Visualizzazione post con etichetta #Recensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Recensioni. Mostra tutti i post

sabato 24 ottobre 2026

"Il sogno di Armando" (2012) #Recensione

 Terzo capitolo di questa sconclusionata saga sui corti nostrani non particolarmente recenti :

In questo caso ad opera del regista napoletano Luca Miniero, ben conosciuto per alcuni suoi lavori molto noti come "Benvenuti al Sud" e "Benvenuti al Nord". 

E' la storia di un bambino che sogna il mare, lo sogna fortemente, tanto da parlarne a tutti ed addirittura da realizzare una piccola barca a vela. Con la quale però non potrà far altro che andar per campi, perchè come tutti gli ricordano, e ricordano anche a favore di telecamera, nella terra dove si trova, il mare non c'è.

La qualità è molto alta, l'opera è infatti estremamente ben fatta, ed anche se della durata di soli 4 minuti (più altrettanti di canzone finale), riesce a far passare messaggi importanti, ed a stimolare anche qualche riflessione.

Benissimo le inquadrature, gli scenari, i tagli, i colori, un po' tutta la fotografia ed un po' tutti gli aspetti tecnici, che appaiono eccellenti se non eccezionali, ma non era il caso di aspettarsi niente di meno da un regista di professione, oltre che un livello di recitazione generale ottimo.

La sorpresa più grande è però legata alla ragione del "corto", non si tratta infatti di un lavoro cinematografico fine a se stesso, o di un esercizio di stile, come capita per la maggior parte dei cortometraggi, ma è di fatto tutta una lunga pubblicità, per un marchio di pasta, chiamato proprio "Pasta Armando", come il protagonista, il quale come detto non troverà il mare, e finira per aprire la propria azienda per la produzione di pasta, derivata proprio dal grano di quei campi che sognava fossero acqua. 

In sostanza un lavoro meritevole di essere visto, che veicola molti messaggi mentre di fatto cerca di far mera pubblicità ad un marchio, guardabile da tutti e consigliabile certamente ad altrettanti.

mercoledì 21 ottobre 2026

"Per qualche minuto in più" (2015) #Recensione

 Secondo capitolo di una improvvisata e scollegata saga di corti : "Per qualche minuto in più" è un cortometraggio, anzi cortissimometraggio, di soli 4 minuti effettivi, scritto e diretto da Domenico Bruzzese.

Vede protagonisti 4 ragazzi, ed ha delle ben chiare tinte grottesche. Si tratta infatti sostanzialmente di una sola scenetta tragicomica, legata alla figura del cliente che arriva a ridosso dell'orario di chiusura dell'esercizio, in questo caso una farmacia.

Sulla qualità dell'opera in se e per se si può dire poco, anche perchè probabilmente i mezzi per le riprese erano poco più che cellulari, lo stesso si può dire, o non dire, sul livello di recitazione dei 4 giovani, tutto troppo breve per dare eventuali giudizi, ma risulta comunque un'opera simpatica, che tratta un argomento classico con un'ottima vena ironica.

Nel loro piccolo anche gli aspetti puramente cinematografici appaiono ben pensati e ben realizzati, dai tagli ai dialoghi.

Nel suo insieme rimane abbastanza difficile da consigliare, perchè non è nulla di più di un decentemente realizzato e decentemente divertente video comico su Youtube, ma ha comunque raccolto il favore della critica, o almeno parte di essa, aggiudicandosi ben 4 premi di settore, in aspetti come la fotografia e la sceneggiatura, oltre ad aver vinto il primo premio al concorso 50 ore di Torino. 

sabato 17 ottobre 2026

"Io non ti conosco" (2013) #Recensione

Non si tratta di un film ma di un cortometraggio, di soli 8 minuti, che ne dica Wikipedia che invece ne indica 14 come durata, scritto, diretto ed interpretato (nel ruolo del protagonista) da Stefano Accorsi.

Difficile parlarne senza svelare troppo, anche perchè la lunghezza ed il fatto che tutta l'opera giri sostanzialmente intorno ad un solo concetto, non aiutano.

Volendoci provare, è la storia di una famiglia perfetta, padre, madre e figlia affiatati che interagiscono tra loro senza litigare, tuttavia i loro sentimenti si riveleranno imperfetti, ed il padre, il protagonista, dovrà prendere la tremenda decisione di come affrontare la cosa ed il futuro della famiglia stessa. 
Vista da fuori, la relazione dei genitori, poteva mostrare qualche elemento sospetto, come il fatto che la moglie chiedesse con costanza di "aprire il vino" al marito, ogni qualvolta lo vedeva, segno che l'alcol non era di compagnia ma dovesse ovviare a qualche vuoto, ma sarà un solo fatto a rivelare la profondità del problema in maniera inequivocabile.

Accorsi è certamente argomento di forte dibattimento per le sue qualità recitative, spesso ritenute sopravvalutate e spesso accusato di interpretare semplicemente se stesso in quasi tutte le pellicole a cui abbia preso parte.
Tuttavia in questo caso sorprende, se questa è stata davvero tutta farina del suo sacco, si può davvero definire un ottimo lavoro.

Promosso infatti, il corto, in quasi tutti i suoi aspetti, tecnici e non, bene la semplicità dei concetti e la loro esposizione, bene i dialoghi e la scelta dei personaggi, bene inquadrature, tagli, etc.. sorvolando solamente sulla recitazione perchè per un'opera così corta e visti gli aspetti cotroversi sovraelencati riguardo ad Accorsi, è meglio non commentare. 

