma nel caso specifico si assiste anche ad una delle migliori battute della serata proveniente proprio non dal palco.

Vi sono leggere eccezioni, un paio di piccole storie con tanto di creazione di suspence nel pubblico, ma non risultano particolarmente degne di nota, anche rispetto proprio a tutto il resto del materiale stesso.

Nota forse dolente, non tanto il quantitativo di tempo dedicato all'argomento sesso, anche in maniera molto esplicita, ma la modalità in cui viene trattato, ossia un continuo uscire e rientrare sull'argomento, cosa che stona un po' e stanca anche, come se si volesse sempre privilegiarlo come soggetto di maggior controversia e comicità. (A dire il vero è proprio cosi che egli lo descrive, come il miglior argomento per varie ragioni come la diffusione e l'interesse intorno ad esso).

In sostanza un buono spettacolo per chi volesse appassionarsi al personaggio, che regala diversi momenti molto divertenti e che nell'insieme difficilemente può far pentire di averlo visto. Tuttavia, quanto detto vale comunque per la sua figura di comico in generale, non tanto per l'opera in se, infatti non c'è ragione alcuna per consigliare a qualcuno questo spettacolo specificamente, rispetto ad altre sue performance.

venerdì 7 novembre 2025

"Il pianeta verde" (1996) #Recensione

Si tratta di un film francese del 1996, anche se per molti aspetti, alcuni anche difficili da spiegare, sembra piu essere un film di magari 15 anni prima.

La trama è quella di un gruppo di persone, abitanti di un'altro pianeta, che durante una delle loro riunioni annuali, si trovano a dover scegliere una di loro da inviare in visita perlustrativa sulla terra.
Si autopropone una certa Mila, madre di due figli ormai grandi, la quale desidera fortemente sapere di più riguardo alle proprie origini, dato che un suo antenato veniva proprio dal pianeta terra.
Viene cosi teletrasportata nella Parigi dell'epoca, dove durante la propria ricerca incontrerà varie difficoltà, ma anche persone che si riveleranno piene di umanità.
 
Il film parte bene, sia per originalità che come mera critica alla società consumistica e materialista moderna, ma si perde quasi subito, continuando a ribadire gli stessi concetti con una ridondanza quasi sconcertante.
 
Il mondo da cui proviene la protagonista è un mondo che è già passato da tutte le fasi che stanno vivendo gli abitanti della terra, le persone sanno quindi curarsi e soddisfarsi in maniera più autonoma, con empatia e senza bisogno di troppi oggetti superflui come fanno gli umani. 
Questo è un esempio dei concetti che vengono ripetuti fin troppe all'interno del film, nonostante questo nello specifico fosse ben chiaro dalla prima scena.

Il film appare anche piuttosto sconclusionato nel suo insieme, in molti aspetti cardine come "la sconnessione", che non viene mai spiegata a pieno e che appare più fantascienza pura che un elemento che faccia riflettere. 
 
Poco si puo dire sulla recitazione, ma vale la pena segnalare la presenza della futura premio Oscar, Marion Cotillard, che di li a poco raggiungerà un ottimo successo, se non altro di pubblico, grazie alla saga dei film "Taxxi", di Luc Besson.  

In sostanza un film che poteva avere del potenziale, ma che finisce per prendersi troppo sul serio, e che fallisce nell'esprimere una vera morale, chiara e comprensibile, quindi difficile da consigliare a chiunque.

sabato 4 ottobre 2025

"Inside Out 2" (2024) #Recensione


Si tratta del secondo capitolo del già fortunato "Inside Out", uscito quasi 10 anni prima. 

La storia si svolge temporalmente un anno dopo il primo film, e riprende gli elementi che lo hanno portato al successo, ossia la rappresentazione delle emozioni umane, sottoforma di simpatici personaggi un po' strambi ed ognuno con il proprio ruolo da rappresentare senza possibilità di uscirne, tutti all'interno del corpo della protagonista.

