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giovedì 22 gennaio 2026

"Buen Camino" (2025) #Recensione

 E' il "Nuovo film di Checco Zalone", come viene talvolta appellato in radio e televisioni senza che nemmeno ne venga riportato di fatto il titolo. Perchè l'Italia è cosi, il conformismo sfrenato vince spesso su tutto, moda e tradizioni seguite ciecamente, soprattutto sotto Natale, dove il pellegrinaggio al cinema è doveroso, ed il cinepanettone si guarda indipendentemente dal suo valore.

Pellegrinaggio che è anche il tema del film, Zalone, nei panni di un ricco imprenditore, o ancora meglio ricco ereditiero, si trova a dover affrontare delle difficoltà familiari, dalle quali non si può esimere delegandole come fa per un po' tutti gli altri aspetti non ricreativi della propria vita.
Nello specifico la figlia decide di intrapredendere il "Cammino di Santiago", un lunghissimo percorso da far solitamente a piedi, che porta fino a Santiago de Compostela in Spagna, e che può essere scelto per moltissime ragioni, da quelle più ovvie, come quelle religiose o spirituali, fino a quelle personali di vario genere.
Checco dunque, si troverà ad "inseguire" la figlia in questa sua "fuga", e successivamente ad accompagnarla, scoprendo anche alcune cose importanti su se stesso.

Il film è il più classico dei cinepanettoni, testimone ereditato dai vari "mostri sacri" del genere, da Jerry Calà alla più presente delle coppie del settore, quella formata da Christian De Sica e Massimo Boldi.
L'apoteosi del trash, come si richiede da copione, con battute forzate, battute scontate, battute urlate e battute già sentite.
Peccato perchè Zalone, all'anagrafe Luca Medici, di ha abituato a ben altro. Ossia molta più sofisticatezza nel suo umorismo dissacrante. Oltre che ad aver dato prova negli anni di essere anche ben altro, un eccellente musicista, cantautore, cabarettista, imitatore, etc..
Qui invece sceglie la strada più breve, anche se figurativamente nel film è la più lunga.
Lo dimostrano anche i pochi sforzi persino per trovare nomi, il protagonista si chiama infatti Checco Zalone, perchè anche questo aiuta a portare gente a vederlo.

Un film dunque che delude immensamente, specialmente chi ha veduto altre sue opere cinematografiche, che sembra fatto ed infiocchettato per massimizzare i profitti, e cosi è stato, come anche in passato per la stragrande maggioranza dei cinepanettoni, anche se probabilmente è ritenuto improprio chiamarlo cosi.
Ad ogni modo il botteghino ha parlato e parlato forte e chiaro, il film è campione di incassi di Natale, e probabilmente si porterà a casa molti altri record legati al profitto, ma rimane un'opera vuota, che lui si poteva risparmiare, e che non aggiunge niente alla sua carriera ed al suo curriculum, forse giusto qualcosa al suo conto in banca.

Da segnalare una nota curiosa, ossia la presenza di Martina Colombari, ex miss Italia e solitamente negli anni emblema della bellezza, che ricopre un ruolo inaspettato, quello della ex moglie del protagonista, che non nasconde i propri anni, e che infatti è stata difficilmente rinosciuta da coloro che non erano già informati della sua presenza. 

mercoledì 14 gennaio 2026

Veritasium - The most dangerous building in Manhattan #Recensione

 Veritasium è un ben noto ed ormai più che decennale canale di divulgazione scientifica su Youtube. 

E dato che Youtube ha in molti aspetti rimpiazzato, o comunque si è degnamente affiancato a certi canali e programmi documentaristici televisi classici, alcuni suoi video meritano una recensione, o quantomeno di essere diffusi quanto documentari da National Geographic della vecchia scuola.

E' il caso di questo interessante video/episodio/puntata, di poco più di mezzora di durata, nel quale viene raccontato di un difetto di realizzazione strutturale di uno dei più alti grattacieli di New York, che per mesi dalla sua scoperta ha impegnato e fatto soffrire progettisti e tecnici dato il realmente possibile rischio di crollo.

Nello specifico era stato costruito un palazzo molto atipico, in particolare nel modo in cui le colonne portanti alla base erano state posizionate (per poter ricostruire anche la chiesa sottostante nello stesso esatto orientamento in cui si trovata prima della demolizione), e questo ha portato alla scoperta che il vento, nel caso avesse colpio l'edificio a delle angolazioni precise, e che non erano state prese in considerazione in fase progettuale, avrebbe potuto portare al generarsi di forze non in grado di essere sostenute dalla struttura.

Senza svelare troppo, è molto interessante come la ricerca e l'attuazione del tentantivo di risolvere il problema siano state fatte senza essere rese pubbliche, cercando di evitare all'armismi, e come la scoperta di tali problematiche sia avvenuta quasi per caso, grazie ad una telefonata di uno studente dubbioso riguardo ai calcoli che aveva trovato sulla progettazione dell'edificio.

In sostanza un intrattenimento un po' per tutti, dalla durata e dal passo non stancanti, e realizzato con una certa dovizia di particolari, ache se purtroppo, un po' spettacolarizzato, aspetto questo poco scientifico, ma piuttosto comune specialmente se si parla degli Stati Uniti d'America.

mercoledì 7 gennaio 2026

"Perfetti Sconosciuti" (2016) #Recensione

 Si tratta di uno dei film italiani meglio riusciti degli ultimi anni, sia a detta del pubblico, che lo ha premiato con una notevole presenza nelle sale, che ancor di più secondo gli addetti ai lavori, dato che il concetto su cui si basa tutta l'opera è stato ripreso talmente tante volte da finire addirittura sul Guinness dei primati come film con il maggior numero di Remake della storia.
Anche la critica ha attribuito un ottimo valore all'opera, assegnandogli nastri e David, principalmente al lavoro d'insieme e non agli interpreti singoli.