Ad ogni modo sicuramente qualcosa di consigliabile, che apre gli occhi ed in parte la mente, e che si lascia guardare molto bene. 

mercoledì 7 ottobre 2026

Lion (2016) #Recensione

 Lion è un film indo-australiano, girato in entrambe le nazioni, che parla della storia di un bambino di nome Saroo, poi scopertosi essere in realtà scritto Sheru e significare "Leone", che si addormenta in un treno in una stazione ferroviaria, risvegliandosi a più di mille chilometri da casa e finendo a dover vivere per strada, fino al momento in cui..

Detta così la trama sembra realmente povera e forzata, simile al primo capitolo di Rambo, tuttavia è basata su di una storia vera, ed il non voler svelare altro a riguardo è naturalmente voluto.
Il film è infatti nel suo insieme un mezzo capolavoro, mezzo perchè non riesce del tutto a concretizzare la propria profondità, da intendersi solo a livello cinematografico.
Lo stesso pensiero deve essere stato fatto da molti addetti alla critica, perchè ha ricevuto 6 candidature agli Oscar, ma nessuna statuetta. 

Per il resto.. merita solo elogi.
Molto bene la recitazione di tutto il cast, in particolare gli acclamati per la prestazione : Dev Patel, nei panni del protagonista cresciuto, e Nicole Kidman, nei panni della madre adottiva. (Rivelazione purtroppo inevitabile).
Bene la sceneggiatura, e tutta la fotografia in generale, dagli scenari, alle inquadrature, ai colori.
Ottimi anche i costumi, anch'essi elogiati dagli addetti ai lavori.
In generale tutti aspetti che proprio perchè riusciti, non si fanno notare, non sono invasivi, come accade per la musica quando di un ottimo bassista non se ne nota la presenza ma se ne noterebbe l'assenza. 
Unico appunto tecnico, la durata, certe scene sembrano volutamente allungate, altre più riassunte, il risultato è una durata di circa 2 ore che col senno di poi lo fanno sembrare come un film di 90 minuti mancato, o un mancato colossal di 3 ore. 

La storia di base come detto è basata su fatti reali, tratti dal libro del vero Saroo, e sono innegabilmente eventi che scatenano una vasta gamma di emozioni, fortunatamente raccontati a dovere nella pellicola, senza troppe romanzature, nonostante di fatto esse non manchino, nè vengano negate.

Il risultato dunque è un film eccellente, se non eccezionale, che merita di essere visto e che può essere consigliato a chiunque, e se questo post sembra più scarno di altri, o quantomeno troppo riassuntivo per il livello di elogio che viene fatto all'opera, è solo per non rischiare di svelare troppo sul maggior numero di aspetti possibili, e lasciar godere maggiormente l'opera allo spettatore. 

domenica 4 ottobre 2026

"Two people exchanging saliva" (2024) #Recensione

Si tratta di un cortometraggio franco-americano che mostra un mondo distopico in cui addirittura un semplice bacio può essere punito severamente.

La trama è quella di una commessa in un negozio di prodotti di bellezza, che come tutto il mondo intorno a se è costretta a sottostare a queste disposizioni, come il controllo dell'olfatto (che deve essere pessimo), ed il pagamento di qualsivoglia oggetto o prestazione, in schiaffi, come nuova forma di "moneta".
Naturalmente non tutte le regole verranno rispettate, ed ella stessa si recherà a comprare del dentifrico al mercato nero.

Per quanto il titolo e la suddetta spiegazione dello svolgimento, possano sembrare comici, il corto è invece molto serio, con l'aggiunta del bianco e nero per tutta l'opera, che lo fa sembrare ancora più cupo.

Eccellenti tutti gli aspetti tecnici, gli scenari, le inquadrature, ed anche la recitazione all'altezza.
Accettabili sulla carta, ma non particolarmente intriganti di fatto, le trovate distopiche, mentre invece non particolarmente bene per quanto riguarda l'opera in se e per se, che rimane piuttosto insipida nel suo insieme e non trasmette, ne coinvolge molto durante la visione, in una sorta di attesa del colpo di scena che non arriva mai.

Acclamato dalla critica, è stata infatti persino canditato agli Oscar come miglior corto dell'anno, rimane però un corto guardabile da tutti ma probabilmente apprezzabile da pochi, forse per la sua sofisticatezza, forse per la sua incapacità di parlare ad un pubblico più vasto. 

domenica 27 settembre 2026

"Sotto il sole della Toscana" (2003) #Recensione

Si tratta di un film girato interamente in Italia, e come suggerisce il titolo quasi compeltamente in Toscana, con l'aggiunga di alcune scene a Roma ed a Posillipo.

La trama è quella di una scrittrice americana, apparentemente circondata da ottime amicizie, da un matrimonio stabile, e da una carriera più che decente, nonchè da un appartamento di proprietà in centro città.
Il tutto però si sgretola non appena viene informata per vendetta da parte di uno scrittore a cui ha lasciato una pessima recensione pubblica, che il marito la tradisce con costanza.
Il resto è una serie di decisioni impulsive che la porteranno in Toscana, dove cercherà di rifarsi una vita con tutti i crismi.

Il risultato è una commedia romantica senza troppe aspettative, ma che nel suo piccolo riesce ad essere di intrattenimento ed a rilasciare anche qualche ottima morale e riflessione sulla vita.