Il risultato è una vita reale, quella che la protagonista vive nel mondo e nella sua quotidianità, scandita dal volere e dalle necessità delle emozioni che la gestiscono e controllano dall'interno, il fine, sarà il raggiungimento del completo "senso di se".
 
E' un film d'animazione visibilmente diretto verso i più piccoli e dati i risultati al botteghino, si è dimostrato un eccezionale successo.
Tuttavia, per i grandi, anche loro presenti in quantità notevoli alle proiezioni in tutto il mondo per accompagnare i propri figli, difficilmente il film offre sorprese o elementi davvero coinvolgenti.

Tra gli innumerevoli personaggi del film, "reali" ed "emozioni" si distingue per simpatia quello di "imbarazzo", disegnato in modo originale e che regala alcuni sorrisi con le proprie involontarie incertezze.

L'opera regala anche qualche spunto di riflessione per gli adulti, ma anche una caterva, una montagna, una alluvione, di termini in inglese mal pronunciati ed usati per moda quando sarebbe presente da sempre l'equivalente in italiano. 
Una scelta del doppiaggio che non verrà trovata di cattivo gusto soltanto dai boomer.
 
In sostanza un film che si basa su una eccellente idea di partenza, rappresentare una persona come un insieme di emozioni, e mostrarle per quello che sono singolarme, ma l'esecuzione non sembra proprio all'altezza di renderlo un film emozionante e che rimanga nella storia, almeno per chi è maggiorenne.

giovedì 25 settembre 2025

"Lo chiamavano Bulldozer" #AnalisiTitolo

Vi sono un paio di cose da segnalare riguardo al titolo di quest'opera : 

La prima è che, essendo stata una produzione Italo-Tedesca, sia il protagonista, che il film di conseguenza, hanno un altro nome nella versione teutonica, dove infatti è intitolato "Sie nanntem ihn Mucke". Quindi può capitare di trovarlo sotto quel nome in una eventuale ricerca su internet, ma è bene sapere che si tratta della stessa opera. 

La seconda è che, proprio a causa di questa differenza tra le due versioni, in quella tedesca il personaggio del protagonista, interpretato da Carlo Pedersoli, viene chiamato "Mucke" (Zanzara) e quindi la spiegazione data dal protagonista quando viene interpellato durante il film sul perché il suo soprannome sia "Bulldozer", non coincide.
Nella versione italiana infatti la risposta è "..e chi lo sa, forse perché ero uno che davanti agli ostacoli, non si fermava mai", mentre nella versione tedesca viene data una spiegazione più completa e profonda del perchè del soprannome.

mercoledì 27 agosto 2025

"Black Bag - Doppio Gioco" (2025) #Recensione

 Metti Steven Soderbergh alla regia, metti Michael Fassbender come protagonista, metti Pierce Brosnam come capo dei servizi segreti, metti una trama intricata, metti tutto questo potenziale insieme ed otterrai.. un pastone insipido.

Black Bag è un film presente proprio in questi mesi nelle sale, ha la fortuna di essere scontato a 3,50 euro, anzichè 7, grazie alla promozione del governo italiano per cui ai film "italiani ed europei" viene ridotto il costo allo spettatore per poterli vedere in sala.
Ribadendo che la dicitura "italiani o europei" non ha senso, dato che uno è un sottoinsieme dell'altro, in questo caso la promozione ne ha ancora di meno dato che si tratta di un film girato in Inghilterra, con attori inglesi, e di produzione americana, e nessuna delle due nazioni si trova nell'Unione Europea.

Detto questo il film aveva appunto del potenziale, ma si perde in innumerevoli aggrovigliamenti ed ingarbugliamenti della trama.
Altri aspetti stucchevoli soprattutto per le orecchie, sono la logorroicità di quasi tutti i personaggi, grottesco se si considera che si tratta di spie ed agenti dei servizi segreti, e se possibile ancor più fastidioso è il continuo, martellante, riferimento al sesso in ogni scena, che siano allusioni o frasi esplicite, è un tratto quasi immancabile per ogni scena del film.

