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domenica 19 aprile 2026

"Vieni avanti cretino" (1982) #Recensione

 E' un film che si avvia a compiere mezzo secolo, ma che viene ancora ricordato con affetto da un po' tutte le generazioni precedenti, Millennial compresa.

La trama non è ovviamente complessa, si tratta di tale Pasquale (Lino Banfi), che essendo appena uscito dal carcere dopo 2 anni di reclusione, si affida al cugino, dipendente di un ufficio di collocamento, per trovargli un lavoro.
Iniziano quindi una serie di scenette, indipendenti ma allo stesso tempo con collegamenti tra loro, legate alle sue nuove esperienze lavorative, le quali falliscono tutte miseramente e solitamente nell'arco di poche ore.

Il film è uno dei più noti della commedia all'italiana, con un po' tutti i crismi che si sono poi riversati, proprio dall'anno successivo in poi, all'interno dei "Cinepanettoni".
Sono presenti infatti tutti i temi classici, dal nudo quasi completo di qualche bella ragazza, al tema del sesso costantemente in sottofondo e non, alla cafonaggine, all'umorismo urlato, ed il tutto naturalmente condito dalla solita alluvione di doppisensi forzati.

Si possono elogiare : la durata, circa 90 minuti che non stancano, il passo, sostenuto e regolare, ed alcune scene riuscite piuttosto bene, come l'incontro con il prete amico d'infanzia.
Quasi tutto il resto però non regge il confronto con altri pilastri del cinema comico italiano degli stessi anni, uno su tutti quello con la saga di Fantozzi, sia per forma che per contenuti.

E' poco di quello che dichiare di essere, ossia poco commedia, essendo una serie di scenette alla fine piuttosto slegate tra loro, e poco comico, dato che le battute e le scene che fanno realmente ridere sono rarissime.

E' presente molta della slapstick comedy, rappresentata dalle classiche torte in faccia, camerieri maldestri, e simili.

In sostanza un film che delude un po' su tutti i fronti, specialmente se lo si guarda a distanza di cosi tanti anni e dopo averne sentito parlare cosi tanto.
Passabile Lino Banfi (all'anagrafe Pasquale Zagaria), che alla fine interpreta più o meno il solito personaggio di tutta la propria carriera, con tanto di nome omonimo in questo caso. 

mercoledì 8 aprile 2026

"Juno" (2007) #Recensione

 La trama è estremamente semplice ma non banale o superficiale, si tratta di una ragazza adolescente che rimane in cinta da parte del proprio partner, non proprio fisso, e che decide di non tenere il bambino per se, ma di darlo in adozione.
Il risultato non sarà cosi scontato ma altrimenti non sarebbe semplicemente esistito il film.

Alcune cose sorprendono, a partire dalla scelta dei membri del cast, dove per una commedia cosi semplice e cosi incentrata sulla protagonista, stupisce davvero vedere presenti addirittura Michael Cera (Come compagno della protagonista), Jason Bateman (Come possibile futuro padre adottivo), Jennifer Garner (Futura madre adottiva), Allison Janney (Che annovera un Oscar in carriera come miglior attrice non protagonista), e J.K. Simmons (Nei panni del padre della protagonista). 

La seconda cosa sorprendente, in positivo, ma forse non dovrebbe, in particolare dopo aver elencato il cast definendolo di ottimo livello, è proprio la recitazione di tutti gli attori, specialmente dato il fatto che l'opera sia cosi incentrata sulla protagonsita.
Eccellenti se non eccezionali sono state infatti le prestazioni di Janney su tutti, ed in parte quella di Simmons, mentre buone e credibili sono state quelle di Garner e Bateman, quest'ultimo davvero ben calzante nel suo ruolo.

E' questo dunque il momento di segnalare che anche, e forse più di tutti, è stata la recitazione di Ellen Page nei panni della protagonsita ad essere elogiata dalla critica e per la quale è stata anche candidata addirittura all'Oscar come miglior attrice. 
Statuetta che non si è poi concretizzata a differenza di quella come miglior sceneggiatura originale che fu invece vinta dal film.

Da menzionare la colonna sonora, che non ha prodotto niente di memorabile ma che ha creato in ogni scena la giusta atmosfera ed è apparsa ben fatta e molto appropriata. 

Di negativo il fatto che alla protagonista non sia stato fatto prendere nemmeno un chilo, rendendo la gravidanza forse un po' meno credibile, ed il fatto che il film nella sua interezza, nonostante il passo buono e costante, risulti abbastanza piatto, con un crescendo iniziale che si ferma dopo pochi minuti e si trascina fino alla fine più per inerzia che per colpi di scena. 

In sostanza un film come già scritto piu volte "semplice", senza ambizioni e che non si prende troppo sul serio, e che probabilmente proprio per questo è piaciuto sia a pubblico che critica, anche se col senno di poi, sembra essere piaciuto un po' troppo, dato che sia le candidature ai premi che il risultato al botteghino appaiono eccessivi. 

martedì 7 aprile 2026

"Il ragazzo di campagna" (1984) #Recensione

 Si tratta di un film storico/pilastro che più storico e pilastro non si può, del genere che viene comunemente catalogato come commedia comica all'italiana. 

Artemio un contadino della campagna lombarda, si trova a festeggiare in casa con la madre il proprio quarantesimo compleanno, momento nel quale realizza che ha passato tutta la propria vita nello stesso borgo, facendo le stesse cose.
Decide dunque di dare un cambio drastico al proprio futuro e di dirigersi in città, con se ha solo una valigia, i risparmi di tutta la vita, e grandi aspettative.
Si scontrerà però con la velocità e la superficialità di molti aspetti frenetici della città e delle persone che incontra. 

Dettà cosi può sembrare una storia quasi seria, ma è ovviamente condita dal tipico umorismo ed espressività surreali di Renato Pozzetto, protagonista assoluto del e nel film.
La trama è però anche il punto debole dell'opera, appare infatti davvero limitata, non che dovesse essere altrimenti, ma è realmente la storia di un non più giovane che dalla campagna cerca di spostarsi a vivere nella Milano degli anni '80.
Il film basa quindi tutto il proprio valore sui suddetti elementi legati alla collaudata figura di Pozzetto, che non interpreta altro che il solito personaggio, per di più sostanzialmente simile al vero se stesso.

