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giovedì 10 settembre 2026

"Valentino - L'ultimo imperatore" #Recensione

 Si tratta di un documentario, di produzione americana, uscito nel 2008, che racconta la vita e soprattutto le "gesta", di uno degli dei terreni della moda, Valentino Ludovico Clemente Garavani, per tutti Valentino.

Una delle prime cose che si evincono guardandolo, ed anche una delle più curiose, è come egli avesse proprietà, quasi sempre di gran lusso come intere ville, sparse per varie città del mondo, Parigi, Londra, New York, altre in Svizzera ed in Toscana, ma non avesse una vera e propria base a Milano, capitale mondiale della moda, nonchè sostanzialmente città che lo aveva cresciuto.
In aggiunta lo si sente dire che considera Roma come casa, e che la residenza di Parigi è quella dove ha passato il maggior tempo in assoluto.

Anche linguisticamente viene mostrato un fatto curioso, ossia che considerasse il francese lingua prediletta per la comunicazione, anche con italiani, anche con il proprio partner.
Forse anche per questo, ma non è una grande scusante, il suo inglese, quantomeno l'accento, era veramente impegnativo, al limite della parodia.

Grande amante dei cani, che lo accompagnano in molti suoi viaggi e sono talvolta presenti persino sui set delle sfilate.

Viene mostrato anche il momento in cui riceve "La legione d'onore" in Francia, con tanto di commozione durante il discoro, anche se come premio in se e per se sembra abbastanza eccessivo, alla stregua di diverse "Luree honoris causa" regalate in Italia.

Il documentario mostra anche bene come e quanto fosse competente ed avesse gusto ed occhio nel proprio settore, sono infatti condivisibili moltissime delle critiche che muove alle creazioni e idee delle persone che si trovavano intorno a lui, sia a lungo termine che per un evento specifico. (Senza citare nessun espisodio per non rovinare la visione)

Molto bene anche il fatto che siano state lasciati momenti controversi, dove oltre al carisma dimostra e mostra anche aspetti non troppo lusinghieri del suo carattere. (Nuovamente, senza citare nessun espisodio nello specifico per non rovinare la visione)

Male invece la scelta di dare una rilevanza inaccettabile all'ultima festa celebrativa prima del suo ritiro, quella per i suoi 45 anni di attività.
Sembra veramente infantile e teatrale voler dedicare circa un terzo di tutto il documentario a tale festa, quando certamente un personaggio del genere avrebbe avuto cosi tanto da raccontare riguardo a tutto il resto della propria vita. 
Tuttavia il tutto può essere parzialmente scusato dal fatto che egli, come viene detto anche da persone a lui vicine, non amesse parlare di se, e dal fatto che la quasi totalità del documentario sia girata con telecamere che lo seguivano in momenti più o meno rilevanti della sua vita attuale.

lunedì 7 settembre 2026

"Fahrenheit 451" #Recensione

 Si tratta di un film distopico del 1966, diretto dal regista francese Francois Truffaut, il quale si cimenta con un pubblico internazionale, basandosi sull'omonimo romanzo dello scrittore americano Ray Bradbury.

La trama è quella di una società che ha ripudiato la lettura, in quanto fonte di emozioni troppo forti e spesso negative, le quali possono in alcuni casi a detta loro portare a brutti episodi di iniziative personali, come omicidi e suicidi.
Una squadra di pompieri, riconvertiti a piromani, girano per la città andando a bruciare i libri rimasti, casa per casa.
Il tutto è presentato dal punto di vista di uno di loro, il protagonista, che però non riuscirà a tenere del tutto a freno le proprie emozioni e la propria sete di conoscenza.

Tali "pompieri" vengono dipinti in pieno stile nazista, dalle divise nere in tinta unita, ai saluti che si scambiano, fino appunto ai roghi pubblici di libri.
Tuttavia ad un certo punto il paradosso si manifesta, quando al momento di esprimere a voce i propri ideali, dichiarano di volere e dovere essere tutti uguali, quindi una idealogica che inizia ad essere molto vicina a quella comunista.

La visione del film regala qualche dubbio iniziale quando non si sà bene dove voglia arrivare con certe scene e quando sembra avere la possibilità di essere sconslusionato, o più un semplice esercizio di stile che un'opera con una morale.
Il tutto invece si riprende, anzi si conclude, i cerchi aperti vengono infatti tutti chiusi, anche degnamente ed in maniera interessante.

Molto bene quindi scenari e colori slavati, bene le inquadrature, come la recitazione semplice ma credibile di un po' tutto il cast, buoni anche il passo e la durata che sembrano appropriati.

Curioso il camion dei pompieri che non trasporta realmente acqua, ed ancor di più come (i ribelli/reietti) una volta ritrovatisi nel bosco (spoiler), in una delle ultime scene del film, tramite il loro capo dichairino che i libri vadano bruciati, e che debbano rimanere soltanto nella mente di ugnuno dei membri, per essere ricordati.
La scena sembra concettualmente tratta da "La fattoria degli animali", visto che anche nel mondo utopico, una volta ottenuto il potere, chi è al comando impartisce ordini simili a quelli di chi comanda il mondo distopico.

Bellissima l'idea degli uomini libro, associati lisquisticamente e non all'idea di uomini "liberi", che imparando a memoria un libro a testa, e recitandoli ad un membro giovane in punto di morte, assicurano la continuazione della divulgazione e la sopravvivenza della letteratura e della conoscenza.

In sostanza un film che ci mette del tempo a farsi scoprire in tutto il proprio valore, ma che nel suo insieme merita di essere visto per gli spunti interessanti che propone, i quali tuttavia sono probabilmente semplicemente provenienti dal libro da cui è tratto, più che dalla mano di sceneggiatori e regista.

martedì 1 settembre 2026

"Civil war" (2024) #Recensione

 Si tratta di un film americano uscito di recente, che di americano ha davvero tutti i peggiori aspetti più scontati ed irritanti della cinematografia, compresa l'immancabile megasparatoria finale.