La trama si svolge tutta in un appartamento, dove un gruppo di amici di lunga data si ritrova per una cena.
Oltre ai soliti convenievoli e battutine, spesso stucchevoli, come avviene di fatto nella vita reale, viene proposto di fare un gioco, che non è altro che lasciare il proprio telefono sul tavolo per tutta la durata della cena, ed ogni volta che arriverà una notifica, verrà reso pubblico a tutta la sala il contenuto del messaggio, o foto, o chiamata.
Il risultato è un intreccio di situazioni impreviste e complicate, mancanze di rispetto, di empatia, ma anche fastidi e privazioni nascosti e repressi, oltre al naturale complicarsi della vità ed al naturale instinto umano a complicarsela da soli.

Il risultato dell'opera invece appare davvero ottimo, e se mentre nella prima metà si assiste un po' alla solita pesante commedia italiana, con battute forzate, sarcarsmo mal usato, e soliti argomenti e tematiche, nella seconda il film sboccia in una piacevole sorpresa, dai contenuti umani, reali, profondi, anche macabri, ma certamente coingolventi.

Il film infatti coinvolge, appassiona, fa parteggiare e fa provare rabbia, emozioni suscitate sia dall'interessante trama (più che trama diciamo dall'originale concetto di base, la trama in se e per se infatti a tratti appare anche un po' forzata), sia dai ben posizionati e ben riusciti colpi di scena, ma anche dalla ottima recitazione di molti membri del cast, anche se la critica di settore non ha riconosciuto quasi nessun premio ai singoli, come detto.

Volendo elogiare due aspetti specifici dell'opera, molto bene lo sviluppo di tutte le tematiche sull'omosessualità, e ben pensata e ben fatta la scena finale, che nel suo piccolo sorpresende per semplicità.

In sostanza un film che senza troppe pretese ha fatto e sta facendo la storia, italiana e non, apparentemente, e che può essere tranquillamente consigliato ad un pubblico generico senza timore di far perdere tempo. 

giovedì 18 dicembre 2025

The Martian (2015) #Recensione

 "The Martian" è un film del 2015 che ha sofferto come innumerevoli altri della invidiabile nostra peculiariatà di essere distribuito con un titolo che ne svela l'elemento principale della trama, dato che in Italia il titolo è stato tradotto/adattato in "Sopravvissuto - The Martian".

Una volta che è stato chiaro a tutti che il protagonista non morirà, nonostante qualsiasi sorta di imprevisto possibilmente letale, lui non morirà, può essere descritto il resto della trama, ossia che un povero astronauta in missione, ferito e senza sufficienti provviste, verrà creduto morto e lasciato sul pianeta Marte, dove dovrà cavarsela con le proprie forze e conoscenze per anni, sperando di essere salvato un giorno da una delle missioni successive sul pianeta.

Il film aveva molto potenziale, dato che è basato su di un romanzo, dato che ha come protagonista Matt Damon, e soprattutto visto che veniva diretto e prodotto da Ridely Scott, che del mondo della fantascienza, visti dei suoi lavori come Alien e Blade Runner per dirne un paio, conosce un paio cose a riguardo del genere cinematografico in questione.

Purtroppo però il film nel suo insieme delude enormemente, forse a causa delle appena citate alte aspettative, forse perchè parte bene e si trasforma piano piano in una americanata, ma di fatto l'aspetto fantascentifico ed i suoi contorni intriganti di astrofisica, lasciamo presto spazio al vero tema principale, quello della azione in stile Mission Impossible, o Bourne Identity visto il protagonista.
Damon infatti in questa pellicola è più vicino ad un personaggio alla Bruce Willis in Die Hard che ad un Tom Hanks in Apollo 13, il film in generale, diventa quindi una serie di colpi di scena e momenti eroici, sempre più legati all'inverosimile ed alla forza fisica, che a trovate realmente geniali per catturare l'interesse dello spettatore.

Niente da dire sulla recitazione del cast, anche se alcuni sembrano stati scelti incomprensibilmente, o sugli scenari e le inquadrature, ma è il senso di come tutto, ben sottolineato dal livello dei dialoghi, diventi ben presto una serie di imprese disumane e surreali, roba da farlo scendere nel genere "americanata" senza riuscire a farlo risorgere del tutto nemmeno con elementi classici come il finale o la morale del film. 

2 ore e 22 minuti di decente intrattenimento quindi per chi apprezza il genere, ma per coloro che sono alla ricerca di un capolavoro senza tempo, come altri lavori dello stesso Scott, questo non è certamente uno di quelli.


venerdì 12 dicembre 2025

"Il Bi e il Ba" (1985) #Recensione

 "Il Bi e il Ba" è in film diretto da Maurizio Nichetti, ma scritto ed interpretato da Nino Frassica, con la presenza della prima moglie Daniela Conti in una parte minore.

La trama ha come protagonista un tale Antonino Scannapieco (Frassica), che dalla Sicilia decide di partire per Roma.
Raccolti i soldi sufficienti per tutto il viaggio, e poi sperperati appena giunto nella capitale, si mette alla ricerca di un fantomatico dottore, il quale riuscirà a risolvere il terribile problema della forfora che affligge i suoi amici.
Iniziano tutta una serie di scenette un po' tra il cabaret ed i film muti, che lo portano persino ad incontrare la sua ammiratissima conduttrice del telegiornale dell'epoca, Maria Giovanna Elmi.
 
Senza svelare se abbia successo nella sua ricerca del dottore, per non svelare troppo, si può dire che l'opera nel suo piccolo appare riuscita.
Per quanto riguarda la prestazione di Frassica, nonostante l'aspetto, baffo e capello, molto simile a Diego Abatantuono, ed alcune espressioni ed accenti che lo ricordano molto, il film non perde di originalità, e con il suo tipico stile di umorismo, trascina lo spettatore per 90 minuti, incentrati principalmente sui giochi di parole e storpiature della lingua, dello stesso, senza mai o quasi, scadere in qualcosa di linguisticamente troppo banale o patetico.
Un umorismo di fatto forzato, che poi alla fine riesce a non apparire tale ed a non stufare. 
 