Il risultato generale però è ottimo, il film scorre bene e coinvolge per quel che può fare, le scenette e le battute comiche sono coorenti, non urlate, non volgari, e quasi sempre non forzate.
Pozzetto rappresenta l'eroe buono, di sani principi, un po' troppo diretto e un po' sempliciotto, per cui parteggiare.
Intorno a lui moltissimi attori che non sono più attivi e purtroppo in molti casi nemmeno più in vita.
Per alcuni di loro questo film ha rappresentato addirittura il picco della propria carriera, come le due ragazze, quella che desidera e quella che rifiuta, quest'ultima si ritirerà dalle scene poco tempo dopo il grandissimo successo del film, rimanendo comunque attiva in questi ultimi anni agli eventi creati dagli appassionati dell'opera. 
Da notare come diverse battute del film abbiano avuto praticamente vita propria dopo la sua uscita, in particolare quella del "Taaac" che Pozzetto emette ad ogni elemento del proprio monologale che tocca, tanto da essere tuttora presente del linguaggio comune, con la consapevolezza in quasi tutti che sia una citazione, ma non altrettanta di sapere esattamente da che pellicola provenza con esattezza.

In sostanza un film semplice, che non vuole strafare e che non stanca od infastidische, da guardarsi da soli o in compagnia, o ancor più probabilmente per ottenere un po' di effetto nostalgia. 

sabato 4 aprile 2026

"Il lato positivo" (2012) #Recensione

 Si tratta di un film interamente e tipicamente statunitense, con tanto di fanatismo per il football americano e di dinamiche sociali tipiche d'oltreoceano, che riscosse un enorme successo di pubblico e di critica, con tanto di 8 canditature ai premi Oscar, il tutto nonostante il budget utilizzato fosse decisamente basso per le produzioni di livello nel mondo hollywoodiano. 

La trama è quella di un giovane rinchiuso in un istituto per persone con problemi mentali, il suo caso tuttavia non è neurologico ma solo psicologico, oltre che legale, e questo gli permette di uscirne nel giro di soli 8 mesi.
Tornato alla realtà ed alla "normalità", si trova ad affrontare la vita, o meglio la sua nuova vita, con maggiore consapevolezza di se e con una più chiara diagnosi riguardo a quello che lo aveva affetto fino ad allora, il bipolarismo.
Incontrerà ben presto una persona che saprà vedere oltre le sue stranezze e la sua impulsività, apprezzandolo per quello che è e sognando di poter construire un futuro con lui. 

Il risultato è un buon film, con un passo accettabile e qualche spunto interessante, ma allo stesso tempo 2 ore che contengono scene tirate troppo per le lunghe, e molte mancate opportunità.

Volendolo analizzare nel dettaglio occorre premettere che il film è pesantemente compromesso, se non rovinato, dal doppiaggio italiano, con la solita caterva di frasi inesistenti nel parlato comune, come "Ho sbracato, sono una smandrappata, e sei una peste", che possono andare bene in rarissimi contesti, spesso infantili, ma non in scene drammatiche tra adulti.

Detto questo si può passare agli Oscar, i quali sembrano assolutamente eccessivi, ancor più quello alla coprotagonista Jennifer Lawrence, l'unico ad essersi davvero materializzato nella serata della premiazione, che sembra essersi comportata in maniera adeguata, recitativamente parlando, ma non eccezionale. 

Anche tutti gli altri aspetti del film, compresi quelli più tecnici come scenografia e montaggio, appaiono buoni, ma niente di memorabile, rimane dunque una accettabile sceneggiatura, basata su una ottima idea, che altro non proveniva che da un romanzo di pochi anni prima.

Molto bene Bradley Cooper, meglio anche della Lawrence, bene De Niro, nei panni del padre di lui, ed accettabile tutto il resto del cast, ma rimane una pellicola da guardare senza troppe aspettative e certamente non meritevole di premi di altissimo livello, anche perchè la gran parte degli aspetti più profondi della mente umana, che il film vorrebbe trattare, rimangono in superficie, facendola finire per essere, volente o nolente, una commedia abbastanza ben riuscita ma nulla più.

venerdì 27 marzo 2026

"Just Friends" (2005) #Recensione

 Si tratta di una commedia comico-romantica in pieno stile americano, girata tra Stati Uniti e Canada, e che ha avuto anche nel cast la suddivisione dei ruoli appannaggio delle due stesse nazionalità, con volti noti americani della commedia comico-demenziale, come Anna Faris e Chris Klein, e la loro controparte canadese altrettanto nota, Ryan Reynolds.

La trama è molto semplice, scontata volendo essere più critici, ma non appare troppo debole per quello che poi alla fine è, una umile commedia su una storia d'amore di lunghissima gestazione.

Bene la prestazione di un po' tutto il cast, anche se il livello recitativo di Anna Feris, appare un abisso sopra gli altri.
Sempre rimanendo sul cast, si può aggiungere che, nonostante fosse un po' appunto il genere cinematografico per cui venivano scelti di solito tali attori, la gran parte dei protagonisti di questa pellicola ricopre ruoli già visti, e per già visti si intende ruoli particolarmente simili in altri lavori di pochi anni prima.
Sia per Anna Faris, già persona svalvolata e dalle uscite surreali nella saga degli Scary Movie, sia per Ryan Reynolds, già latin lover un po' presuntuoso in Maial College, sia per Amy Smart, già ragazza attraente di paese abbandonata e poi cercata in The Butterly Effect, sia per Chris Klein, già bravo ragazzo in American Pie.
Un ultimo elemento sulla recitazione da sottolineare, è la discreta alchimia tra i personaggi dei due fratelli, molto credibili.

In sostanza un film un po' per tutti, senza troppe ambizioni, nonostante un cast abbastanza notevole, che regala qualche emozione, poche, e qualche sorriso, altrettanto pochi, ma che non irrita e non addormenta.
Accettabili ed appropriati anche il passo e la durata.