La trama è quella di una presunta guerra civile che si sta svolgendo a tempi nostri sul suolo americano, raccontata dal punto di vista di un gruppo di giornalisti, speficamente fotoreporter, che impavidamente voglio arrivare fino al presidente degli Stati Uniti a porre delle domande sulla situazione.

"Presunta", perchè questo film spiega poco o nulla riguardo a questa fantomatica, trascendentale, indomabile guerra civile, che arriva addirittura ad assere anche il generito e poco intrigante titolo del film.

Poco degni di nota gli effetti speciali e gli scenari, ma comunque accettabili, quantomeno rispetto al resto degli aspetti del film che prendono la totale insufficienza.

A partire da Kirsten Dunst, ottima attrice, che in questa pellicola, forse nemmeno per colpa propria, sfoggia sostanzialmente tutto il tempo la stessa espressione di tristezza, con l'aggiunta di davvero pochissime battute recitate.

Benino Wagner Moura, un po' più attivo, probabilmente appunto solo per quetioni di copione, ma che viene incomprensibilmente risparmiato dagli ultranazionalisti nonostante l'accento non impeccabilmente americano.

Malissimo le gomme dell'auto che stridono nell'erba, roba da B-movie, battute soltanto dal finale fantozziano, con le truppe secessioniste che finalmente entrano alla Casa Bianca, e con davanti il presidente degli Stati Uniti, si fermano per stare agli ordini di un gionalista incontrato sulla porta pochi secondi prima, grottesco.

In sostanza un film riguardo alla fotografia, che mostra anche qualche foto effettivamente ben fatta, ma che proprio in questo suo aspetto inizia la discesa verso il basso del suo rendersi ridicolo, chi fa foto al giorno d'oggi invece di fare dei video?

lunedì 24 agosto 2026

"Perfect blue" (1997) #Recensione

 "Perfect blue" (Basato sull'omonimo rimanzo uscito pochi anni prima) è un film di fine anni '90, come dimostrato dal fatto che i protagonisti abbiano difficoltà ad usare una nuova tecnologia chiamata "internet".

Nello specifico si tratta di un film di animazione, fin qui nulla di strano per un'opera prodotta nel sol levante, quello che la rende però un po' meno classica è il fatto che si tratti di un thrille, quasi horror ed a tratti quasi splatter.

La protagonista infatti, una cantante di un gruppo di musica pop composto da sole ragazze, decide di cambiare completamente vita, invogliata anche da una proposta recentemente ricevuta, e di dedicarsi interamente al mondo della recitazione, lasciando quindi completamente il canto, ed il proprio gruppo musicale.
Si troverà poi suo malgrado circondata da morti sospette, che inizieranno a farne vacillare persino la sanità mentale.

Il film come detto è d'animazione, in pieno stile giapponese, ma con delle tinte molto noir ed a tratti macabre, quindi estremamente distante della classiche opere dello studio Ghibli, tanto per citare uno dei maggiori esponenti.

Il risultato non è dei peggiori, gli vanno infatti riconosciuti all'opera un buon passo ed una durata adeguata, la trama articolata inoltre lo fa apparire come un'opera ben pensata.

Tuttavia nel suo insieme rimane un film non del tutto coinvolgente, più adatto ad un appassionato di film di animazione giapponesi, che a qualche amante del genere thriller. 

venerdì 21 agosto 2026

"Paolo il caldo" (1973) #Recensione

 Film che ha ormai passato il mezzo secolo di vita, che aveva intenzioni serie, infatti si prende molto sul serio, a partire dal cast, ma che finisce per non coinvolgere, anzi stancare molto.

La trama è quasi tutta basata sul tema principale, ossia i desideri e le turbe legate alla propria sessualità del protagonista.
Sessualità, nello specifico attrazione indomabile per la figura femminile, che finisce per condizionargli ed in parte invalidarlo per tutta la vita, o almeno quella mostrata nel film, regalandogli molte soddisfazioni ed altrettante insoddisfazioni.

Bene il cast, che infatti sorprende per i nomi illustri presenti, da Giancarlo Giannini, nei panni del protagonista, a Gastone Moschin, fino ad Ornella Muti, e che (il cast in generale) si comporta piuttosto bene sotto l'aspetto recitativo.

Male un po' tutto il resto, la ridondanza dei concetti, la sconclusionarietà di alcune scene, la durata ed il passo.
Nonostante la buona partenza infatti, (nei primi 20 minuti scorre bene, coinvolge e crea delle promesse interessanti) finisce per non far provare grandi emozioni per tutto il resto dell'opera, riprendendosi solo in minima parte nel finale dove comunque lascia lo spettatore con qualche spunto di riflessione.

Difficile consigliarlo quindi, salvo ad un pubblico alla ricerca di film storici nostrani, o appassionato di qualche attore presente nello specifico.

sabato 1 agosto 2026

"Vincent" (1982) #Recensione

 "Vincent" è un cortometraggio realizzato ormai quasi mezzo secolo fa dal noto regista americano Tim Burton.

Non è una rarità, dato che egli era uso dedicarsi da giovane alla creazione di filmati brevi, spesso con la tecnica dello "stop-motion", che è anche quella usata per questo lavoro.

La durata dell'opera è di soli 6 minuti, nei quali sono narrati alcuni momenti della vita di un persionaggio di nome Vincent, nella pratica un bambino di 7 anni, che vive momenti di difficoltà interiore e di parziale distacco dalla realtà, che non riesce ad apprezzare le piccole cose della vita come una bella giornata, e che si conclude con egli ancora turbato dai propri demoni interiori.