Della recitazione dei personaggi poco si può dire, come della loro scrittura, stesso vale per la trama ed i colpi di scena che come detto sono estramemente semplici e si può tranquillamente dire anche banali.
Tuttavia rimane il senso di quello che volesse essere il film, ossia una semplice opera comica di scenette da cabaret, che però risultano ben amalgamate tra loro, e sono proprio queste basse pretese che gli permettono di trasmettere il messaggio che voleva essere trasmesso, e lo rendono meritevole di essere visto. 
 
 In sostanza un'opera per tutti, senza scene troppo scurrili, troppo provocatorie, troppo violente o troppo da adulti, cose che lo rendono un ottimo intrattenimento senza pensieri per tutta la famiglia.

lunedì 24 novembre 2025

Sleeper - Doppia identità (2018) #Recensione

 "Sleeper" (da non confondere con "Sleepers", il capolavoro del 1996 con Robert De Niro, Brad Pitt, Dustin Hoffman, Kevin Becon e molti altri) è un film piuttosto recente, che tratta le vicende di una coppia apparentemente anonima, ma che nasconde invece qualcosa, a se stessi ed al mondo.

La trama è molto semplice, una classica coppia americana, residente in un classico sobborgo americano, cerca di avere un figlio per consolidare la propria famiglia senza per il momento riuscirvi.
Il tutto però nasconde una sorpresa, che è difficile da definire spoiler, visto che in rinomato stile italiano al titolo originale è stata aggiunta una parte per la versione distribuita nel nostro paese, ossia "Doppia identità", che rivela leggermente, ma soltanto leggermente, la totalità della trama.
 
Per il resto il film è senza infamia e senza lode, difficile avere qualcosa di particolarmente critico da dire, visto che la trama era senza particolari ambizioni ed il definirla "semplice" non credo offenda nessuno, nemmeno gli autori, allo stesso modo il livello del cast e la scelta dei dialoghi non sembravano particolarmente ricercati, quindi era abbastanza prevedibile che non avrebbero stupito.

Altrettanto vale per le lodi, difficile trovare qualcosa di pienamente promosso o sorprendente in questo film, un po' tutti hanno fatto la loro parte nella realizzazione di questa pellicola che comunque rimane nel suo insieme piuttosto mediocre.
 
Volendo trovare un elemento da elogiare leggermente sopra gli altri ed uno da criticare, si potrebbe dire come la fotogenia della protagonista femminile abbia sicuramente aiutato nel catturare l'attenzione in molte scene, di contro la "trasformazione" della stessa da donna umile e apprensiva in un Rambo eccitato e pronto all'azione con armi in mano, è sembrata proprio una scelta diretta al pubblico americano.
 
In sostanza un film che ha un buon passo, anche costante, che nel suo scorrere bene non ha scene o elementi troppo inverosimili nè irritanti, e che nel suo non brillare in niente, potrebbe comunque essere un buon intrattenimento per un dopo cena sul divano senza troppe ambizioni.

sabato 15 novembre 2025

"Laughing and joking" (2013) Jimmy Carr #Recensioni

 "Laughing and joking" è uno spettacolo di più di 10 anni fa ormai, del comico inglese Jimmy Carr.
 
La durata è forse un po' oltre la media, 90 minuti, ma la densità di battute è decisamente altissima.
La ragione sta proprio nel suo stile, che anche in questo spettacolo non si smentisce, ossia di regalare tutta una serie di battute da una frase o poco più, non connesse tra loro, naturalmente una dopo l'altra, ad una velocità decisamente sostenuta.
 
Gli argomenti trattati sono i più svariati, e ce ne è sostanzialmente per tutti, dai più comuni come per esempio la religione, fino a cose un po' più di nicchia ma ben conosciute, come il veganismo.

Particolarmente ben riuscita è l'interazione con il pubblico, niente di nuovo per i suoi spettacoli, ma nel caso specifico si assiste anche ad una delle migliori battute della serata proveniente proprio non dal palco.

Vi sono leggere eccezioni, un paio di piccole storie con tanto di creazione di suspence nel pubblico, ma non risultano particolarmente degne di nota, anche rispetto proprio a tutto il resto del materiale stesso.

Nota forse dolente, non tanto il quantitativo di tempo dedicato all'argomento sesso, anche in maniera molto esplicita, ma la modalità in cui viene trattato, ossia un continuo uscire e rientrare sull'argomento, cosa che stona un po' e stanca anche, come se si volesse sempre privilegiarlo come soggetto di maggior controversia e comicità. (A dire il vero è proprio cosi che egli lo descrive, come il miglior argomento per varie ragioni come la diffusione e l'interesse intorno ad esso).

In sostanza un buono spettacolo per chi volesse appassionarsi al personaggio, che regala diversi momenti molto divertenti e che nell'insieme difficilemente può far pentire di averlo visto. Tuttavia, quanto detto vale comunque per la sua figura di comico in generale, non tanto per l'opera in se, infatti non c'è ragione alcuna per consigliare a qualcuno questo spettacolo specificamente, rispetto ad altre sue performance.

venerdì 7 novembre 2025

"Il pianeta verde" (1996) #Recensione

Si tratta di un film francese del 1996, anche se per molti aspetti, alcuni anche difficili da spiegare, sembra piu essere un film di magari 15 anni prima.

La trama è quella di un gruppo di persone, abitanti di un'altro pianeta, che durante una delle loro riunioni annuali, si trovano a dover scegliere una di loro da inviare in visita perlustrativa sulla terra.
Si autopropone una certa Mila, madre di due figli ormai grandi, la quale desidera fortemente sapere di più riguardo alle proprie origini, dato che un suo antenato veniva proprio dal pianeta terra.
Viene cosi teletrasportata nella Parigi dell'epoca, dove durante la propria ricerca incontrerà varie difficoltà, ma anche persone che si riveleranno piene di umanità.
 