Di contro si potrebbe dire che non sia una di quelle pellicole invecchiate come il vino, in questi 20 anni dall'uscita infatti, alcune parole usate nel film, specialmente per descrivere l'omosessualità, non sono più socialmente accettate, e lo stesso Ryan Reynolds, dopo lo scandalo che ha coinvolto la moglie, non appare più come un volto onesto ed acqua e sapone come prima.                                   

lunedì 23 marzo 2026

"Misery" (1991) #Recensione

 Il film è notissimo a tutti coloro che sono cresciuti negli anni '90, dato che una volta uscito al cinema, è stato passato in televisione nella seconda metà della decade molteplici volte.

La trama è quella di uno scrittore talentuoso, che ha però raggiunto la notorietà più per una saga di racconti per la massa, che per le proprie opere che considera "d'autore".
Egli è solito ritirarsi in un piccolo albergo di montagna per terminare i suoi lavori, ed una volta finito l'ultimo libro a cui stava lavorando, riparte verso la città per festeggiare e pubblicarlo.
Tuttavia una tormenta di neve lo coglie di sorpresa, facendolo sbandare e... tutto il resto sarebbe svelare troppo.

Il film è davvero ben fatto nel suo insieme, passo lento ma voluto e quantomeno costante, stesso per gli scenari e le scenografie, appropriati e coerenti.

Molto bene la recitazione, soprattutto quella della coprotagonista Kathy Bates, che fu infatti acclamata dalla critica per la sua prestazione.
Anche quella di James Caen (nella parte dello scrittore) fu considerata all'altezza.

Bene la trama, semplice ma efficacie, e molto bene il taglio drammatico che è stato voluto dare all'opera.
Si tratta infatti quasi di un film horror, dove la suspence ed i colpi di scena, spesso violenti, sono tra gli aspetti più curati.

Male il finale, anzi gli ultimi 20 minuti per intero, iniziano infatti ad accadere tutta una serie di ingenuità surreali da parte di alcuni personaggi, lo sceriffo è uno di essi, e tutta una serie di forzature per rendere il finale più acceso, come per esempio lo scontro fisico finale.

Malissimo il titolo, da intendersi quello adattato nella versione italiana, è stato distribuito infatti come "Misery non deve morire", svelando, come già trattato spesso anche su questo blog, metà della trama.

giovedì 19 marzo 2026

"Asbestos is a bigger problem than we thought" (2026) #Recensione

 Come già trattato in passato, "Veritasium" è un canale di Youtube dedicato alla scienza ed alla fisica, creato e portato avanti da Derek Muller.
Purtroppo negli ultimi anni, a causa del sempre minor tempo da dadicarli da parte del suo fondatore, è passato in mani più generiche, quelle che oggi va di moda chiamare "Corporations".
Il risultato è una serie di compromessi da dover accettare nel continuare a visionarne i contenuti, tra i quali, per fare un esempio, il fatto che i titoli del video cambino nome del tempo, scelta che favorisce l'algoritmo di Youtube che li riconosce come nuovi filmati e li promuove nuovamente.

Questo ultimo aspetto era essenziale da sottolineare per avvisare che il titolo di questo post ed il titolo del video in questione potrebbero non combaciare più in futuro.
Ed in generale tutta la premessa riguardo al canale era rilevante per anticipare come la qualità e l'originalità dei video si siano uniformate a quelli che sono gli standard del modo di comunicare di molti canali televisivi possieduti dalle nominate corporazioni.

Detto questo il video nello specifico riguarda un argomento molto importante e quasi sempre insabbiato a priori per volere politico e/o economico, quello dell'amianto, che in inglese è chiamato proprio "Asbestos". (Anche se forse sarebbe più sensato dire in greco). 

Il risulato è un documentario di quasi un'ora che vorrebbe approfondire tale argomento, sensibilizzare l'opinione pubblica, e dare anche nozioni tecniche che possano appassionare un utente esperto, purtroppo però non riesce in nessuno di questi aspetti.
L'approfondimento è infatti troppo legato ad eventi e regolamentazioni avvenute e presenti sul suolo americano, quindi davvero poco internazionale, per un problema che è invece globale.
La parte di spiegazioni a livello molecolare risulta non abbastanza intrigante o quantomeno di intrattenimento per un pubblico non esperto, appesantendo inutilmente la visione.
Mentre la parte di sensibilizzazione potrebbe anche aver funzionato, se non fosse stata cercata una direzione, anche con musiche e narcisismi vari inutili, troppo sensazionalistica e spettacolarizzata.

In conclusione un documentario che manca di coinvolgere pienamente, e che se pur snoccioli un certo numero di informazioni teniche specifiche fondate, allegando pure dati e studi, appare sconclusionato, forse anche per la vastità della scelta degli aspetti sull'argomento che vuole trattare.
Non viene dunque da consigliarlo, a differenza del nostrano episodio di Blunotte sull'argomento, presentato da Carlo Lucarelli, che invece ne tratta pochi aspetti e con un tempo a disposizione maggiore, risultando più guardabile, coinvolgente e sconvolgente. 

giovedì 12 marzo 2026

"Dallas Buyers Club" (2013) #Recesione

 Si tratta di un film che più americano non potrebbe essere, girato infatti interamente negli Stati Uniti d'America, con attori americani, tratta vicende più o meno reali accadute sul suolo americano, a loro volte intrise di elementi tipici della cultura statunitense come la monta dei tori negli stati dove viene praticata.

La trama è quella di un uomo molto attivo sessualmente, dichiaratamente etero convinto, che si ritrova ad essere diagnosticato come infetto dal virus dell'H.I.V., al tempo (il film si svolge temporamente nella seconda metà degli anni '80) ritenuto una prerogativa del mondo omosessuale.

Il film ha alcuni aspetti eccelenti, e molti deludenti.