Bene la durata, il passo, i colpi di scena, la trama, gli scenari e le inquadrature, tutto al netto del fatto che non si tratti di niente di eccelso o particolarmente entusiasmante.

Decisamente poco realistica la parte di burocrazia italiana snella ed accondiscendente al momento del rogito, ma interessante il pensiero della protagonista nell'esclamazione "Ho comprato una casa senza avere una vita da viverci".

Il film è inoltre particolarmente pieno di riferimenti a Federico Fellini e di rifacimenti di scene dei suoi film, da quella della fontana in La dolce vita, alla protagonista che si trova a chiedere un passaggio in vespa per attraversare la citta, vestita di bianco.
A ciò, come tributo al nostro cinema, si aggiunge il cameo reiterato di Mario Monicelli, nei panni di un anziano signore che preferisce non comunicare verbalmente. 

In sostanza un'opera da guardare senza aspettative, e se magari la si approccia con un po di scetticismo ancora meglio, perchè il risultato sarà invece una pellicola che non irrita e non stanca, ma che regala invece alcune piacevoli sorprese, soprattutto a livello umano. 

giovedì 17 settembre 2026

"Novecento" (1976) #Recensione

 Il film è un colossal italiano, dalla durata di oltre 5 ore, con un cast internazionale di notevole valore e dal risultato decisamente eccellente.

La trama è quasi impossibile da riassumere degnamente, visto soprattutto il minutaggio dell'opera, ma si tratta sostanzialmente della vita di due bambini, poi ragazzi e poi adulti, nati nello stesso luogo e nello stesso giorno, ma in classi sociali diametralmente opposte, raccontata lungo il secolo 1900 ed attraverso tutti gli eventi che realmente sono accaduti in Italia in quei 3 primi quarti di secolo e che essi stessi (I due protagonisti) hanno vissuto, volenti ma ancor più spesso nolenti.

Il film è un capolavoro che attrae e coivolge lo spettatore, che non fa pesare la propria lunghezza e che racconta ed intreccia numerevoli storie umane e sociali, non permettendo mai di comprendere quale sarà il prossimo colpo di scena.

Bene la durata come detto, che però ha portato la pellicola ad essere divisa e proiettata in due atti, a distanza di 3 settimane al momento dell'uscita ufficiale nelle sale, ma che non li ha visti ottenere lo stesso successo.
Il primo è stato infatti visto da parecchi più spettatori, e viene decisamente da concordare con loro, le prime 2 ore di pellicola appaioni infatti originali, avvincenti, sorprendenti, mentre le successive 3 non sembrano altrettanto all'altezza, e tendono più a vivere di rendita ed inerzia delle prime 2.

Da sottolineare anche il cast, che poi è quello che in realtà ci si aspetta da un colossal, ma stupisce sempre vedere tutti insieme attori del calibro di Robert De Niro, Gerad Depardieu e Donald Sutherland, specialmente in un film che racchiude la quintessenza dell'italianità e della storia d'Italia, oltre che essere girato nelle campagne emiliane, recitato in emiliano, e diretto da Bernando Bertolucci.
Male, volendo rimanere in tema, Stefania Sandrelli, certamente fotogenica, ma che come un po' in tutto il resto della sua carriera, non ha dimostrato doti recitative all'altezza del resto dei colleghi, quantomeno certamente non in questo film.

Come immaginabile per un film di questo rilievo storico e cinematografico, di questa durata, e di questo successo, le cose da dire sarebbero ancora moltissime, tuttavia per rimanere nei canoni dei post brevi, si può concludere che sia un film meritevolissimo di essere visto, che stupisce in innumerevoli aspetti, e che con il suo passo costante non fa sentire la fatica della durata. Consigliatissimo, anzi, quasi da guardarsi d'obbligo.

giovedì 10 settembre 2026

"Valentino - L'ultimo imperatore" #Recensione

 Si tratta di un documentario, di produzione americana, uscito nel 2008, che racconta la vita e soprattutto le "gesta", di uno degli dei terreni della moda, Valentino Ludovico Clemente Garavani, per tutti Valentino.

Una delle prime cose che si evincono guardandolo, ed anche una delle più curiose, è come egli avesse proprietà, quasi sempre di gran lusso come intere ville, sparse per varie città del mondo, Parigi, Londra, New York, altre in Svizzera ed in Toscana, ma non avesse una vera e propria base a Milano, capitale mondiale della moda, nonchè sostanzialmente città che lo aveva cresciuto.
In aggiunta lo si sente dire che considera Roma come casa, e che la residenza di Parigi è quella dove ha passato il maggior tempo in assoluto.

Anche linguisticamente viene mostrato un fatto curioso, ossia che considerasse il francese lingua prediletta per la comunicazione, anche con italiani, anche con il proprio partner.
Forse anche per questo, ma non è una grande scusante, il suo inglese, quantomeno l'accento, era veramente impegnativo, al limite della parodia.

Grande amante dei cani, che lo accompagnano in molti suoi viaggi e sono talvolta presenti persino sui set delle sfilate.

Viene mostrato anche il momento in cui riceve "La legione d'onore" in Francia, con tanto di commozione durante il discoro, anche se come premio in se e per se sembra abbastanza eccessivo, alla stregua di diverse "Luree honoris causa" regalate in Italia.