Il film parte bene, sia per originalità che come mera critica alla società consumistica e materialista moderna, ma si perde quasi subito, continuando a ribadire gli stessi concetti con una ridondanza quasi sconcertante.
 
Il mondo da cui proviene la protagonista è un mondo che è già passato da tutte le fasi che stanno vivendo gli abitanti della terra, le persone sanno quindi curarsi e soddisfarsi in maniera più autonoma, con empatia e senza bisogno di troppi oggetti superflui come fanno gli umani. 
Questo è un esempio dei concetti che vengono ripetuti fin troppe all'interno del film, nonostante questo nello specifico fosse ben chiaro dalla prima scena.

Il film appare anche piuttosto sconclusionato nel suo insieme, in molti aspetti cardine come "la sconnessione", che non viene mai spiegata a pieno e che appare più fantascienza pura che un elemento che faccia riflettere. 
 
Poco si puo dire sulla recitazione, ma vale la pena segnalare la presenza della futura premio Oscar, Marion Cotillard, che di li a poco raggiungerà un ottimo successo, se non altro di pubblico, grazie alla saga dei film "Taxxi", di Luc Besson.  

In sostanza un film che poteva avere del potenziale, ma che finisce per prendersi troppo sul serio, e che fallisce nell'esprimere una vera morale, chiara e comprensibile, quindi difficile da consigliare a chiunque.

sabato 4 ottobre 2025

"Inside Out 2" (2024) #Recensione


Si tratta del secondo capitolo del già fortunato "Inside Out", uscito quasi 10 anni prima. 

La storia si svolge temporalmente un anno dopo il primo film, e riprende gli elementi che lo hanno portato al successo, ossia la rappresentazione delle emozioni umane, sottoforma di simpatici personaggi un po' strambi ed ognuno con il proprio ruolo da rappresentare senza possibilità di uscirne, tutti all'interno del corpo della protagonista.

Il risultato è una vita reale, quella che la protagonista vive nel mondo e nella sua quotidianità, scandita dal volere e dalle necessità delle emozioni che la gestiscono e controllano dall'interno, il fine, sarà il raggiungimento del completo "senso di se".
 
E' un film d'animazione visibilmente diretto verso i più piccoli e dati i risultati al botteghino, si è dimostrato un eccezionale successo.
Tuttavia, per i grandi, anche loro presenti in quantità notevoli alle proiezioni in tutto il mondo per accompagnare i propri figli, difficilmente il film offre sorprese o elementi davvero coinvolgenti.

Tra gli innumerevoli personaggi del film, "reali" ed "emozioni" si distingue per simpatia quello di "imbarazzo", disegnato in modo originale e che regala alcuni sorrisi con le proprie involontarie incertezze.

L'opera regala anche qualche spunto di riflessione per gli adulti, ma anche una caterva, una montagna, una alluvione, di termini in inglese mal pronunciati ed usati per moda quando sarebbe presente da sempre l'equivalente in italiano. 
Una scelta del doppiaggio che non verrà trovata di cattivo gusto soltanto dai boomer.
 
In sostanza un film che si basa su una eccellente idea di partenza, rappresentare una persona come un insieme di emozioni, e mostrarle per quello che sono singolarme, ma l'esecuzione non sembra proprio all'altezza di renderlo un film emozionante e che rimanga nella storia, almeno per chi è maggiorenne.

giovedì 25 settembre 2025

"Lo chiamavano Bulldozer" #AnalisiTitolo

Vi sono un paio di cose da segnalare riguardo al titolo di quest'opera : 

La prima è che, essendo stata una produzione Italo-Tedesca, sia il protagonista, che il film di conseguenza, hanno un altro nome nella versione teutonica, dove infatti è intitolato "Sie nanntem ihn Mucke". Quindi può capitare di trovarlo sotto quel nome in una eventuale ricerca su internet, ma è bene sapere che si tratta della stessa opera. 

La seconda è che, proprio a causa di questa differenza tra le due versioni, in quella tedesca il personaggio del protagonista, interpretato da Carlo Pedersoli, viene chiamato "Mucke" (Zanzara) e quindi la spiegazione data dal protagonista quando viene interpellato durante il film sul perché il suo soprannome sia "Bulldozer", non coincide.
Nella versione italiana infatti la risposta è "..e chi lo sa, forse perché ero uno che davanti agli ostacoli, non si fermava mai", mentre nella versione tedesca viene data una spiegazione più completa e profonda del perchè del soprannome.

mercoledì 27 agosto 2025

"Black Bag - Doppio Gioco" (2025) #Recensione

 Metti Steven Soderbergh alla regia, metti Michael Fassbender come protagonista, metti Pierce Brosnam come capo dei servizi segreti, metti una trama intricata, metti tutto questo potenziale insieme ed otterrai.. un pastone insipido.

Black Bag è un film presente proprio in questi mesi nelle sale, ha la fortuna di essere scontato a 3,50 euro, anzichè 7, grazie alla promozione del governo italiano per cui ai film "italiani ed europei" viene ridotto il costo allo spettatore per poterli vedere in sala.
Ribadendo che la dicitura "italiani o europei" non ha senso, dato che uno è un sottoinsieme dell'altro, in questo caso la promozione ne ha ancora di meno dato che si tratta di un film girato in Inghilterra, con attori inglesi, e di produzione americana, e nessuna delle due nazioni si trova nell'Unione Europea.

Detto questo il film aveva appunto del potenziale, ma si perde in innumerevoli aggrovigliamenti ed ingarbugliamenti della trama.
Altri aspetti stucchevoli soprattutto per le orecchie, sono la logorroicità di quasi tutti i personaggi, grottesco se si considera che si tratta di spie ed agenti dei servizi segreti, e se possibile ancor più fastidioso è il continuo, martellante, riferimento al sesso in ogni scena, che siano allusioni o frasi esplicite, è un tratto quasi immancabile per ogni scena del film.