Partendo dà ciò che si può elogiare, il primo elemento non è in discussione, ed è la recitazione all'altezza di tutto il cast, ma nello specifico la straordinaria prestazione del duo Matthew McConaughey, come protagonista, e Jared Leto, ai quali è valsa la candidatura, e poi la vittoria, agli Oscar dell'anno successivo, nei rispettivi ruoli.
La gestazione del film è stata molto lunga ed è curioso scoprire che McConaughey fu scelto anche per le sue origini texane, e quindi in grado di rappresentare, anche a livello di accento, quelle del protagonista.
Mentre Leto ricevette alcune critiche per aver recitato nella parte di un uomo transgender, alle quali rispose che se ad un etero non dovesse essere permesso di interpretare un personaggio gay, questo priverebbe il mondo gay del poter interpretare personaggi etero.

Ora passiamo ai molteplici aspetti deludenti :
Innanzitutto per quanto la colonna sonora non suoni invasiva od inappropriata, appare proprio insipida e poco ricercata.
Il film di per se inoltre è un po' tutto una continua suspence per dei colpi di scena memorabili ed ecclatanti che mai arrivano realmente, nonostante vi siano scene ben fatte e che sorprendono, non è mai veramente eccitante seguire e parteggiare per i personaggi.
La sue quasi due ore scorrono abbastanza bene e non appare di durata eccessiva, tuttavia il passo è abbastana lento in generale.
Non approfondisce niente, non si termina il film con una conoscienza maggiore del mondo dell'H.I.V., nè del mondo della tossicodipenza, nè del mondo della omosessualità, solo un senso maggiore di consapevolezza di alcuni rischi, ma è tutto tranne che informativo su tali argomenti.
Male anche gli aspetti scientifici, che infatti hanno fatto ricevere al film diverse accuse di voler divulgare della pseudoscienza.
E per ultimo l'aspetto più deludente, forse persino irritante, il fatto che, per una pellicola che vorrebbe in sostanza trattare una storia veria, la autenticità dei fatti è davvero basilare.
Il vero protagonista infatti non era etero, ma apertamente bisessuale, non odiava gli omosessuali, come dichiarato nel film, non cavalcava tori, ma si limitava a bazzicare tale mondo, non aveva atteggiamenti violenti contro amici e forze dell'ordine, etc..

In conclusione un film che è stato premiato per quello che meritava, ossia la recitazione dei propri attori di punta, che vale la pena ribadire essere stata eccellente, e per il miglior trucco, nonostante il badget irrisorio per una produzione hollywoodiana.
Budget stesso, che è stato incassato 10 volte al botteghino, anche questo meritatamante, perchè nonostante sia un film con molti aspetti deludenti, non è di per se un pessimo lavoro.

domenica 8 marzo 2026

The Joe Rogan Experience - Charlie Sheen #Recensione

 Come detto più volte nei post precedenti, Joe Rogan conduce un podcast al cui interno vengono intervistate personalità più o meno note, tra le quali anche membri del mondo cinematografico.

E' stato questo il caso quando come ospite è stato invitato Charlie Sheen.
Ormai non più all'apice del successo, anzi probabilmente all'estremo opposto, l'attore si è comunque distinto per essersi prestato alle domande per tutte le quasi 3 ore di intervista, e per aver risposto in maniera interessante e coinvolgente, mantenendo inoltre una compostezza e dignità che gli erano venute a mancare negli ultimi anni, in cui era finito in riabilitizzazione per problemi di alcol e droghe.

Lontani sono infatti i tempi del suo momento di maggiore notirietà per aspetti positivi, grazie a pellicole come "Hot Shots" o a serie televisive come "Due uomini e mezzo", ma ciò nonostante, anche grazie alle domande di Rogan ed alla sua gestione dell'intervista, è apparso il vecchio Charlie Sheen, con la mente lucida e la voglia di parlare di cose personali e cinematografiche.

Le domande infatti hanno svariato su moltissimi temi, da quelle riguardanti le riprese del colossal di successo "Apocalypse now", durante il quale l'attore, ancora bambino, si spostò per mesi con la famiglia all'estero, dato che il padre Martin Sheen era tra i protagonisti del film.
Passando a domande molto personali, riguardanti l'uso e l'abuso di droghe, ed i rapporti con il resto dei familiari.

Curiosa, se pur macabra, la coincidenza che per tutta la parte iniziale dell'intervista i due dialoghino e si confrontino riguardo all'assassinio del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, avvenuto per un colpo d'arma da fuoco sparato da lontano, il tutto mentre stava avvenendo in tempo reale, con le stesse modalità, l'assassinio del noto attivista Charlie Kirk, notizia che i due apprendono pochi minuti dopo in diretta.

In sostanza comunque una intervista molto ampia ma interessante, con tematiche di interesse specifico per un pubblico statunitense, ma anche molti aneddoti ed elementi riguardanti il mondo della cinematografia, a partire dalla presenza dello stesso Sheen, che almeno in questa performance sembra proprio valere la pena di consigliare. 

mercoledì 4 marzo 2026

"The Joe Rogan Experience" #Recensione

 Forse non proprio una recensione, ma più una descrizione, tanto per segnalarlo a coloro i quali ancora non fossero a conoscenza della sua esistenza, ed ancor più nello specifico per far sapere che al suo interno, tra le moltissime personalità più o meno famose che vengono intervistate, vi sono anche molti membri nel mondo cinematografico.

Joe Rogan possiede infatti da ormai più di 15 anni, un podcast di grandissimo successo, che ha ben presto varcato i confini statunitensi e che negli anni ha stretto contratti da centinaia di milioni di dollari per poter essere diffuso sulle più note piattaforme. 

Il formato è abbastanza classico, un invervistatore, una scrivania ed un intervistato, e non è mutato sostanzialmente quasi per niente nel corso degli anni, salvo la caratura degli ospiti che è andata man man crescendo.

Allo stesso tempo ha però una sua peculiarità nella durata, il suo podcast infatti raggiunge spesso le 3 ore e talvolta addirittura le 4.
Questo dato da solo fa capire bene la bravura di Rogan nel riuscire a mantenere alta e costante l'attenzione per tutto quel tempo, sia nello spettatore/ascoltatore che nell'interlocutore, fermo restando che chi non lo apprezza non riuscirà comunque a terminare le puntate.