Lo stile è considerato ufficialmente "gotico", che poi sarà anche un po' il marchio di fabbrica delle produzioni successive del regista.

Altre caratteristiche sono il fatto di essere tutto in bianco e nero, scelta ovviamente voluta e non forzata dall'epoca, il fatto che vi sia una costante alternanza tra scene e musice allegre e leggere ad altre agghiaccianti e grottesche, il fatto che sia narrato in rima, e il fatto che gli adulti siano tutti estremamente alti, come spesso capita di pensare da bambini, ma che in questo caso non vengano mai mostrati i loro volti.

Da segnalare che il corto sia raccontato interamente da una voce fuori campo, quella di Vincent Price, noto attore ormai di una certa età al tempo della realizzazione, che è anche la persona che il piccolo Vincent desidera impersonare nell'opera, nonostante la madre tenti continuamente di riportarlo nella realtà.

Vincent Price che, nomen omen, è stato probabilmente con il proprio compenso, il maggior responsabile del budget di 60.000 dollari per la produzione.

In sostanza un'opera che anche vista la durata è obbgligatorio venga vista da tutti gli appassionati del genere e fans del regista, ma che per gli altri rimane probabilmente soltanto un corto abbastanza ambiguo e forse in parte insipido.

mercoledì 22 luglio 2026

"Triangle of sadness" (2022) #Recensione

 Si tratta di un film piuttosto recente che ha ricevuto ben 3 candidature ai premi Oscar.

La trama è divisa in tre parti, ma al di la di quando venga fatta questa divisione sullo schermo, vi sono tre momenti ben distinti, che adesso appariranno inevitabilmente come degli spoiler : il primo è quello della vita da modelli da parte dei due protagonisti, il secondo si svolge su una barca ed ha dei nuovi protagonisti, il terzo segue la stessa regola ed è ambientato su di un'isola "deserta".

Ecco rovinato quasi per intero il film al lettore.. fortunatamente però quest'opera è molto di più.
Vi è infatti una lunga lista di aspetti da elogiare ; partendo dalla recitazione di un po' tutto il cast, credibile ed ispirata, passando alla scelta degli attori, appropriati ed all'altezza, fino agli scenari adatti, ed alle eccellenti inquadrature.
Due elementi però meritano dei complimenti dedicati, il primo è la scena delle citazioni, tra il capitano ed il suo ospite, entrambi visibilmente ed eccessivamente ubriachi, che sfocia in una situazione surreale in cui i due si chiudono nella cabina del primo e continuano a scambiarsi citazioni usando il microfono in filodiffusione su tutta la nave, il tutto condito da mare mosso, vomito diffuso, e dichiarazioni mendaci di affondamento. Scena isterica ma eccezionale.
Altro elemento sorprendente in positivo è stata la colonna sonora, estremamente audace nelle sue scelte, atte a creare forte contrasto tra la parte uditiva e quella visiva, ma di certa sorpresa e stimolazione per lo spettatore. 

I pochi aspetti negativi però influiscono non poco sull'opera, il primo è la durata, volutamente abbondante, 2 ore e mezzo, che non sembra combaciare perfettamente con i contenuti, nonostante il passo sia abbastanza buono e costante.
Il secondo è la vuotezza di alcune scene, misto al senso generale di opera incompiuta, dall'ottimo potenziale ma che non riesce a mantenere in modo costante il proprio livello di eccellenza.

Tornando dunque alle tre candidature agli Oscar, quella come miglior film appare un po' eccessiva, nonostante l'originalità diffusa di molti aspetti, al contrario di quella come miglior regista per Ruben Ostlund, che sembra come già detto adeguata per l'ottimo lavoro svolto, come anche quella per la migliore sceneggiatura originale, sempre per lo stesso Ostlung, che appare altrettanto meritata.

In sostanza un film non per tutti, che non piacerà a molti, e che pochi consiglieranno ad altri, ma che ha nelle sue scelte spesso sfrontate, e nella sua originalità generale, degli aspetti particolari ed interessanti.

domenica 19 luglio 2026

"Predestination" (2014) #Recensione

Nonostante l'apparenza hollywoodiana, si tratta di un film australiano, sovvenzionato e girato interamente in australia, dove si è svolta anche la prima proiezione, persino la coprotagonista è australiana.

La trama è piuttosto complessa, o almeno difficile da riassumere, ma è certamente da evidenziare come si punti molto sull'originalità della storia e sulla continua presenza di colpi di scena.
Meglio saltare dunque completamente ogni accenno ad essa per non rovinarne alcune parti, è comunque un thriller sci-fi come dichiarato ufficialmente, con notevoli tinte drammatiche se uno si appassiona alla intricatissima e surreale serie di eventi. 

Bene il cast, formato sostanzialmente da due attori, i quali ricoprono probabilmente quasi il 90% del tempo recitato sullo schermo. 
Non male appunto Ethan Hawke come protagonista, attore navigato e ben noto, che si è spessissimo trovato a ricoprire proprio questo esatto genere di ruolo, è stato infatti già attore principale nel capolavoro "Gattaca", e nel piuttosto deludente "The Purge", uscito poco prima del film trattato in questo post.
Tuttavia, dati un po' tutti questi aspetti, la sua recitazione, se pur all'altezza, non è risultata brillante o particolarmente ispirata, al contrario della sua coprotagonista, la giovane Sarah Snook, che è apparsa straordinaria, almeno in questa prestazione.
Le è stato infatti fatto ricoprire un doppio ruolo, sia da donna che da uomo, e per quanto in quello da uomo sia risultata parzialmente credibile, ed abbia recitato degnamente, è in quello femminile dove ha potuto essere maggiormente se stessa che ha potuto mostrare tutta la propria espressività.