La colonna sonora sembra proprio essere un tributo ai primi film di James Bond, niente di male dato che si tratta di un thriller di spionaggio, ma comunque non apporta niente di memorabile alla pellicola.

Bene la recitazione, Fassbender è una garanzia, anche se specificamente in questo lavoro non brilla particolarmente, la Blanchett appare credile, e si comportano molto bene sia la Marisa Abela, già eccellente nel docu-film su Amy Winehouse, e Pierse Brosnam, veramente nella sua comfort zone in quel ruolo. 

In sostanza un film da dimenticare, 93 minuti di ricerca della suspence e del colpo di scena, che non sono praticamente mai presenti. 
Non coinvolge, non fa parteggiare per nessuno, ne per i buoni ne per i cattivi, e non fa davvero provare nessuna emozione oltre alla noia, all'imbarazzo, ed ad un po' di irritazione. 

lunedì 18 agosto 2025

"Un sacco bello" (1980) #Recensione

 "Un sacco bello" è il primo film di un Carlo Verdone già trentenne, in cui egli ricopra il ruolo di attore, sceneggiatore e regista.

Nonostante avesse già avuto delle parti specificamente come attore e fosse già attivo nel mondo della comicità, questa pellicola sancisce l'esordio della sua fortunata carriera anche dietro la cinepresa.

La trama è un intreccio di storie che si svolgono intorno a ferragosto nella città di Roma. Storie che hanno come protagonisti personaggi interpretati da Verdone, camaleontico e caratterista, che spesso ricopre anche ruoli secondari. 

Il ritmo è buono e costante, il film non ha picchi eccelsi, ne bassi tremendi, ma rimane comunque, al netto dei suddetti personaggi ben scritti e ben interpretati, abbastanza deludente, e per quanto la romanità non stucchi nell'insieme, appare un'opera molto urlata.

Non vi sono molte frasi passate alla storia e diventate di uso comune nazionale, come accaduto al altre sue pellicole, "Viaggi di nozze" per dirne una, o per quelle di altri registi suoi concittadini come per "Ecce bombo" di Nanni Moretti, la più ripetuta e citata forse è quel "In che senso?!?", detto in strada nel cercare di capire la richiesta di una turista.

Sorprende il fatto che la colonna sonora sia stata firmata addirittura da Ennio Morricone, e come visto in molti altri film a seguito dello sviluppo economico (ed edilizio soprattutto) italiano dagli anni '60 in poi, l'immagine di una Roma che vedeva ergersi palazzoni popolari come cattedrali nel deserto, spesso distanti tra loro, e dal centro città. 

Non viene spiegato il titolo, ne tantomeno usato in frangenti da farlo risultare motivato, ma è una frase che era già caratteristica di Verdone in altri ambiti artistici. 

In sostanza un film che oggi sarebbe probabilmente stato una serie di sketch su Youtube, e che forse appare un po' sconclusionato, ma comunque una ottima prova in tutti i campi in cui si è cimentato il regista, e che può essere comunque consigliato agli appassionati del genere, ed a chiunque volesse approfondire le origini cinematografiche di Verdone, e della commedia italiana di quegli anni. 

giovedì 17 luglio 2025

"Angry Video Game Nerd : The Movie" (2014) #Recensione

 "Angry Video Game Nerd" è una serie di video riguardanti le recensioni dei videogiochi, principalmente quelli usciti ormai da diversi anni.

Detta cosi suona come una cosa fortemente elitaria e piuttosto distante dalla cinematografia, tuttavia, il risultato fu talmente originale ed intrattenente, che ebbe un successo enorme su Youtube, ben oltre i confini di chi si definisse un "Retrogamer", come lo stesso creatore, ed anche oltre la cerchia generale dei "Gamers".

L'idea fu frutto della mente dello youtuber (al tempo non esisteva ancora questo appellativo) americano, James Rolfe, che in modo infastidito ed ipercritico, ma estremamente comico, recuperava vecchi videogiochi e li recensiva, rivivendo tutta la fascia di emozioni e soprattutto frustrazioni, che molti bambini avevano vissuto giocandoci.

Dopo quesa spiegazione necessaria, passiamo al film in se e per se.

Come detto il risultato della serie "AVGN" fu ottimo ed il successo su Youtube notevole, tanto che egli decise di buttarsi nel campo che era il suo vero sogno sin da piccolo, quello del cinema.

Decise di realizzare un film scritto e diretto da egli stesso, chiedendo aiuto su di una piattaforma di Crowdfunding ai propri followers, ed ottenne in breve tempo tutto il budget ipotizzato come necessario.

Le capacità di editing c'erano, le aveva dimostrate negli anni nei suoi video, la presenza scenica semplice ed azzeccata pure, persino la trama si basava su di una storia abbastanza originale, ossia la leggenda metropolitana che migliaia di copie di un videogioco fossero in passato state seppellite nel deserto, il risultato però fu proprio pessimo.

Moltissime fururo le critiche ad altrettanti aspetti che sembrarono non riusciti, ma la maggior parte furono delusioni per alcuni aspetti molto pratici, come la durata eccessiva, quasi 2 ore, o la mancanza degli altri volti noti dei suoi video, come l'autore delle sigle, Kyle Justin, o il suo fedele compagno di critiche ai videogiochi, il dissacrante Mike Matei, in favore di un cast più inclusivo.

In sostanza un film che tradì le attese, fatto per realizzare un sogno e magari iniziare una carriera cinematografica, ma finito per essere soltanto uno sfizio, a spese dei fan più fedeli, che ha una valutazione di 5/10 sull'IMDB, e che fortunatamente non è stato più ripetuto. 

sabato 12 luglio 2025

"Appuntamento a Belleville" (2003) #Recensione

 "Appuntamento a Belleville" (in originale : "Les Triplettes de Belleville") è un film uscito nei primi anni 2000, di genere Animazione, con forti tratti Noir.