La dicitura "spettatore/ascoltatore" è data dal fatto che al momento il suo podcast, o come vuole far interndere lui dal nome che gli ha dato, "l'esperienza", viene seguita principalmente su due piattaforme, quella audio di Spotify, e quella audio/video di Youtube.

Non tutto questo oro però ha sempre luccicato, vi sono infatti state negli anni diverse controversie, principalmente a causa di visioni personali dello stesso Rogan, dalle teorie sulle cospirazioni, fino alle sue posizioni politiche, che nel tempo sono si sono anche spostate consideravolmente.

In sostanza però una "eperienza" che vale la pena provare, e che per quanto possa apparire insormontabile inizialmente sbirciando la durata da una puntata, può darsi che, anche grazie specificamente all'ospite di turno, si trasformi in un lungo ma piacevole viaggio nella conoscenza. 

sabato 21 febbraio 2026

Non ci resta che piangere (1984) #Recensione

 "Non ci resta che piangere" è un film che ha compiutò già 40 anni e che nel tempo è passato dall'essere stato un grande successo al botteghino, al diventare un film di culto, di quelli che si deve aver visto della commedia italiana.
Tuttavia come spesso accade, nonostante furono tagliate tantissime ore di girato per quanto si erano divertiti gli attori sul set non riuscendo

a stare seri, non è tutto oro quello che luccica, o per dirlo meglio, non tutti hanno visto brillare questa pepita.

La trama è ovviamente quasi completamente incentrata sui due protagonisti, Roberto Benigni e Massimo Troisi, nei panni rispettivemente di maestro e bidello di una scuola.
I due si ritrovano fermi ad un passaggio a livello, ed imboccando una piccola strada secondaria per scansarlo, finiscono ad un casolare dove passeranno la notte.
Al loro risveglio, e non prima di alcune vicende che gli risultavano strane per l'epoca contemporanea, scoprono di essere finiti nel 1400, e di dover quindi fare i conti con usi, costumi e tradizioni del periodo.
Nascono tutta una serie di situazioni quindi, che li porteranno a giro per il piccolo borgo toscano in cui si trovano, ma anche molto oltre, fino addirittura all'incontro con Leonardo Da Vinci.

Il film come detto ottenne un eccellente riscontro di incassi, ed è stato consacrato nel tempo come una perla e pietra miliare della comicità italiana, ciò nonostante, non tutti i pareri, soprattutto della critica, furono uniformi.
La parte maggiormente contestata è stata la decisione dei due, che sono stati anche gli autori della sceneggiatura, di dirigersi da soli, risultando così un lavoro che a livello tecnico sarebbe potuto essere stato fatto meglio, da un regista esterno.
Per quanto riguarda il cast, l'unica candidatura ad un premio personale di settore fu quella a Paolo Bonacelli, per la parte molto minore di Leonardo Da Vinci. Premio che poi non vinse.
Per il resto è presente il Monni, che è un po' sempre troppo e solo Il Monni in tutti i film, e che quindi non aggiunge un qualcosa di particolare all'opera.

Di positivo si potrebbe salvare l'idea del nome del piccolo borgo toscano immaginario, tale "Frittole", nome simpatico ed orecchiabile, che sicuramente è rimasto nella mente della gente ben oltre la fine del film.
Di fatto però non vi fu molto di toscano nel film a parte la presenza dei suddetti attori, dato che la quasi totalità del luoghi in cui furono girate le scene si trovano nel Lazio, compreso il rinomato passaggio a livello di una della scene chiave e più famore del film.

In sostanza un film che soggettivamente o piace molto o piace poco, senza vie di mezzo, e che forse di un po' più oggettivo ha il fatto che la somma del valore dei due attori, non sia proprio stata accresciuta dall'essere l'uno accanto all'altro, ma che sia risultata soltanto la somma dei due singoli, che sono apparsi più come due entità che come un duo comico.

domenica 15 febbraio 2026

"Midori - La ragazza delle Camelie" (1992) #Recensione

 Si tratta di un film uscito ad inizi anni '90, basato su di una serie di cartoni della decade presecente.
Riguarda pienamente il mondo e la cultura giapponese, nel bene e nel male, con tutti i suoi clichè e stereotipi, e non può essere considerato propriamente un lungometraggio, data infatti la durata di soli 44 minuti è catalogato generalmente come "Mediometraggio".

La trama riguarda una giovanissima ragazza, che una volta persa la madre a causa di una infestazione di topi nella propria casa, finisce in maniera permanente in un gruppo di circensi, con i quali si sposterà, nonostante subisca da loro costanti violenze di vario tipo, sia fisiche che psicologiche, e nonostante la propria costante volontà di tornare a casa.

Il film è abbastanza coerente nelle proprie tematiche, ma proprio per il fatto di essere piuttosto sopra le righe, ed inusuale come anime, fù da prima proibito e poi lasciato essere divulgato ma con la restrizione ai minori di 18 anni, dettaglio che rimange in vigore tutt'oggi.

Sicuramente peculiare, sia per l'epoca che per l'attualità, sembra più aver suscitato scalpore per modi e scene dipinte in modo sfacciato, più che sofisticato, e le sue stesse tematiche non sono poi così divergenti ed originali rispetto ad un "La strada" di Fellini, di circa 40 anni prima. 

In sostanza un'opera che vale la pena vedere solo ed escluvamente se vi è alla ricerca di un qualcosa di provocatorio, o se si è profondi appassionati di anime e cultura giapponese in generale, o se si vuole addentrarsi in quella che è la storia del cinema giapponese senza necessariamente essere alla ricerca dei pezzi più pregiati di essa. 

mercoledì 11 febbraio 2026

"Swing Girls" (2004) #Recensione

 "Swing Girls" è una sorta di versione Giapponese basata sul genere musicale Jazz, del film americano uscito appena l'anno prima chiamato "School of Rock".
(Le similarità sono innumerevoli, ma non serve starle ad elencare)

La trama accade più o meno tutta all'interno di una scuola, un gruppo di studentesse giovanissime si ritrova prima nolente e poi volente a rimpiazzare il gruppo jazz ufficiale della scuola. Scoprendo appunto in se stesse una grande forza di volontà, ed una inaspettata passione per la musia Jazz.