La colonna sonora sembra proprio essere un tributo ai primi film di James Bond, niente di male dato che si tratta di un thriller di spionaggio, ma comunque non apporta niente di memorabile alla pellicola.

Bene la recitazione, Fassbender è una garanzia, anche se specificamente in questo lavoro non brilla particolarmente, la Blanchett appare credile, e si comportano molto bene sia la Marisa Abela, già eccellente nel docu-film su Amy Winehouse, e Pierse Brosnam, veramente nella sua comfort zone in quel ruolo. 

In sostanza un film da dimenticare, 93 minuti di ricerca della suspence e del colpo di scena, che non sono praticamente mai presenti. 
Non coinvolge, non fa parteggiare per nessuno, ne per i buoni ne per i cattivi, e non fa davvero provare nessuna emozione oltre alla noia, all'imbarazzo, ed ad un po' di irritazione. 

lunedì 18 agosto 2025

"Un sacco bello" (1980) #Recensione

 "Un sacco bello" è il primo film di un Carlo Verdone già trentenne, in cui egli ricopra il ruolo di attore, sceneggiatore e regista.

Nonostante avesse già avuto delle parti specificamente come attore e fosse già attivo nel mondo della comicità, questa pellicola sancisce l'esordio della sua fortunata carriera anche dietro la cinepresa.

La trama è un intreccio di storie che si svolgono intorno a ferragosto nella città di Roma. Storie che hanno come protagonisti personaggi interpretati da Verdone, camaleontico e caratterista, che spesso ricopre anche ruoli secondari. 

Il ritmo è buono e costante, il film non ha picchi eccelsi, ne bassi tremendi, ma rimane comunque, al netto dei suddetti personaggi ben scritti e ben interpretati, abbastanza deludente, e per quanto la romanità non stucchi nell'insieme, appare un'opera molto urlata.

Non vi sono molte frasi passate alla storia e diventate di uso comune nazionale, come accaduto al altre sue pellicole, "Viaggi di nozze" per dirne una, o per quelle di altri registi suoi concittadini come per "Ecce bombo" di Nanni Moretti, la più ripetuta e citata forse è quel "In che senso?!?", detto in strada nel cercare di capire la richiesta di una turista.

Sorprende il fatto che la colonna sonora sia stata firmata addirittura da Ennio Morricone, e come visto in molti altri film a seguito dello sviluppo economico (ed edilizio soprattutto) italiano dagli anni '60 in poi, l'immagine di una Roma che vedeva ergersi palazzoni popolari come cattedrali nel deserto, spesso distanti tra loro, e dal centro città. 

Non viene spiegato il titolo, ne tantomeno usato in frangenti da farlo risultare motivato, ma è una frase che era già caratteristica di Verdone in altri ambiti artistici. 

In sostanza un film che oggi sarebbe probabilmente stato una serie di sketch su Youtube, e che forse appare un po' sconclusionato, ma comunque una ottima prova in tutti i campi in cui si è cimentato il regista, e che può essere comunque consigliato agli appassionati del genere, ed a chiunque volesse approfondire le origini cinematografiche di Verdone, e della commedia italiana di quegli anni. 

giovedì 17 luglio 2025

"Angry Video Game Nerd : The Movie" (2014) #Recensione

 "Angry Video Game Nerd" è una serie di video riguardanti le recensioni dei videogiochi, principalmente quelli usciti ormai da diversi anni.

Detta cosi suona come una cosa fortemente elitaria e piuttosto distante dalla cinematografia, tuttavia, il risultato fu talmente originale ed intrattenente, che ebbe un successo enorme su Youtube, ben oltre i confini di chi si definisse un "Retrogamer", come lo stesso creatore, ed anche oltre la cerchia generale dei "Gamers".