Per il resto è un film di una durata adeguata, un po' meno di 100 minuti, con un passo ottimo e costante, infatti non stanca ne infastidisce per pochezza, ma allo stesso tempo non riesce particolarmente a coinvolgere, ed alcune scelte appaiono forzate, una su tutte la custodia di violino che fa fare sbalzi nel tempo, che sembra più pensata ed eseguita come se fosse un cartone animato, che un film di livello.

Il budget è stato abbastanza basso per le grandi produzioni a cui siamo abituati in occidente, soli 5 milioni di dollari, presumibilmente australiani, ed anche il risultato al botteghino non ha permesso veri guadagni, tuttavia la critica è stata piuttosto entusiasta, visti anche i molteplici premi ricevuti per la sceneggiatura e la recitazione della coprotagonista. 
Lo stesso o forse ancor di più si può dire per il pubblico, che sui maggiori siti di recensioni ha dimostrato di aver ampiamente apprezzato l'opera nel suo insieme.

Il suo insieme però è il misto di elementi ottimi e deludenti appena descritti, rimane dunque un'opera adatta ad un pubblico appassionato del genere, che difficilmente riesce a conquistare spettatori attratti solitamente da altri tipi di pellicole. 


mercoledì 8 luglio 2026

"Sotto casa" (2011) #Recensione

 Brevissima recensione per un brevissimo corto, di appena 5 minuti, scritto e diretto da Alessio Lauria. 

Il contesto è quello della grande città, il protagonista torna dal lavoro e con sua immensa sorpresa trova parcheggio proprio sotto al palazzo dove abita, esattamente davanti al portone principale.

Questo aspetto è rilevante perchè tutta l'opera si basa proprio su tale dettaglio, e non lo nasconde, come non nasconde la propria gioia, o meglio dire serie di gioie, il protagonista.

Come prima cosa, appena sceso dall'auto, si gode il meritato momento di poter dire a chi gli domanda se stia uscendo, che è invece appena arrivato, dopo di che chiede alla compagna di scendere dall'appartamento per farle la sorpresa di mostrarle dove è riuscito a parcheggiare

E cosi via.. tutta una serie di scenette comiche ben unite tra loro, legate a questo dettaglio di sofferenza per chi vive in città senza parcheggio assegnato.

Sulla carta può sembrare banale e magari forzato, ma è invece un corto molto ben fatto, che fa sorridere e riflettere e che per quanto si possa dire solo da alcuni minuti di durata, appare davvero ben recitato, anche dai personaggi che fanno poco più che una comparsata. 

In sostanza è consigliabilissimo, sempre al netto di non guardarlo con troppe aspettative perchè si tratta pur sembre di un corto e di un corto girato con un budget decisamente limitato, ma comunque molto elogiabili originalità ed esecuzione.  

venerdì 26 giugno 2026

"Air" (2023) #Recensione

 "Air" è un misto tra un biopic ed un docupic, narra infatti i fatti reali accaduti nel momento in cui l'azienda americana produttrice di scarpe "Nike" e la giovanissima promessa del basket americano Michael Jordan si incontrano, ed iniziano una sorta di collaborazione.

La trama non è appunto nient'altro che le vicende, pubbliche, aziendali e personali, che si sono succedute in quelle settimane, ed il modo il cui le hanno vissute i vari protagonisti che hanno permesso di raggiungere un accordo tra le due parti, viste e raccontate sia dalla parte dell'azienda che da parte della famiglia Jordan.

Il film aveva dalla sua un buon potenziale di sorpresa, dato che certamente in pochi sono a conoscenza di come si siano svolte le cose, ed aveva a disposizione anche la grandissima capacità hollywoodiana di mettere sullo schermo storie di idoli americani romanzandole in maniera intrigante.
Per non parlare del cast che era stato radunato per recitarvici, quantomeno a livello di budget, dai protagonisti Matt Damon e Ben Affleck, fino a Jason Bateman e Chris Tucker.

Tuttavia la pellicola fallisce praticamente in tutti i possibili aspetti.
Risulta infatti abbastanza vuota e poco sorprendente, passino i fatti reali, ma la storia di un contratto per una scarpa non riesce da sola a riempire un'intero film di argomenti, aneddoti, colpi di scena, ed intrighi. 

Male anche la recitazione, da parte di un po' tutti. Ben Affleck ha dimostrato in passato eccellenti doti di sceneggiatore, ma non è mai stato considerato un attore eccezionale, quindi rimane abbastanza sui suoi livelli mediobassi, benino Jason Bateman ma che comunque non risalta in positivo, mentre sorprende in negativo Matt Damon, appesantito nella forma e nello spirito, che regala una prestazione decente, ma lontana dai livelli a cui ha abituato.

Non ha funzionato nemmeno la costellazione di riferimenti audio e video agli anni '80, speficicamente il 1984, anno della firma di tale contratto, che appaiono pensati bene, ma per un film di altro livello, risultando in questo caso soltanto eccessivi, stucchevoli, e notevolmente ruffiani.

Poco da dire su regia, colonna sonora, e scenografia, che appaiono passabili, ma va segnalata la cosa che più sorprende in assoluto, la totale assenza di Michael Jordan, sia di quello reale, che di un personaggio che lo interpreti, è infatti completamente assenta dalla pellicola la sua figura. 

In sostanza un film di quelli che vengono comunemente definiti "americanata", dove viene tentato di dire che oltre al campione dello sport, c'è una storia da raccontare su di un campione delle vendite, e cosi via... trasformando inevitabilmente tutta la popolazione americana in campioni di qualcosa.

domenica 7 giugno 2026

"The Attendant" (2012) #Recensione

 "The Attendant" è un modestissimo ma efficace cortometraggio girato in Irlanda del Nord, che descrive, in tutta la sua monotonia, la vita di un parcheggiatore, in quello che egli stesso definisce a più riprese come : "Il parcheggio più frequentato di tutto il nord Irlanda" ed "Il suo parcheggio", frasi che poi troveranno un senso verso il finale. 