Il documentario mostra anche bene come e quanto fosse competente ed avesse gusto ed occhio nel proprio settore, sono infatti condivisibili moltissime delle critiche che muove alle creazioni e idee delle persone che si trovavano intorno a lui, sia a lungo termine che per un evento specifico. (Senza citare nessun espisodio per non rovinare la visione)

Molto bene anche il fatto che siano state lasciati momenti controversi, dove oltre al carisma dimostra e mostra anche aspetti non troppo lusinghieri del suo carattere. (Nuovamente, senza citare nessun espisodio nello specifico per non rovinare la visione)

Male invece la scelta di dare una rilevanza inaccettabile all'ultima festa celebrativa prima del suo ritiro, quella per i suoi 45 anni di attività.
Sembra veramente infantile e teatrale voler dedicare circa un terzo di tutto il documentario a tale festa, quando certamente un personaggio del genere avrebbe avuto cosi tanto da raccontare riguardo a tutto il resto della propria vita. 
Tuttavia il tutto può essere parzialmente scusato dal fatto che egli, come viene detto anche da persone a lui vicine, non amesse parlare di se, e dal fatto che la quasi totalità del documentario sia girata con telecamere che lo seguivano in momenti più o meno rilevanti della sua vita attuale.

lunedì 7 settembre 2026

"Fahrenheit 451" #Recensione

 Si tratta di un film distopico del 1966, diretto dal regista francese Francois Truffaut, il quale si cimenta con un pubblico internazionale, basandosi sull'omonimo romanzo dello scrittore americano Ray Bradbury.

La trama è quella di una società che ha ripudiato la lettura, in quanto fonte di emozioni troppo forti e spesso negative, le quali possono in alcuni casi a detta loro portare a brutti episodi di iniziative personali, come omicidi e suicidi.
Una squadra di pompieri, riconvertiti a piromani, girano per la città andando a bruciare i libri rimasti, casa per casa.
Il tutto è presentato dal punto di vista di uno di loro, il protagonista, che però non riuscirà a tenere del tutto a freno le proprie emozioni e la propria sete di conoscenza.

Tali "pompieri" vengono dipinti in pieno stile nazista, dalle divise nere in tinta unita, ai saluti che si scambiano, fino appunto ai roghi pubblici di libri.
Tuttavia ad un certo punto il paradosso si manifesta, quando al momento di esprimere a voce i propri ideali, dichiarano di volere e dovere essere tutti uguali, quindi una idealogica che inizia ad essere molto vicina a quella comunista.

La visione del film regala qualche dubbio iniziale quando non si sà bene dove voglia arrivare con certe scene e quando sembra avere la possibilità di essere sconslusionato, o più un semplice esercizio di stile che un'opera con una morale.
Il tutto invece si riprende, anzi si conclude, i cerchi aperti vengono infatti tutti chiusi, anche degnamente ed in maniera interessante.

Molto bene quindi scenari e colori slavati, bene le inquadrature, come la recitazione semplice ma credibile di un po' tutto il cast, buoni anche il passo e la durata che sembrano appropriati.

Curioso il camion dei pompieri che non trasporta realmente acqua, ed ancor di più come (i ribelli/reietti) una volta ritrovatisi nel bosco (spoiler), in una delle ultime scene del film, tramite il loro capo dichairino che i libri vadano bruciati, e che debbano rimanere soltanto nella mente di ugnuno dei membri, per essere ricordati.
La scena sembra concettualmente tratta da "La fattoria degli animali", visto che anche nel mondo utopico, una volta ottenuto il potere, chi è al comando impartisce ordini simili a quelli di chi comanda il mondo distopico.

Bellissima l'idea degli uomini libro, associati lisquisticamente e non all'idea di uomini "liberi", che imparando a memoria un libro a testa, e recitandoli ad un membro giovane in punto di morte, assicurano la continuazione della divulgazione e la sopravvivenza della letteratura e della conoscenza.

In sostanza un film che ci mette del tempo a farsi scoprire in tutto il proprio valore, ma che nel suo insieme merita di essere visto per gli spunti interessanti che propone, i quali tuttavia sono probabilmente semplicemente provenienti dal libro da cui è tratto, più che dalla mano di sceneggiatori e regista.

martedì 1 settembre 2026

"Civil war" (2024) #Recensione

 Si tratta di un film americano uscito di recente, che di americano ha davvero tutti i peggiori aspetti più scontati ed irritanti della cinematografia, compresa l'immancabile megasparatoria finale.

La trama è quella di una presunta guerra civile che si sta svolgendo a tempi nostri sul suolo americano, raccontata dal punto di vista di un gruppo di giornalisti, speficamente fotoreporter, che impavidamente voglio arrivare fino al presidente degli Stati Uniti a porre delle domande sulla situazione.

"Presunta", perchè questo film spiega poco o nulla riguardo a questa fantomatica, trascendentale, indomabile guerra civile, che arriva addirittura ad assere anche il generito e poco intrigante titolo del film.

Poco degni di nota gli effetti speciali e gli scenari, ma comunque accettabili, quantomeno rispetto al resto degli aspetti del film che prendono la totale insufficienza.

A partire da Kirsten Dunst, ottima attrice, che in questa pellicola, forse nemmeno per colpa propria, sfoggia sostanzialmente tutto il tempo la stessa espressione di tristezza, con l'aggiunta di davvero pochissime battute recitate.

Benino Wagner Moura, un po' più attivo, probabilmente appunto solo per quetioni di copione, ma che viene incomprensibilmente risparmiato dagli ultranazionalisti nonostante l'accento non impeccabilmente americano.

