Si tratta di un documentario, di produzione americana, uscito nel 2008, che racconta la vita e soprattutto le "gesta", di uno degli dei terreni della moda, Valentino Ludovico Clemente Garavani, per tutti Valentino.
Una delle prime cose che si evincono guardandolo, ed anche una delle più curiose, è come egli avesse proprietà, quasi sempre di gran lusso come intere ville, sparse per varie città del mondo, Parigi, Londra, New York, altre in Svizzera ed in Toscana, ma non avesse una vera e propria base a Milano, capitale mondiale della moda, nonchè sostanzialmente città che lo aveva cresciuto.
In aggiunta lo si sente dire che considera Roma come casa, e che la residenza di Parigi è quella dove ha passato il maggior tempo in assoluto.
Anche linguisticamente viene mostrato un fatto curioso, ossia che considerasse il francese lingua prediletta per la comunicazione, anche con italiani, anche con il proprio partner.
Forse anche per questo, ma non è una grande scusante, il suo inglese, quantomeno l'accento, era veramente impegnativo, al limite della parodia.
Grande amante dei cani, che lo accompagnano in molti suoi viaggi e sono talvolta presenti persino sui set delle sfilate.
Viene mostrato anche il momento in cui riceve "La legione d'onore" in Francia, con tanto di commozione durante il discoro, anche se come premio in se e per se sembra abbastanza eccessivo, alla stregua di diverse "Luree honoris causa" regalate in Italia.
Il documentario mostra anche bene come e quanto fosse competente ed avesse gusto ed occhio nel proprio settore, sono infatti condivisibili moltissime delle critiche che muove alle creazioni e idee delle persone che si trovavano intorno a lui, sia a lungo termine che per un evento specifico. (Senza citare nessun espisodio per non rovinare la visione)
Molto bene anche il fatto che siano state lasciati momenti controversi, dove oltre al carisma dimostra e mostra anche aspetti non troppo lusinghieri del suo carattere. (Nuovamente, senza citare nessun espisodio nello specifico per non rovinare la visione)
Male invece la scelta di dare una rilevanza inaccettabile all'ultima festa celebrativa prima del suo ritiro, quella per i suoi 45 anni di attività.
Sembra veramente infantile e teatrale voler dedicare circa un terzo di tutto il documentario a tale festa, quando certamente un personaggio del genere avrebbe avuto cosi tanto da raccontare riguardo a tutto il resto della propria vita.
Tuttavia il tutto può essere parzialmente scusato dal fatto che egli, come viene detto anche da persone a lui vicine, non amesse parlare di se, e dal fatto che la quasi totalità del documentario sia girata con telecamere che lo seguivano in momenti più o meno rilevanti della sua vita attuale.
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