In contrapposizione viene mostrata la vita della sua grande amica che lavora nella struttura adiacente al parcheggio, e del marito, che è invece flagellata da problemi lavorativi e finanziari a causa della situazione di quest'ultimo. 
Tuttavia come ama ripetere il parcheggiatore "Qualcosa si presenta sempre", nel senso che il futuro riserva costantemente ed inaspettatamente sorprese.

Il corto è semplicissimo nei concetti e nella sua realizzazione, ma davvero avvincente, fa infatti immedesimare e parteggiare, che poi è l'aspetto più ricercato dal e nello spettatore.

Consigliabilissimo a chi voglia e possa dedicare 12 minuti alla cinematografia senza troppo impegno.

lunedì 1 giugno 2026

"A voce nuda" (2023) #Recensione

 Si tratta di un cortometraggio italiano della durata di poco più di un quarto d'ora, con la presenza della della conduttrice televisiva e radiofonica Andrea Delogu e del rapper Mr. Rain.

La storia è quella di una adolescente di nome Camilla, che inizia una conoscenza epistolare con un ragazzo. 
La cosa procece e procede apparentemente bene, tanto che lei non mette in dubbio le parole del proprio interlocutore fidandosi senza riserbo, fino da arrivare a scambiarsi alcune immagini personali ed intime, spinta da lui.
E' a quel punto che la situazione cambia completamente, egli inizia a minacciarla e ricattarla dicendo che avrebbe divulgato pubblicamente le foto di lei nuda se non gli fossero stati depositati dei soldi.

Il corto fa una prima impressione di superficialità e forzatura, in parte anche nella recitazione, ma andando avanti si rivela invece coinvolgente e dagli argomenti profondi ed attuali.
La prestazione recitativa della insegnante di canto (Delogu) è trascurabile, mentre quella della giovane protagonista, Camilla (Ginevra Francesconi), è sembrata credibile ed appropriata. Il resto del cast ha parti talmente minori da essere difficile da commentare.

Volendone segnalare ed analizzare gli aspetti peggiore e migliore : per il peggiore è il fatto che dopo il ricatto per ottenere i soldi in cambio della non pubblicazione del materiale personale, risulta piuttosto inverosimile che esse siano state effettivamente messe sui social, dato che non è chiaro se il pagamento sia stato effettuato o no, ma al di la di questo è raro che venga realmente divulgato matariale del genere quando si tratta di puro "business" per il truffatore, solitamente è solo un modo per spaventare il o la malcapitata e nel caso non vengano ottenuti dei soldi, passare oltre a ricattare la persona successiva. (Diversa è invece la questione del "Revenge porn" dove ci sono in ballo altri aspetti negativi dell'animo umano come la gelosia e la possessività, ed in tal caso allora sì, per vendetta appunto, il materiale viene spesso diffuso).

Per il migliore invece, l'aspetto divulgativo dell'opera ed il suo potenziale di sensibilizzazione sull'argomento. Risulta infatti un tema complesso ma al contento semplice, che con una maggiore cautela da parte degli interessati potrebbe portare a risultati ben diversi, minimizzando i danni. Il corto, anche data la sua natura di essere breve, potrebbe essere quindi un ottimo elemento da mostrare nelle scuole, agli adolescenti, per metterli in guarda dalla possibilità di tali rischi. 

giovedì 28 maggio 2026

"Thelma e Louise" (1991) #Recensione

 Si tratta di una pellicola che oltre al successo iniziale ne ha riscosso ancor di più negli anni, fino a guadagnarsi lo stato di cult.

Le protagoniste, Susan Sarandon e Geena Davis non sono state le prime scelte, vi furono infatti molte altre candidate più o meno serie alla parte, ma ancor meno ovvia fu la scelta del ruolo poi assegnato a Brad Pitt, egli fu infatti prescelto dopo averne pensati ed interpellati quasi 10 di attori di discreto calibro, da parte della produzione.

La trama è quella di due donne insoddisfatte della propria vita che decidono di passare un fine settimana lontane dei mariti/compagni, per potersi divertire liberamente, la cosa gli sfuggirà decisamente di mano, tanto da diventare delle fuggitive, ma alla fine i loro obiettivi di divertimento e libertà verranno rispettati ed in parte, anche se in maniera molto estrema, soddisfatti.

Il cast appare decisamente notevole, oltre ai 3 volti di Hollywood ben noti già citati, vale la pena mensionare la presenza di Harvey Keitel, nei panni abbastanza classici per lui, di un poliziotto, e la direzione addirittura di Ridley Scott. 

Bene la recitazione di un po' tutto il cast, senza eccellenze da Oscar, statuetta che poi le due protagoniste vinceranno indipendentemente negli anni a seguire per altri ruoli.

Il film è certamente lungo, più di due ore, e dal passo piuttosto lento, con molte scene che sono visibilmente allungate di proposito.

Verso il finale il tutto sembra virare sempre più prepotentemente verso un qualcosa cucito sul pubblico americano, iniziano ad apparire infatti, anche abbastanza forzatamente, diversi colpi di pistola, qualche inseguimento, qualche esplosione, e qualche auto ribaltata o distrutta.

Il film è certamente noto a tutti, anche a chi non lo ha visto interamente, dato che quantomeno il titolo e la base della trama sono state riutilizzate in moltissimi frangenti cinematografici e non, in questi ultimi 30 anni.