Malissimo le gomme dell'auto che stridono nell'erba, roba da B-movie, battute soltanto dal finale fantozziano, con le truppe secessioniste che finalmente entrano alla Casa Bianca, e con davanti il presidente degli Stati Uniti, si fermano per stare agli ordini di un gionalista incontrato sulla porta pochi secondi prima, grottesco.

In sostanza un film riguardo alla fotografia, che mostra anche qualche foto effettivamente ben fatta, ma che proprio in questo suo aspetto inizia la discesa verso il basso del suo rendersi ridicolo, chi fa foto al giorno d'oggi invece di fare dei video?

lunedì 24 agosto 2026

"Perfect blue" (1997) #Recensione

 "Perfect blue" (Basato sull'omonimo rimanzo uscito pochi anni prima) è un film di fine anni '90, come dimostrato dal fatto che i protagonisti abbiano difficoltà ad usare una nuova tecnologia chiamata "internet".

Nello specifico si tratta di un film di animazione, fin qui nulla di strano per un'opera prodotta nel sol levante, quello che la rende però un po' meno classica è il fatto che si tratti di un thrille, quasi horror ed a tratti quasi splatter.

La protagonista infatti, una cantante di un gruppo di musica pop composto da sole ragazze, decide di cambiare completamente vita, invogliata anche da una proposta recentemente ricevuta, e di dedicarsi interamente al mondo della recitazione, lasciando quindi completamente il canto, ed il proprio gruppo musicale.
Si troverà poi suo malgrado circondata da morti sospette, che inizieranno a farne vacillare persino la sanità mentale.

Il film come detto è d'animazione, in pieno stile giapponese, ma con delle tinte molto noir ed a tratti macabre, quindi estremamente distante della classiche opere dello studio Ghibli, tanto per citare uno dei maggiori esponenti.

Il risultato non è dei peggiori, gli vanno infatti riconosciuti all'opera un buon passo ed una durata adeguata, la trama articolata inoltre lo fa apparire come un'opera ben pensata.

Tuttavia nel suo insieme rimane un film non del tutto coinvolgente, più adatto ad un appassionato di film di animazione giapponesi, che a qualche amante del genere thriller. 

venerdì 21 agosto 2026

"Paolo il caldo" (1973) #Recensione

 Film che ha ormai passato il mezzo secolo di vita, che aveva intenzioni serie, infatti si prende molto sul serio, a partire dal cast, ma che finisce per non coinvolgere, anzi stancare molto.

La trama è quasi tutta basata sul tema principale, ossia i desideri e le turbe legate alla propria sessualità del protagonista.
Sessualità, nello specifico attrazione indomabile per la figura femminile, che finisce per condizionargli ed in parte invalidarlo per tutta la vita, o almeno quella mostrata nel film, regalandogli molte soddisfazioni ed altrettante insoddisfazioni.

Bene il cast, che infatti sorprende per i nomi illustri presenti, da Giancarlo Giannini, nei panni del protagonista, a Gastone Moschin, fino ad Ornella Muti, e che (il cast in generale) si comporta piuttosto bene sotto l'aspetto recitativo.

Male un po' tutto il resto, la ridondanza dei concetti, la sconclusionarietà di alcune scene, la durata ed il passo.
Nonostante la buona partenza infatti, (nei primi 20 minuti scorre bene, coinvolge e crea delle promesse interessanti) finisce per non far provare grandi emozioni per tutto il resto dell'opera, riprendendosi solo in minima parte nel finale dove comunque lascia lo spettatore con qualche spunto di riflessione.

Difficile consigliarlo quindi, salvo ad un pubblico alla ricerca di film storici nostrani, o appassionato di qualche attore presente nello specifico.

sabato 1 agosto 2026

"Vincent" (1982) #Recensione

 "Vincent" è un cortometraggio realizzato ormai quasi mezzo secolo fa dal noto regista americano Tim Burton.

Non è una rarità, dato che egli era uso dedicarsi da giovane alla creazione di filmati brevi, spesso con la tecnica dello "stop-motion", che è anche quella usata per questo lavoro.

La durata dell'opera è di soli 6 minuti, nei quali sono narrati alcuni momenti della vita di un persionaggio di nome Vincent, nella pratica un bambino di 7 anni, che vive momenti di difficoltà interiore e di parziale distacco dalla realtà, che non riesce ad apprezzare le piccole cose della vita come una bella giornata, e che si conclude con egli ancora turbato dai propri demoni interiori.

Lo stile è considerato ufficialmente "gotico", che poi sarà anche un po' il marchio di fabbrica delle produzioni successive del regista.

Altre caratteristiche sono il fatto di essere tutto in bianco e nero, scelta ovviamente voluta e non forzata dall'epoca, il fatto che vi sia una costante alternanza tra scene e musice allegre e leggere ad altre agghiaccianti e grottesche, il fatto che sia narrato in rima, e il fatto che gli adulti siano tutti estremamente alti, come spesso capita di pensare da bambini, ma che in questo caso non vengano mai mostrati i loro volti.

Da segnalare che il corto sia raccontato interamente da una voce fuori campo, quella di Vincent Price, noto attore ormai di una certa età al tempo della realizzazione, che è anche la persona che il piccolo Vincent desidera impersonare nell'opera, nonostante la madre tenti continuamente di riportarlo nella realtà.

Vincent Price che, nomen omen, è stato probabilmente con il proprio compenso, il maggior responsabile del budget di 60.000 dollari per la produzione.