Il film a dire il vero appare in diversi aspetti un po' una forzatura, trattandosi di un genere musicale abbastanza elitario rispetto ai grandi classici come pop e rock, appare difficile da credersi che un intero gruppo di ragazzi vi si dedichi appassionatamente ed incondizionatamente.
Lo stesso vale per la difficoltà che l'operazione richiede rispetto ai suddetti generi più semplici e diffusi.

Tuttavia la pellicola non ha nulla di criticabile sotto gli aspetti più tecnici, scorre infatti bene, non è di durata eccessiva, e anche le inquadrature sono buone. Meno forse i tagli e gli scenari che risultato soltanto passabili.

In sostanza un'opera che si potrebbe quasi riassumere come un insieme di colpi di scena poco entusiasmanti, che esce sospettosamente a ridosso di un lavoro simile che ha avuto un successo planetario, e che se fosse uscito oggi, avrebbe magari potuto ricevere delle critiche di "appropriazione culturale", dato che il Jazz viene considerata musica "nera". Lo stesso che forse accadrebbe a "The Commitments".

giovedì 22 gennaio 2026

"Buen Camino" (2025) #Recensione

 E' il "Nuovo film di Checco Zalone", come viene talvolta appellato in radio e televisioni senza che nemmeno ne venga riportato di fatto il titolo. Perchè l'Italia è cosi, il conformismo sfrenato vince spesso su tutto, moda e tradizioni seguite ciecamente, soprattutto sotto Natale, dove il pellegrinaggio al cinema è doveroso, ed il cinepanettone si guarda indipendentemente dal suo valore.

Pellegrinaggio che è anche il tema del film, Zalone, nei panni di un ricco imprenditore, o ancora meglio ricco ereditiero, si trova a dover affrontare delle difficoltà familiari, dalle quali non si può esimere delegandole come fa per un po' tutti gli altri aspetti non ricreativi della propria vita.
Nello specifico la figlia decide di intrapredendere il "Cammino di Santiago", un lunghissimo percorso da far solitamente a piedi, che porta fino a Santiago de Compostela in Spagna, e che può essere scelto per moltissime ragioni, da quelle più ovvie, come quelle religiose o spirituali, fino a quelle personali di vario genere.
Checco dunque, si troverà ad "inseguire" la figlia in questa sua "fuga", e successivamente ad accompagnarla, scoprendo anche alcune cose importanti su se stesso.

Il film è il più classico dei cinepanettoni, testimone ereditato dai vari "mostri sacri" del genere, da Jerry Calà alla più presente delle coppie del settore, quella formata da Christian De Sica e Massimo Boldi.
L'apoteosi del trash, come si richiede da copione, con battute forzate, battute scontate, battute urlate e battute già sentite.
Peccato perchè Zalone, all'anagrafe Luca Medici, di ha abituato a ben altro. Ossia molta più sofisticatezza nel suo umorismo dissacrante. Oltre che ad aver dato prova negli anni di essere anche ben altro, un eccellente musicista, cantautore, cabarettista, imitatore, etc..
Qui invece sceglie la strada più breve, anche se figurativamente nel film è la più lunga.
Lo dimostrano anche i pochi sforzi persino per trovare nomi, il protagonista si chiama infatti Checco Zalone, perchè anche questo aiuta a portare gente a vederlo.

Un film dunque che delude immensamente, specialmente chi ha veduto altre sue opere cinematografiche, che sembra fatto ed infiocchettato per massimizzare i profitti, e cosi è stato, come anche in passato per la stragrande maggioranza dei cinepanettoni, anche se probabilmente è ritenuto improprio chiamarlo cosi.
Ad ogni modo il botteghino ha parlato e parlato forte e chiaro, il film è campione di incassi di Natale, e probabilmente si porterà a casa molti altri record legati al profitto, ma rimane un'opera vuota, che lui si poteva risparmiare, e che non aggiunge niente alla sua carriera ed al suo curriculum, forse giusto qualcosa al suo conto in banca.

Da segnalare una nota curiosa, ossia la presenza di Martina Colombari, ex miss Italia e solitamente negli anni emblema della bellezza, che ricopre un ruolo inaspettato, quello della ex moglie del protagonista, che non nasconde i propri anni, e che infatti è stata difficilmente rinosciuta da coloro che non erano già informati della sua presenza. 

mercoledì 14 gennaio 2026

Veritasium - The most dangerous building in Manhattan #Recensione

 Veritasium è un ben noto ed ormai più che decennale canale di divulgazione scientifica su Youtube. 

E dato che Youtube ha in molti aspetti rimpiazzato, o comunque si è degnamente affiancato a certi canali e programmi documentaristici televisi classici, alcuni suoi video meritano una recensione, o quantomeno di essere diffusi quanto documentari da National Geographic della vecchia scuola.

E' il caso di questo interessante video/episodio/puntata, di poco più di mezzora di durata, nel quale viene raccontato di un difetto di realizzazione strutturale di uno dei più alti grattacieli di New York, che per mesi dalla sua scoperta ha impegnato e fatto soffrire progettisti e tecnici dato il realmente possibile rischio di crollo.

Nello specifico era stato costruito un palazzo molto atipico, in particolare nel modo in cui le colonne portanti alla base erano state posizionate (per poter ricostruire anche la chiesa sottostante nello stesso esatto orientamento in cui si trovata prima della demolizione), e questo ha portato alla scoperta che il vento, nel caso avesse colpio l'edificio a delle angolazioni precise, e che non erano state prese in considerazione in fase progettuale, avrebbe potuto portare al generarsi di forze non in grado di essere sostenute dalla struttura.

Senza svelare troppo, è molto interessante come la ricerca e l'attuazione del tentantivo di risolvere il problema siano state fatte senza essere rese pubbliche, cercando di evitare all'armismi, e come la scoperta di tali problematiche sia avvenuta quasi per caso, grazie ad una telefonata di uno studente dubbioso riguardo ai calcoli che aveva trovato sulla progettazione dell'edificio.