E' una produzione interamente francofona, dato che le nazionalità coinvolte sono Francese, Belga e Canadese, ed ha una peculiarità assoluta, ossia la quasi totale assenza di dialoghi.

Lo stile è, in termini tecnici, quello della pantomima, e l'opera in se e per se ottenne un ottimo successo, tanto da essere candidata agli Oscar come miglior film d'animazione.

Sorvolando per una volta sulla trama per non dilungarsi troppo, il tipo di disegno sembra ricordare quello di circa una decade prima del fortunatissimo cartone televisivo Beavis & Butt-head, quantomeno per certi lineamenti facciali, in particolare quelli nasali. 

Originalissimi e simpaticissimi invece i giganteschi corpi quadrati dei cattivi di turno, tanto quanto l'altezza dei mezzi di trasporto, navi e camion sono infatti rappresentati in maniera comicamente spropositata, e riuscita.

Piccolo spoiler, anche questo film ha una pioggia di rane, come la scena capolavoro del film "Magnolia" di pochi anni prima. 

Da notare come altrettanto non sia la prima volta dell'idea dei francesi di inserire animali che maneggiano il cibo, leggasi "Ratatuille".

Favoloso l'inseguimento lentissimo nel finale, simpatico da vedere e certamente dissacrante per tutte le pellicole americane che terminano con il classico inseguimento ad alta velocità.

In sostanza una pellicola semplice, a tratti profonda, e sicuramente riuscita, forse non consigliabile a tutti, ma certamente non sconsigliabile a nessuno. 

martedì 24 giugno 2025

"Il mistero Moby Prince" (2022) #Recensione

 Il disastro della Moby Prince è un fatto di cronaca, una vera e propria strage di civili per la precisione, sorprendentemente poco noto, il che fa già intendere come il silenzio che si è voluto creare attorno a tale evento da parte delle varie istituzioni sia indice di un possibile dolo. 

Bene fare un piccolo cenno ai fatti per chi ne fosse completamente all'oscuro : si tratta di un disastro marittimo, dove in una chiara notte di primavera del 1991, davanti alla costa di Livorno , per ragioni inspiegabili, un traghetto della compagnia Moby prese fuoco, nello scheletro carbonizzato della nave, vennero rinvenuti i corpi dei 140 a bordo, tra passeggeri ed equipaggio. Ci fu un solo superstite, un mozzo che si getto a mare.

Il documentario in questione racconta tutti i suddetti aspetti, che non sono altro che gli unici pochi fatti certi di questa vicenda, in aggiunta al fatto che ci sia stata una collisione con una petroliera anch'essa presente nel porto quella sera. Il resto è buio e nebbia, nebbia che fu per anni uno dei capri espiatori perché non venissero accusate persone fisiche, salvo poi venir dimostrato che non ve ne era per niente quella sera.
Negli anni si parlò di errore umano, poi di una bomba, poi della suddetta nebbia, poi di una bettolina che tagliò la strada, etc etc, ma niente portò a prove inconfutabili ed accettate dalle famiglie delle vittime. 

Purtroppo però, nonostante nessuno chiedesse a questo lavoro cinematografico di far luce su elementi nuovi o scoprire verità nascoste, esso si limita a riportare qualche fatto, in maniera confusa e sconclusionata, facendo spesso perdere allo spettatore il filo della storia o quantomeno i collegamenti tra gli elementi.

L'assenza poi di una voce narrante è un altro elemento che lo fa apparire poco pianificato, e più come un semplice insieme di spezzoni reali ed interviste, messi assieme. 

Anche la presenza di Salvo Sottile non aggiunge proprio niente alla cosa, di fatto i suoi sono pochissimi interventi introduttivi e riassunti che potevano semplicemente non esserci.

L'aspetto singolo forse più emblematico della pochezza dello sforzo profuso per la realizzazione di questo documentario è come molti degli intervistati non siano sempre pienamente comprensibili e talvolta ci sono degli impappinamenti, l'assenza dei sottotitoli in quei frangenti ed il non rigirare la scena facendo ripetere la risposta, sono appunto significativi di quanto sia stato un lavoro tirato via.

In sostanza, purtroppo, non è da consigliare, nonostante l'argomento sia molto ampio ed interessantissimo, chi ha lavorato a questo progetto, forse magari soltanto per problemi di budget, non è riuscito a trasmettere la profondità e la gravita delle vicende in questione in maniera brillante ed avvincente. 


sabato 7 giugno 2025

"Lo chiamavano Bulldozer" #Recensione

 Si tratta del primo di molti film dove sia presente la collaborazione tra l'attore Carlo Pedersoli (Bud Spencer) ed il regista Michele Lupo, uscito nel 1978, quando il primo era già alla soglia dei 50 anni.

La trama è quella di un ex giocatore di football americano, che una volta ritiratosi è finito a vivere sulle navi. Uomo schivo ed onesto, vive sostanzialmente alla giornata, tanto che la sua maggiore preoccupazione è riuscire a trovare un pezzo appena rottosi alla propria barca, per poterla far ripartire.
Vari incontri con membri dell'esercito americano di stanza nella medesima zona faranno riaffiorare il passato, e tutto culminerà in una partita impari di football americano, dove vecchi e nuovi conti verranno saldati.

Nulla o quasi di questo film appare particolarmente riuscito, tuttavia si nota in sottofondo, essendo una produzione in parte tedesca, la volontà di non farla apparire come un'opera trash, ma un qualcosa che invece abbia una propria morale ed un messaggio da condividere.