In sostanza un'opera che anche vista la durata è obbgligatorio venga vista da tutti gli appassionati del genere e fans del regista, ma che per gli altri rimane probabilmente soltanto un corto abbastanza ambiguo e forse in parte insipido.

mercoledì 22 luglio 2026

"Triangle of sadness" (2022) #Recensione

 Si tratta di un film piuttosto recente che ha ricevuto ben 3 candidature ai premi Oscar.

La trama è divisa in tre parti, ma al di la di quando venga fatta questa divisione sullo schermo, vi sono tre momenti ben distinti, che adesso appariranno inevitabilmente come degli spoiler : il primo è quello della vita da modelli da parte dei due protagonisti, il secondo si svolge su una barca ed ha dei nuovi protagonisti, il terzo segue la stessa regola ed è ambientato su di un'isola "deserta".

Ecco rovinato quasi per intero il film al lettore.. fortunatamente però quest'opera è molto di più.
Vi è infatti una lunga lista di aspetti da elogiare ; partendo dalla recitazione di un po' tutto il cast, credibile ed ispirata, passando alla scelta degli attori, appropriati ed all'altezza, fino agli scenari adatti, ed alle eccellenti inquadrature.
Due elementi però meritano dei complimenti dedicati, il primo è la scena delle citazioni, tra il capitano ed il suo ospite, entrambi visibilmente ed eccessivamente ubriachi, che sfocia in una situazione surreale in cui i due si chiudono nella cabina del primo e continuano a scambiarsi citazioni usando il microfono in filodiffusione su tutta la nave, il tutto condito da mare mosso, vomito diffuso, e dichiarazioni mendaci di affondamento. Scena isterica ma eccezionale.
Altro elemento sorprendente in positivo è stata la colonna sonora, estremamente audace nelle sue scelte, atte a creare forte contrasto tra la parte uditiva e quella visiva, ma di certa sorpresa e stimolazione per lo spettatore. 

I pochi aspetti negativi però influiscono non poco sull'opera, il primo è la durata, volutamente abbondante, 2 ore e mezzo, che non sembra combaciare perfettamente con i contenuti, nonostante il passo sia abbastanza buono e costante.
Il secondo è la vuotezza di alcune scene, misto al senso generale di opera incompiuta, dall'ottimo potenziale ma che non riesce a mantenere in modo costante il proprio livello di eccellenza.

Tornando dunque alle tre candidature agli Oscar, quella come miglior film appare un po' eccessiva, nonostante l'originalità diffusa di molti aspetti, al contrario di quella come miglior regista per Ruben Ostlund, che sembra come già detto adeguata per l'ottimo lavoro svolto, come anche quella per la migliore sceneggiatura originale, sempre per lo stesso Ostlung, che appare altrettanto meritata.

In sostanza un film non per tutti, che non piacerà a molti, e che pochi consiglieranno ad altri, ma che ha nelle sue scelte spesso sfrontate, e nella sua originalità generale, degli aspetti particolari ed interessanti.

domenica 19 luglio 2026

"Predestination" (2014) #Recensione

Nonostante l'apparenza hollywoodiana, si tratta di un film australiano, sovvenzionato e girato interamente in australia, dove si è svolta anche la prima proiezione, persino la coprotagonista è australiana.

La trama è piuttosto complessa, o almeno difficile da riassumere, ma è certamente da evidenziare come si punti molto sull'originalità della storia e sulla continua presenza di colpi di scena.
Meglio saltare dunque completamente ogni accenno ad essa per non rovinarne alcune parti, è comunque un thriller sci-fi come dichiarato ufficialmente, con notevoli tinte drammatiche se uno si appassiona alla intricatissima e surreale serie di eventi. 

Bene il cast, formato sostanzialmente da due attori, i quali ricoprono probabilmente quasi il 90% del tempo recitato sullo schermo. 
Non male appunto Ethan Hawke come protagonista, attore navigato e ben noto, che si è spessissimo trovato a ricoprire proprio questo esatto genere di ruolo, è stato infatti già attore principale nel capolavoro "Gattaca", e nel piuttosto deludente "The Purge", uscito poco prima del film trattato in questo post.
Tuttavia, dati un po' tutti questi aspetti, la sua recitazione, se pur all'altezza, non è risultata brillante o particolarmente ispirata, al contrario della sua coprotagonista, la giovane Sarah Snook, che è apparsa straordinaria, almeno in questa prestazione.
Le è stato infatti fatto ricoprire un doppio ruolo, sia da donna che da uomo, e per quanto in quello da uomo sia risultata parzialmente credibile, ed abbia recitato degnamente, è in quello femminile dove ha potuto essere maggiormente se stessa che ha potuto mostrare tutta la propria espressività.

Per il resto è un film di una durata adeguata, un po' meno di 100 minuti, con un passo ottimo e costante, infatti non stanca ne infastidisce per pochezza, ma allo stesso tempo non riesce particolarmente a coinvolgere, ed alcune scelte appaiono forzate, una su tutte la custodia di violino che fa fare sbalzi nel tempo, che sembra più pensata ed eseguita come se fosse un cartone animato, che un film di livello.

Il budget è stato abbastanza basso per le grandi produzioni a cui siamo abituati in occidente, soli 5 milioni di dollari, presumibilmente australiani, ed anche il risultato al botteghino non ha permesso veri guadagni, tuttavia la critica è stata piuttosto entusiasta, visti anche i molteplici premi ricevuti per la sceneggiatura e la recitazione della coprotagonista. 
Lo stesso o forse ancor di più si può dire per il pubblico, che sui maggiori siti di recensioni ha dimostrato di aver ampiamente apprezzato l'opera nel suo insieme.