L'idea fu frutto della mente dello youtuber (al tempo non esisteva ancora questo appellativo) americano, James Rolfe, che in modo infastidito ed ipercritico, ma estremamente comico, recuperava vecchi videogiochi e li recensiva, rivivendo tutta la fascia di emozioni e soprattutto frustrazioni, che molti bambini avevano vissuto giocandoci.

Dopo quesa spiegazione necessaria, passiamo al film in se e per se.

Come detto il risultato della serie "AVGN" fu ottimo ed il successo su Youtube notevole, tanto che egli decise di buttarsi nel campo che era il suo vero sogno sin da piccolo, quello del cinema.

Decise di realizzare un film scritto e diretto da egli stesso, chiedendo aiuto su di una piattaforma di Crowdfunding ai propri followers, ed ottenne in breve tempo tutto il budget ipotizzato come necessario.

Le capacità di editing c'erano, le aveva dimostrate negli anni nei suoi video, la presenza scenica semplice ed azzeccata pure, persino la trama si basava su di una storia abbastanza originale, ossia la leggenda metropolitana che migliaia di copie di un videogioco fossero in passato state seppellite nel deserto, il risultato però fu proprio pessimo.

Moltissime fururo le critiche ad altrettanti aspetti che sembrarono non riusciti, ma la maggior parte furono delusioni per alcuni aspetti molto pratici, come la durata eccessiva, quasi 2 ore, o la mancanza degli altri volti noti dei suoi video, come l'autore delle sigle, Kyle Justin, o il suo fedele compagno di critiche ai videogiochi, il dissacrante Mike Matei, in favore di un cast più inclusivo.

In sostanza un film che tradì le attese, fatto per realizzare un sogno e magari iniziare una carriera cinematografica, ma finito per essere soltanto uno sfizio, a spese dei fan più fedeli, che ha una valutazione di 5/10 sull'IMDB, e che fortunatamente non è stato più ripetuto. 

sabato 12 luglio 2025

"Appuntamento a Belleville" (2003) #Recensione

 "Appuntamento a Belleville" (in originale : "Les Triplettes de Belleville") è un film uscito nei primi anni 2000, di genere Animazione, con forti tratti Noir.

E' una produzione interamente francofona, dato che le nazionalità coinvolte sono Francese, Belga e Canadese, ed ha una peculiarità assoluta, ossia la quasi totale assenza di dialoghi.

Lo stile è, in termini tecnici, quello della pantomima, e l'opera in se e per se ottenne un ottimo successo, tanto da essere candidata agli Oscar come miglior film d'animazione.

Sorvolando per una volta sulla trama per non dilungarsi troppo, il tipo di disegno sembra ricordare quello di circa una decade prima del fortunatissimo cartone televisivo Beavis & Butt-head, quantomeno per certi lineamenti facciali, in particolare quelli nasali. 

Originalissimi e simpaticissimi invece i giganteschi corpi quadrati dei cattivi di turno, tanto quanto l'altezza dei mezzi di trasporto, navi e camion sono infatti rappresentati in maniera comicamente spropositata, e riuscita.

Piccolo spoiler, anche questo film ha una pioggia di rane, come la scena capolavoro del film "Magnolia" di pochi anni prima. 

Da notare come altrettanto non sia la prima volta dell'idea dei francesi di inserire animali che maneggiano il cibo, leggasi "Ratatuille".

Favoloso l'inseguimento lentissimo nel finale, simpatico da vedere e certamente dissacrante per tutte le pellicole americane che terminano con il classico inseguimento ad alta velocità.

In sostanza una pellicola semplice, a tratti profonda, e sicuramente riuscita, forse non consigliabile a tutti, ma certamente non sconsigliabile a nessuno. 

"Dallas Buyers Club" (2013) #Recesione