Mancano infatti i notevoli quantitativi di ragazze seminude o desiderose di incontri, classici della commedia all'italiana, mentre non fu affatto lesinato sul quantitativo di botte da mettere in primo piano, nella seconda parte del film in particolare, ve ne è uno sproposito, sempre comunque con il solito stile a cui ci avevano già abituato Bud Spencer e Terence Hill, ossia un qualcosa che almeno all'epoca, andasse bene per tutte le fasce di età.

Non sono presenti nemmeno figure demenziali rilevanti, altro caposaldo della commedia italiana (nonostante la presenza di Gigi Reder, che comunque interpreta un ruolo serio) a differenza di quello che accadrà pochi anni dopo, accanto a Bud Spencer e sempre sotto la regia di Michele Lupo, con la presenza di Jerry Calà, nel film Bomber, che non sarebbe stato possibile non citare date le numerosissime connessioni tra i due lavori. 

In sostanza un film che non irrita e non appare nemmeno tra i più banali in alcuni suoi aspetti, ma che comunque non lascia molto e rimane consigliabile soltanto ai grandi appassionati del genere.

(La versione in lingua tedesca risulta aver ricevuto maggiori apprezzamenti, qualcosa infatti si deve essere certamente perso nell'adattamento in italiano, di sicuro la parola Bulldozer non è presente nella versione originale, dove vengono date spiegazioni meno banali riguardo al soprannome del protagonista). 

martedì 22 aprile 2025

"Bomber" (1982) #Recensione

 "Bomber" è un film in pieno stile commedia all'italiana, a tema sportivo nello specifico, con protagonista Bud Spencer. 

La trama è quella di un ex pugile, interpretato da Carlo Pedersoli (Bud Spencer), che si è ormai ritirato ad una vita solitaria e lontana dai riflettori, svolgendo lavori umili sulle navi in base alle opportunità che gli capitano.
Una volta scoperto che la barca di cui era fino a quel momento capitano verrà demolita, si rende conto di essere senza lavoro.
E' a quel punto che accade l'incontro che cambierà il futuro di molti personaggi e soprattutto darà il taglio al film.
Sulla sua strada si trova a salvare da delle persone che cercavano di picchiarlo, un certo Jerry (Jerry Calà), improbabile proprietario di una palestra di boxe, che riuscirà col tempo a convincerlo a dargli una mano a tenerla in vita. "Bomber", soprannome del protagonista, accetterà non tanto per soldi o per sfida, quanto per l'aspetto morale di tutta la questione.

Il risultato generale è piuttosto deludente, rispetto ad altre commedie del tempo, e soprattutto rispetto ad altri lavori che avevano la figura di Pedersoli come protagonista o coprotagonista, in particolare, visto il quantitativo di "scazzottate" presenti in questo film, è impossibile non paragonarlo ad altre opere di successo del duo "Bud Spencer e Terence Hill", uscendone "Bomber" piuttosto malconcio dal paragone.

Vi sono però diversi aspetti positivi da nominare.
La colonna sonora, che è composta quasi esclusivamente dalla canzone "Galaxy" del cartone "Galaxy Express 999" riadattata per l'occasione, che oltre a risultare azzeccata, crea sicuramente una atmosfera coinvolgente e negli anni a venire gli ha dato quel tocco in più all'essenziale effetto nostalgia per diventure un cult.

Simpatiche come sempre le mosse non convenzionali all'interno delle risse, come il classico pugno a martello di Bud, od in questo caso, la scena dello schiaffeggiamento vicendevole delle mani a chi resisteva di più.

Bene anche la presenza della "Gegia", sopra le righe a dovere e mai troppo ridondante, e bene la recitazione, per quel poco che ci fosse da recitare da parte di Pedersoli, e dell'inverosimile personaggio interpretato da Calà. Molto bene invece l'auto di questultimo, ennesima Dune Buggy dei film dell'epoca, modificata in maniera molto pittoresca per l'occasione.

Di negativo si vede la figura del protagonista ormai più che cinquantenne, piuttosto appesantita più dall'età appunto che dal peso.
Piuttosto male anche il livello di trash rappresentato da Calà, che sicuramente aggiunge peculiarità a tutta la cosa, ma che ne abbassa enormemente un qualsiasi aspetto di serietà, usando per di più alcune espressione ed epiteti che oggi non risulterebbero più accettabili.

Moltissime inoltre le licenze registiche, che lo rendono per niente verosimile in tanti aspetti, tanto quanto è scadente il realismo di tutte  le scene di boxe.

Da segnalare i camei di Mario Mattioli e Gigi Reder.

In sostanza un film molto mediocre, nonostante Carlo Pedersoli e Michele Lupo (il regista dell'opera) avessero un sodalizio artistico che durava ormai da diversi anni ed erano già al loro quinto film insieme.
Consigliabile soltanto agli appassionati del genere od a qualcuno che voglia imbarcarsi in una operazione nostalgia. 


domenica 13 aprile 2025

"The Fabelmans" (2022) #Recensione

Si tratta di un film uscito negli ultimi anni, scritto e diretto da Steven Spielberg, aspetti questi ultimi però, che non sono sono serviti/bastati a trasformarlo in un'opera di valore o semplicemente godibile.

La trama è quella di una famiglia all'apparenza felice, momenti idilliaci di scherzi giornalieri e di pause dalla routine a campeggiare.
Tuttavia si nascondono vari problemi latenti, soprattutto relazionali, che una volta venuti alla luce, sfalderanno alcuni rapporti e faranno crollare alcune certezze.

Di elementi da elogiare riguardo alla pellicola ve ne sono diversi, a partire dalla recitazione, ottima da parte di quasi tutto il cast, e forse ancora qualcosa di più per quanto riguarda i figli della famiglia, le piccole attrici infatti sia nella parte di bambine che in quella di adolescenti hanno mostrato una prestazione davvero eccellente. A tutto ciò si aggiunge un Seth Rogen, piuttosto lontano dai panni che ha indossato nella maggior parte della sua carriera cinematografia, dove ha spesso rappresentato un giovane scapestrato e sconclusionato, qui invece nelle vesti di un più serio, e quasi irriconoscibile, adulto di provincia, sempre senza troppe ambizioni, ma con una maggiore maturità ed empatia.