Il suo insieme però è il misto di elementi ottimi e deludenti appena descritti, rimane dunque un'opera adatta ad un pubblico appassionato del genere, che difficilmente riesce a conquistare spettatori attratti solitamente da altri tipi di pellicole. 


mercoledì 8 luglio 2026

"Sotto casa" (2011) #Recensione

 Brevissima recensione per un brevissimo corto, di appena 5 minuti, scritto e diretto da Alessio Lauria. 

Il contesto è quello della grande città, il protagonista torna dal lavoro e con sua immensa sorpresa trova parcheggio proprio sotto al palazzo dove abita, esattamente davanti al portone principale.

Questo aspetto è rilevante perchè tutta l'opera si basa proprio su tale dettaglio, e non lo nasconde, come non nasconde la propria gioia, o meglio dire serie di gioie, il protagonista.

Come prima cosa, appena sceso dall'auto, si gode il meritato momento di poter dire a chi gli domanda se stia uscendo, che è invece appena arrivato, dopo di che chiede alla compagna di scendere dall'appartamento per farle la sorpresa di mostrarle dove è riuscito a parcheggiare

E cosi via.. tutta una serie di scenette comiche ben unite tra loro, legate a questo dettaglio di sofferenza per chi vive in città senza parcheggio assegnato.

Sulla carta può sembrare banale e magari forzato, ma è invece un corto molto ben fatto, che fa sorridere e riflettere e che per quanto si possa dire solo da alcuni minuti di durata, appare davvero ben recitato, anche dai personaggi che fanno poco più che una comparsata. 

In sostanza è consigliabilissimo, sempre al netto di non guardarlo con troppe aspettative perchè si tratta pur sembre di un corto e di un corto girato con un budget decisamente limitato, ma comunque molto elogiabili originalità ed esecuzione.  

venerdì 26 giugno 2026

"Air" (2023) #Recensione

 "Air" è un misto tra un biopic ed un docupic, narra infatti i fatti reali accaduti nel momento in cui l'azienda americana produttrice di scarpe "Nike" e la giovanissima promessa del basket americano Michael Jordan si incontrano, ed iniziano una sorta di collaborazione.

La trama non è appunto nient'altro che le vicende, pubbliche, aziendali e personali, che si sono succedute in quelle settimane, ed il modo il cui le hanno vissute i vari protagonisti che hanno permesso di raggiungere un accordo tra le due parti, viste e raccontate sia dalla parte dell'azienda che da parte della famiglia Jordan.

Il film aveva dalla sua un buon potenziale di sorpresa, dato che certamente in pochi sono a conoscenza di come si siano svolte le cose, ed aveva a disposizione anche la grandissima capacità hollywoodiana di mettere sullo schermo storie di idoli americani romanzandole in maniera intrigante.
Per non parlare del cast che era stato radunato per recitarvici, quantomeno a livello di budget, dai protagonisti Matt Damon e Ben Affleck, fino a Jason Bateman e Chris Tucker.

Tuttavia la pellicola fallisce praticamente in tutti i possibili aspetti.
Risulta infatti abbastanza vuota e poco sorprendente, passino i fatti reali, ma la storia di un contratto per una scarpa non riesce da sola a riempire un'intero film di argomenti, aneddoti, colpi di scena, ed intrighi. 

Male anche la recitazione, da parte di un po' tutti. Ben Affleck ha dimostrato in passato eccellenti doti di sceneggiatore, ma non è mai stato considerato un attore eccezionale, quindi rimane abbastanza sui suoi livelli mediobassi, benino Jason Bateman ma che comunque non risalta in positivo, mentre sorprende in negativo Matt Damon, appesantito nella forma e nello spirito, che regala una prestazione decente, ma lontana dai livelli a cui ha abituato.

Non ha funzionato nemmeno la costellazione di riferimenti audio e video agli anni '80, speficicamente il 1984, anno della firma di tale contratto, che appaiono pensati bene, ma per un film di altro livello, risultando in questo caso soltanto eccessivi, stucchevoli, e notevolmente ruffiani.

Poco da dire su regia, colonna sonora, e scenografia, che appaiono passabili, ma va segnalata la cosa che più sorprende in assoluto, la totale assenza di Michael Jordan, sia di quello reale, che di un personaggio che lo interpreti, è infatti completamente assenta dalla pellicola la sua figura. 

In sostanza un film di quelli che vengono comunemente definiti "americanata", dove viene tentato di dire che oltre al campione dello sport, c'è una storia da raccontare su di un campione delle vendite, e cosi via... trasformando inevitabilmente tutta la popolazione americana in campioni di qualcosa.

domenica 7 giugno 2026

"The Attendant" (2012) #Recensione

 "The Attendant" è un modestissimo ma efficace cortometraggio girato in Irlanda del Nord, che descrive, in tutta la sua monotonia, la vita di un parcheggiatore, in quello che egli stesso definisce a più riprese come : "Il parcheggio più frequentato di tutto il nord Irlanda" ed "Il suo parcheggio", frasi che poi troveranno un senso verso il finale. 

In contrapposizione viene mostrata la vita della sua grande amica che lavora nella struttura adiacente al parcheggio, e del marito, che è invece flagellata da problemi lavorativi e finanziari a causa della situazione di quest'ultimo. 
Tuttavia come ama ripetere il parcheggiatore "Qualcosa si presenta sempre", nel senso che il futuro riserva costantemente ed inaspettatamente sorprese.