Tuttavia, guardandolo con occhio critico, appare decisamente deludente. La trama interessante, non arriva mai ad essere sufficientemente sorprendente, l'ottima recitazione da parte del cast non riesce a renderlo fortemente coinvolgente, ed unite alla forzatura di diversi aspetti, finiscono per renderlo un film che delude le aspettative, ma forse questo ha anche a che fare con il fatto che negli anni di quest'ultime se ne sono create molte nella mente di chi ancora non lo aveva visionato. 

giovedì 21 maggio 2026

"Rocco e le Storie Tese" (1997) #Recensione

 Si tratta esattamente di quello che viene da immaginare, si sta infatti parlando proprio di quel Rocco (in arte Rocco Siffredi), e di quelle Storie Tese (il gruppo musicale Elio e le storie tese).

A fine anni '90 infatti i loro due settori lavorativi furono uniti per la realizzazione di un film chiamato appunto "Rocco e le storie tese", dove lo stesso Rocco e diversi altri attori porno dell'epoca, recitarono, realizzando scene di sesso esplicito, mentre Elio e le storie tese stavano suonando.

Si tratta in pratica di alcune scene, molto diverse tra loro, ma comunque con il tema sesso ben presente.

Si passa dall'arrivo del gruppo musicale di sera alla porta della casa di Rocco Siffredi, con alcune pellicole pornografiche come omaggio per il disturbo, fino allo stesso Rocco che fa sesso nel corridoio dell'edificio in cui si stava tenendo in contemoporanea un concerto di Elio e le storie tese, fino a scene girate in un vero e proprio night club, con la sola presenza del tastierista del gruppo, Sergio Conforti (Rocco Tanica) e di Rocco Siffredi, dove furono mostrate e riprese tecniche sessuali come lo squirting, realizzate da amatori.

Il film fu fortemente voluto proprio da Rocco Tanica, appassionato del genere hard, che coinvolse il resto gruppo, ma che fu l'unico che ne trasse un reale piacere dalla cosa, anche per aspetti curiosi come il fatto che Siffredi lo abbia ringraziato credendo che il nome d'arte scelto da Conforti, ossia Rocco Tanica, fosse un tributo a lui stesso.

Il resto fu infatti un disastro, i costi di produzione esorbitanti, si parla di addirittura 350 milioni di lire, non permisero neanche lontanamente di realizzare un guadagno, nonostante il gruppo musicale si fosse prestato alla cosa in maniera completamente gratuita.

Elio stesso, durante alcune scene registrate all'interno di un loro concerto, dichiarò "credo che la situazione ci sia sfuggita di mano".

Rimangono le assurde scene del "simpatico complessino" che suona all'interno della casa di Siffredi mentre impazza la più classica delle orgie, e lo status di cult che pian piano la pellicola si sta guadagnano negli anni, vista l'assurdità di tutta la cosa. 

sabato 9 maggio 2026

"Madame Clicquot" (2023) #Recensione

 Si tratta di un film uscito abbastanza di recente che narra le vicende vere di una donna francese di nome Barbe-Nicole Clicquot Ponsradin, vissuta a cavallo tra il 1700 ed il 1800.

La trama riprende i fatti salienti della sua vita, partendo senza tanto girarci intorno dalla morte del marito quando lei aveva soltanto 27 anni, per poi mostrare continui flashback dei loro momenti insieme, durante tutto il film.
Ella si troverà quindi sola, in una società dove erano gli uomini gli unici incaricati di gestire gli affari, ed in una nazione in guerra, quella francese con a capo Napoleone nel pieno delle sue campagne.
Saranno però le altre campagne, quelle materiali, dove con il tentativo imperterrito di mantere attivi e sotto il proprio controllo i vigneti del marito, ed il suo/loro sogno, dove cercherà il riscatto.

Di fatto otterrà molto di più, una volta superate infatti le molteplici difficoltà iniziali, e l'ostilità di alcuni collaboratori, nonché i pregiudizi di gran parte di chi era a conoscenza della sua "missione", ella andrà oltre l'obiettivo preventivato di portare avanti il sogno del marito, ne porterà infatti avanti uno proprio, che la farà passare alla storia, grazie anche ai quasi 90 anni di vita vissuta a lavorare duramente ed a sperimentare, come una delle persone più influenti in assoluto nel mondo della produzione del vino, specialmente dello Champagne, con tecniche ed accorgimenti che vengono ammirati ed utilizzati ancora oggi.

Ella visse infatti ben 62 anni oltre il marito, abbastanza da poter veder finire la guerra ed abbastanza da potersi costruire una nuova vita dopo la tragedia, sia lavorativamente, che econimicamente, che sentimentalmente, invece di cedere sotto il peso del dolore e delle avversità come sarebbe accaduto ad altri, a molti probabilmente.

Il film scorre molto bene, ed i suoi 90 minuti sembrano adatti, forse anche pochi.
Benissimo la fotografia, gli scenari ed i colori infatti sono eccezionali.
Bene anche la recitazione da parte di un po' tutti, senza eccellenze e senza prestazioni indegne.

Tuttavia, l'opera in se e per se delude. Era una storia talmente interessante e reale che poteva essere raccontata in maniera più avvincente, più coinvolgente, mentre appare un po' insipida nel suo insieme.
Come detto sopra è una pellicola che ha un sacco di aspetti egregiamente riusciti, ma che non sembra trasmettere a pieno la profondità delle vicende che narra, rimane dunque consigliabile soltanto a degli appassionati del settore vinicolo e poco più.

venerdì 1 maggio 2026

"Jane Austen's period drama" (2024) #Recensione

 Recentemente è avvenuta l'assegnazione dei premi Oscar a Los Angeles, e nella categoria cortometraggi ha vinto un corto francesce, a discapito di questo piccolo capolavoro britannico.

Si tratta di un cortometraggio di 12 minuti, in piena epoca nobiliare inglese, dove a corte si consuma un dramma, legato ad una inspiegabile inizialmente e controversa poi, perdita di sangue da parte della protagonista..