In sostanza un intrattenimento un po' per tutti, dalla durata e dal passo non stancanti, e realizzato con una certa dovizia di particolari, ache se purtroppo, un po' spettacolarizzato, aspetto questo poco scientifico, ma piuttosto comune specialmente se si parla degli Stati Uniti d'America.

mercoledì 7 gennaio 2026

"Perfetti Sconosciuti" (2016) #Recensione

 Si tratta di uno dei film italiani meglio riusciti degli ultimi anni, sia a detta del pubblico, che lo ha premiato con una notevole presenza nelle sale, che ancor di più secondo gli addetti ai lavori, dato che il concetto su cui si basa tutta l'opera è stato ripreso talmente tante volte da finire addirittura sul Guinness dei primati come film con il maggior numero di Remake della storia.
Anche la critica ha attribuito un ottimo valore all'opera, assegnandogli nastri e David, principalmente al lavoro d'insieme e non agli interpreti singoli.

La trama si svolge tutta in un appartamento, dove un gruppo di amici di lunga data si ritrova per una cena.
Oltre ai soliti convenievoli e battutine, spesso stucchevoli, come avviene di fatto nella vita reale, viene proposto di fare un gioco, che non è altro che lasciare il proprio telefono sul tavolo per tutta la durata della cena, ed ogni volta che arriverà una notifica, verrà reso pubblico a tutta la sala il contenuto del messaggio, o foto, o chiamata.
Il risultato è un intreccio di situazioni impreviste e complicate, mancanze di rispetto, di empatia, ma anche fastidi e privazioni nascosti e repressi, oltre al naturale complicarsi della vità ed al naturale instinto umano a complicarsela da soli.

Il risultato dell'opera invece appare davvero ottimo, e se mentre nella prima metà si assiste un po' alla solita pesante commedia italiana, con battute forzate, sarcarsmo mal usato, e soliti argomenti e tematiche, nella seconda il film sboccia in una piacevole sorpresa, dai contenuti umani, reali, profondi, anche macabri, ma certamente coingolventi.

Il film infatti coinvolge, appassiona, fa parteggiare e fa provare rabbia, emozioni suscitate sia dall'interessante trama (più che trama diciamo dall'originale concetto di base, la trama in se e per se infatti a tratti appare anche un po' forzata), sia dai ben posizionati e ben riusciti colpi di scena, ma anche dalla ottima recitazione di molti membri del cast, anche se la critica di settore non ha riconosciuto quasi nessun premio ai singoli, come detto.

Volendo elogiare due aspetti specifici dell'opera, molto bene lo sviluppo di tutte le tematiche sull'omosessualità, e ben pensata e ben fatta la scena finale, che nel suo piccolo sorpresende per semplicità.

In sostanza un film che senza troppe pretese ha fatto e sta facendo la storia, italiana e non, apparentemente, e che può essere tranquillamente consigliato ad un pubblico generico senza timore di far perdere tempo. 

giovedì 18 dicembre 2025

The Martian (2015) #Recensione

 "The Martian" è una pellicola del 2015 che ha sofferto come innumerevoli altri film, della invidiabile nostra peculiarità di essere distribuito con un titolo che ne svela l'elemento principale della trama, dato che in Italia il titolo è stato tradotto/adattato in "Sopravvissuto - The Martian".

Una volta che è stato chiaro a tutti che il protagonista non morirà, nonostante qualsiasi sorta di imprevisto possibilmente letale lui non morirà, può essere descritto il resto della trama, ossia che un povero astronauta in missione, ferito e senza sufficienti provviste, verrà creduto morto e lasciato sul pianeta Marte, dove dovrà cavarsela con le proprie forze e conoscenze per anni, sperando di essere salvato un giorno da una delle successive missioni sul pianeta.

Il film aveva molto potenziale, dato che è basato su di un romanzo, ed avendo come protagonista Matt Damon, e soprattutto visto che veniva diretto e prodotto da Ridely Scott, che del mondo della fantascienza, visti alcuni dei suoi lavori come Alien e Blade Runner per dirne qualcuno, conosce un paio di cose a riguardo del genere cinematografico in questione.

Purtroppo però il film nel suo insieme delude enormemente, forse a causa delle appena citate alte aspettative, forse perchè parte bene e si trasforma piano piano in una americanata, ma di fatto l'aspetto fantascientifico ed i suoi contorni intriganti di astrofisica, lasciano presto spazio al vero tema principale, quello della azione in stile Mission Impossible, o Bourne Identity visto il protagonista.
Damon infatti in questa pellicola è più vicino ad un personaggio alla Bruce Willis in Die Hard che ad un Tom Hanks in Apollo 13, il film in generale, diventa quindi una serie di colpi di scena e momenti eroici, sempre più legati all'inverosimile ed alla forza fisica, che a trovate realmente geniali per catturare l'interesse dello spettatore.

Niente da dire sulla recitazione del cast, anche se alcuni sembrano essere stati scelti incomprensibilmente, o sugli scenari e le inquadrature, ma è il senso di come tutto, ben sottolineato dal livello dei dialoghi, diventi ben presto una serie di imprese disumane e surreali, roba da farlo scendere nel genere "americanata" senza riuscire a farlo risollevale del tutto nemmeno con elementi classici come il finale o la morale del film. 

2 ore e 22 minuti quindi di decente intrattenimento per chi apprezza il genere, ma per coloro che sono alla ricerca di un capolavoro senza tempo, come altri lavori dello stesso Scott, questo non è certamente uno di quelli.


venerdì 12 dicembre 2025

"Il Bi e il Ba" (1985) #Recensione

 "Il Bi e il Ba" è in film diretto da Maurizio Nichetti, ma scritto ed interpretato da Nino Frassica, con la presenza della prima moglie Daniela Conti in una parte minore.

La trama ha come protagonista un tale Antonino Scannapieco (Frassica), che dalla Sicilia decide di partire per Roma.
Raccolti i soldi sufficienti per tutto il viaggio, e poi sperperati appena giunto nella capitale, si mette alla ricerca di un fantomatico dottore, il quale riuscirà a risolvere il terribile problema della forfora che affligge i suoi amici.
Iniziano tutta una serie di scenette un po' tra il cabaret ed i film muti, che lo portano persino ad incontrare la sua ammiratissima conduttrice del telegiornale dell'epoca, Maria Giovanna Elmi.
 