Il corto è semplicissimo nei concetti e nella sua realizzazione, ma davvero avvincente, fa infatti immedesimare e parteggiare, che poi è l'aspetto più ricercato dal e nello spettatore.

Consigliabilissimo a chi voglia e possa dedicare 12 minuti alla cinematografia senza troppo impegno.

lunedì 1 giugno 2026

"A voce nuda" (2023) #Recensione

 Si tratta di un cortometraggio italiano della durata di poco più di un quarto d'ora, con la presenza della della conduttrice televisiva e radiofonica Andrea Delogu e del rapper Mr. Rain.

La storia è quella di una adolescente di nome Camilla, che inizia una conoscenza epistolare con un ragazzo. 
La cosa procece e procede apparentemente bene, tanto che lei non mette in dubbio le parole del proprio interlocutore fidandosi senza riserbo, fino da arrivare a scambiarsi alcune immagini personali ed intime, spinta da lui.
E' a quel punto che la situazione cambia completamente, egli inizia a minacciarla e ricattarla dicendo che avrebbe divulgato pubblicamente le foto di lei nuda se non gli fossero stati depositati dei soldi.

Il corto fa una prima impressione di superficialità e forzatura, in parte anche nella recitazione, ma andando avanti si rivela invece coinvolgente e dagli argomenti profondi ed attuali.
La prestazione recitativa della insegnante di canto (Delogu) è trascurabile, mentre quella della giovane protagonista, Camilla (Ginevra Francesconi), è sembrata credibile ed appropriata. Il resto del cast ha parti talmente minori da essere difficile da commentare.

Volendone segnalare ed analizzare gli aspetti peggiore e migliore : per il peggiore è il fatto che dopo il ricatto per ottenere i soldi in cambio della non pubblicazione del materiale personale, risulta piuttosto inverosimile che esse siano state effettivamente messe sui social, dato che non è chiaro se il pagamento sia stato effettuato o no, ma al di la di questo è raro che venga realmente divulgato matariale del genere quando si tratta di puro "business" per il truffatore, solitamente è solo un modo per spaventare il o la malcapitata e nel caso non vengano ottenuti dei soldi, passare oltre a ricattare la persona successiva. (Diversa è invece la questione del "Revenge porn" dove ci sono in ballo altri aspetti negativi dell'animo umano come la gelosia e la possessività, ed in tal caso allora sì, per vendetta appunto, il materiale viene spesso diffuso).

Per il migliore invece, l'aspetto divulgativo dell'opera ed il suo potenziale di sensibilizzazione sull'argomento. Risulta infatti un tema complesso ma al contento semplice, che con una maggiore cautela da parte degli interessati potrebbe portare a risultati ben diversi, minimizzando i danni. Il corto, anche data la sua natura di essere breve, potrebbe essere quindi un ottimo elemento da mostrare nelle scuole, agli adolescenti, per metterli in guarda dalla possibilità di tali rischi. 

giovedì 28 maggio 2026

"Thelma e Louise" (1991) #Recensione

 Si tratta di una pellicola che oltre al successo iniziale ne ha riscosso ancor di più negli anni, fino a guadagnarsi lo stato di cult.

Le protagoniste, Susan Sarandon e Geena Davis non sono state le prime scelte, vi furono infatti molte altre candidate più o meno serie alla parte, ma ancor meno ovvia fu la scelta del ruolo poi assegnato a Brad Pitt, egli fu infatti prescelto dopo averne pensati ed interpellati quasi 10 di attori di discreto calibro, da parte della produzione.

La trama è quella di due donne insoddisfatte della propria vita che decidono di passare un fine settimana lontane dei mariti/compagni, per potersi divertire liberamente, la cosa gli sfuggirà decisamente di mano, tanto da diventare delle fuggitive, ma alla fine i loro obiettivi di divertimento e libertà verranno rispettati ed in parte, anche se in maniera molto estrema, soddisfatti.

Il cast appare decisamente notevole, oltre ai 3 volti di Hollywood ben noti già citati, vale la pena mensionare la presenza di Harvey Keitel, nei panni abbastanza classici per lui, di un poliziotto, e la direzione addirittura di Ridley Scott. 

Bene la recitazione di un po' tutto il cast, senza eccellenze da Oscar, statuetta che poi le due protagoniste vinceranno indipendentemente negli anni a seguire per altri ruoli.

Il film è certamente lungo, più di due ore, e dal passo piuttosto lento, con molte scene che sono visibilmente allungate di proposito.

Verso il finale il tutto sembra virare sempre più prepotentemente verso un qualcosa cucito sul pubblico americano, iniziano ad apparire infatti, anche abbastanza forzatamente, diversi colpi di pistola, qualche inseguimento, qualche esplosione, e qualche auto ribaltata o distrutta.

Il film è certamente noto a tutti, anche a chi non lo ha visto interamente, dato che quantomeno il titolo e la base della trama sono state riutilizzate in moltissimi frangenti cinematografici e non, in questi ultimi 30 anni.

Tuttavia, guardandolo con occhio critico, appare decisamente deludente. La trama interessante, non arriva mai ad essere sufficientemente sorprendente, l'ottima recitazione da parte del cast non riesce a renderlo fortemente coinvolgente, ed unite alla forzatura di diversi aspetti, finiscono per renderlo un film che delude le aspettative, ma forse questo ha anche a che fare con il fatto che negli anni di quest'ultime se ne sono create molte nella mente di chi ancora non lo aveva visionato. 

Che cosa è il "Girato"?