Assolutamente vietato aggiungere altro per non rovinare le numerosissime sorprese al suo interno. 
L'opera infatti, che descritta cosi può sembrare un noir aristocratico, è invece un continuo di comicità senza soluzione di continuità, con un ottimo passo ed una più che adeguata recitazione.
I giochi di parole sono cosi svariati ed ovunque, che non si riesce nemmeno a coglierli realmente tutti alla prima visione, altrettanto si può dire delle espressioni che sono cosi ben fatte e surreali che servirebbero più occhi per poterle notare tutte all'interno di alcune scene.

Molto bene, anzi benissimo, i costumi e le ambientazioni, appropriati per l'epoca e certamente non cosi semplici da reperire oggigiorno.
Bene come detto la comicità, ma forse ancor di più va elogiatà l'originalità, quella del tema e della sua stessa attuazione.

In conclusione una recensione particolarmente corta, ma per la sola scelta voluta di non voler svelare troppo su di uno dei migliori corti in circolazione, quantomeno tra quelli usciti recentemente.
Non rimane come consiglio, in questo caso, che augurarne una buona visione.

domenica 19 aprile 2026

"Vieni avanti cretino" (1982) #Recensione

 E' un film che si avvia a compiere mezzo secolo, ma che viene ancora ricordato con affetto da un po' tutte le generazioni precedenti, Millennial compresa.

La trama non è ovviamente complessa, si tratta di tale Pasquale (Lino Banfi), che essendo appena uscito dal carcere dopo 2 anni di reclusione, si affida al cugino, dipendente di un ufficio di collocamento, per trovargli un lavoro.
Iniziano quindi una serie di scenette, indipendenti ma allo stesso tempo con collegamenti tra loro, legate alle sue nuove esperienze lavorative, le quali falliscono tutte miseramente e solitamente nell'arco di poche ore.

Il film è uno dei più noti della commedia all'italiana, con un po' tutti i crismi che si sono poi riversati, proprio dall'anno successivo in poi, all'interno dei "Cinepanettoni".
Sono presenti infatti tutti i temi classici, dal nudo quasi completo di qualche bella ragazza, al tema del sesso costantemente in sottofondo e non, alla cafonaggine, all'umorismo urlato, ed il tutto naturalmente condito dalla solita alluvione di doppisensi forzati.

Si possono elogiare : la durata, circa 90 minuti che non stancano, il passo, sostenuto e regolare, ed alcune scene riuscite piuttosto bene, come l'incontro con il prete amico d'infanzia.
Quasi tutto il resto però non regge il confronto con altri pilastri del cinema comico italiano degli stessi anni, uno su tutti quello con la saga di Fantozzi, sia per forma che per contenuti.

E' poco di quello che dichiare di essere, ossia poco commedia, essendo una serie di scenette alla fine piuttosto slegate tra loro, e poco comico, dato che le battute e le scene che fanno realmente ridere sono rarissime.

E' presente molta della slapstick comedy, rappresentata dalle classiche torte in faccia, camerieri maldestri, e simili.

In sostanza un film che delude un po' su tutti i fronti, specialmente se lo si guarda a distanza di cosi tanti anni e dopo averne sentito parlare cosi tanto.
Passabile Lino Banfi (all'anagrafe Pasquale Zagaria), che alla fine interpreta più o meno il solito personaggio di tutta la propria carriera, con tanto di nome omonimo in questo caso. 

mercoledì 8 aprile 2026

"Juno" (2007) #Recensione

 La trama è estremamente semplice ma non banale o superficiale, si tratta di una ragazza adolescente che rimane in cinta da parte del proprio partner, non proprio fisso, e che decide di non tenere il bambino per se, ma di darlo in adozione.
Il risultato non sarà cosi scontato ma altrimenti non sarebbe semplicemente esistito il film.

Alcune cose sorprendono, a partire dalla scelta dei membri del cast, dove per una commedia cosi semplice e cosi incentrata sulla protagonista, stupisce davvero vedere presenti addirittura Michael Cera (Come compagno della protagonista), Jason Bateman (Come possibile futuro padre adottivo), Jennifer Garner (Futura madre adottiva), Allison Janney (Che annovera un Oscar in carriera come miglior attrice non protagonista), e J.K. Simmons (Nei panni del padre della protagonista). 

La seconda cosa sorprendente, in positivo, ma forse non dovrebbe, in particolare dopo aver elencato il cast definendolo di ottimo livello, è proprio la recitazione di tutti gli attori, specialmente dato il fatto che l'opera sia cosi incentrata sulla protagonsita.
Eccellenti se non eccezionali sono state infatti le prestazioni di Janney su tutti, ed in parte quella di Simmons, mentre buone e credibili sono state quelle di Garner e Bateman, quest'ultimo davvero ben calzante nel suo ruolo.

E' questo dunque il momento di segnalare che anche, e forse più di tutti, è stata la recitazione di Ellen Page nei panni della protagonsita ad essere elogiata dalla critica e per la quale è stata anche candidata addirittura all'Oscar come miglior attrice. 
Statuetta che non si è poi concretizzata a differenza di quella come miglior sceneggiatura originale che fu invece vinta dal film.

Da menzionare la colonna sonora, che non ha prodotto niente di memorabile ma che ha creato in ogni scena la giusta atmosfera ed è apparsa ben fatta e molto appropriata. 

Di negativo il fatto che alla protagonista non sia stato fatto prendere nemmeno un chilo, rendendo la gravidanza forse un po' meno credibile, ed il fatto che il film nella sua interezza, nonostante il passo buono e costante, risulti abbastanza piatto, con un crescendo iniziale che si ferma dopo pochi minuti e si trascina fino alla fine più per inerzia che per colpi di scena. 