Senza svelare se abbia successo nella sua ricerca del dottore, per non svelare troppo, si può dire che l'opera nel suo piccolo appare riuscita.
Per quanto riguarda la prestazione di Frassica, nonostante l'aspetto, baffo e capello, molto simile a Diego Abatantuono, ed alcune espressioni ed accenti che lo ricordano molto, il film non perde di originalità, e con il suo tipico stile di umorismo, trascina lo spettatore per 90 minuti, incentrati principalmente sui giochi di parole e storpiature della lingua, dello stesso, senza mai o quasi, scadere in qualcosa di linguisticamente troppo banale o patetico.
Un umorismo di fatto forzato, che poi alla fine riesce a non apparire tale ed a non stufare. 
 
Della recitazione dei personaggi poco si può dire, come della loro scrittura, stesso vale per la trama ed i colpi di scena che come detto sono estramemente semplici e si può tranquillamente dire anche banali.
Tuttavia rimane il senso di quello che volesse essere il film, ossia una semplice opera comica di scenette da cabaret, che però risultano ben amalgamate tra loro, e sono proprio queste basse pretese che gli permettono di trasmettere il messaggio che voleva essere trasmesso, e lo rendono meritevole di essere visto. 
 
 In sostanza un'opera per tutti, senza scene troppo scurrili, troppo provocatorie, troppo violente o troppo da adulti, cose che lo rendono un ottimo intrattenimento senza pensieri per tutta la famiglia.

lunedì 24 novembre 2025

Sleeper - Doppia identità (2018) #Recensione

 "Sleeper" (da non confondere con "Sleepers", il capolavoro del 1996 con Robert De Niro, Brad Pitt, Dustin Hoffman, Kevin Becon e molti altri) è un film piuttosto recente, che tratta le vicende di una coppia apparentemente anonima, ma che nasconde invece qualcosa, a se stessi ed al mondo.

La trama è molto semplice, una classica coppia americana, residente in un classico sobborgo americano, cerca di avere un figlio per consolidare la propria famiglia senza per il momento riuscirvi.
Il tutto però nasconde una sorpresa, che è difficile da definire spoiler, visto che in rinomato stile italiano al titolo originale è stata aggiunta una parte per la versione distribuita nel nostro paese, ossia "Doppia identità", che rivela leggermente, ma soltanto leggermente, la totalità della trama.
 
Per il resto il film è senza infamia e senza lode, difficile avere qualcosa di particolarmente critico da dire, visto che la trama era senza particolari ambizioni ed il definirla "semplice" non credo offenda nessuno, nemmeno gli autori, allo stesso modo il livello del cast e la scelta dei dialoghi non sembravano particolarmente ricercati, quindi era abbastanza prevedibile che non avrebbero stupito.

Altrettanto vale per le lodi, difficile trovare qualcosa di pienamente promosso o sorprendente in questo film, un po' tutti hanno fatto la loro parte nella realizzazione di questa pellicola che comunque rimane nel suo insieme piuttosto mediocre.
 
Volendo trovare un elemento da elogiare leggermente sopra gli altri ed uno da criticare, si potrebbe dire come la fotogenia della protagonista femminile abbia sicuramente aiutato nel catturare l'attenzione in molte scene, di contro la "trasformazione" della stessa da donna umile e apprensiva in un Rambo eccitato e pronto all'azione con armi in mano, è sembrata proprio una scelta diretta al pubblico americano.
 
In sostanza un film che ha un buon passo, anche costante, che nel suo scorrere bene non ha scene o elementi troppo inverosimili nè irritanti, e che nel suo non brillare in niente, potrebbe comunque essere un buon intrattenimento per un dopo cena sul divano senza troppe ambizioni.

sabato 15 novembre 2025

"Laughing and joking" (2013) Jimmy Carr #Recensioni

 "Laughing and joking" è uno spettacolo di più di 10 anni fa ormai, del comico inglese Jimmy Carr.
 
La durata è forse un po' oltre la media, 90 minuti, ma la densità di battute è decisamente altissima.
La ragione sta proprio nel suo stile, che anche in questo spettacolo non si smentisce, ossia di regalare tutta una serie di battute da una frase o poco più, non connesse tra loro, naturalmente una dopo l'altra, ad una velocità decisamente sostenuta.
 
Gli argomenti trattati sono i più svariati, e ce ne è sostanzialmente per tutti, dai più comuni come per esempio la religione, fino a cose un po' più di nicchia ma ben conosciute, come il veganismo.

Particolarmente ben riuscita è l'interazione con il pubblico, niente di nuovo per i suoi spettacoli, ma nel caso specifico si assiste anche ad una delle migliori battute della serata proveniente proprio non dal palco.

Vi sono leggere eccezioni, un paio di piccole storie con tanto di creazione di suspence nel pubblico, ma non risultano particolarmente degne di nota, anche rispetto proprio a tutto il resto del materiale stesso.

Nota forse dolente, non tanto il quantitativo di tempo dedicato all'argomento sesso, anche in maniera molto esplicita, ma la modalità in cui viene trattato, ossia un continuo uscire e rientrare sull'argomento, cosa che stona un po' e stanca anche, come se si volesse sempre privilegiarlo come soggetto di maggior controversia e comicità. (A dire il vero è proprio cosi che egli lo descrive, come il miglior argomento per varie ragioni come la diffusione e l'interesse intorno ad esso).

In sostanza un buono spettacolo per chi volesse appassionarsi al personaggio, che regala diversi momenti molto divertenti e che nell'insieme difficilemente può far pentire di averlo visto. Tuttavia, quanto detto vale comunque per la sua figura di comico in generale, non tanto per l'opera in se, infatti non c'è ragione alcuna per consigliare a qualcuno questo spettacolo specificamente, rispetto ad altre sue performance.

"Viaggio nella luna" (1902)