Bene anche senza esserne degli esperti : le scenografia, i colori, le inquadrature, ottima in generale tutta la fotografia e la regia, salvo un aspetto, comicamente proprio uno dei temi del film stesso, quello dei tagli cinematografici, il film e molte sue scene singole, appaiono infatti eccessivamente lunghe, forzate proprio nella loro insistenza, e probabilmente il tutto avrebbe potuto beneficiare dall'essere di 1 ora più corto nel suo prodotto finale. 

Cosa è dunque andato storto per risultare un'opera da evitare, beh, un po' tutto il lato emotivo, perché per quanto il coinvolgimento in ogni opera artistica sia soggettivo, vi sono anche delle sensazioni ricercate da parte degli addetti ai lavori, come la suspense o la paura in un film horror.
Ecco in questo caso per un po' tutto il film viene da domandarsi quali siano queste sensazioni che dovrebbe suscitare. I colpi di scena infatti non sorprendono, le battute non stimolano risate, le scene più forti non impauriscono, e via dicendo.. alla fine l'emozione più frequente durante la visione non è altro che l'irritazione.

Si salvano anche un paio di scene per i dialoghi, ma sempre troppo poco per un film che in sostanza risulta troppo vuoto ed insipido per essere consigliato, anche ai possibili amanti del genere. 

sabato 22 marzo 2025

"Dune" (2021) #Recensione

 Dune Part I è un adattamento in due capitoli di un romanzo di Frank Herbert che già in passato aveva ispirato vari registi del calibro di David Lynch, ed era finito per diventarne un film.

La trama è molto fantascientifica, si svolge infatti in un pianeta dove viene raccolta una sostanza che interessa a moltissimi gruppi differenti di persone, umani ed umanoidi, chiamata "Spezia".
Il giovane protagonista, Paul, si trova a dover affrontare diatribe politiche per il potere, nonchè vere e proprie battaglie fisiche per sopravvivere e per cercare di riportare la pace, il tutto con in sottofondo il costante dubbio che lui sia il prescelto per guidare i popoli.

La storia è ricolma di nomi particolari e spesso complessi, in pieno stile fantascientifico e ancor più nello stile di pellicole come Star Wars, che in questo post in un breve riassunto della trama non avevano senso di essere riportarti.

Gli scenari sono davvero bellissimi, molta lavorazione al computer ma comunque : costumi, scenografia, effetti speciali, etc sono apparsi tutti più che degni per il genere, tanto che sono valsi anche diversi Oscar come riconoscimento all'ottimo lavoro realizzato.

Bene anche la recitazione di alcuni membri del cast, in particolare la performance eccellente della madre del protagonista, Rebecca Ferguson, l'ottima prestazione di Stellan Skarsgard nei panni del capo dei cattivi, e quella buona di Josh Brolin, capo dell'esercito amico.
Non bene altri invece, come Jason Momoa, che sembra avere giusto un paio di espressioni in tutto il film, e David Bautista, che poco apporta di particolare alle scene in cui è presente. 

In generale un film con tutti i tratti del genere, con un passo piuttosto lento, ed una durata da colossal, quale di fatto vuole essere.
Una pellicola che difficilmente può entusiasmare un non appassionato di tale genere cinematografico, ma che altrettanto certamente ne entusiasmerà gli appassionati.
Un'opera che nei campi che più contano in quel genere, come effetti speciali e fotografia, ha incassato giustamente un plebiscito da parte del pubblico al botteghino e da parte della critica cinematografica, ma che fallisce nell'essere per tutti, come altri lavori di fantascienza sono invece riusciti ad essere in passato.

sabato 15 marzo 2025

"Tu mi turbi" (1983) #Recensione

 "Tu mi turbi" è un film che si avvia ad avere presto mezzo secolo di vita, è diviso in episodi, quattro per la precisione, ed ha Roberto Benigni come protagonista in ognuno di essi.

Le trame sono molteplici, diverse per ognuno degli episodi, ma hanno alcuni temi in comune, come appunto il protagonista, nei panni di personaggi diversi tra loro, ed il tema della religione per esempio, presente sia in forma esplicita che in altri casi implicita. 

Nonostante non dimostri particolarmente i propri anni la pellicola, e non risulti "invecchiata male" per nessuna ragione specifica, non appare come un qualcosa che a distanza di tutto questo tempo possa rimanere o meritare l'onoreficenza di film di culto.

Molto bene la colonna sonora, firmata nella quasi totalità da Paolo Conte, con un piccolo contributo di Benigni in versione cantante. Essa appare calzante ed interessante, senza mai invadere troppo le scene, ma segnandole e tirandone su il livello generale.

Bene anche la recitazione dei vari attori presi specificamente per il film, a differenza di quella dei soliti volti noti che contornano le opere di Benigni e lo faranno anche per gli anni successivi. Male appunto il Monni e la Braschi, come accadrà spesso anche in futuro.

Benissimo la scena della banca, ossia il terzo episodio, che risulta proprio intrigante ed avvincente, nel suo piccolo, con finalmente dei giochi di parole interessanti e divertenti, rispetto al resto del film.

Malissimo invece il quarto episodio, atroce da guardare, che non aggiunge niente, anzi appesantisce tutta l'opera ancor di più.

Curioso vedere Benigni con una banana in mano in diverse scene, forse un presagio di quello che sarebbe stato una decina di anni dopo Johnny Stecchino.

In sostanza un film per tutti, senza violenze e con poco nudo, che però sembra più adatto a degli appassionati di nicchia o a qualcuno che voglia completare la visione di tutto quello in cui sia stato presente Roberto Benigni.

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