In sostanza un film come già scritto piu volte "semplice", senza ambizioni e che non si prende troppo sul serio, e che probabilmente proprio per questo è piaciuto sia a pubblico che critica, anche se col senno di poi, sembra essere piaciuto un po' troppo, dato che sia le candidature ai premi che il risultato al botteghino appaiono eccessivi. 

martedì 7 aprile 2026

"Il ragazzo di campagna" (1984) #Recensione

 Si tratta di un film storico/pilastro che più storico e pilastro non si può, del genere che viene comunemente catalogato come commedia comica all'italiana. 

Artemio un contadino della campagna lombarda, si trova a festeggiare in casa con la madre il proprio quarantesimo compleanno, momento nel quale realizza che ha passato tutta la propria vita nello stesso borgo, facendo le stesse cose.
Decide dunque di dare un cambio drastico al proprio futuro e di dirigersi in città, con se ha solo una valigia, i risparmi di tutta la vita, e grandi aspettative.
Si scontrerà però con la velocità e la superficialità di molti aspetti frenetici della città e delle persone che incontra. 

Dettà cosi può sembrare una storia quasi seria, ma è ovviamente condita dal tipico umorismo ed espressività surreali di Renato Pozzetto, protagonista assoluto del e nel film.
La trama è però anche il punto debole dell'opera, appare infatti davvero limitata, non che dovesse essere altrimenti, ma è realmente la storia di un non più giovane che dalla campagna cerca di spostarsi a vivere nella Milano degli anni '80.
Il film basa quindi tutto il proprio valore sui suddetti elementi legati alla collaudata figura di Pozzetto, che non interpreta altro che il solito personaggio, per di più sostanzialmente simile al vero se stesso.

Il risultato generale però è ottimo, il film scorre bene e coinvolge per quel che può fare, le scenette e le battute comiche sono coorenti, non urlate, non volgari, e quasi sempre non forzate.
Pozzetto rappresenta l'eroe buono, di sani principi, un po' troppo diretto e un po' sempliciotto, per cui parteggiare.
Intorno a lui moltissimi attori che non sono più attivi e purtroppo in molti casi nemmeno più in vita.
Per alcuni di loro questo film ha rappresentato addirittura il picco della propria carriera, come le due ragazze, quella che desidera e quella che rifiuta, quest'ultima si ritirerà dalle scene poco tempo dopo il grandissimo successo del film, rimanendo comunque attiva in questi ultimi anni agli eventi creati dagli appassionati dell'opera. 
Da notare come diverse battute del film abbiano avuto praticamente vita propria dopo la sua uscita, in particolare quella del "Taaac" che Pozzetto emette ad ogni elemento del proprio monologale che tocca, tanto da essere tuttora presente del linguaggio comune, con la consapevolezza in quasi tutti che sia una citazione, ma non altrettanta di sapere esattamente da che pellicola provenza con esattezza.

In sostanza un film semplice, che non vuole strafare e che non stanca od infastidische, da guardarsi da soli o in compagnia, o ancor più probabilmente per ottenere un po' di effetto nostalgia. 

sabato 4 aprile 2026

"Il lato positivo" (2012) #Recensione

 Si tratta di un film interamente e tipicamente statunitense, con tanto di fanatismo per il football americano e di dinamiche sociali tipiche d'oltreoceano, che riscosse un enorme successo di pubblico e di critica, con tanto di 8 canditature ai premi Oscar, il tutto nonostante il budget utilizzato fosse decisamente basso per le produzioni di livello nel mondo hollywoodiano. 

La trama è quella di un giovane rinchiuso in un istituto per persone con problemi mentali, il suo caso tuttavia non è neurologico ma solo psicologico, oltre che legale, e questo gli permette di uscirne nel giro di soli 8 mesi.
Tornato alla realtà ed alla "normalità", si trova ad affrontare la vita, o meglio la sua nuova vita, con maggiore consapevolezza di se e con una più chiara diagnosi riguardo a quello che lo aveva affetto fino ad allora, il bipolarismo.
Incontrerà ben presto una persona che saprà vedere oltre le sue stranezze e la sua impulsività, apprezzandolo per quello che è e sognando di poter construire un futuro con lui. 

Il risultato è un buon film, con un passo accettabile e qualche spunto interessante, ma allo stesso tempo 2 ore che contengono scene tirate troppo per le lunghe, e molte mancate opportunità.

Volendolo analizzare nel dettaglio occorre premettere che il film è pesantemente compromesso, se non rovinato, dal doppiaggio italiano, con la solita caterva di frasi inesistenti nel parlato comune, come "Ho sbracato, sono una smandrappata, e sei una peste", che possono andare bene in rarissimi contesti, spesso infantili, ma non in scene drammatiche tra adulti.

Detto questo si può passare agli Oscar, i quali sembrano assolutamente eccessivi, ancor più quello alla coprotagonista Jennifer Lawrence, l'unico ad essersi davvero materializzato nella serata della premiazione, che sembra essersi comportata in maniera adeguata, recitativamente parlando, ma non eccezionale. 

Anche tutti gli altri aspetti del film, compresi quelli più tecnici come scenografia e montaggio, appaiono buoni, ma niente di memorabile, rimane dunque una accettabile sceneggiatura, basata su una ottima idea, che altro non proveniva che da un romanzo di pochi anni prima.

Molto bene Bradley Cooper, meglio anche della Lawrence, bene De Niro, nei panni del padre di lui, ed accettabile tutto il resto del cast, ma rimane una pellicola da guardare senza troppe aspettative e certamente non meritevole di premi di altissimo livello, anche perchè la gran parte degli aspetti più profondi della mente umana, che il film vorrebbe trattare, rimangono in superficie, facendola finire per essere, volente o nolente, una commedia abbastanza ben riuscita ma nulla più.